“Il 30 aprile scadono i termini per presentare i progetti di ricostruzione lieve. Le istanze fin ora presentate sono troppo poche e potrebbero esserci importanti ripercussioni nella ricostruzione”. Cesare Spuri, direttore dell’Ufficio speciale ricostruzione delle Marche ha in questi giorni inviato una mail a tutti i sindaci del cratere e agli ordini professionali, e per conoscenza al Commissario straordinario Paola De Micheli e al vice commissario Luca Ceriscioli. La problematica sollevata dall’ingegner Spuri non è da prendere alla leggera. Il prossimo 30 aprile infatti, come ricorda nella missiva, scadranno i termini per la presentazione dei progetti per la ricostruzione leggera (edifici con scheda Aedes B) ma sono troppo pochi quelli ad oggi presentati. Non solo, ad oltre un anno e mezzo di distanza dal terremoto, mancano all’appello ancora 14.235 schede Aedes. Per la loro presentazione, c’è tempo fino al 31 marzo. 

“Pur nell'approssimarsi delle scadenze previste per la presentazione delle domande di contributo per la ricostruzione privata dei danni lievi (30 aprile) - si legge nella lettera di Spuri - le istanze pervenute non risultano adeguate in termini numerici al danno riscontrato nella regione Marche. Si rammenta anche che il 31 marzo è la data di scadenza per la compilazione e la presentazione delle schede Aedes da parte dei professionisti”. Spuri illustra come i dati aggiornati al 13 marzo siano ancora attese 14.235 perizie giurate mentre sono stimati in circa 5 o 6mila i progetti di ricostruzione per danni lievi ancora da presentare entro il 30 aprile. "È inutile sottolineare - dice - l’importanza dell'imminenza delle scadenze citate che, se disattese, non potrebbero non arrecare importanti ripercussioni al processo di ricostruzione e comportare assunzioni di specifiche responsabilità. L’ufficio ricostruzione resta a disposizione - conclude - per qualunque forma collaborativa che si ritenga opportuna, finalizzata a dare la massima diffusione alla problematica rappresentata, nonché a fornire il necessario supporto alla cittadinanza”.

Giovedì verrà riconsegnato il cantiere per la ricostruzione dei laboratori dell'ITIS E. Divini di San Severino alla ditta NEFER che potrà sin da subito riprendere i lavori.

Come si ricorderà, il cantiere era stato chiuso a seguito del terremoto del 2016 per la pericolosità di crollo della struttura principale della scuola.  

Il sisma, a suo tempo, non solo ha bloccato i lavori ma ha indotto anche alla progettazione di una variante per i laboratori perché la ricostruzione dell'intero edificio scolastico, resosi nel frattempo inagibile, ha indotto allo spostamento dei laboratori comportando diverse modifiche degli stessi con conseguenti spese aggiuntive.

Il progetto e l'appalto per la realizzazione dei laboratori sono antecedenti al sisma e la  Provincia aveva già provveduto alla loro demolizione ma poi, l'evento sismico, ha costretto al blocco. 

Verificati i danni irreparabili della struttura principale, il Commissario Straordinario per la ricostruzione non ha avuto scelta ed ha optato per la realizzazione ex novo dell'istituto Tecnico Industriale; da qui la necessità di un nuovo allineamento dei laboratori per renderli compatibili con il progetto dell'ufficio commissariale che prevede, oltre alla realizzazione della nuova scuola, anche una palestra ad essa adiacente. 

“Per evitare che i tempi di ricostruzione si allungassero ulteriormente - prosegue Pettinari – ho deciso di approvare una variante specifica per i laboratori e di sottoporre un atto di sottomissione alla ditta appaltatrice per sbloccare i lavori e ripartire già da giovedì. Tutto questo – aggiunge ancora il Presidente - in attesa della preannunciata erogazione da parte del Commissario Straordinario dell'indispensabile finanziamento che consentirà il completamento dell'opera.” 

