Terminati i lavori dei locali destinati ad ospitare la biblioteca del Seminario Arcivescovile, con annesso l’archivio diocesano, dopo che il terremoto aveva danneggiato i vecchi locali. Una delle opere volute dall’arcivescovo Francesco Giovanni, che ha invitato alla breve cerimonia di inaugurazione anche i dirigenti scolastici “perchè – le parole dell’arcivescovo – ritengo importante insegnare ai nostri ragazzi quello che il passato ci ha donato e che, per noi, costituisce un presente meraviglioso e degno di essere tramandato. Presidi e professori dovrebbero essere dei grandi mediatori di cultura, aiutando i giovani a comprendere dove nasce e come si costruisce la storia”. Una data importante, dunque, che segna il recupero e la messa in sicurezza di un grande patrimonio culturale, come ha tenuto a sottolinerare il professor Luca Barbini, archivista della diocesi, che ha poi ringraziato mons. Brugnaro per “essersi in ogni modo adoperato per la cultura, reperendo fondi e stimolando ciascuno di noi affinchè i lavori, iniziati poco più di un mese fa, fossero conclusi nel minor tempo possibile. Una biblioteca che contiene molte opere preziose e circa 60 archivi parrocchiali recuperati doppo il terremoto”. “Un segno di ripresa della cultura nella nostra città di Camerino – così il professor Pierluigi Falaschi – Una biblioteca pregevolissima, che ha raccolto i libri di studiosi insigni e che non doveva essere perduta”.

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l'archivista Luca Barbini e l'arcivescovo Brugnaro

 

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l'arcivescovo Francesco Giovanni, il dott. Falaschi e il preside Maurizio Cavallaro

 

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l'arcivescovo Brugnaro e il tenente colonnello del nucleo tutela patrimonio artistico Grasso

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 don Cherubino Ferretti con l'Arcivescovo

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Si sono svolti nella chiesa parrocchiale di Masnago (Varese), dove ha vissuto l’ultimo periodo della sua lunga vita accudita dalla figlia Daniela e dalla sua famiglia, I funerali di Anna Brugnaro, mamma dell’Arcivescovo Francesco Giovanni, scomparsa all’età di 101 anni lo scorso mercoledì 10 ottobre.

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Una presenza commossa quella dei fedeli, alcuni giunti anche dalla diocesi di Camerino – San Severino Marche, tra cui il sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci, il presidente della Contram Stefano Belardinelli e il professore Massimo Sargolini, consigliere della Masogiba ed ex presidente dell’Azione Cattolica diocesana legato all’arcivescovo da profonda amicizia, che hanno partecipato al rito funebre presieduto dallo stesso arcivescovo Francesco Giovanni che al termine della celebrazione ha avuto parole commosse di ringraziamento per quanti, vescovi, sacerdoti, fedeli sono stati a lui vicini. Un ringraziamento particolare mons. Brugnaro lo ha rivolto anche al parroco e alla comunità di Masnago, dove la mamma Anna ha concluso la sua esperienza terrena. Ai presenti l’arcivescovo Francesco Giovanni ha chiesto la preghiera e “ di vivere questo momento di lutto – le sue parole - sapendo che non è la misura del tempo quella che il Signore ci ha insegnato a vivere, ma il modo con cui si vive il tempo in maniera da trasformarlo in grazia e in pienezza di vita, con una coscienza gioiosa e serena”. L’invito dell’arcivescovo è stato quello di “aver cura dei propri familiari anche quando sono avanti negli anni perchè il loro sguardo sulla vita esprime il desiderio di eternità. Se poi si crede in Gesù si ha la certezza che questo desiderio è una promessa che non delude”. Infine mons. Brugnaro ha voluto condividere il messaggio inviatogli dal procuratore della repubblica di Macerata Giovanni Giorgio: “Sembra che per la volontà di Dio la sua mamma sia stata il suo angelo custode, lei che è stato consacrato da papa Benedetto nel giorno dei santi Arcangeli Gabriele, Michele, Raffaele, fino al completamento della sua missione camerte”. Presente, come detto, il sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci, che ha voluto essere vicino al suo amico arcivescovo. “Vicino in rappresentanza di una comunità a mons. Francesco Giovanni in questo momento particolare – così il sindaco Gentilucci – nel quale si sta concludendo la sua missione di vescovo in mezzo a noi. Un momento difficile per l’arcivescovo che con la morte della mamma perde anche la sua musa ispiratrice, le radici della propria esistenza”.

