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Notizie di economia nelle Marche

Dopo 13 anni torna a Sarnano la selezione per l'ammissione al corso per maestri di sci. Nel 2006 il vento aveva portato via la neve dalle piste di Sassotetto costringendo ad annullare la selezione ma da domani si riparte, grazie ad un lavoro molto impegnativo che ha visto il trasporto di ben 50 camion di neve sulle piste. Il tracciato è “la pista dell’acqua calda”, una discesa difficile lunga 1.215 metri con 250 metri di dislivello. Il risultato raggiunto è motivo d’orgoglio e di grande soddisfazione per l’amministrazione comunale, per la società che gestisce gli impianti e per la stessa Scuola di sci del territorio.

Sotto il tracciato della "pista dell'acqua calda" di Sassotetto, che dovrano affrontare i maestri si sci

tracciato selezione maestri di sci pista acqua calda

“In realtà – afferma il sindaco Franco Ceregioli- era un appuntamento a cui stavamo lavorando da anni ma le condizioni non si sono mai verificate, anche perché si tratta di una prova estremamente selettiva e la regione Marche che la organizza e il Collegio nazionale maestri di sci, richiedono delle specifiche tecniche molto molto puntuali. Quest'anno, con un grandissimo lavoro da parte del gestore, siamo riusciti ad approntare la pista nel modo migliore e ovviamente siamo riusciti a riportare questa selezione a Sarnano e a riportarla nelle Marche in quanto comunque erano anni che questo tipo di selezione non venivano svolte qui. è un bel risultato riconoscimento al lavoro svolto e anche una bella promozione per il nostro territorio perché ripeto è una pista di altissima qualità, scelta per la selezione dei maestri sci quindi è indice oltre che di bellezza anche caratteristiche tecniche molto importanti”.

Significativi anche i risvolti dell’intera manifestazione che si svolge sulle piste di Sassotetto nelle tre giornate del 27 e 28 febbraio e 1 marzo.

“Indubbiamente tutto questo rappresenta un bell’indotto. Saranno oltre 100 gli spiranti maestri di sci – sottolinea il sindaco di Sarnano-; al loro seguito famiglie e allenatori che soggiorneranno a Sarnano per quattro giorni, quindi, è innegabile il bel ritorno di immagine e il ritorno economico sul territorio.Da un punto di vista dell'immagine è molto importante: portare un evento come questo in una stazione dei Sibillini significa dare risalto a tutta la nostra area. Sono eventi di cui abbiamo bisogno perché siamo sempre alla ricerca di visibilità per far vedere che il nostro territorio è molto attrattivo”.

C.C.

 Sarnano -SassotettoSarnano Sassotetto

 

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Lezioni" di zafferano, per dare opportunità di sviluppo economico alle aree interne terremotate e sostenere la crescita di una filiera locale. Una due giorni per imparare e  mettere in pratica tutti i segreti di una coltivazione che nelle Marche, particolarmente nella provincia di Macerata e nell’ascolano, ha fatto breccia presso molte aziende agricole. Il corso si terrà venerdì 5 e sabato 6 aprile nella sede di Coldiretti Macerata e, vista anche l’alta richiesta che arriva anche da fuori regione, le iscrizioni sono aperte fin da adesso. Una pianta ancora poco diffusa in Italia (si contano meno di 60 ettari in tutta la Penisola) la cui coltivazione è al centro di un interesse crescente, anche da parte delle aziende agricole che la vedano come una modalità per diversificare la produzione. Proprio in una di queste aziende si svolgerà la parte finale del corso con la visita allo zafferaneto e un confronto, dal vivo, con le tecnico di coltivazioneLa rusticità della pianta e la semplicità nelle tecniche di coltivazione ne fanno un prodotto adatto a diffondersi  non necessariamente solo nelle zone interne, ma anche nella media collina e con produzioni che raggiungono l'eccellenza. Nelle Marche sono una 50ina, tra aziende e hobbisti, a coltivare zafferano.

zafferano pistilli

“ Il nostro territorio – spiega il presidente di Coldiretti Macerata Francesco Fucili- storicamente è zona di produzione zafferano. Numerose ricerche dimostrano come nella Marca di Camerino e nella nostra provincia, così anche nell’ascolano, vi siano state già in passato delle importanti coltivazioni di zafferano poi destinate anche all'export e al mecenatismo.  Questa cultura è stata ripresa ai giorni nostri da qualche azienda e da molti hobbisti che – prosegue Fucili- da una parte, ne fanno anche una fonte di reddito in particolare le imprese agricole che riescono a produrre piccole superfici di zafferano. Ricordiamoci che per produrre lo zafferano non servono grandi estensioni di terreno, essendo sufficiente  per la coltivazione di questo tubero qualche fazzoletto di terra e tanta voglia di lavorare manualmente. Tutta la coltivazione infatti si svolge a mano dalla preparazione della semina al trapianto dei bulbi, fino all’estirpazione delle malerbe e alla raccolta manuale per poi lavorare questi fiori, estrarne i pistilli, essiccarli e destinarli dunque alla vendita e al consumo per prelibati piatti.  Proprio in ragione del crescente interesse, come Coldiretti da qualche anno stiamo organizzando dei corsi che si tengono sempre in primavera, con una parte teorica dove appunto agronomi e produttori spiegano le fasi di coltivazione, seguita da una parte pratica che è quella della visita allo zafferaneto, cioè un campo dove lo zafferano è già impiantato e sta crescendo. Il corso si ripropone con successo tutti gli anni e registra  sempre una richiesta crescente di adesioni. E curiosità finale, questo tipo di coltivazione riesce molto bene alle donne che, sempre più numerose non solo tra le imprenditrici agricole ma anche tra le ragazze che vi si dedicano part time, stanno ottenendo buoni risultati nella produzione della preziosa spezia".

