Notizie di spettacolo nelle Marche
Giovedì, 31 Maggio 2018 18:22

Ladri in canonica durante il rosario

Furto nella canonica della parrocchia di San Biagio, in via Giovanni XXIII a Castelraimondo. Approfittando dell'assenza del vice parroco, impegnato in chiesa per il rosario, ignoti si sono intrufolati all'interno delle stanze della canonica. I ladri hanno agito in poco più di mezz'ora tra le ore 21.00 e le ore 21, 45 di mecoledì 30 maggio. Nessuno si è accorto di nulla, anche se per compiere il loro gesto, i malviventi hanno forzato e infranto più porte, cercando in ogni dove e mettendo a soqquadro ogni stanza visitata. Amara la sorpresa di don Tarcisio al rientro dalla preghiera; a lui non è rimasto che avvertire i militari, subito intervenuti per una prima ricognizione.  Dalle stanze del viceparroco sono stati asportati due lettori dvd e cd, un modem e la somma di 120 euro prelevata dal suo portafogli. Più magro il bottino racimolato dalle stanze del parroco: solo pochi spiccioli dellle offerte dei fedeli. Proseguono intanto le indagini da parte dei Carabinieri di Castelraimondo al fine di risalire agli autori del furto.

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L’Ufficio Scolastico Regionale non sta applicando la circolare del Ministero dell’Istruzione. A rischio le classi e il tempo scuola nei comuni del cratere. 

È caos sulla formazione delle classi scolastiche per l’anno 2018/2019 e a denunciarlo è la Cigl di Macerata.  

“La battaglia per la tutela dei lavoratori e cittadini del nostro territorio colpito dal sisma - si legge in una nota - ci ha posto di fronte a situazioni inaccettabili e posizioni incomprensibili, ma non avremmo mai pensato che i pochi risultati raggiunti fossero messi in discussione proprio da chi ha il compito di applicarli. Le denunce di rischio spopolamento dei territori e di mancata garanzia al diritto allo studio hanno portato il Miur, il 15 maggio 2017, ad emettere una circolare ribadita poi dalla più recente nota del 29 marzo 2018, in cui si dispone il mantenimento delle classi attivate, nelle aree interessate dagli eventi sismici, anche con parametri inferiori a quelli previsti dalla normativa vigente.

L'Ufficio Scolastico Regionale non sta applicando la circolare del Ministero in diversi istituti della nostra Provincia”.

Camerino, San Severino, Cingoli e Tolentino sono solo alcune delle città che rischiano di veder respinte le richieste di autorizzazione alla costituzione di classi articolate nella scuola superiore, ridotte il numero delle classi della scuola media e respinte le richieste di corsi di tempo pieno per la scuola elementare. 

“La già precaria condizione della scuola pubblica - torna a dire la Cigl - resa tale da scelte svilenti e tagli continui di risorse perpetrate dagli ultimi governi, viene ulteriormente mortificata nei territori colpiti dal sisma, esercitando anche pressioni nei confronti dei dirigenti scolastici. Come possiamo parlare di sicurezza scolastica se, oltre alle condizioni non a norma delle scuole, non teniamo conto del numero di studenti presenti nelle aule, quanti alunni con disabilità ci sono, quante situazioni di svantaggio socioeconomico o linguistico-culturale si dovranno affrontare, in quante strutture temporanee si svolgono le lezioni, quante evacuazioni dovranno sostenere a fronte del perdurare delle scosse sismiche?”.

Qualora l’Ufficio Scolastico Regionale non decida finalmente di applicare la circolare del Ministero, lasciando invariato, per il prossimo anno scolastico, il numero di sezioni attivate lo scorso anno, a farne le spese sarebbero innanzitutto gli studenti ai quali si toglierebbe, in alcuni casi, persino il diritto a frequentare particolari corsi di studio. Ci rimetterebbero anche gli insegnanti, che perderebbero il posto o sarebbero costretti a trasferirsi in altre scuole.

“Ancora una volta i cittadini rischiano di essere sono lasciati lasciati a loro stessi e alla loro capacità di far fronte alle mancanze delle istituzioni -conclude - in questo caso con l'aggravante del mancato rispetto di norme ed indirizzi politici precisi.