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“Anche oggi il nostro arcivescovo ci ha detto parole importanti – così il presidente della Contram Stefano Belardinelli giunto addirittura da Bari per partecipare alla celebrazione – invitandoci a fare bene le cose. Credo che queste riflessioni, che spesso ha condiviso con noi, le ha tratte anche dall’insegnamento di sua madre.

“Abbiamo ritenuto di dover essere presenti – le parole di Massimo Sargolini – perchè sappiamo che il vescovo era molto legato alla mamma, che lo ha sostenuto anche nel periodo del suo ministero episcopale a Camerino. La fine del suo mandato è coincisa perfettamente con la dipartita della mamma. E questa coincidenza riteniamo sia un segno”.

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l'abbraccio con la mamma dell'arcivescovo il giorno della sua ordinazione a Camerino

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Un dono, quello che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella farà all’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro domani mattina in occasione della sua visita ad Esanatoglia. La visita, in occasione dell’inaugurazione della scuola media intitolata a Carlo Alberto Dalla Chiesa, prevede infatti anche un passaggio alla Villa del Seminario, poco fuori la cittadini. 

Si tratta di una residenza ristrutturata con i fondi del terremoto del 1997 che oggi accoglie una 50ina di studenti universitari del Collegio Bongiovanni di Camerino, lesionato e delocalizzato a seguito del sisma del 2016. La dimora ospita anche, unica nell’arcidiocesi, campi scuola e attività della vita pastorale.

“Sono molto contento - afferma l’arcivescovo Brugnaro - perché il Presidente Mattarella ha accondisceso a visitare la Villa del Seminario. Per noi è la conclusione felice di un lungo percorso. Siamo onorati di ricevere la prima carica dello Stato ma anche estremamente grati nel completare l’opera che abbiamo dedicato alla vita di un collegio”.

Infatti alla ristrutturazione della residenza ha collaborato la Caritas nazionale, domani rappresentata da don Andrea La Regina e da altre fonti di beneficenza e finanziamento, compresa la legge sulle delocalizzazioni. 

“È frutto - torna poi a dire - anche degli sforzi che la nostra diocesi ha fatto insieme alla Ma.So.Gi.Ba, la Fondazione Maria Sofia Giustiniani Bandini (la principessa che donò il castello di Lanciano alla diocesi di Camerino-San Severino, ndr) per dare un segnale importante. Mi permetto di aggiungere - sottolinea - seppur con modestia, che si tratta di una cosa importante anche per la stessa Esanatoglia poiché i giovani ospiti della Villa animano la cittadina e vanno a beneficio della comunità che li accoglie”.

Infine Brugnaro torna a ringraziare tutti quanti hanno a vario titolo lavorato all’opera che ha definito un “grande segno di solidarietà” che ha fatto seguito alla difficile condizione in cui la diocesi si è trovata dopo il sisma.   

“Questo sentimento di gratitudine - conclude - ci permette di sperare concretamente nei miglioramenti, anche se talvolta la speranza perde un’ala”.

“Noi vogliamo e pretendiamo di rimanere in montagna. È un nostro diritto sancito dalla Costituzione e vogliamo esercitarlo fino in fondo”. Con queste parole il sindaco di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci, ha concluso il suo discorso prima di consegnare le ultime 40 soluzioni abitative emergenziali. Con la mattinata di oggi, è stata ultimata la consegna delle 63 casette che il Comune aveva richiesto, per le frazioni di Gualdo e Nocria e per il capoluogo.

Sono quindi 62 i nuclei familiari che tornano ad abitare Castelsantangelo, 125 persone, che si vanno ad aggiungere alle 15 le cui abitazioni non hanno subito danni dal terremoto.

