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Don Edgard Mbegu e i problemi della sua Tanzania

Venerdì, 09 Ottobre 2009 02:00 | Letto 962 volte   Clicca per ascolare il testo Don Edgard Mbegu e i problemi della sua Tanzania Don Edgar Mbegu è un sacerdote tanzanese, il quale nel 1990 aveva frequentato a Roma il primo ciclo di studi di Teologia. Nel 1995 giunse a Caldarola poiché doveva completare la tesi di dottorato alla Pontificia Università Urbaniana di Roma. Don Gilberto Spurio, allora parroco di Caldarola, gli trovò alloggio e lui collaborò come assistente in Parrocchia, completando così gli studi a Roma. Nel novembre 1997, alla fine dei corsi, rientrò in Tanzania nella sua Diocesi di Sumbawanga, dove operò come animatore diocesano dellApostolato dei Laici, nella Pastorale Giovanile. Dal 2001 ad oggi è impegnato come responsabile nazionale della Pastolare delle Famiglie e dei Giovani nella Conferenza Episcopale con sede nella capitale Dar es Salaam. Un delicato incarico dove bisogna saper comunicare e comprendere le molteplici esigenze di tutti. È sempre impegnato in giro per la nazione ad acquisire le problematiche dei giovani e delle famiglie per cercare di aiutarli. Il Tanganica raggiunse lindipendenza dalla Gran Bretagna nel 1961; il nome “Tanzania” nacque nel 1964 dalla fusione del Tanganica (Tanzania continentale) con larcipelago di Zanzibar. Alla fine del mese di luglio Edgar si è concesso un viaggio in Italia per ritrovare gli amici della Parrocchia di Caldarola, i quali lo ricordano con affetto, perché aveva sempre una parola saggia per tutti. Nella veste di attento osservatore, ci fornisce gradite notizie e impressioni sulla situazione attuale del suo paese. Ricorda con piacere Julius Nyerere (1922 - 1999) insegnante, economista e grande statista, padre della Tanzania, uomo dalla riconosciuta integrità. Nyerere, quaranta anni fa, dopo il colonialismo, sosteneva che se il popolo desiderava lo sviluppo, erano necessarie quattro condizioni: partecipazione del popolo alla vita pubblica, suolo fertile, onesta linea di condotta in politica e una saggia leadership. Edgar, con un velo di tristezza, costata oggi che da allora ben poco è cambiato. Viene spontanea la domanda: “Perché lideale di una nazione migliore non si è concretizzato?”. In Tanzania il popolo vorrebbe partecipare alla vita pubblica, il suolo è fertile, lacqua non manca, anche il sottosuolo è ricco di oro (terzo esportatore al mondo dopo Sudafrica e Ghana) diamanti e tanzanite, un minerale che si usa per il vetro. Teoricamente, anche lonesta linea di condotta in politica sembrerebbe realizzata, i piani poliennali di sviluppo sono stati completati. Luomo comune però non avverte i miglioramenti e si rende conto che nulla o quasi è cambiato. Da unanalisi spicciola sembra sia mancata la quarta condizione, cioè la saggia conduzione della Tanzania non si è verificata. Ciò ha portato alla corruzione, come ha dichiarato il presidente americano Obama nel suo recente discorso in Ghana: “AllAfrica mancano politici onesti”. Durante e dopo il colonialismo ci si lamentava che i beni del sottosuolo e la ricchezza del paese prendevano la strada della madrepatria dei colonizzatori. Dopo 48 anni, e, soprattutto nellultimo ventennio, ci si è accorti che il benessere e la ricchezza sono solo per pochi: per i politici, le loro famiglie e il loro entourage. Ingenti capitali sono depositati e investiti in banche estere: si stima che oltre 50 milioni di dollari USA dellAfrica sub sahariana siano versati nelle banche europee, americane e nei paradisi fiscali. Leffetto, sotto gli occhi di tutti, è che la maggioranza delle persone comuni rimane nella povertà assoluta: mancano idonee cure sanitarie, scuole, acqua potabile, adeguate vie di comunicazione, elettricità e tutto il resto indispensabile a una vera modernizzazione. La sanità e la scuola non preoccupano più di tanto la classe politica: i loro figli studiano in prestigiosi college allestero e loro si curano in rinomate cliniche private sempre fuori del territorio nazionale. Nei principali ospedali tanzanesi spesso mancano acqua, farmaci, apparecchiature