La direzione dei lavori è stata affidata all'ing. Giordano Cappella mentre il responsabile unico del procedimento è l'ing. Paolo Margione entrambi dipendenti dell'Ufficio Tecnico della Provincia di Macerata. 

Se per i laboratori, la ditta appaltatrice NEFER potrà essere operativa già da giovedì, per la ricostruzione dell'edificio centrale si dovrà attendere ancora un po'; gli uffici del Commissario Straordinario per la ricostruzione stanno infatti ultimando l'iter per l'affidamento dei lavori.

Bretella più lunga per Caldarola. A breve una riunione con Anas.

E' soddisfatto e raggiante il sindaco Luca Giuseppetti dopo la riunione avuta oggi con il Commissario straordinario Paola De Micheli. Dive le problematiche trattate, tra cui quella della bretella chiesta fin dall’inizio dell’emergenza sisma che dovrebbe ovviare ai problemi di chiusura al traffico del centro quando inizieranno i lavori di ricostruzione. Si tratta di una strada di 800 metri che rappresenta una necessità per il Comune: “Il Commissario - dice Giuseppetti al termine della riunione - mi aveva promesso che alla prima occasione che sarebbe passata dalle nostre parti, sarebbe venuta a trovarmi. Le problematiche che avevo, in parte le conosceva già. Parliamo della bretella innanzitutto, che noi avremmo voluto completa. Inizialmente il commissario non aveva accettato la nostra richiesta più che altro per un discorso economico e invece oggi le abbiamo fatto capire che per noi è necessario che venga completata. Quindi - precisa - non 300 metri bensì 800 metri”. De Micheli, fa sapere il sindaco, a tal proposito ha promesso che avrebbe organizzato un’apposita riunione con Anas. “Poi - torna a dire - abbiamo parlato del Municipio provvisorio e di quello che si trova in piazza, nonché delle rendicontazioni.Ma per questo - conclude - mi dovrò interfacciare anche con la Regione”.

Mesi e mesi di ritardi, le incertezze delle norme e il "supercontrollo" dell'Anac su ogni appalto rendono impossibile il lavoro dei tecnici e tanto più dei sindaci impegnati in prima persona a rispondere ai cittadini colpiti dal sisma del 2016. 

In molti casi la confusione e il ritardo per la ricostruzione è frutto di una burocrazia "asfissiante" che scoraggia anche i più tenaci.

Un incontro promosso dal collegio dei geometri di Macerata e Camerino per interrogarsi sulle ricostruzioni alla luce delle priorità fissate dal Commissario Paola De Micheli si è svolto a Caldarola alla presenza, tra gli altri, dei sindaci di Caldarola, Luca Giuseppetti, Belforte del Chienti, Roberto Paoloni, Cessapalombo, Giammario Ottavi, Serrapetrona, Silvia Pinzi, Tolentino, Giuseppe Pezzanesi, Treia, Franco Capponi.

"Un'iniziativa voluta dagli ordini dei geometri, ingegneri e architetti per interrogarsi insieme agli amministratori sulle problematiche relative alla ricostruzione – spiega Lucia Rossi ( sotto nella foto a destra )

 

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– Una vera e propria coalizione di tecnici e amministratori per portare a conoscenza degli ordini nazionali e del governo le problematiche relative".

Vorremmo riuscire a risolvere le innumerevoli probematiche da affrontare nelle progettazioni – fa eco Luigi Ricci ( sotto nella foto ),

geometra ricci

coordinatore della Commissione Ricostruzione del Collegio dei Geometri di Macerata - Stiamo organizzando come Collegio un tour itinerante cercando di coinvolgere tutti i sindaci del cratere ed anche la popolazione affinchè si crei un dibattito pubblico in modo tale che alla fine tutti conoscano i veri motivi che impediscono la partenza dei progetti. Sotto il profilo professionale non siamo nelle condizioni di poter presentare progetti idonei perchè siamo bloccati dalla burocrazia. La prima questione da risolvere, dunque, è presentare le progettazioni per i danni lievi, le cosiddette schede B, che daranno il via ad una sorta di ripresa. La regione, che dovrebbe tutelare il cratere, sembra molto distante da queste problematiche e ciò quotidianamente viene ribadito anche da tutti i sindaci. Sotto questo aspetto siamo un rassegnati in quanto riteniamo che il governatore Ceriscioli sia molto più proiettato verso le Marche del Nord o addiritura l'Emilia Romagna piuttosto che verso i territori colpiti dal terremoto".