Alla cerimonia hanno preso parte, insieme al sindaco Falcucci, l’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, il presidente della Regione Luca Ceriscioli, l’assessore regionale Angelo Sciapichetti, il Capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli, il presidente della Provincia Antonio Pettinari e il presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini Oliviero Olivieri.

Dopo il taglio del nastro per l’area Sae, sono stati inaugurati anche un prefabbricato adibito ad ambulatorio medico, donato dalla Prefabbricati Ferrocostruzioni, dalla città di Portogruaro, dal comitato festeggiamenti Marina di Lugugnana e dall’associazione Proloco Portogruaro; e anche una struttura polivalente nei pressi delle casette di 110 metri quadri, donata dall’associazione Solidarietà Vigolana, dall’amministrazione comunale di Altopiano della Vigolana e da quella di Revò, dalla Proloco di Revò e dalla Cavit Trento.

 

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Presenti anche tante altre delegazioni di amministrazioni e associazioni che sono state vicine al Comune di Castesantangelo negli ultimi 19 mesi.

“Grazie per la vostra pazienza - ha esordito così il sindaco, rivolgendosi ai suoi cittadini -. Le istituzioni hanno il dovere di scusarsi per i ritardi, perché altre parole non ci sono. Oggi è una giornata importante, non può essere di festa perché di festa lo sarà quando vedremo le gru e le case verranno ricostruite. Però è una giornata importante - ha ribadito - perché ritorniamo tutti qui. Troppo pochi, lo sapevamo, eravamo pochi prima e il terremoto ci ha fatto perdere altre persone”. L’area in cui sono state edificate le Sae non era delle più semplici da lavorare, ma con il lavoro delle maestranze, è stato possibile alzarla e metterla in sicurezza dal rischio idraulico. Sono presenti anche tutti i servizi minimi, nella piazza Piccinini “ed anche una bella struttura donata dall’associazione Solidarietà Vigolana che sarà un punto di aggregazione, un luogo dove raccontarci. Noi vogliamo rimanere in montagna, lo pretendiamo, la Costituzione ce ne dà il diritto e vogliamo esercitarlo fino in fondo. Qualsiasi ombra, noi la fermeremo. C’è lavoro e cercheremo di portare altra occupazione - ha concluso - quella che basta per avere un territorio antropizzato. È la montagna italiana che va salvata”. 

Un momento particolare anche per il vescovo Brugnaro che, al termine della cerimonia di consegna degli attestati a tutte le istituzioni e associazioni che sono state vicine al Comune, ha voluto sottolineare l’importanza della solidarietà e della fratellanza: “Ciò che il terremoto ha rovinato sono le case, le chiese e quant’altro. Questo ha messo un po’ in crisi anche le nostre capacità relazionali nel senso della giustizia, della condivisione e della paura. Nella ricerca della propria casa, della propria sicurezza, il Signore ci permette di crescere anche attraverso l’esperienza negativa del terremoto. Crescita non è solo la socialità ma l’anima più grande che prevede anche la nostra Costituzione, ovvero la solidarietà tra cittadini, e la fraternità. Se ora abbiamo avuto le casette, bisogna che si arrivi anche a ricostituire i paesi, che ci appartengono. E in quanto ci appartengono, è dovere di tutti restituirli nella loro pienezza”.

 

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Da parte sua, il presidente Ceriscioli ha ribadito l’impegno della Regione per far sì che si semplifichino alcune leggi, in particolare quelle riferite ai vincoli paesaggistici, e sottolineato l’importanza di realizzare le aree Sae il più possibile vicine ai territori di appartanenza: “Procedendo con la ricostruzione abbiamo visto quali sono i nodi, di carattere paesaggistico. In questo territorio sono stati fatti piccoli abusi - ha spiegato - che le persone non sapevano nemmeno di fare, senza speculazione. Sono piccole cose. Andrebbe dato un premio a chi vive in questi territori, lo dico sempre, figuriamoci se i vincoli paesaggistici possono essere un problema. In ogni passaggio di legge noi abbiamo proposto la semplificazione di questi aspetti. È cambiato il Parlamento, speriamo ci sia una sensibilità adeguata perché significherebbe accelerare molte procedure di ricostruzione. Sulla questione casette - ha poi detto - fin ora sono state realizzate nei luoghi più vicini ai punti di origine, magari sacrificando la semplicità dell’intervento a favore di una vicinanza maggiore alla terra. Una scelta pagata in termini di tempo, di immagine della Regione se vogliamo e di polemiche, che però corrisponde ad un desiderio di profondo di lasciare le persone nei loro territori d’origine”.

