Un'università sana, quella di Camerino, che continua ad aumentare i propri iscritti e ad inaugurare nuovi corsi di laurea. E' il quadro emerso dall'incontro tenutosi presso l'aula degli stemmi di Palazzo Ducale con il rettore Flavio Corradini e con il prof. Marco Mancini, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane dal titolo "L'università per lo sviluppo, sei proposte per la crescita del paese". “Il problema maggiore è quello dei continui tagli alle università – così il rettore di Unicam Corradini – Un problema che riguarda tutti gli atenei italiani che andiamo ad affrontare cercando soprattutto di comprendere quali sono le difficoltà dell'università italiana in generale e del nostro ateneo in particolare. Come ho avuto modo di dire in precedenza, quest'anno abbiamo voluto sostituire la tradizionale cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico con questo momento di approfondimento proprio per dimostrare la nostra piena appartenenza ad un sistema, quello universitario italiano, e testimoniare, così, insieme alle altre università il nostro imbarazzo per i continui tagli al mondo della cultura e della ricerca. Egoisticamente non posso che essere soddisfatto per la situazione dell'università di Camerino, nella quale tutti i trend continuano ad essere in crescita. Ciò significa che le strategie adottate stanno dando risultati importanti”. Essere piccoli, dunque, non sempre è penalizzante, ma talvolta costituisce una ricchezza, come dimostrano i dati dell'università di Camerino. “Certamente – continua il prof. Corradini - nel senso che quando i numeri non sono altissimi le comunità si gestiscono meglio e l'attuazione delle politiche inevitabilmente si velocizza. Questo è il motivo per cui la nostra università è in tanti processi sempre anticipatoria. In sostanza una specie di università di frontiera. E questi risultati si ottengono grazie al lavoro di una squadra formata da tanti collaboratori, che non mi stancherò mai di ringraziare. Ho lavorato in diverse università, ma non ho mai trovato un attaccamento alla maglia come quello che c'è a Camerino”. Con il 2013 scade l'accordo di programma. Ce ne sarà un futuro e quale interlocutore vorrebbe? “Vorremmo un interlocutore chiaro e che voglia procedere con noi in questo processo di creazione di massa critica tra atenei – conclude il rettore – Con l'università di Macerata il processo è ormai collaudato, ma non escludo la possibilità di estendere questa esperienza anche con gli altri atenei delle Marche. Speriamo di trovare un ministro che abbia la stessa nostra visione”.
Al momento di confronto, come detto, era presente anche il presidente del Crui, conferenza dei rettori delle università italiane, il prof. Marco Mancini. In diverse parti d'Italia non sono state celebrate le inaugurazioni dell'anno accademico. E' davvero un momento difficile? “E' un momento molto duro – risponde senza giri di parole il prof. Mancini - Credo non sia il momento di dare segnali di eccessiva celebrazione quando il sistema universitario sta attraversando tante difficoltà: economiche, politiche, istituzionali. La parola d'ordine, seguita anche qui a Camerino, è la sobrietà accompagnata dalla discussione sia con i mezzi di stampa sia con la comunità accademica. Ritengo sia la chiave giusta per affrontare fasi come quella attuale”.
L'università negli ultimi anni ha subito sempre tagli. Anche il governo tecnico non li ha risparmiati, ma voi rettori avete lanciato un grido di allarme: mancano 300 milioni di euro altrimenti non si pagano più nemmeno gli stipendi.
“E' così, le cifre parlano chiaro. Abbiamo avuto dal 2009 al 2013, in soli 4 anni, un taglio pari al 13% del finanziamento ordinario dello stato. Con i soldi che abbiamo adesso a stento riusciamo a coprire le spese fisse, cioè quelle degli stipendi. L'università è un centro nevralgico del paese che produce ricerca e didattica. In queste condizioni rischiamo di non poter più fare il nostro dovere”.
Vicino alle università marchigiane anche il governo regionale, come confermato dalla presenza dell'assessore Luchetti. “Da tempo la regione ha avviato una seria collaborazione con le quattro università marchigiane, soprattutto allargando agli atenei l'impegno ad occuparsi dello sviluppo delle Marche. Sono stati, dunque, aperti canali sotto l'aspetto dell'innovazione e l'ultima operazione significativa è quella realizzata con i dottorati di ricerca. Con il progetto Eureka abbiamo aperto ad 80 giovani, che lavorano come ricercatori nelle università, la possibilità di collaborare con le nostre imprese. Stiamo lavorando anche per una più efficace riorganizzazione degli Ersu e speriamo che tutto ciò porti non solo a consolidare, ma anche a sviluppare in termini efficaci una nostra azione unitariamente alle nostre università”.