 

tecnici e sindaci

 

"Un colloquio molto interessante, il parere unanime è la lentezza delle procedure – dichiara il sindaco di Caldarola Luca Giuseppetti ( sotto nella foto al centro ) chiamato a fare gli onori di casa

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- Non vediamo luce all'orizzonte e andiamo avanti a "tentoni". Noi sindaci delle zone più colpite rimaniamo sempre indietro rispetto alle realtà che hanno avuto meno danni e che riescono a gestire in modo più semplice le diverse problematiche. Dopo un anno siamo ancora fermi al palo e questo mi preoccupa molto".

Qualche sindaco, in primis il tolentinate Giuseppe Pezzanesi, ha addirittura lanciato l'idea di una manifestazione di piazza davanti al palazzo della Regione.

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"Purtroppo in questo paese a volte serve anche la protesta – prosegue Giuseppetti – Già i sequestri delle casette mobili private effettuati in questi ultimi giorni sarebbe di per sè già motivo sufficiente per protestare. Se si portassero migliaia di persone a manifestare sicuramente gli enti superiori ai comuni prima di prendere decisioni o di legiferare rifletterebbero. Le procedure rimbalzano tra i tecnici e il presidente facendo trascorrere soltanto il tempo e mi viene da chiedere a cosa serva tutto questo. Il terremoto è un'emergenza e non si può fare politica sulla pelle dei cittadini. Mi sento toccato al cuore da chi in proiezione futura non vedrà più la propria casa".

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Una grande opportunità per compiere un salto in avanti. E' questo il pensiero del consigliere regionale Daniele Salvi in merito alla strategia da adottare nel post terremoto.

“Indubbiamente mi rendo perfettamente conto che siamo in un momento difficile per parlare di geometrie istituzionali – il pensiero di Salvi – Fusioni, unioni di comuni, accorpamenti sono materia non dell’immediato, tuttavia il terremoto sta producendo due effetti. Il primo quello di aver determinato fra gli amministratori un maggior spirito di squadra, testimoniato da molti segnali. Il secondo la consapevolezza che non si possono affrontare calamità come quella che stiamo vivendo con poche forze a disposizione. Quindi l’unione di tutte le forze costituisce un lavoro che in prospettiva dovrà essere concreto. Dobbiamo assumerlo come un impegno che ora è sedimentato nei nostri cuori, ma che deve divenire un progetto strutturato”.

Mesi difficili per progettare il futuro. Quali le basi di partenza?

“Sicurezza, lavoro e comunità – continua il consigliere regionale Salvi – Sono le tre parole intorno alle quali vogliamo costruire nuovi sentieri di sviluppo per l’Appennino e lo stiamo facendo come consiglio regionale insieme alle quattro università marchigiane, Camerino, Macerata, Ancona, Urbino. E’ stato indubbiamente un segnale importante il fatto che sul tema si uniscano atenei talvolta così differenziati nel modo di essere ed agire che, invece, hanno trovato un comune sentire con anche l’affiancamento di chi ha già vissuto un simile dramma, come le università di Modena e Reggio Emilia che ci supporteranno nel declinare un progetto da loro già sperimentato sulla base delle peculiarità del cratere dell’Appennino marchigiano. Sarà questo l’impegno dei prossimi mesi con un robusto gruppo di ricercatori e giovani laureati che si impegneranno a battere il territorio per individuare nuove direttrici di sviluppo che puntino sugli elementi sopra menzionati: sicurezza, lavoro, ricostruzione delle comunità”.

Lei ha anche affermato: “I soldi ci sono, dobbiamo spenderli bene!”.