 

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Un incontro con il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, e con il direttore dell'Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, don Valerio Pennasso, dei vescovi delle diocesi colpite dal terremoto del 2016, sollecitato dall'arcivescovo di Camerino – San Severino Marche Francesco Giovanni Brugnaro, per fare il punto della situazione alla luce delle ultime disposizioni emanate dal Governo di applicazione della legge sul terremoto in maniera da fornire al Commissario Straordinario alla Ricostruzione Paola De Micheli suggerimenti che rispondano alle esigenze dei territori del cratere. Nuove norme che prevedono la trasformazione delle diocesi in stazione unica appaltante, con conseguente equiparazione agli enti pubblici. In sostanza, stando alla norma, tutte le funzioni relative alla gestione degli incarichi per quanto concerne chiese e beni culturali passano alle diocesi stesse. "Un incontro proficuo – lo ha definito l'arcivescovo Francesco Giovanni – nel corso del quale abbiamo cercato di capire come le diocesi possono diventare enti attuatori e soprattutto quali possano essere le difficoltà al riguardo. In secondo luogo abbiamo cercato di verificare se e come la parte attuativa dei decreti riesca a cogliere tutte le nostre esigenze. Inoltre dovremo fare in modo che quanto il Commissario De Micheli sta preparando sia coerente con gli impegni di partenza in maniera da permettere ad ogni comune, oltre alla messa in sicurezza, l'avvio di alcuni appalti che permettano l'utilizzo di chiese. Infine abbiamo posto l'attenzione sulla rendicontazione e sul controllo dell'onestà degli appalti per le pubbliche amministrazioni, essendo le diocesi chiamate ad amministrare secondo legalità il patrimonio affidato". Una riunione che si è conclusa con uno scambio di vedute e di opinioni sulla situazioni delle diocesi che sono state maggiormente colpite dal sisma, prima fra tutte la diocesi camerte-settempedana, ma anche le diocesi di Macerata, Ascoli Piceno, Fermo. Fissata anche una riunione, da tenersi entro il mese di gennaio, fra tutti i tecnici delle diocesi interessate per iniziare ad opere, nel rispetto dei decreti attuativi, sulla base delle urgenze delle singole diocesi. 

Fabio Ubaldi

 

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Ha festeggiato il secolo di vita, questo martedì 16 maggio, don Gildo Cicconi, unico parroco in Italia nel servizio attivo alla parrocchia di Polverina di Camerino, di cui è responsabile dal 1952. In occasione dei suoi 100 anni, festeggiati insieme alla famiglia che lo assiste, l'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro lo ha raggiunto presso l'hotel "Giannino" di Portorecanati, dove don Gildo è ospite dopo che il terremoto lo ha costretto ad abbandonare la sua casa, per una concelebrazione eucaristica e un momento di fraterna condivisione. Il sacerdote ha accolto con gioia la visita del pastore, scendendo dalla sua camera con i paramenti sacri "ante concilio". Durante la messa, da lui presieduta, don Gildo ha ringraziato il Signore per i lunghi anni di vita concessigli, per il dono della salute, dicendosi anche molto felice di aver servito la parrocchia di Polverina e pregando per nuove vocazioni nella diocesi di Camerino – San Severino Marche. Nel suo intervento mons. Brugnaro ha ringraziato don Gildo per il suo servizio, con qualche battuta scherzosa sui tanti anni trascorsi a Polverina, ricordando anche quanto da lui fatto durante il secondo conflitto mondiale. Non sono mancati i ricordi come quando l'arcivescovo recandosi da don Gildo per un suo improvviso peggioramento di salute, dopo che si era ripreso lo aveva incoraggiato dicendo: "Stia tranquillo, lei è ancora vivo e vegeto". Di rimando, con estrema spontaneità, la risposta: "Eccellenza, non mi coglioni (non mi prenda in giro ndr)", scatenando l'ilarità generale. A don Gildo sono stati rivolti anche gli auguri dell'assessore ai servizi sociali Fabbracci, in rappresentanza del sindaco di Portorecanati Mozzicafreddo, che ha donato al sacerdote una pergamena. I parrocchiani, i confratelli e gli amici si ritroveranno per festeggiarlo nella sua Polverina alle ore 18 di sabato 20 maggio.  