sanitarie, scarseggiano i medici e il personale parasanitario. Nelle scuole mancano gli insegnanti, i libri, persino i banchi, anche le strutture sono arrangiate. A onore del vero, Edgar chiarisce anche che gli stipendi dei medici e degli insegnanti sono bassi. Invece politici, banchieri, esattori del fisco, magistrati fanno parte della classe abbiente che non subisce le crisi; il reddito non è equamente distribuito. Fin dal più sperduto villaggio si dispone dei cellulari, i ripetitori sono installati e tenuti in funzione - a costi irrisori - dalle multinazionali. Questi apparecchi, pur utilissimi se utilizzati saggiamente, non riescono a migliorare la qualità della vita della maggior parte dei poveri, anzi per loro è un pesante onere. La mancanza della necessaria istruzione e di corretta informazione fa sì che la maggioranza della popolazione non riesca a rendersi conto di quali siano i reali problemi del paese e di come si possa migliorare il tenore e la qualità della loro vita. La concezione dei diritti, doveri e privilegi non è correttamente percepita. Lacqua, le strade, le scuole e le cure sanitarie sono ritenute da qualcuno come privilegi e non come diritti inalienabili. Cè bisogno di istruire le persone per metterle in grado di conoscere i loro diritti e doveri e di saper chiedere spiegazioni critiche allinavvicinabile leadership. Da ciò nascerebbe senza dubbio una democratizzazione di tutta la società, senza la quale la povertà non si potrà sconfiggere né tantomeno si potrà limitare i danni delle più diffuse malattie. In tutto ciò la Chiesa può svolgere un ruolo fondamentale, prima di tutto essendo più vicina ai sofferenti e ai bisognosi, vittime di questa situazione. Dovrebbe partecipare attivamente al processo distruzione e formazione, impegnandosi soprattutto nella giustizia sociale. Allinterno della Conferenza Episcopale cè un Comitato per la Giustizia Sociale che si adopera a preparare una classe giovanile e dirigente migliore. Facciamo gli auguri di un felice ritorno a Edgar, sperando che ci venga a trovare di nuovo, portandoci notizie di prima mano sullAfrica nera, e che le legittime aspirazioni dei suoi connazionali si realizzino. Eno Santecchia  

Don Edgar Mbegu è un sacerdote tanzanese, il quale nel 1990 aveva frequentato a Roma il primo ciclo di studi di Teologia. Nel 1995 giunse a Caldarola poiché doveva completare la tesi di dottorato alla Pontificia Università Urbaniana di Roma. Don Gilberto Spurio, allora parroco di Caldarola, gli trovò alloggio e lui collaborò come assistente in Parrocchia, completando così gli studi a Roma.
Nel novembre 1997, alla fine dei corsi, rientrò in Tanzania nella sua Diocesi di Sumbawanga, dove operò come animatore diocesano dell'Apostolato dei Laici, nella Pastorale Giovanile. Dal 2001 ad oggi è impegnato come responsabile nazionale della Pastolare delle Famiglie e dei Giovani nella Conferenza Episcopale con sede nella capitale Dar es Salaam. Un delicato incarico dove bisogna saper comunicare e comprendere le molteplici esigenze di tutti. È sempre impegnato in giro per la nazione ad acquisire le problematiche dei giovani e delle famiglie per cercare di aiutarli.
Il Tanganica raggiunse l'indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1961; il nome “Tanzania” nacque nel 1964 dalla fusione del Tanganica (Tanzania continentale) con l'arcipelago di Zanzibar.
Alla fine del mese di luglio Edgar si è concesso un viaggio in Italia per ritrovare gli amici della Parrocchia di Caldarola, i quali lo ricordano con affetto, perché aveva sempre una parola saggia per tutti. Nella veste di attento osservatore, ci fornisce gradite notizie e impressioni sulla situazione attuale del suo paese. Ricorda con piacere Julius Nyerere (1922 - 1999) insegnante, economista e grande statista, padre della Tanzania, uomo dalla riconosciuta integrità.
Nyerere, quaranta anni fa, dopo il colonialismo, sosteneva che se il popolo desiderava lo sviluppo, erano necessarie quattro condizioni: partecipazione del popolo alla vita pubblica, suolo fertile, onesta linea di condotta in politica e una saggia leadership.
