E’ stato un vero e proprio abbraccio solidale colorato da decine di coperte colorate quello celebrato domenica scorsa, in piazza della Libertà a Tolentino. 

Un incontro tra le popolazioni colpite dal sisma promosso dall'associazione “Il Gomitolo dell'Amore” di Roseto degli Abruzzi.

Un gruppo nato dalla sensibilità di tanti volontari animati dallo spirito di aiutare e sostenere le fasce sociali più deboli, in difficoltà, nonché afflitte per vari motivi da particolari condizioni di disagio che ha voluto dimostrare la propria vicinanza ideale, il proprio affetto e la propria solidarietà alla comunità tolentinate.

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Dopo la visita del sindaco, Giuseppe Pezzanesi, a Roseto degli Abruzzi, la delegazione abruzzese è arrivata a Tolentino per colorare la piazza di mille tonalità differenti: tantissime coperte, realizzate dalle volontarie dell’associazione “Il Gomitolo dell’Amore” al termine della manifestazione sono state donate alle donne tolentinati come simbolo dell'affetto e della solidarietà della popolazione abruzzese. 

Inoltre è stato donato alla Città di Tolentino, un lavoro fatto a mano, che raffigura l’antico Gonfalone del Comune. 

 

Giulia Sancricca

E’ la nuova struttura in legno per le lezioni di danza del liceo coreutico a dividere i cittadini di Tolentino.

Se, infatti, da un lato c’è chi ritiene giusta l’installazione della struttura in legno provvisoria, in attesa della costruzione del nuovo campus, c’è invece chi parla di “spreco di denaro”.

Un dibattito acceso anche sulle pagine social della città dove c’è chi scrive: “Come si possono spendere soldi per una struttura simile quando ci sono tanti cittadini che aspettano di riavere la loro casa?”.

Il malcontento viene infatti collegato alla decisione dell’amministrazione di non scegliere le case di legno per i terremotati, ma acquistare uno stabile in contrada Rancia per realizzare nuovi appartamenti.

Una decisione che ha fatto discutere e continua a far discutere, ma che non sarebbe comunque collegata alla realizzazione del prefabbricato in legno per l’istituto superiore che, invece, è commissionato dalla Provincia di Macerata che ha la gestione delle scuole.

Sulla questione della struttura per il coreutico, poi, c’è chi ritiene errata la posizione: piazzale Gabrielli.

Luogo scelto, probabilmente, per la vicinanza con la struttura dell’istituto tecnico commerciale e con gli alloggi degli studenti che non sono della zona.

L’argomento sarà approfondito nell’edizione de L’Appennino Camerte della prossima settiman.

Giulia Sancricca

Due anni dalle prime scosse del terremoto che ha devastato il Centro Italia. Due anni difficili e durissimi per tutti, animati da tanta voglia di fare e da grande determinazione. Passi in avanti, ma piccoli, di fronte ai quali, ancora non riesce ad aprirsi una luce diversa. Sindaci e cittadini, coraggiosi e forti, lamentano comunque lentezze, ritardi insopportabili, soprattutto riguardo al passo della ricostruzione che sembra arrancare. In diverse occasioni hanno esternato di aspettarsi qualcosa di più dal nuovo governo. Il timore e il rischio è quello di non riuscire a programmare il futuro e peggio ancora di diventare completamente invisibili. Richieste pressanti quelle dei cittadini che non sanno se e quando potranno ricostruire le loro case; analoga situazione per chi non vede prospettive per la propria attività di lavoro.  