“E’ l’obiettivo della sana amministrazione. Le risorse ci sono, nonostante l’iniziale scetticismo, insieme ad un forte impegno del governo centrale che dobbiamo tenere vivo. I soldi vanno spesi bene e da questo punto di vista il controllo civico, la partecipazione dei cittadini, le segnalazioni, l’attivismo dei tanti comitati presenti, la cittadinanza attiva devono aiutare le istituzioni preposte a impiegare in maniera oculata le risorse disponibili”.  

“Il futuro riparte dal passato”. Con un convegno introdotto dalla relazione della professoressa Emanuela Di Stefano a Caldarola si sono aperte le manifestazioni de “La Giostra de le Castella”, rievocazione storica giunta quest’anno alla sua 29à edizione.

“Per noi questa edizione rappresenta l’anno zero di una manifestazione che, nata agli inizi degli anni ’80, ha avuto alti e bassi, con un lungo periodo di sospensione prima del suo rilancio – dichiara il presidente della Pro Loco Eleonora Carducci – Abbiamo voluto fortemente che la Giostra ripartisse per dare un forte segnale di rinascita, dopo che lo scorso anno la disputa del Palio non si è tenuta a causa del terremoto e del lutto che ha colpito il nostro paese con la morte di Milena Nardi e la risposta è stata al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Con il convegno introduttivo – continua la presidente – abbiamo voluto dare un impulso per la rinascita dei nostri territori montani, che in modo particolare oggi rischiano lo spopolamento”.

 

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“La montagna può ripartire, anzi è sempre ripartita – il pensiero del la relatrice Emanuela Di Stefano – perché questi luoghi hanno in sé una storia di oltre 3mila anni. I terremoti in queste zone non sono una novità, ma queste sono comunità che hanno risorse da valorizzare, come le tipicità, i boschi, le acque, le tradizioni manifatturiere. Quindi è una montagna che deve prendere coscienza del proprio passato e delle proprie potenzialità”.

“Nonostante le difficoltà ho chiesto alla Pro Loco di continuare a tenere alta la guardia e di mettere in campo le forze necessarie per la riedizione della Giostra de le Castella – così il sindaco di Caldarola Luca Giuseppetti – Le manifestazioni producono ottimismo e fiducia nel futuro, favoriscono l’aggregazione che costituisce il motore dello stare insieme anche per disegnare e capire la Caldarola del post terremoto, nella speranza che il nostro paese possa risorgere e tornare quello che era prima del sisma. Per questo è fondamentale l’appoggio, l’entusiasmo, la vicinanza e l’amore per il proprio paese da parte di tutti i nostri concittadini. Il valore dell’identità e dell’appartenenza ad un territorio di quanti hanno vissuto e continua a vivere nel territorio è l’arma vincente per superare la crisi”.

 

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Pochi giorni fa il Commissario Straordinario per la Ricostruzione, Vasco Errani, ha firmato una nuova ordinanza riguardante la rimodulazione delle modalità di selezione delle imprese interessate a partecipare ai bandi di gara per i lavori relativi agli edifici scolastici.

Lo scarso numero di imprese partecipanti ai bandi pubblici, come sottolineato da Errani, è infatti un problema effettivo che va però ricondotto al fatto che spesso, tra le imprese da sorteggiare per le gare d’appalto, ci sono molte aziende fuori Regione che rinunciano a partecipare proprio a causa di difficoltà oggettive, quali la distanza, la diseconomicità e le molteplici difficoltà nell’organizzazione del personale.

Confartigianato a tutela e supporto delle proprie imprese e soprattutto per velocizzare le fasi della ricostruzione post sisma, torna di nuovo sul tema con una proposta che risolverebbe anche il problema dell’esiguo numero di richieste di partecipazione ai bandi sollevato dal Commissario Errani.