Edgar, con un velo di tristezza, costata oggi che da allora ben poco è cambiato. Viene spontanea la domanda: “Perché l'ideale di una nazione migliore non si è concretizzato?”.
In Tanzania il popolo vorrebbe partecipare alla vita pubblica, il suolo è fertile, l'acqua non manca, anche il sottosuolo è ricco di oro (terzo esportatore al mondo dopo Sudafrica e Ghana) diamanti e tanzanite, un minerale che si usa per il vetro.
Teoricamente, anche l'onesta linea di condotta in politica sembrerebbe realizzata, i piani poliennali di sviluppo sono stati completati. L'uomo comune però non avverte i miglioramenti e si rende conto che nulla o quasi è cambiato.
Da un'analisi spicciola sembra sia mancata la quarta condizione, cioè la saggia conduzione della Tanzania non si è verificata. Ciò ha portato alla corruzione, come ha dichiarato il presidente americano Obama nel suo recente discorso in Ghana: “All'Africa mancano politici onesti”.
Durante e dopo il colonialismo ci si lamentava che i beni del sottosuolo e la ricchezza del paese prendevano la strada della madrepatria dei colonizzatori. Dopo 48 anni, e, soprattutto nell'ultimo ventennio, ci si è accorti che il benessere e la ricchezza sono solo per pochi: per i politici, le loro famiglie e il loro entourage. Ingenti capitali sono depositati e investiti in banche estere: si stima che oltre 50 milioni di dollari USA dell'Africa sub sahariana siano versati nelle banche europee, americane e nei paradisi fiscali.
L'effetto, sotto gli occhi di tutti, è che la maggioranza delle persone comuni rimane nella povertà assoluta: mancano idonee cure sanitarie, scuole, acqua potabile, adeguate vie di comunicazione, elettricità e tutto il resto indispensabile a una vera modernizzazione.
La sanità e la scuola non preoccupano più di tanto la classe politica: i loro figli studiano in prestigiosi college all'estero e loro si curano in rinomate cliniche private sempre fuori del territorio nazionale.
Nei principali ospedali tanzanesi spesso mancano acqua, farmaci, apparecchiature sanitarie, scarseggiano i medici e il personale parasanitario. Nelle scuole mancano gli insegnanti, i libri, persino i banchi, anche le strutture sono arrangiate.
A onore del vero, Edgar chiarisce anche che gli stipendi dei medici e degli insegnanti sono bassi. Invece politici, banchieri, esattori del fisco, magistrati fanno parte della classe abbiente che non subisce le crisi; il reddito non è equamente distribuito.
Fin dal più sperduto villaggio si dispone dei cellulari, i ripetitori sono installati e tenuti in funzione - a costi irrisori - dalle multinazionali. Questi apparecchi, pur utilissimi se utilizzati saggiamente, non riescono a migliorare la qualità della vita della maggior parte dei poveri, anzi per loro è un pesante onere.
La mancanza della necessaria istruzione e di corretta informazione fa sì che la maggioranza della popolazione non riesca a rendersi conto di quali siano i reali problemi del paese e di come si possa migliorare il tenore e la qualità della loro vita.
La concezione dei diritti, doveri e privilegi non è correttamente percepita. L'acqua, le strade, le scuole e le cure sanitarie sono ritenute da qualcuno come privilegi e non come diritti inalienabili.
C'è bisogno di istruire le persone per metterle in grado di conoscere i loro diritti e doveri e di saper chiedere spiegazioni critiche all'inavvicinabile leadership. Da ciò nascerebbe senza dubbio una democratizzazione di tutta la società, senza la quale la povertà non si potrà sconfiggere né tantomeno si potrà limitare i danni delle più diffuse malattie.
In tutto ciò la Chiesa può svolgere un ruolo fondamentale, prima di tutto essendo più vicina ai sofferenti e ai bisognosi, vittime di questa situazione. Dovrebbe partecipare attivamente al processo d'istruzione e formazione, impegnandosi soprattutto nella giustizia sociale. All'interno della Conferenza Episcopale c'è un Comitato per la Giustizia Sociale che si adopera a preparare una classe giovanile e dirigente migliore.
Facciamo gli auguri di un felice ritorno a Edgar, sperando che ci venga a trovare di nuovo, portandoci notizie di prima mano sull'Africa nera, e che le legittime aspirazioni dei suoi connazionali si realizzino.
Eno Santecchia


 

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