“Lunedì arriverà la prima tranche dei fondi richiesti dalla regione Marche per l’emergenza”. Lo diceva domenica il capo della Protezione Civile Nazionale Angelo Borrelli, e così è stato. Proprio poche ore fa il presidente della regione Luca Ceriscioli, ha annunciato l’arrivo di 180 milioni di euro a fronte dei 223 richiesti.

La prova che mancava, dopo le rassicurazioni verbali, a dimostrare che mai si è voluto bloccare i fondi dedicati alla gestione post sisma. Semmai, è emerso come la Regione abbia, per l’ennesima volta (Borrelli lo ha dichiarato molto chiaramente e senza mezzi termini) chiesto il rifinanziamento in ritardo. D’altro canto però non ci si è fatti alcuno scrupolo a strumentalizzare, chi contro la Regione “a conduzione” Pd e chi contro il governo giallo-verde, un documento molto tecnico che, per quanto criticabile, era estremamente chiaro.

“Il capo del Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli lo aveva promesso ed è arrivato questo impegno al trasferimento di 180 milioni. Noi ne avevamo chiesti 43 in più - spiega Ceriscioli - in totale 223, quindi vedremo anche cosa significa questa differenza. In ogni caso è una notizia positiva. Abbiamo cercato da subito di non generare allarme, anzi abbiamo chiaramente detto che non c’era nessun allarme, che era abbastanza usuale avere tra un contributo e l’altro una mancanza di disponibilità temporanea e che avremmo, nel caso, coperto con nostre anticipazioni. La risposta di Borrelli dà ancora più rassicurazioni ai cittadini che, dietro la spinta allarmistica e la necessità immediata di ognuno di fare scarica barile verso l’altro, si erano preoccupati. Per me - aggiunge - questo resta l’aspetto primario: fare in modo che i cittadini si sentano il più possibile sicuri nell’avere a disposizione le risorse dell’emergenza che permettono di affrontare le situazioni quotidiane”. Così il presidente della Regione Luca Ceriscioli in merito all’annuncio della firma del provvedimento per lo sblocco dei 180milioni di fondi europei destinati all''emergenza.

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Se il nuovo ospedale unico provinciale non sarà fatto a Macerata, lo faremo a San Severino”.

La promessa è stata strappata dal primo cittadino settempedano, Rosa Piermattei, al Governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, in occasione della cerimonia di apertura della quarta Giornata regionale della Famiglia ospitata al teatro Feronia. 

Ceriscioli nell’occasione ha anche annunciato l’arrivo degli attesi lavori al nosocomio settempedano: “Il 25 ottobre consegneremo le opereper la ristrutturazione del terzo piano dell’ospedale Bartolomeo Eustachio di San Severino al quale abbiamo già assegnato venti nuovi posti letto.Il 23 scadono i termini per tutti i ricorsi, contiamo sul fatto che non ce ne saranno  - ha sottolineato Ceriscioli, aggiungendo -Abbiamo un anno di ritardo rispetto all’impegno preso con il sindaco, ci scusiamo con l’Amministrazione comunale ma non c’è mai stata la volontà di non fare le opere. Abbiamo avuto questioni di carattere tecnico che alla fine sono state superate e di questo ne siamo tutti felici.Vogliamo recuperare il tempo perduto perché l’ospedale di San Severino Marche mantiene la sua funzione di riferimento per il territorio e sta dimostrando di avere anche una grande attività. Ci teniamo a dare un segnale positivo. Con i lavori – ha poi concluso il presidente della Regione Marche - aumenteranno anche i posti letto e quindi ci saranno più presenza e movimento attorno a questa importante struttura”.

Le nuove opere per la ristrutturazione del terzo piano della struttura sono state affidate alla Elettro Stella srl di Monsampolo del Tronto e prevedono un investimento chesupera gli 800mila euro.

La Regione, in collaborazione con il Comune di San Severino e con la partecipazione della Consulta regionale per la Famiglia, organizza la quarta Giornata regionale della Famiglia. L’iniziativa si terrà sabato prossimo, 13 ottobre, a partire dalle 10, al teatro Feronia e sarà introdotta dal convegno sul tema: “La famiglia prima risorsa: politiche regionali di welfare”. 