Come previsto dalla Legge 45/2017 all’art.2, per l'affidamento delle opere di urbanizzazione, primaria e secondaria, connesse alla realizzazione delle strutture abitative d'emergenza (SAE), ovvero le cosiddette “casette”, le stazioni appaltanti possono derogare la scelta delle imprese per la partecipazione alle gare d’appalto pubbliche, anche nell'ambito degli elenchi regionali.

Accogliendo la proposta del Commissario Errani relativamente agli edifici scolastici che punta anche ad accelerare i processi della ricostruzione post sisma, Confartigianato chiede quindi che venga applicato lo stesso principio di deroga previsto dalla citata Legge, indistintamente per tutte le opere di ricostruzione pubblica, riservando gli inviti alle gare, se non alle sole imprese della Regione, almeno ad un 50% di esse.

Come appurato infatti dai risultati del nuovo progetto di Confartigianato “Imprese per la Ricostruzione” – afferma il Presidente provinciale, Renzo Leonori - ci sono moltissime aziende pronte per la ricostruzione, ne contiamo ben 300, numero in continuo aumento. Aziende locali, iscritte all’Anagrafe Antimafia, in regola con tutti i requisiti previsti, che non avrebbero nessuna delle difficoltà invece riscontrate dalle imprese fuori regione, e che vogliono ripartire e far ripartire il nostro territorio”.

Computer, lavagne multimediali e strumenti per il laboratorio musicale. Sono il dono destinato, insieme a un assegno in denaro di 13mila euro, agli studenti settempedani dell’Istituto comprensivo “P. Tacchi Venturi” di San Severino Marche dal Comitato della Croce Rossa Italiana e da tante istituzioni, associazioni, aziende e semplici cittadini di Crescentino, Comune di circa 8mila abitanti in provincia di Vercelli.

La sottoscrizione, iniziata nel settembre dello scorso anno, è stata resa possibile grazie alla collaborazione fornita dal Comune di Crescentino e dalle diverse associazioni crescentinesi tra cui il rione Praiet, il gruppo comunale di Protezione Civile, la Caritas parrocchiale, il Gruppo Alpini e la Ecs Basket.

A San Severino Marche, in piena emergenza terremoto, molti volontari della Croce Rossa di Crescentino hanno prestato servizio di soccorso alla popolazione. Adesso alla comunità locale è stata destinata anche questa importante donazione che servirà per realizzare diversi progetti che sono stati concordati con il dirigente dell’Istituto comprensivo, professor Sandro Luciani.

Soddisfazione per gli aiuti ricevuti è stata espressa dal sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei. Un ringraziamento al quale si è aggiunto anche quello del primo cittadino di Crescentino, Fabrizio Greppi, e che è stato rivolto a tutte le istituzioni, le associazioni, gli esercizi commerciali e le tante persone che in questi mesi hanno dimostrato con la loro solidarietà il cuore profondo di Crescentino.

La cerimonia di consegna delle donazioni è prevista per settembre alla presenza di una delegazione crescentina e anche del presidente della Cri, Vittorio Ferrero.

Gli aspetti e le problematiche relative alla ricostruzione post terremoto riguardano, come noto, non soltanto le abitazioni private, ma anche gli edifici di culto stante la situazione determinatasi nella diocesi di Camerino – San Severino Marche, dove su un totale di 525 chiese ben 346 hanno riportato danni con 272 edifici che risultano essere totalmente inagibili. Un grande lavoro quello realizzato dall'ufficio diocesano per il terremoto, che ha provveduto al censimento e alla segnalazione di quanto rilevato dai tecnici agli uffici preposti alla ricostruzione. All'ingegner Carlo Morosi, responsabile dell'ufficio sisma della diocesi di Camerino-San Severino Marche, abbiamo chiesto di illustrarci gli ultimi decreti che il Commissario Straordinario Vasco Errani ha appositamente emanato per la ricostruzione delle chiese.

Quale criterio è stato scelto?