Mancano pochi giorni per scongiurare questo intollerabile scenario, la scadenza è il 5 giugno. Qualora si dovesse avverare tutti i soggetti, politici ed istituzionali, dovranno rispondere delle loro gravi responsabilità”.

 

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“Continueremo a vigilare affinché i diritti dei terremotati vengano allargati e tutelati”.

Così il Comitato 30 ottobre Tolentino dopo l’incontro tra il Coordinamento di cratere, il Capo della Protezione Civile e la Commissaria De Micheli.

"A seguito dell'incontro tenuto dal Coordinamento di Cratere – scrive il comitato in una nota -, che raccoglie la quasi totalità dei comitati dei terremotati dell'intero cratere sismico, con il Capo della Protezione Civile, Borrelli e la Commissaria De Micheli, sono stati posti, tra le altre questioni, due temi estremamente delicati, che riguardano in particolare la nostra comunità.

Il primo riguarda il Cas per i cittadini residenti in condomini che hanno riportato danni di tipo B, costretti – proseguono - a lasciare la propria abitazione in assenza di una ordinanza sindacale e con l'autorizzazione del progetto approvato dall'ufficio sisma regionale.

L’altra questione riguarda invece una serie di agevolazioni fiscali da prevedere per chi assume disoccupati residenti nel cratere.

Entrambi questi aspetti – spiega il comitato - sono stati valutati come oggettivamente importanti, sia per le criticità che presentano che per le opportunità di rilancio del territorio, e saranno oggetto di provvedimenti nei prossimi giorni. Come Comitato 30 Ottobre – conclude la nota -, nel ringraziare il Coordinamento di Cratere per l'azione svolta, continueremo  nella vigilanza attenta e puntuale affinché i diritti vengano allargati e tutelati per tutti i cittadini”.

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Mercoledì, 30 Maggio 2018 22:53

Sciacallo finisce in manette a Pollenza.

Un 40enne della provincia di Macerata, già noto alle forze di polizia, è finito in manette per tentato furto aggravato. Lo hanno rintracciato le pattuglie della polizia locale e dei Carabinieri del luogo, avvisati dalle vittime che lo avevano notato nelle campagne di Pollenza, nel tentativo di  introdursi in due immobili disabitati, in quanto inagibili a causa del terremoto. In precedenza il quarantenne era riuscito ad entrare in un'altra abitazione, sempre inagibile e disabitata, dalla quale avrebbe asportato una bilancia. Per questo è stato anche denunciato a piede libero. L'uomo  è agli arresti domiciliari in attesa dell'udienza con rito direttissimo.

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"La scuola al centro". Domani sera, giovedì 31 maggio, alle 21 nella Sala Aleandri è in programma l'assemblea pubblica per discutere della nuova scuola Luzio.

L'amministrazione di San Severino ha intenzione di farla edificare fra il quartiere del Glorioso e la frazione di Cesolo, dislocandola di fatto dal centro.

Fin ora le minoranze hanno più volte chiesto chiarimenti e spronato la giunta a prendere decisioni coinvolgendo la cittadinanza, tuttavia ciò non è avvenuto. Per questa ragione il gruppo "Centrosinistra per San Severino, rappresentato in consiglio comunale da Francesco Borioni, ha deciso di organizzare un'assemblea pubblica per affrontare finalmente l'argomento che, scrivono gli organizzatori, "è importante per il futuro della nostra città e merita il contributo aperto e libero dei cittadini, delle associazioni, delle istituzioni e dei rappresentanti delle forze politiche del territorio". L'incontro ha l'obiettivo di "discutere e capire insieme quali siano le strategie e gli strumenti migliori per realizzare il nuovo plesso scolastico per la primaria e l'infanzia Luzio di San Severino". 