Dopo i saluti istituzionali da parte del presidente della Regione, Luca Ceriscioli, dell’assessore regionale alla Famiglia, alla Formazione, all’Istruzione e al Lavoro, Loretta Bravi, e del sindaco di San Severino, Rosa Piermattei, prenderanno la parola il dirigente del Servizio Politiche Sociali e Sport della Regione Marche, Giovanni Santarelli, e i rappresentanti delle amministrazioni e delle istituzioni provinciali e locali, delle associazioni di famiglie e delle categorie produttive. Coordinerà i lavori Tarcisio Antognozzi, assessore al Comune di San Severino.

Nel pomeriggio, a partire dalle 15, presso il chiostro del complesso monumentale di San Domenico apertura dell’agorà espositiva e dei laboratori di animazione e confronto a cura delle associazioni di famiglie regionali e locali Scuola in Movimento, la Storia Toccata con Mano, la Quercia Millenaria, il laboratorio inclusivo Anffas Sibillini, il ludobus di un Goal per Ripartire. Inoltre inaugurazione dell’area gastronomica a cura dell’Ipseoa “Varnelli” di Cingoli con laboratori per bambini (pasta di zucchero e sculture di frutta).

Alle 16:30, al teatro Feronia: “L’arte della famiglia: presenza storica e sociale” con l’intervento dell’esperta di storia dell’arte Maria Gloria Riva. Al termine alcune famiglie del territorio racconteranno le loro esperienza di accoglienza.

Alle 19:30, sempre nel chiostro di San Domenico, aperitivo solidale a base di prodotti tipici proposti dai giovani imprenditori agricoli locali. Il ricavato, ad offerta, sarà devoluto in favore del Centro sociale educativo e ricreativo “Il Girasole”.

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Una compattezza straordinaria quella dimostrata ieri sera dal consiglio comunale di San Severino. Maggioranza e opposizione hanno approvato all’unanimità una mozione (presentata dai consiglieri Massimo Panicari, Mauro Bompadre e Gabriela Lampa) riguardante il punto nascite di San Severino ma non solo. Il sindaco Rosa Piermattei ha proposto un emendamento al documento: in origine avrebbe impegnato il primo cittadino a chiedere il ripristino del reparto completo in ogni sede e a mettere al corrente l’attuale Ministro Grillo della condotta della Regione Marche, ritenuta limitante per il diritto alla salute, nei confronti del punto nascite di San Severino. Con la proposta della maggioranza, si riproporrà che il Bartolomeo Eustachio diventi ospedale unico provinciale per la sua posizione baricentrica. 

D’accordo sulla mozione, sebbene con qualche dubbio, il consigliere Pietro Cruciani secondo cui “ogni punto nascite vale 1,2 milioni di euro, la Regione ne ha tagliati tre per ricavarne il denaro da dedicare ad altri settori, come ad esempio il sociale. Forse l’ex sindaco Cesare Martini avrebbe dovuto essere più risoluto. Sono favorevole alla mozione ma quale possibilità di riuscita? Servono sette medici, il ripristino delle guardie pediatrica, ostetrico-ginecologica e anestesiologia, nonché la rianimazione o terapia intensiva neonatale”.

Da tutti gli altri, l’invito rivolto al sindaco  a disturbare, almeno, la rotta della politica di Ceriscioli visto che, stando agli esiti delle elezioni parlamentari, il suo partito (il Pd) non rappresenta più che una piccola minoranza di cittadini:

“Abbiamo avuto due sciagure - ha detto Panicari - una creata dalla politica con la chiusura del reparto nascite, e l’altra dal terremoto. Su quest’ultima non possiamo far nulla se non costruire meglio, ma quell’altra abbiamo l’obbligo di contrastarla. Ci sono importanti responsabilità politiche anche da parte della passata amministrazione che si limitò ad appendere solo uno striscione. È stata una politica cieca che non ha capito i bisogni di questi territori. Qui ci si veniva per nascere, oggi ci si viene per morire all’hospice. Se non battiamo i pugni, anche se in ritardo, saremo destinati al declino”.