"Contrariamente all'Ordinanza n. 23 nella quale la diocesi di Camerino-San Severino Marche non era presente, la successiva Ordinanza n. 32 del 21 giugno 2017 ha visto inserite all'interno14 nostre chiese per le quali possono iniziare i lavori di ricostruzione. I criteri utilizzati per l'inserimento nell'elenco, così come avvenuto nelle precedenti Ordinanze, sono stati sostanzialmente due. Anzitutto che le chiese debbano essere ristrutturate con una spesa massima di 300 mila euro ed in secondo luogo quello di scegliere una chiesa per comune tra quelle che potessero essere facilmente fruibili dai fedeli. Quindi non chiese sperdute, ma edifici di culto il più vicino possibile alle comunità. Questo decreto è stato, inoltre, denominato "Opere di messa in sicurezza a finire", proprio per indicare che con tale cifra massima di 300 mila euro le chiese dovranno essere riaperte e non potranno più usufruire di altri interventi da parte dello stato nè di altri contributi. L'intervento, quindi, finanzierà prevalentemente la struttura. Di conseguenza almeno il 70 per cento del valore del contributo dovrà essere utilizzato per le opere strutturali, mentre solo un 30 per cento potrà essere utilizzato per intervenire sulle finiture. Altro criterio di valutazione è stato quello di scegliere immobili che non hanno avuto lesioni prevalentemente a stucchi, altari o affreschi, ma che hanno subito danni di carattere strutturale. Una scelta indubbiamente difficile perchè è stata necessaria una valutazione delle chiese compiuta solo su base visiva".

Un mutamento sensibile del modo di operare rispetto al sisma del 1997. Ora si lavora principalmente sulle strutture murarie.

"Indubbiamente è così per quanto concerne queste chiese per le quali si dà quasi per scontato che abbiano subito lesioni non gravissime. Per quanto riguarda, invece, le chiese maggiormente danneggiate, quali ad esempio le cattedrali, queste rientreranno in un altra tranche di ristrutturazione che sarà quello relativo al piano dei beni culturali di prossima uscita. Su questi edifici, che lo ripeto saranno finanziati per un importo massimo di 300 mila euro, si lavorerà sulla struttura. Ne consegue che le finiture verrano richieste successivamente come opera migliorativa dalle imprese che parteciperanno alle gare di appalto, in maniera tale da far sì che le chiese, una volta ristrutturate, possano essere comunque completate anche nella tinteggiatura".

E' possibile fare un elenco delle chiese rientranti in questa ultima Ordinanza e per le quali inizieranno a breve le opere di ricostruzione?

"Sono state ammesse a finanziamento le chiese di S. Maria del Cimitero a Castelsantangelo sul Nera, S. Lorenzo al Lago a Fiastra, S. Vittorino a Pioraco, Madonna dei Lumi a San Severino Marche, S. Maria Assunta a Pievefavera di Caldarola, S. Maria delle Grazie a Camerino, S. Maria Assunta a San Ginesio, Nome SS. di Maria a Montecavallo, Annunziata a Montalto di Cessapalombo, S. Michele Arcangelo a Ripe San Ginesio, S. Nicolò a Bolognola, S. Benaba a Spindoli di Fiuminata, Santa Maria ad Esanatoglia, S. Eustachio a Belforte del Chienti.

Occorre specificare che inizialmente l'elenco che ci era stato fornito comprendeva soltanto 11 chiese contro le 20 previste dal nostro ufficio e che in un successivo incontro siamo riusciti a farne inserire altre 3".

Un seminario per parlare dei "Nuovi sentieri di sviluppo per le aree interne dell'Appennino Marchigiano" si è tenuto a Camerino, presso la sala convegni del Campus Universitario, nella giornata di giovedì 22. Un progetto nato dalla volontà del Consiglio Regionale delle Marche e delle quattro Università marchigiane (Camerino, Macerata, Ancona e Urbino) di lavorare congiuntamente per mettere a disposizione della rinascita del territorio colpito dai recenti eventi sismici le rispettive competenze e tecnologie. Tra gli intervenuti al convegno il Presidente del Consiglio Regionale delle Marche Antonio Mastrovincenzo, i Rettori dei quattro atenei interessati, il Presidente della II Commissione del Consiglio Regionale Gino Traversini, la coordinatrice del Comitato Nazionale per le Aree Interne Sabrina Lucatelli, l'Assessore Regionale alla Protezione Civile Angelo Sciapichetti, l'Arcivescovo di Camerino – San Severino Marche Francesco Giovanni Brugnaro, numerosi sindaci e amministratori dei comuni maceratesi colpiti dal terremoto. Il progetto sarà realizzato attraverso la partecipazione di un team composto da 11 laureati, che effettueranno indagini sul campo insieme ad un gruppo di ricercatori di tutte le Università marchigiane, coordinati dall'Università di Camerino sotto la supervisione del professor Massimo Sargolini, responsabile scientifico del progetto.