 ( Nelle foto la consegna della pergamena dalle mani dell'assessore di Portorecanati Fabbracci )

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( nella foto alcuni momenti di gioia e di festa del vescovo Francesco e di don Gildo. )

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Prenderà possesso della sua "nuova" parrocchia di Fiuminata sabato 29 Aprile durante la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall'arcivescovo di Camerino – San Severino Marche, Francesco Giovanni Brugnaro, mons. Cherubino Ferretti, già parroco a Pioraco e Sefro. Don Cherubino, impegnato da anni anche nel servizio alla chiesa diocesana nei diversi organismi della curia, assume la cura pastorale delle tre comunità di Fiuminata al posto di  don Noel Capadngan, rientrato nelle Filippine, suo paese di origine. Viene, così, ad attuarsi, sotto la guida di un unico sacerdote, l'unità pastorale delle comunità di Pioraco, Sefro e Fiuminata, secondo il progetto della Chiesa italiana e verso cui si è incamminata anche la Chiesa diocesana camerte-settempedana.  

“Facciamo presto. Marche 2016-2017: tesori salvati, tesori da salvare”: questo il titolo della mostra inaugurata martedì 28 marzo a Firenze. 

Il vescovo di Camerino, mons. Francesco Giovanni Brugnaro, ha affermato: “Sono contento di poter condividere quest’inaugurazione.

Mettere in mostra a Firenze, in un palcoscenico importante come è la Galleria degli Uffizi con tanti visitatori, esporre 13 opere provenienti dalla nostra diocesi ci spinge e ci ricorda di fare presto, di aiutare le Marche a recuperare il tempo perduto e a non perderne altro. Occorre cogliere quest’occasione propizia per mettere a posto le nostre città e i nostri territori. Le 13 opere che sono in mostra ci ricordano le comunità vivaci e interessanti della diocesi di Camerino - San Severino Marche  - continua il vescovo Brugnaro - Le opere esposte sono state molto apprezzate. Ricordo che è importante comprendere che appartengono a quelle comunità che hanno vissuto il dramma delle scosse e la distruzione delle chiese. Questo gemellaggio ci permetterà anche di poter recuperare le opere danneggiate e non permettere che il silenzio sia una "tomba" ulteriore ai danni che il territorio ha subito. Aiutare nel bello vuol dire fare presto, guadagnare tempo, riordinare le nostre comunità”.

"Diversamente dal grido d’aiuto pubblicato in lettere cubitali su Il Mattino del 26 novembre 1980 dopo il terremoto campano, reso famoso dall’opera omonima di Andy Warhol che ritrae la prima pagina del giornale, ci ricorda che dobbiamo essere consapevoli e convinti che ognuno di noi può e deve impegnarsi a riparare i danni della catastrofe del terremoto”. Con queste parole il direttore Eike Schmidt ha aperto  presso gli Uffizi di Firenze la tavola rotonda in occasione della mostra che raccoglie 29 opere provenienti dal territorio e dalle diocesi marchigiane.

Il direttore Schmidt ha poi affermato: “Dopo i terribili eventi sismici è nostra volontà e nostro dovere morale aiutare quelle meravigliose terre. Esponendo i supremi capolavori salvati e ancora da salvare ai fiorentini e ai visitatori di tutto il mondo ne presentiamo la bellezza e al tempo stesso il disperato compito di solidarietà che chiama tutti noi. I proventi dei biglietti saranno devoluti alla ricostruzione delle aree colpite”.