“ Le richieste sono pressanti– afferma il senatore  e sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini- perché fino ad ora non ci sono state risposte e questo fa sì che sia anche difficile intervenire.  Se ci fosse stata  solo la necessità di cambiare qualche cosa, intervenire sarebbe stato semplice;  i fatti hanno dimostrato che invece qui da cambiare c'è tanto e, farlo in corsa è difficilePiù volte- continua Pazzaglini-  avevo sostenuto che sarebbe stato più opportuno utilizzare una strada conosciuta, come ad esempio quella tracciata dalla Legge 61 del 1998 integrata nello stesso anno dalla delibera della giunta regionale 2153.  Quella scelta secondo me aveva portato ad una delle migliori ricostruzioni in Italia; il governo Renzi in carica due anni fa, ha fatto una scelta diversa, di ripartire da capo, prendendo una normativa pensata per un territorio completamente diverso dai nostri e purtroppo, di inefficienza in inefficienza, siamo arrivati ad accumulare un ritardo che oramai non sarà più possibile recuperare. L’ emergenza ancora non si è chiusa perché non tutte le casette sono state consegnate e non tutte le aree per attività commerciali (realizzate con la 408), sono concluse; mancano le più importanti, Visso, Camerino, Castelluccio di Norcia ed altre ancora.  Questo significa che la ricostruzione, che avrebbe dovuto in realtà essere già ben avviata se fosse stato un intervento efficace quello effettuato dopo i terremoti, è  invece ancora molto lontana dall'essere. Ho sentito in questi giorni cifre che sembrano quasi sparate a caso- sottolinea il senatore-.  Chi ha governato fino ad ora si è vantato dei soldi spesi e,sinceramente, io sarei stato un po' più cauto in certe dichiarazioni, perché secondo me di soldi effettivamente ne sono stati spesi tanti, ma altrettanto male. Se pensiamo a quanto è costata una SAE, è evidente che prima di dire che si sono spesi  €220.000 per una SAE da 80 metri quadrati, io anziché orgoglio, forse avrei provato anche un po' di vergogna, anche considerando poi quanto tempo c'è voluto.  A mio avviso purtroppo, siamo in definitiva  molto lontani da poter dare risposte concrete a tutti quelli che ce le chiedono, appunto perchè ci troviamo in mezzo a un guado e il dubbio enorme è se la scelta migliore è continuare a procedere su questa strada, o tornare indietro. Secondo me- prosegue Pazzaglini-  tornare indietro comporterebbe comunque uno sforzo enorme e anche la necessità  di ricominciare. La mia convinzione personale è che bisognerà adeguare la normativa esistente e renderla quanto più efficace possibile, pur sapendo che non sarà la migliore che sarebbe stato possibile ipotizzare all'inizio; possibilità che evidentemente non abbiamo più, perché appunto è passato troppo tempo"

Per la ripartenza dei territori, un ruolo fondamentale,secondo Pazzaglini sarà  quello giocato dalle infrastrutture che vanno completate e anche incrementate. " Non dimentichiamo che il rischio più grosso che corriamo ora, è che la ricostruzione rimanga fine a se stessa e, per evitare questo, occorre che venga predisposto un progetto di rinascita , che porti con sé i semi della ripresa. Fondamentale sarà che queste zone vengano servite da una rete infrastrutturale che sia anche tecnologica ( non solo in senso tradizionale,)e che consenta. di poter guardare al futuro. Utilizziamo la necessità di dover ricostruire e quindi  di poter impegnare delle cifre importanti per queste zone per completare o realizzare quella parte infrastrutturale o assente o inadeguata; solo in questo modo sarà possibile  far riprendere queste terre, di certo non in tempi rapidi, però sicuramente con efficacia. L'impegno che ci metto in prima persona - aggiunge- è quello di una competenza acquisita in tre mandati da sindaco, in pratica tutti passati a ricostruire. I miei primi due mandati infatti sono seguiti al terremoto del 1997 e credo di aver potuto acquisire un'esperienza significativa, non solo di gestione dell'emergenza ,ma anche di ricostruzione. L'interesse mio personale è quello di una persona  terremotata, figlio, fratello, parente e amico di altri terremotati, una persona che ha scelto di non andarsene mai da qui e , anche per il proprio futuro, ha pianificato la propria vita qui. Di certo- conclude Pazzaglini - ho  tanto  desiderio e volontà di far riprendere queste zone e mi metto a servizio anche con l'umiltà di non pretendere di sapere tutto. Apertura totale dunque nei confronti di chiunque si volesse confrontare su come poter ricostruire meglio, perché la mia vittoria non sarebbe quella di avere un ruolo personale, ma sarebbe quella di vedere ricostruite queste zone perché comunque, oltre al  mio passato, il mio presente e il mio futuro saranno ancora qui". 