Per il grillino Bompadre è necessario contrastare il disegno che secondo il suo punto di vista viene perpetrato da qualche anno sui territori montani, ovvero quello dello svuotamento: “Il nostro dovere è almeno quello di disturbare questa rotta. Ceriscioli e suoi sodali sono nostri nemici ed è il momento di non essere timidi sulla sanità, anche perché queste persone sono politicamente dei morti che camminano. Fra due anni ci saranno le lezioni e già ora non rappresentano se non una piccolissima percentuale di cittadini. Le amministrazioni locali devono stoppare la politica regionale. Vorremmo che lei, sindaco, non fosse un Cesare Martini qualunque ma la nostra paladina. Ci stanno prendendo in giro - ha concluso - bisogna dichiarare guerra politica in nome di tutto il territorio, non solo di San Severino. Ci faccia sentire orgogliosi”.

Da parte sua il sindaco, in qualità di assessore alla sanità, non solo ha accolto la mozione ma ha voluto aggiungere un emendamento: “Tutti insieme possiamo fare grandi cose. San Severino è il centro di un vastissimo territorio. Nel nostro punto nascite si rivolgevano partorienti da ben 21 comuni, almeno, compreso purtroppo proprio Fabriano, per cui oggi Ceriscioli tanto si batte. Ci impegniamo dunque - ha sottolineato - a sostenere e promuovere, in tutte le opportune sedi istituzionali, tutte le attività necessarie ed opportune per avviare un’azione politica che consenta all’ospedale di San Severino di avere un reparto completo per le nuove nascite, che comprenda la specializzazione di neonatologia, compresa una unità di cura intensiva neonatale, evidenziando che tale struttura, per la sua posizione baricentrica, si pone come punto di riferimento per la sanità dell’intero territorio maceratese e non solo come avamposto dell’entroterra.

Vogliamo poi dare un respiro ancora più ampio alla sanità del nostro territorio certificando con maggiore peso istituzionale la candidatura del nosocomio a ospedale unico della provincia di Macerata”.

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San Severino inaugura una nuova scuola, la prima cofinanziata dallo Stato e dal Comune (che si è avvalso di donazioni) in tutto il cratere e la prima anche per estensione. Ospite d’eccezione, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte accompagnato dal Sottosegretario di Stato all’Istruzione Salvatore Giuliano.

Ad accoglierlo numerosissime autorità, fra i quali il commissario speciale Paola De Micheli e il governatore Luca Ceriscioli, il prefetto Iolanda Rolli e il questore Antonio Pignataro, l’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro e il cardinale Edoardo Menichelli, e i vertici dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza e Polizia. 

Si tratta di una struttura in acciaio e calcestruzzo armato di 1.500 metri quadri con mensa, cucina e altre 14 aule capaci di ospitare 300 bambini.

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“Da questo momento - ha detto il sindaco Rosa Piermattei - alunni, genitori, insegnanti e operatori scolastici possono lasciare alle spalle le difficoltà e i disagi vissuti in questi due anni. La comunità è in trepidazione per salutare la partenza della ricostruzione dell’Itts Divini. La sincera fiducia nelle istituzioni qui presenti ci permette di credere che i lavori abbiano inizio quanto prima”. A ben ragione, infatti stamattina il Commissario straordinario Paola De Micheli ha ufficialmente comunicato che “l’ufficio commissariale ha vinto il ricorso contro due ditte e quindi la prossima settimana potremo assegnare finalmente i lavori di ricostruzione”.

Piermattei ha ricordato la situazione della comunità settempedana che conta 13 mila abitanti e 3.500 sfollati, prima a demolire gli edifici pericolanti, prima a rimuovere le macerie (32mila tonnellate) e fra le prime a costruire le Sae. “La ricostruzione privata è partita ma i cantieri aperti sono pochi. È comunque un segno evidente che le persone vogliono ripartire, occorre però il sostegno di tutti e sono grata a quanti ci sono stati vicini. Questa comunità ha una sfida, quella di ricostruire presto e bene per vedere la città migliore di come era prima. È difficile ma la vinceremo insieme. È una speranza, un impegno e una promessa”.