"Siamo grati al presidente del consiglio regionale per aver organizzato questo importante tavolo di lavoro fra le quattro università marchigiane ed aver dato il coordinamento di questo progetto a Camerino – le parole del rettore eletto di Unicam Claudio Pettinari - E' un iniziativa che consentirà, al nostro territorio di mappare quelle che sono le necessità, di capire come intervenire e catalogare tutto ciò che è accaduto, cercando di trovare soluzioni ai problemi che incontreremo. Probabilmente con una comunità scientifica coesa e compatta si potranno ottenere risultati importanti. Credo che questa sia una via corretta per affrontare la sfida che ci attende: mettere in campo tutte le competenze e le conoscenze scientifiche a vantaggio della comunità. E' questa la famosa terza missione che spesso invochiamo".

"Siamo di fronte ad una sfida cruciale in un momento delicatissimo in cui l'emergenza non è finita, ma noi dobbiamo pensare alla ricostruzione delle comunità – fa eco il responsabile scientifico del progetto Massimo Sargolini - Tutto si dovrebbe svolgere su quattro capisaldi. Il primo è la presa di coscienza del sistema di pianificazione locale, perché non si riparte da zero ma da un sistema di progettazione che diversi comuni hanno consolidato. Il secondo riguarda i beni culturali latu senso, inclusi quelli naturali. Terza questione è mettere in gioco i sistemi della produzione agronomiche, forestali e prodotti locali. L'ultimo è cercare di cogliere il senso delle comunità e come ricrearle in questo momento così difficile. Sono orgoglioso della fiducia che le università marchigiane hanno riposto nell'università di Camerino e nella mia persona. Spero sia l'inizio di un lungo cammino insieme".

 

convegno vescovo

 

"E' compito della politica fare in modo che il territorio elabori un progetto di sviluppo – così l'assessore regionale Angelo Sciapichetti - perché da una tragedia come il terremoto che ha colpito la comunità possa nascere l'occasione, forse unica e irripetibile, di rilancio di un'area che era già fortemente in difficoltà prima del sisma. E' necessario un cambio di passo e un'accelerazione, altrimenti corriamo il rischio di ripetere gli errori del passato. Se riprendiamo le cronache di venti anni fa, dopo il terremoto del 1997, ci accorgiamo che siamo alle prese con gli stessi problemi".

Puntuale e apprezzato l'intervento dell'Arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, che ha posto l'accento sull'importanza fondamentale delle comunità. "Mi è sembrato giusto partire da un antefatto, che è quello di riconoscere o ricostituire la comunità. Parlare di sentieri, di aree interne da ricostruire secondo le esigenze del lavoro, della scuola, della storia e del turismo è giusto e importante, ma prima di tutto bisogna comprendere come rifare le comunità, come riportare in questi luoghi le persone che sono state delocalizzate. Quando le comunità sono così piccole da avere una insignificanza rispetto alle grandi domande che il terremoto pone in termini di ricostruzione, conservazione, priorità, innovazione tutti questi interrogativi hanno bisogno di trovare risposta non solo dalla singola comunità, ma dall'insieme di comunità. Quindi, chi aiuta la ricostruzione deve offrire modelli credibili, altrimenti il rischio è quello di ricostruire in un deserto cose che non servono a nessuno".

 

convegno platea

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