Anselmi elezionI M. s. martino

 

Notizie religiose nelle Marche

Nella mattinata di domenica 2 settembre 2018 l’immagine della Madonna del monte tornerà a Caldarola in occasione della festa del beato Francesco, che la commissionò a Lorenzo d’Alessandro nel 1491 per invocazione la sua protezione sulle opere caritative da lui fondate in un periodo della storia caldarolese di grande crisi.

Il 15 agosto 2016 era stata solennemente esposta la venerata immagine mariana nel santuario dedicata alla Madonna del monte. L’ostensione si sarebbe dovuta concludere il successivo 8 settembre, ma il sisma iniziato la notte del 24 agosto ne ha impedito la conclusione.

L’ostensione di questa quest’anno vuole essere la conclusione posticipata per forza maggiore.

Dal 24 agosto la chiesa,infatti, fu subito chiusa per le gravi lesioni al lanternino della cupola. Con il proseguimento dell’evento sismico, sempre più devastante fino al 30 ottobre2016, nel marzo successivo l’immagine fu posta in salvo nel deposito diocesano.

Anche l’immagine della Madonna del monte ha condiviso lo sfollamento dei caldarolesi. Il suo rientro, anche se per breve tempo, rappresenta per i cristiani che vivono ora a Caldarola e per i numerosi sfollati, ancora lontani, un momento di conforto come avviene in famiglia quando dopo tanto tempo una mamma torna a casa.

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All'età di 87 anni ci ha lasciati la cara esistenza di don Costantino Fefè. Il decesso è avvenuto nella tarda serata di lunedì 20 agosto. Si è spento serenamente, confortato dalla vicinanza e dall'affetto dei confratelli che vivevano con lui nella casa del Clero di Pian di Pieca a seguito degli eventi sismici del 2016. Persona mite e sensibile, don Costantino ha dedicato la sua vita alla musica sacra; appena ordinato sacerdote 63 anni fa aveva frequentato il Pontificio Istituto Superiore di Musica Sacra in Roma conseguendo il diploma di Canto Gregoriano. Rientrato in diocesi, ha svolto le mansioni di Maestro di Cappella in Duomo, pur continuando a frequentare i corsi di Organo liturgico a Pesaro e a Perugia. Insegnante di Musica Sacra e Liturgia nei due seminari, è stato Cappellano delle Monache Carmelitane di Camerino e, dal 1968, Canonico della Cattedrale e Delegato diocesano presso l’Associazione Italiana S. Cecilia. Ha continuato ad insegnare Educazione musicale nel Seminario minore e nelle Scuole Medie di Camerino, Castelraimondo, Pioraco, Fiuminata, Serravalle e Muccia. Tutti i suoi allievi lo ricordano con affetto;facendo tesoro dei suoi preziosi insegnamenti, molti di essi hanno continuato come coristi o strumentisti. Grande musicista e  uomo di profonda cultura musicale, don Costantino Fefè sarà sempre ricordato come  uno dei più raffinati interpreti della cultura musicale cattolica. Uno dei pochi in grado di capire quale fosse il tipo di brano musicale da collegare  al contesto liturgico che si stava vivendo in chiesa. Dopo un infarto, nel 1987 divenne Rettore della Chiesa di S. Biagio in Capriglia e del Santuario Madonna di Caspriano, continuando a seguire una ventina di piccole scholæ cantorum della Diocesi. La liturgia funebre presieduta dall’Amm. Ap. S. E. Mons. Brugnaro, avrà luogo giovedì 23 agosto alle ore 9,30 presso la Parrocchia S. Maria Assunta in Pian di Pieca.

C.C.

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In Calabria per conoscere il nuovo arcivescovo di Camerino-San Severino Marche. È l’attuale pastore, Francesco Giovanni Brugnaro, che ha fatto visita al suo successore, Francesco Massara. L’occasione è servita per conoscersi personalmente e confrontarsi su questioni relative all’arcidiocesi.

“Siamo di fronte ad un mare e una natura splendidi - ha esordito Brugnaro - Ci siamo confrontati su ciò che lui desidera e su ciò che possiamo fare - ha aggiunto - Un incontro a sorpresa, che non era previsto, ma che è nato da un mio discernimento e così sono venuto da lui. Abbiamo parlato e parleremo ancora della diocesi, chi è più vecchio racconta dell’esperienza e chi è più giovane ascolta”.