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Dal governatore Luca Ceriscioli e dal Commissario Paola De Micheli, l’elogio per l’amministrazione di San Severino: “Siete uno sprone per noi, l’esempio della buona burocrazia e un esempio di efficienza. San Severino, fra le altre cose, è fra i primi per decreti approvati per la ricostruzione privata. La determinazione in questi casi è l’elemento che può dare una svolta”.

Prima di lasciare la parola al premier Conte, anche il sottosegretario Salvatore Giuliano ha portato un breve saluto. 

“Vi siete annoiati? - ha esordito Conte rivolgendosi ai bambini - Vi volevo far divertire ma se non vi siete annoiati farò un discorso molto serio. Tengo molto alla vostra terra, è il terzo viaggio che faccio nelle Marche e sono molto attento anche alla vostra città. San Severino è stata un esempio virtuoso per quanto riguarda la rapidità di reazione ad una ferita così grande della natura. Ci sono però anche tante famiglie che se la passano male”. Conte ha ricordato come la scuola sia il centro pulsante di una comunità, una palestra dove addestrarsi a fare meglio: “La formazione è questo, allenamento, per conoscere, insegnare, amare. Avrete momenti difficili, di sacrificio e disciplina. Lavorate al traguardo più grande della vostra vita, formerete voi stessi e conseguirete un risultato importante per voi. Allora - ha concluso - sarete cittadini di questa comunità a tutti gli effetti”.

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Dopo il suo intervento, Conte ha preso in mano una pala e ha aiutato un alunno a piantumare un ulivo. Poi, per il taglio del nastro, ha voluto con sé un’altra bambina. Prima di ripartire per Roma, per il Consiglio dei Ministri, ha fatto visita al cantiere del Divini e all’area Sae nel rione San Michele dove si è fermato per qualche foto e brevi scambi.

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“Agire su tre fonti. Il presidente della Regione Luca Ceriscioli sta facendo figli e figliastri e non ha rispettato la legge”. È ancora sul piede di guerra il comitato per la difesa dell’ospedale di San Severino dopo che il governatore ha deciso di chiedere una deroga al Governo alla chiusura del reparto maternità di Fabriano. Reparto di cui egli stesso aveva disposto al chiusura, insieme a quelli di San Severino e Osimo, con la determina regionale 931 della vigilia di Natale del 2015. All’epoca Ceriscioli dichiarò che non sarebbe tornato sui suoi passi, i reparti con meno di mille parti annui non erano sicuri e andavano chiusi. Se non fosse che per San Severino e Osimo, una deroga dell’allora ministro Lorenzin esisteva già: i reparti situati in zone montane o disagiate e mal collegate potevano limitarsi a un minimo di 500 parti. Che erano ampiamente superati. 

 

Marco Massei, vice presidente del comitato per l’ospedale settempedano, cosa pensate del fatto che Luca Ceriscioli abbia chiesto al Governo una deroga per il reparto nascite di Fabriano?

 

Senza nulla togliere al punto nascite di Fabriano, questa non è una battaglia contro qualcuno, riteniamo che sia una scelta irrazionale e contradditoria. Si decise qualche anno fa di chiudere i punti nascita di Fabriano, Osimo e San Severino. A quell’epoca precisò che non avrebbe chiesto alcuna deroga. 

 

E invece?

 

E invece oggi ci fa sobbalzare dalla sedia venire a sapere che per Fabriano, che era il punto nascite con meno numerosità di parti e quindi il primo ad essere chiuso, abbia chiesto una deroga, dunque di aggirare la norma. La nostra realtà invece, come quella di Osimo, che rispettava i parametri di legge non è stata considerata e in tal senso non è stata rispettata la legge che prevedeva giù una deroga per reparti situati in zone montane o ritenute disagiate ma che raggiungessero un minimo di 500 parti. È stata fatta una politica di figli e figliastri. 

 

E cosa proponete ora?

 

Ci siamo riuniti ieri sera e abbiamo deciso di lavorare su tre fronti: uno locale, comunale con l’aiuto dei consiglieri chiederemo all’amministrazione di prendere una posizione e a far notare questa discriminazione; vorremmo che si porti anche all’attenzione del consiglio regionale attraverso una mozione dei consiglieri regionali. Infine, stiamo contattando i politici eletti del territorio a livello governativo perché segnalino al Governo, l’irrazionalità della politica sanitaria regionale delle Marche che naviga a vista e compie azioni che discriminano i cittadini.