 

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Mercoledì, 30 Maggio 2018 11:29

La ricostruzione e gli aspetti legali

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La ricostruzione privata dal punto di vista giuridico. È il tema di quanto dibattuto al convegno di ieri dal titolo “Profili giuridici della ricostruzione degli immobili ad uso abitativo” tenutosi nella Sala Convegni del Rettorato dell’Università di Camerino. L’incontro è stato organizzato dallo spin off giuridico della Scuola di Giurisprudenza “Opendorse Srl”, coordinato dall’avvocato Serafina Larocca, presidente dello spin off e a cui sono intervenuti illustri professionisti quali il Direttore Generale di Unicam, Vincenzo Tedesco, l’avvocato Lorenzo Cignali del Foro di Macerata, la Professoressa Sara Spuntarelli, anch’essa docente presso Unicam e l’avvocato Paola Morlupo del Foro di Foligno.

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Sono inoltre intervenuti gli avvocati Antonio Flamini, ordinario di diritto privato ad Unicam, e Leonardi Archimi del Foro di Macerata e il professore Massimo Sargolini, membro del “comitato tecnico scientifico per la ricostruzione”.  

Ai lavori hanno partecipato molti professionisti e tecnici della ricostruzione, tra avvocati, architetti, ingegneri e geometri, che si trovano a vivere le difficoltà derivanti dalle eccessive lungaggini burocratiche della ricostruzione.

Focus dell’incontro, infatti, è stato proprio quello di approfondire alcuni fondamentali quanto delicati passaggi, (processuali e no), al fine di aiutare il privato sia a muoversi nel mare magnum legislativo, spesso fin troppo farraginoso, sia a guidarlo nella fase di richiesta prima e di utilizzo poi, dei contributi statali rivolti alla ricostruzione. 

“Sono emersi - spiega l’avvocato Archimi - aspetti critici nel momento in cui il committente dei lavori va a confrontarsi con l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione e poi quando affronta la successiva fase dei lavori, con l’appaltatore. In queste situazioni, se non si presta attenzione al contenuto contrattuale tra privato e costruttore, si possono venire a creare dei conflitti”. L’obiettivo del convegno era stimolare ad intervenire nei contratti innanzitutto per anticipare controversie, e poi anche per fornire quegli strumenti per risolverle senza ricorrere al giudice, cosa che allungherebbe ancora di più il lungo iter di ricostruzione. 

“ È stato un ottimo momento di confronto fra i vari attori della ricostruzione - conclude l’avvocato - e sono anche emerse delle linee guida per evitare il ricorso a vie legali”. 

 

Hanno collaborato all’evento diversi enti tra i quali Confindustria e Confartigianato Macerata, Sisma Consulting, Contram Spa, Ordine degli Ingegneri e degli Avvocati.

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Il centro convegni dell’Abbazia di Praglia (Pd), ha ospitato una tre giorni di lavori, dedicata al tema “Terre di Benedetto. Paesaggi Feriti”. Autorevoli gli interventi che si sono susseguiti, avviando la riflessione e il confronto sulle drammatiche conseguenze dei recenti eventi sismici che hanno colpito l’Italia centraleA racchiudere l’idea delle giornate di studio, il motto benedettino “E vulnere ubertas” che, intagliato nell’Abbazia di Praglia, dà il senso della distruzione e della speranza di una rinascita. Tra gli illustri relatori, il prof. Massimo Sargolini, docente di Urbanistica all’università di Camerino. Nel suo intervento, il docente ha anzitutto presentato il lavoro del comitato scientifico di cui fa parte, per la ricostruzione dei territori devastati. In evidenza, da un lato l’importanza del paesaggio e delle interazioni fra uomo e natura; dall’altro la radicale modifica che il sisma ha determinato nella conformazione morfologica dei luoghi, dei borghi, delle città e la necessità di una nuova visione strategica.