Il corso avrà luogo nella sede della Coldiretti, in via dei Velini 14 a Macerata. 

C.C.

zafferano purissimo in fili

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Prezzo del latte. Anche nelle Marche, si registra una flessione dei ricavi che preoccupa gli allevatori. Il prezzo del latte di pecora oscilla in regione tra i 74 centesimi e 1 euro al litro; i capi ovini e caprini sono circa 158 mila di cui 60 mila in provincia di Macerata e, secondo dati riferiti al 2017, la produzione di latte di pecora sul territorio regionale è di 24 mila quintali, di cui oltre 10 mila quintali solo nella provincia maceratese. Diversa e dunque non paragonabile per gravità a quella dei pastori sardi, la situazione degli allevatori delle Marche è comunque costantemente monitorata da Coldiretti. Un settore importante quello degli allevatori di ovini, soprattutto nell’ottica di filiera corta da molti adottata e che, concentrata particolarmente nelle aree terremotate, si rivela strategica per il territorio. “ Per quel che riguarda il settore ovino e la produzione di latte di pecora - dichiara Francesco Fucili, presidente di Coldiretti Macerata -  la realtà marchigiana è indubbiamente diversa da quella sarda, vuoi per il tessuto imprenditoriale che è molto diversificato sul territorio, vuoi anche per le tipologie di aziende e per il mercato del latte stesso; nella nostra regione molte piccole e medie aziende agricole che allevano pecore, hanno scelto di diversificare le proprie produzioni, taluni trasformando il prodotto in azienda e quindi valorizzando il latte attraverso il prodotto finito quali formaggi pecorini e ricotte; altri attraverso il conferimento del latte alla trasformazione locale o a qualche piccola cooperativa che, nonostante le difficoltà di mercato, riescono comunque a valorizzare abbastanza bene il latte. È vero che i costi di produzione sono in aumento e che, soprattutto in questo periodo, il costo del foraggio per le aziende che hanno scelto il biologico è elevato- continua Fucili- c’è da considerare tuttavia che, avendo affrontato il mercato per tempo e avendo valorizzato il prodotto attraverso la trasformazione, gli allevatori riescono ancora a stare sul mercato. Quello che lamentano è più che altro il problema legato ai ritardi, alla burocrazia e anche quelli riferiti ai pagamenti di alcune misure legate alla PAC, al piano di pascolamento al benessere animale e alcune misure di aiuto e sostegno da parte della Comunità Europea, perché per chi fa questo tipo di lavoro, purtroppo ci sono ancora dei fondi bloccati dal 2016” .

Fondamentale dunque mantenere l’acquisto di filiera corta in grado di garantire redditività ai tanti allevatori e alle produzioni locali che, nonostante i tanti problemi derivati dal sisma, sono riuscite comunque ad assicurare un prodotto di qualità.

“Assolutamente sì- conclude il presidente di Coldiretti Macerata- l'appello che infatti noi ci sentiamo di fare come Coldiretti e che facciamo sempre, indipendentemente dal prodotto agricolo o agroalimentare di cui si parli, è quello di far crescere la cultura dei consumatori attraverso un acquisto consapevole, quindi il più possibile legato a un territorio, se possibile presso le aziende di produzione, altrimenti, con un'attenta lettura delle etichette e uno studio del prodotto che si va ad acquistare, in quanto l'origine è fondamentale, sia per la qualità del prodotto, sia per sostenere anche l'economia locale”.

C.C.

Pubblicato in Economia

Prende il via il progetto di demolizione e ricostruzione di alcune sedi dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo Forestale nel territorio marchigiano, con fondi messi a disposizione dal Commissario Straordinario per la Ricostruzione.

Fino al prossimo 14 marzo, i professionisti del settore interessati possono partecipare al bando di gara per l’affidamento della progettazione definitiva, indagini e rilievi preliminari, direzione dei lavori e coordinamento della sicurezza di cinque caserme dell’Arma dei Carabinieri nelle Marche, fortemente danneggiate dal sisma del 2016.

La gara in corso, con base d’asta di 1.309.093,47 euro, oltre alle caserme situate nei comuni di Arquata del Tronto e Montegallo in provincia di Ascoli, in regione riguarda anche le sedi dell’Arma di Fiastra, Pieve Torina e Serravalle di Chienti in provincia di Macerata. La gara delle Marche segue il primo bando, partito a dicembre e ancora in corso, per ricostruire la nuova Stazione Territoriale dei Carabinieri-Carabinieri Forestali nel Comune di Montereale in provincia dell’Aquila le cui offerte sono in scadenza il 20 febbraio. Per entrambe le gare il criterio di aggiudicazione è l’offerta economicamente più vantaggiosa.

In tutto sono 41 le caserme dei Carabinieri dell'Italia centrale, distrutte dai terremoti che hanno colpito le quattro regioni nel 2016 e 2017.

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