Di 38mila edifici privati da ricostruire, le pratiche presentate sono 3mila. Di queste, nemmeno un migliaio si è trasformata in cantiere. 

Oggi il presidente della Regione Luca Ceriscioli ha fatto il punto sulla ricostruzione privata post sisma. Presenti anche il direttore dell’Ufficio speciale ricostruzione Cesare Spuri e gli assessori Anna Casini e Fabrizio Cesetti. 

“Sono 3mila i progetti presentati, 840 i cantieri avviati e 33,8 milioni liquidati. Non mancano i soldi ma bisogna che i tecnici presentino le domande”. Ciò che imbalsama la ricostruzione nella maggior parte dei casi sono le difformità, i cosiddetti “piccoli abusi” per la cui sanatoria sembra che il nuovo Governo abbia trovato una soluzione col Decreto Sisma. “I dati della nostra Regione sono più positivi rispetto a quelli di altre Regioni - ha aggiunto - a dimostrazione del gran lavoro che l’Usr sta portando avanti. Inoltre, d’ora in avanti, col sistema Domus il privato cittadino può seguire l’iter della pratica della propria abitazione, l’istruttore che la sta seguendo e le tempistiche per il pagamento”.

Spuri ha invece fatto sapere che l’Usr ha lavorato negli ultimi mesi per ridurre i i tempi di istruttoria e aumentare la produttività e che si sta dando priorità a progetti che riguardano prime case. “Otto istruttori su dieci si occupano di questo”.

Inaugurato oggi pomeriggio un nuovo mammografo digitale all’ospedale di San Severino. 

Presenti al taglio del nastro, oltre al sindaco di San Severino Rosa Piermattei, accompagnata da alcuni assessori e da alcuni consiglieri di minoranza, il direttore dell’Area Vasta 3 Alessandro Maccioni, il presidente della Regione Luca Ceriscioli e il consigliere regionale Sandro Bisonni. 

“Guardate quant'è bello questo ospedale. Solo che è vuoto, va riempito”, così il primo cittadino li ha scherzosamente accolti. 

mammografo

Il direttore Maccioni ha spiegato come al momento si stia lavorando per mettere in pratica la riforma sanitaria regionale “che alcuni - ha sottolineato - sostenevano che non stavamo applicando. Con fatica stiamo cercando di valorizzare anche questo ospedale di base, investendo e non togliendo altri servizi, e con alcune specialità come la week surgery e l’oculistica. Poi stanno per essere attivati anche i 20 posti letto per la lungodegenza”. Il mammografo era una macchinario tanto desiderato ed è costato 178mila euro. l’Area Vasta ne ha acquistati 5 per un ammontare, dunque, di quasi 900mila euro. “Abbiamo in programma anche l’acquisto di cinque Tac. nell’Area Vasta 3 abbiamo già investito 30 milioni di euro dall’insediamento della giunta regionale Ceriscioli e per il prossimo anno ne sono previsti altri 18 milioni. Non abbiamo mai avuto problemi di denaro - ha concluso - semmai di burocrazia o mancanza di medici”.

mammografo 3

Assolutamente soddisfatto il responsabile della radiologia di San Severino, Camerino e Matelica, il dottor Pietro Cruciani, che ha voluto dedicare il nuovo mammografo a “tutte le donne di questo territorio”. Frutto di una lunga battaglia, ha detto, iniziata due anni fa con l’insediamento del sindaco Rosa Piermattei: “Questo è un mammografo digitale diretto e i vantaggi sono diversi: riduce il rischio di malattie radio-indotte nei pazienti, le immagini sono migliori, e permette di vedere meglio e più nel dettaglio le mammelle. Tutti e cinque i nuovi mammografia sono in rete uno con l’altro dunque in qualsiasi postazione si può visionare i referti. Ora però - ha anche detto - mancano un po’ di medici radiologi”.