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“Filo rosso di tutta la riflessione - dichiara Sargolini -l’esigenza di concepire e approfondire il tema del bene culturale, in stretta relazione al territorio che lo ospita; con la seconda parte del mio intervento, ho voluto invece evidenziare il percorso necessario alla rinascita dei luoghi. Un percorso- spiega il docente- che fa capo all’approfondimento e studio sui singoli beni; è una visione strategica, che rimette in gioco anche l’assetto complessivo di alcune porzioni di città o di alcuni borghi; per cui la valorizzazione e la rigenerazione dei beni culturali, è possibile nella misura in cui essi riescano ad avere anche un nuovo ruolo, probabilmente in nuove porzioni di città, in nuove parti di territori, in nuovi lembi di borghi e, anche in nuovi borghi. Piccoli spostamenti sono dunque pensabili, ammissibili e da mettere in conto. Il bene culturale è l’anima profonda di queste nuove modalità di vivere e della rigenerazione resistente, ma anche dell’innovazione. E’ sempre il bene culturale il cuore dei nuovi o dei vecchi assetti che vengono ricostruiti filologicamente, non dov’era, com’era. In alcuni casi – continua il professore- è vero che sarà un ‘dov'era com'era’; avremo quindi ricostruzione filologica di quel pezzo di borgo o del singolo bene, esattamente come era collocato e nelle modalità con cui era organizzato. In altri casi, magari rimarrà nello stesso luogo, ma sarà necessario mettere in atto tecniche costruttive, tecniche di rigenerazione e di costruzione innovative. Quindi sarà un ‘dov’era come sarà’. Ci sono anche dei casi in cui, rispetto al territorio, sarà ‘né dov'era, né com'era’ e non bisogna scandalizzarsi. Anzi, bisogna affrontarlo con coraggio con sapienza e con sensibilità perché è inevitabile che avverrà. Ci sarà bisogno di spostare alcune porzioni di borgo, alcune funzioni strategiche e alcune parti di città, in luoghi più sicuri; per cui non sarà, né dov’era, né com’era”.

Paesaggi feriti: azioni per un futuro consapevole”, tema di confronto della tavola rotonda, segnata dagli interventi di Francesca Merloni, ambasciatrice per le Città Creative Unesco, del presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Giuseppe Capocchin, del sindaco di Matelica Alessandro Delpriori e dell’Arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro.

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In primis l’arcivescovo ha inteso evidenziare l’aspetto storico di come, da San Romualdo ai Silvestrini, alle riforme di tutto il monachesimo, la circoscrizione sia stata culla del Benedettismo, ricordando anche i tempi in cui Matelica, Treia, Macerata, erano parte dell’arcidiocesi di Camerino. Come momento di verifica dell’attenzione sulle ferite del sisma, Brugnaro ha sviluppato l’aspetto che gli sta più a cuore,  riferito alla situazione attuale del territorio, dove le domande del dove, come, quando ricostruire, hanno prima di tutto bisogno di comprendere la vastità e la profondità del danno che, dal 24 agosto e fino a pochi giorni fa, il sisma ha provocato. “Ciò ha suscitato molta attenzione, scalpore e interesse – riferisce - soprattutto, per la poca notorietà e la scarsa informazione che circola sulla situazione di un territorio certamente lacerato, grazie a Dio, senza contare morti, né feriti; è talmente grave il danno che le nostre piccole e grandi comunità hanno subìto, nel patrimonio religioso, nel patrimonio civile, nelle case nelle istituzioni, che siamo messi in ginocchio. La nostra diocesi non ha disposizione nessuna chiesa. Su 470 edifici ecclesiastici, 315 sono distrutti; vi sono luoghi dove manca la comunità; i parroci sono fuori dalle parrocchie perché non ci sono canoniche. Ho cercato di illustrare come la gravità e l’attenzione debbano ad un tempo coniugarsi insieme; ci vuole tanta attenzione perché la gravità è stata tanta”. A conclusione del suo intervento, l’arcivescovo ha raccomandato di coltivare con attenzione l’aspetto del capire cosa voglia il territorio, sapendo che è un territorio sismico, evidenziando la necessità di ricostruire secondo criteri di sicurezza; “non con una certa sicurezza, ma con i criteri che scientificamente si danno”.