L’ordinazione di mons. Massara, che ama farsi chiamare semplicemente don Franco, avverrà il 6 ottobre in Calabria, poiché sia la cattedrale di Camerino che la concattedrale di San Severino sono inagibili a causa del sisma. Poi, si insedierà in diocesi domenica 21.

“Ho avuto la gioia e l’onore di avere Sua Eccellenza qui in Calabria - ha detto don Franco - siamo stati fraternamente insieme. Ci eravamo conosciuti solo per telefono e ora l’ho portato in uno dei posti più belli, con un panorama bellissimo sul Mar Tirreno. Sarà un immenso piacere - ha concluso - conoscere le comunità e abbracciarle tutte quante”.

 

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Oltre 300 giovani hanno dato  il via da Camerino a “Marche in Cammino", pellegrinaggio sulla strada verso Casa lungo la Via Lauretana. Organizzato dalle diocesi del Sud delle Marche in preparazione al Sinodo dei Giovani, che si svolgerà a Roma l’11 e il 12 agosto prossimi, tappa dopo tappa, il cammino incontrerà le comunità colpite dal sisma, facendo sosta nei luoghi significativi di spiritualità fino a raggiungere Loreto nella giornata di venerdì 10 agosto. Zaino in spalla e tenaci motivazioni in cuore, fin dal pomeriggio di sabato, un fiume di ragazzi, ha raggiunto gli impianti sportivi della loc. Le Calvie. Ad accoglierli i vescovi di Camerino e Macerata Francesco Brugnaro e Nazareno Marconi, insieme a religiosi e rappresentanti delle aggregazioni di pastorale giovanile delle diocesi camerte settempedana e maceratese, delle amministrazioni locali e dell’università;, il vespro e il momento di preghiera presso lo Stadio Livio Luzi hanno introdotto ai successivi momenti conviviale e di condivisione, caratterizzati da interventi e testimonianze.

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“ Bisogna uscire da noi stessi e Gesù, mettendoci in cammino, ci aiuta a farlo”. E’ il messaggio che ha voluto rivolgere l’Arcivescovo Francesco Brugnaro sottolineando che la sfida non è solo imparare qual è la strada ma imparare ogni giorno chi è Gesù, affrontando il nostro personale cammino, portandoci dietro le nostre croci : “ Gesù ci aiuta a capire e riconoscerlo nella storia, ci aiuta a riconoscerlo nella Parola di Dio e nella carità. E la pratica di questo riconoscimento- ha detto Brugnaro- ci permette di essere dei donatori di speranza, anche per la situazione drammatica nella quale si trova la nostra regione, a causa del sisma. La gioia che proviamo noi, deve diventare la speranza di ogni uomo”. Un esperienza di grande valore spirituale condivisa tra più diocesi e che permetterà ai giovani di tutte le Marche di conoscersi.” Il titolo del pellegrinaggio è “ Verso Casa” perché noi torniamo verso la Casa del Signore, ma credo che il significato sia anche quello di 2tornare verso un recupero della casa” – ha affermato Mons. Nazareno Marconi- “ Nella realtà del terremoto è un tema che sentiamo molto forte e, la casa più importante non è tanto quella fatta di mattoni quanto quella costruita sulle persone che si accolgono, si vogliono bene, si capiscono, si vengono incontro. Ricostruire la casa, ricostruire la casa delle person, è il senso più importante che vogliamo scoprire insieme”. Nato come iniziativa delle Pastorali Giovanili delle Marche il cammino si svolge in tre grandi percorsi per confluire a Loreto e, in ciascuno dei percorsi, coinvolge più diocesi che camminano e collaborano insieme “ Speriamo che i giovani che camminano insieme siano un segno anche per gli adulti; a volte è facile dividersi- ha detto Marconi- quando è invece importante affrontare uniti il percorso ". 