Un problema, quello della carenza dei medici, molto diffuso e che è stato anche la causa del ritardo nell’attivazione dell’ambulanza medicalizzata h12, pienamente a regime dal 1 maggio ma inaugurata a dicembre. Per i primi mesi rispondeva alle chiamate con solo l’infermiere a bordo. “Da febbraio ad oggi - ha affermato il responsabile del Pronto Soccorso Domenico Sicolo - ha effettuato 268 interventi, una media di 65 al mese. Adesso i pazienti vengono portati direttamente nella struttura più idonea a seconda del caso, mentre prima venivano portati a San Severino per i controlli, ma era una perdita di tempo in casi di infarto o ictus”.

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Relativamente alla manca di medici, sia Bisonni che Ceriscioli hanno osservato come il problema evidentemente sia a monte, nel fatto che le facoltà di medicina siano a numero chiuso. Il primo ha proposto l’eliminazione del limite, mentre per il governatore basterebbe allargare il numero di iscrizioni: “Serve una riforma nelle università, magari non togliere il numero chiuso ma allargare la fascia. Sulla specialistica addirittura sembra un terno al lotto, è difficilissimo trovare medici specializzati”.

Secondo Ceriscioli gli investimenti in sanità permettono di risparmiare e di reinvestire il denaro, creando insomma un circolo positivo: “Con macchinari nuovi aumentiamo la qualità dei servizi e la sicurezza di medici e pazienti. Inoltre un sistema in rete permette di visualizzare un referto ovunque e in tempo reale. Se non si investe - ha sottolineato - si genera un’erosione”. Sono però gli uffici amministrativi, ha poi osservato, che trasformano il denaro stanziato in cose e “l’Area Vasta 3 sta dimostrando grandi capacità”.

Il sindaco di Piermattei da parte sua si è limitata a ringraziare tutti quanti si sono operati per il mammografo e la medicalizzata, definendo questo traguardo “un obiettivo raggiunto per i cittadini e la loro salute. Noi vorremmo sempre di più ma sappiamo anche che una goccia fa il mare quindi siamo certi che la situazione migliorerà”.

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“È una vergogna quanto sta avvenendo in merito all’ospedale unico d’area vasta. Esprimiamo la nostra totale contrarietà”. E hanno intenzione di convocare anche tutti i sindaci dell’entroterra maceratese per un confronto sul tema. A definire una vergogna le recenti novità in merito all’ospedale unico e all’area designata per l’edificazione (dove sono state trovate tracce di diossina) in zona Pieve a Macerata, è il segretario del comitato per la difesa dell’ospedale di San Severino, Mario Chirielli. 

Secondo il direttivo è grave che tutti i primi cittadini, in special modo quelli da Macerata verso la montagna, si dicano favorevoli alla mega struttura che dovrebbe costare 120milioni di euro e che siano “caduti nel tranello della querelle. Stanno firmando la loro condanna a morte e soprattutto quella dei loro ospedali”.

Già nei giorni scorsi il vicepresidente del comitato Marco Massei era intervenuto con un commento sull’argomento e ieri sera, nel corso di una riunione, è tornato a ribadire la propria posizione: “Siamo tutti d’accordo nel sostenere quella che sarebbe un’ovvietà ma che, non avendolo fatto nessuno fin ora, è in realtà una cosa originale. La cosa più logica da fare - sottolinea - sarebbe stata quella di bocciare l’ospedale unico e di chiedere che i 120milioni di euro previsti per la sua costruzione venissero ripartiti fra le strutture esistenti per poi metterle in rete, ognuna con le proprie specializzazioni”. Così, sostengono, non solo si risparmierebbe, ma si salverebbero le strutture locali. Infatti secondo Massei e il comitato, il battibecco tra Macerata e Montecosaro sarebbe solo un modo per sviare l’attenzione dalle reali problematiche: “Questi sindaci non hanno capito che la querelle è funzionale alla giunta regionale per aprire le porte alla sanità privata. Infatti - incalza - nel frattempo che disquisiscono sull’ospedale unico, depauperano le strutture locali ma arriveranno ad un certo punto in cui si renderanno conto che i soldi per costruire la mega struttura non ci sono e che quelle già esistenti saranno praticamente diroccate. Ed è così che arriveranno i privati, come i salvatori della patria. Nel pesarese - aggiunge poi - già 13 sindaci si sono uniti per dire no all’ospedale unico e stanno creando grossi problemi”.