Carla Campetella

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“Un’esperienza allucinante, non si può trattare un bambino così”. È una mamma di San Severino a parlare, Roberta Spernanzoni, e cosa sia successo è presto detto: si è trovata a dover fare ben quattro volte la strada San Severino-Macerata a notte fonda, con un bambino malato, per fare un’ecografia. Il suo piccolo, martedì scorso, aveva forti dolori ad un testicolo e alle 21 Spernanzoni, insieme a sua suocera, lo ha portato al punto di primo intervento di San Severino. Qui è stato visitato ma, non essendo più attivo il reparto pediatrico e non essendoci più il pediatra, il piccolo è stato dimesso e alla mamma è stato consigliato di rivolgersi al pronto soccorso di Macerata. “Fin qui - commenta - nulla da obiettare, ero consapevole che sarebbe successo. E così ho fatto il primo viaggio verso Macerata, dove la pediatra in servizio, l’unica quella notte, ha visitato mio figlio ma ha ritenuto che il problema fosse di competenza dell’urologo”. Il medico non era presente in ospedale ma era reperibile ed è stata la stessa pediatra a contattarlo. “Tuttavia - racconta ancora - senza un’ecografia del testicolo, il suo intervento sarebbe stato inutile. Dato che a Macerata il radiologo è presente h24, mi sarei aspettata e sarebbe stato logico fare l’ecografia lì. Ma così non è andata - aggiunge - perché senza conoscerne il motivo sono stata rimandata all’ospedale di San Severino“. A mezzanotte quindi il secondo viaggio, altri 30 chilometri. All’ospedale settempedano il radiologo è reperibile nei turni notturni e, grazie all’arrivo di una urgenza è stato preso in carico anche il figlio della giovane mamma. “Solo per lui - dice - non sarebbe venuto. Fra la visita e l’attesa del referto, all’una e mezza abbiamo finito e per fortuna il medico del pronto soccorso di San Severino ci ha fato la cortesia di avvertire l’urologo reperibile di Macerata che stavamo tornando all’ospedale. E così, per la terza volta in macchina. Quando siamo arrivati il medIco ha visitato mio figlio e poi siamo tornati a casa. Morale della favola - incalza - ho dovuto fare quattro volte quella strada, di notte, perché il radiologo di Macerata non ha effettuato l’ecografia. E il motivo non mi è stato detto“. Spernanzoni la definisce un’esperienza “allucinante”, tanto più trattandosi di un bimbo a cui, con la stanchezza dovuta ai continui trasferimenti da un ospedale all’altro, è salita anche la febbre. “Fino a poco tempo fa - spiega sua madre - soffriva di crisi compulsive dovute alla febbre. E poi, se fosse successo qualcosa per strada, di chi sarebbe stata la responsabilità?”. Spernanzoni ha poi voluto sottolineare la condizione difficile in cui opera il pediatra di Macerata nelle ore notturne, sostenendo che per risolverla basterebbe potenziare gli ospedali satellite: “La pediatria è intasata, c’è un solo medico di notte che deve occuparsi dei bambini del pronto soccorso, dei neonati, e dei bimbi ricoverati. A San Severino hanno tolto tutto, anche il reparto pediatrico, ma per fortuna che la struttura ancora c’è. Altrimenti per l’ecografia non so come avrei fatto. Anziché parlare di ospedale unico - conclude - potenzino gli ospedali satelliti”.

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La violenta ondata di maltempo di oggi pomeriggio ha provocato diversi disagi alla viabilità in tutto il territorio del Comune di San Severino. Gli agenti della Polizia Locale e gli operai dell’Ufficio Manutenzioni sono intervenuti per diverse chiamate. Allagamenti in viale Varsavia e lungo la strada che conduce alla località Sassuglio con relativa chiusura.

Il forte vento ha divelto cartelli, transenne e recinzioni in diversi cantieri della ricostruzione post terremoto. Alberi caduti nei pressi del santuario della Madonna dei Lumi e in via Del Vallato.

Allagamenti anche sulla strada comunale che conduce alla frazione di Maricella. 

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Conclusa con successo la riparazione della rottura della condotta idrica dell’Acquedotto Acquasanta riscontrata a Pieve Torina in località Pinturetta di Lucciano. A causa della rottura lo scorso venerdì era stato necessario interrompere l'erogazione idrica a servizio dei comuni di Camerino e Muccia.

La Ditta specializzata incaricata tempestivamente dall''Unione Montana Marca di Camerino, proprietaria dell'infrastruttura idrica, è intervenuta con competenza operando peraltro in condizioni difficoltose e in giorni festivi.  Le Amministrazioni Comunali di Camerino (tramite la ASSM di Tolentino)  e Muccia sono state in grado di sopperire  efficacemente e puntualmente  ai disagi dovuti alla riduzione degli apporti idrici in alcune zone dei rispettivi territori.

 

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