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A portare il suo saluto in rappresentanza dell’amministrazione comunale di Camerino, l’assessore ai servizi sociali Antonella Nalli: “ Essere qui presente in mezzo a tanti giovani, è un’emozione fortissima. E’ un vero segnale di speranza di cui tutti noi abbiamo bisogno. Nella prima giornata di cammino,  per loro  subito una salita da affrontare. Sappiamo che tutto il nostro cammino è in salita e, come ha sottolineato l’Arcivescovo Brugnaro, portandoci dietro le nostre croci. Ognuno di noi è consapevole delle difficoltà e dei pesi della vita quotidiana e condividere le insidie della strada della vita ci permette di essere uniti e meno soli. L’aver deciso di partire dalla diocesi di Camerino e dalla nostra città fortemente colpita dal terremoto, dove i cuori delle persone stesse sono stati duramente messi alla prova,è un bellissimo segnale di vicinanza delle diocesi e dei territori. Anche questi gesti contribuiscono a farci sentire meno soli”. Gioiosa e vivace l’intera serata, arricchita anche da filmati e testimonianze che hanno ripercorso i drammatici giorni seguiti alle scosse del 2016 a Camerino nell’entroterra montano, con i contributi dell’esperienza delle associazioni "IoNonCrollo” e “Sibillini Lab”. In primo piano anche la capacità di resilienza e determinazione di Unicam che ha saputo rispondere con fatti concreti allo slogan “ il futuro non crolla”. Ne ha illustrato le varie fasi, la delegata dell’università di Camerino professoressa Elisabetta Torregiani, felice di salutare i giovani impegnati nel pellegrinaggio: “ La stessa nostra istituzione si fonda sui giovani. Il santuario di Loreto è la méta dei 300 giovani del pellegrinaggio e anche i nostri studenti universitari stanno percorrendo un cammino che riguarda il loro futuro. Che la loro esperienza di vita possa racchiudere i valori dello spirito e della cultura, credo significhi dare un sostegno forte a tutto il proprio personale percorso ”. “ Vedere un numero così grande di ragazzi che scelgono di vivere un’esperienza completamente nuova- ha detto don Marco Gentilucci, accompagnatore del gruppo per la diocesi di Camerino- è segno di grande vitalità della Chiesa. I giovani hanno una voce in capitolo nelle scelte della Chiesa e credo che con questa loro testimonianza stiano rispondendo appieno alle intenzioni per il Sinodo di Papa Francesco. Che i giovani lascino un segno chiaro, riuscendo a muovere anche le coscienze di chi più in alto di loro anche per età, deve decidere per tutti e anche per loro. Quando si parte si vuole sempre arrivare ad una mèta e- ha aggiunto- una partenza dei giovani da Camerino vuole imprimere un segno su questa nostra terra; un gesto concreto che testimonia la volontà di starci accanto”. Prima dell’arrivo a Loreto, 

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"Sono don Franco". Sorpresa, stupore, in qualche caso anche incredulità per i sindaci dei comuni della diocesi di Camerino - San Severino Marche nel sentire dall'altro capo del telefono la voce del nuovo arcivescovo don Francesco Massara, chiamato solo pochi giorni fa da papa Francesco a guidare la diocesi camerte-settempedana. L'arcivescovo, che prenderà possesso della sua cattedra il prossimo 21 ottobre, ha così voluto presentarsi alle comunità di cui è stato eletto Pastore chiedendo cordialmente ai primi cittadini informazioni riguardanti la situazione dei centri gravemente colpiti dal sisma, esprimendo allo stesso tempo il desiderio di conoscere di persona i comuni e i cittadini della diocesi. Colloqui che hanno rasserenato la giornata dei sindaci che ormai da quasi due anni sono in prima linea nell'emergenza sisma, con monsignor Massara che ha dato concretamente seguito alle sue prime parole di saluto alla comunità diocesana: "Vengo da vescovo ad essere parroco della chiesa di Camerino - San Severino Marche per portare in mezzo a voi il Vangelo della speranza". I primi ad essere stati chiamati nella giornata di sabato, poche ore dopo l'annuncio dell'elezione, i sindaci di Camerino, Gianluca Pasqui, e San Severino, Rosa Piermattei, con mons. Massara che ha continuato anche nelle ultime ore a contattare i rappresentanti delle singole comunità, telefonando anche ai sacerdoti e al personale della Curia. "Sto chiamando perchè è giusto che sia così - le parole dell'arcivescovo massara - Se non lavoriamo insieme, se non cresciamo insieme non si va da nessuna parte. Il Signore lavorava con i suoi apostoli ed io cercherò di lavorare con i miei sacerdoti ed anche con le istituzioni. Se si lavora insieme faremo sicuramente qualcosa di buono per le nostre comunità". L'arcivescovo Massara, che non ha mai visitato il territorio della diocesi che gli è stata affidata, ha anche incontrato una famiglia settempedana che, al momento della nomina, si trovava in vacanza a Tropea. "Un anticipo - ha concluso il vescovo Franco - degli incontri che farò con la gente delle nostre comunità". 

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