Così l’appello ai sindaci a prendere esempio dai colleghi della provincia di Pesaro, ad essere “illuminati” anziché litigare per quello che in realtà il comitato reputa solo uno specchietto per le allodole: “Ce ne fosse uno di sindaco illuminato che punti i piedi e dica di no. Si stanno beccando uno con l'altro come i polli ma specialmente i primi cittadini dell’entroterra, da Macerata verso la montagna, dovrebbero capire che così facendo firmano la loro condanna a morte. Non si salverà né San Severino, né Camerino, né Matelica né Tolentino”.

Prossimo passo del comitato è invitare i sindaci dell’alto maceratese per un confronto sull’argomento e continuare anche a mantenere alta l’attenzione sull’ospedale di San Severino. Infatti, secondo uno dei membri, Carlo Bassano, “sono sei anni che ci diamo da fare, ci siamo battuti in tutte le sedi possibili, eppure sembra che alla stragrande maggioranza dei settempedani l’argomento non interessi più di tanto”. 

“Perché nessun sindaco del maceratese non spariglia le carte della chimera dell’ospedale unico?”. L’avvocato Marco Massei, vicepresidente del comitato per la difesa dell’ospedale di San Severino, torna a riflettere su un argomento importante come quello dell’ormai mitologico ospedale unico. 

Nella zona designata dall’algoritmo (un terreno in zona Pieve, Macerata) utilizzato dalla Regione per individuare l’area più baricentrica per la provincia, sono state recentemente trovate tracce di diossina e questo ritrovamento ha spinto Massei ad esternare un’idea che “da tempo mi frulla in testa. Perché nessun sindaco scombina le carte? Nonostante appare ovvio che la Regione Marche non reperirà mai gli oltre 100milioni di euro necessari per costruire l’ospedale unico - spiega - nessuno dei sindaci ha fatto notare che il problema vero per i cittadini (tutelare il diritto alla salute) non è stabilire dove si dovrà erigere il nuovo ospedale ma, invece, contestare proprio il concetto di ospedale unico, cioè bocciare il ragionamento impostato a monte. Infatti, per lo scaltro governatore marchigiano - aggiunge -  la lotta in corso tra i vari sindaci per accaparrarsi la struttura è funzionale ad almeno due obiettivi evidenti”. Quali sarebbero questi obiettivi? “Innanzitutto far beccare tra loro i primi cittadini come i polli di Renzo di manzoniana memoria”. Così facendo, sostiene Massei, regnerebbe il dividi et impera. Secondo obiettivo, quello di spostare l’attenzione dal problema a “monte” (cioè migliorare la tutela del diritto alla salute tenendo in considerazione la particolarità di una Regione diversa da territorio a territorio,  con distinte realtà di viabilità, di economia) a quello a “valle” (cioè dove ubicare quello che poi rimarrà solo una chimera, l’ospedale unico).
“Credo che allora la vera mossa del cavallo sarebbe quello di unire i territori - torna a dire - quantomeno i più disagiati, e con una voce unitaria pretendere di destinare le risorse ingenti che si dovrebbero spendere per la costruzione dell’ospedale unico, sulla ristrutturazione delle buone strutture esistenti, mettendole in rete, al fine di valorizzare le specializzazioni già presenti.
Anziché un polo unico - propone - creare dei poli territoriali (ognuno con delle specializzazioni) da mettere in rete: sarebbe una soluzione più economica, più vicina ai cittadini, e in sostanza più equa”.

Infine, aggiunge Massei, a completamento di una politica di tutela della salute decentrata, attenta ai territori, (“anziché accentatrice”), munire le aree vaste di personalità giuridica autonoma, in maniera da originare un’autonomia gestionale più aderente alle esigenze del territorio.

“Che la diossina sia l’occasione per aprire gli occhi e per mettere la salute al primo posto dell’azione politico-amministrativa - conclude - senza abboccare all’amo di turno lanciato nei singoli piccoli stagni”.

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