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Il curatore della mostra Gabriele Barucca ha affermato: “Le opere esposte sono tra le gemme più preziose di un territorio che sorprende per la ricchezza straordinaria e inattesa del suo patrimonio d’arte e di storia: una raffinata raccolta di dipinti su tavola e su tela, di sculture lignee, tessuti e oreficerie.

Si tratta di un’opportunità molto importante oltre che eccezionale per far conoscere al pubblico alcuni tesori dei territori dell’entroterra marchigiano.

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La mostra ha infatti come intento primario quello di rammentare perentoriamente a tutti l’estrema urgenza di salvare dalla distruzione e dalla dispersione questo patrimonio.

Roberto Longhi, in occasione dei bombardamenti della città di Bologna nel 1944, scrisse che ‘l’arte è muta e indifesa e non può che difendersi con la fama’ .

I risultati di questo terremoto sono paragonabili solo ai bombardamenti di una guerra. Le Marche sono state un po’ dimenticate dalla comunicazione mediatica.

( Annunciazione di Spermento, Giovanni di Angelo d'Antonio Camerino )

Annunciazione di Spermento Giovanni di Angelo dAntonio Camerino

Viaggiando per i borghi avrete proprio la sensazione di attraversare uno scenario di guerra. C’è bisogno quindi che queste opere vengano comunicate, che abbiano la fama.

Le splendide opere d’arte esposte sono state scelte con il criterio di rappresentare tutto il territorio marchigiano colpito dal sisma, molto vasto e comprendente parte delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, nonché gli enti coinvolti nella tragedia in quanto proprietari di questi stessi beni, vale a dire le Diocesi, i Comuni, gli Ordini religiosi regolari maschili e femminili.

( Campana di santa Maria in Carpignano, San Severino Marche )

Campana di santa Maria in Carpignano San Severino Marche

La scelta delle opere da esporre è stata fatta con l’intenzione di mettere in luce alcuni aspetti cruciali della cultura figurativa di questi territori a partire dal Medioevo fino al XVIII secolo.

( Madonna di Valpovera di Camerino )

Madonna di Valpovera di Camerino

In questa mostra vi segnalo in particolare la presenza di tre campane, una delle quali in memoria dell’elezione a Papa di Sisto V (nativo di Grottammare) e che sono rappresentative delle comunità. Mi auguro che questa presenza sia di buono auspicio affinchè le comunità cittadine possano tornare presto a sentire il loro suono”.

Eike Schmidt , direttore delle Gallerie degli Uffizi ( nella foto  con  Paola Di Girolami),

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Eike Schmidt  ha poi concluso: “Le Gallerie degli Uffizi con questa mostra hanno voluto offrire la loro solidarietà e il loro aiuto ai territori terremotati. Questo non solo dando visibilità ai dipinti, alle sculture e alle oreficerie esiliate dalle loro sedi di origine distrutte o ferite dal terremoto e che non dobbiamo dimenticare, ma anche prestandosi ad un aiuto concreto. Di ogni biglietto che verrà acquistato per accedere agli Uffizi nel periodo della mostra verrà destinato € 1,00 (o € 0,50 in caso di biglietto ridotto della metà riservato ai giovani tra i 18 e i 25 anni) al risanamento dei danni inferti dal terremoto al patrimonio marchigiano”.

( Madonna di Macereto con i vescovi Bresciani e Brugnaro )

Madonna di Macereto con i vescovi Bresciani e Brugnaro

Il vescovo della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, mons. Carlo Bresciani, che ha prestato il reliquiario di Sisto V agli Uffizi , afferma: “Sono molto contento di aver prestato questa opera alla galleria di Firenze. Le Marche sono un vero tesoro d’arte e invitare tanti a godere questi tesori nel museo degli Uffizi potrà essere d’impulso per visitare anche i nostri territori”.

( rappresentanti degli enti istituzioni marchigiani )

rappresentanti degli enti istituzioni marchigiani

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