 


Nelle aree terremotate la produzione di latte è calata del 20% anche per la chiusura delle stalle ma le difficoltà non hanno scoraggiato la maggioranza di agricoltori e allevatori che, a prezzo di mille difficoltà e sacrifici, non hanno abbandonato il territorio ferito e sono riusciti a garantire la produzione della maggior parte delle tipicità. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti a due anni dalla prima scossa che il 24 agosto 2016 ha devastato ampie aree del centro Italia. A Castelluccio di Norcia è in piena raccolta la prestigiosa lenticchia con la falciatura degli oltre 500 ettari seminati ed un raccolto che si prevede buono attorno ai 3mila-4mila quintali secondo la Coldiretti. E sulle tavole rimane anche il ciauscolo, il caratteristico salame spalmabile marchigiano, il pecorino dei Sibillini e le tante altre specialità del territorio - continua la Coldiretti – come la patata rossa di Colfiorito, lo zafferano, il tartufo, il prosciutto di Norcia Igp o la cicerchia. “Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti che – afferma la Coldiretti - occorre sostenere concretamente per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. “E’ necessario che la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia, che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo, ed è per questo che la Coldiretti insieme alla solidarietà è ininterrottamente impegnata con Campagna Amica a garantire uno sbocco al mercato per le produzioni locali” ha concluso Moncalvo.

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Prosegue nei territori colpiti dagli eventi sismici il progetto del Ludovan di Emergency. All'interno del Progetto Sisma avviato ormai da oltre tre settimane, a bordo del loro mezzo attrezzato con le più svariate e sorprendenti attività, i volontari di Emergency stanno raggiungendo i bambini e il pubblico adulto delle aree più disastrate dell’entroterra, per portare sollievo e momenti di aggregazione tra la popolazione. Aree Sae, parchi pubblici e spazi all’aperto sono stati già teatro di tante iniziative di animazione che sono riuscite a regalare ai presenti, momenti di svago e di allegra condivisione.

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Ovunque arrivi, la scatola a sorpresa del Ludovan è in grado di sprigionare tutta la sua carica di positività, coinvolgendo piccoli e grandi in giochi, letture animate e attrazioni di gruppo. Dalle bizzarre peripezie dei clown dell’associazione Magica Bula di Fermo alle attività sportive, dall’animazione ai giochi da tavolo, ogni tappa si trasforma in un happening effervescente. Partito a marzo col Progetto sisma, finalizzato a fornire un supporto psicologico e infermieristico alle popolazioni delle aree del centro Italia più duramente colpite dal terremoto, in concomitanza con l’arrivo dell’estate e la chiusura dell’anno scolastico, grazie al supporto di numerosi compagni di viaggio, lo staff dei volontari di Emergency  ha deciso di rafforzare il suo strumento di aiuto e di sollievo alle persone, declinandolo nella forma coinvolgente del camper Ludovan.

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                                         Animazione Ludovan nel parco giochi di Montagnano a Camerino

Area libri, animazione e giochi in viaggio, hanno già raggiunto con successo l’area verde di Montagnano a Camerino, l’area container di Tolentino, il Parco giochi di Ussita, il laghetto di Visso e l’area Sae di Muccia. Questo venerdì 17 agosto, appuntamento con il Ludovan nell’area Sae di Pievetorina dalle ore 10.30 alle 13.00; nel pomeriggio della stessa giornata, dalle ore 15.00 alle 18.00, il divertente camper di Emergency farà tappa nei giardini pubblici di Camporotondo di Fiastrone.

C.C.

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Il Comune di San Severino Marche ha affidato all’impresa Doma Srl di Sant’Angelo in Vado gli interventi di riparazione dell’alloggio di Porta Romana, sito in via Salimbeni al civico numero 70, danneggiato dal terremoto del 2016.

Si tratta di uno dei primi interventi all’interno del “cratere” finanziati con l’Ordinanza 27 del Commissario straordinario per la Ricostruzione delle zone del centro Italia colpite dal sisma e riguarda la riparazione del patrimonio edilizio pubblico suscettibile di destinazione abitativa.

Le opere, per un importo complessivo di 33.131,60 euro, consisteranno nella sarcitura delle lesioni, in alcuni cuci-scuci, in cuciture armate con barre inox, nella predisposizione di un sistema antiribaltamento sui tramezzi interni, nella revisione e nell’adeguamento degli impianti, nella riparazione della copertura, nel restauro degli infissi e nel rifacimento di un bagno a piano terra. L’impresa, rispondendo alla procedura negoziata del Comune, ha praticato un ribasso del 26,642%.

Qualche giorno fa, ad Ancona, si è tenuto un incontro tra diversi attori istituzionali del territorio marchigiano per la firma di un protocollo volto alla stesura del Patto per la ricostruzione e lo sviluppo delle aree colpite dal sisma

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è tra i firmatari di un protocollo denominato “Verso il patto per la ricostruzione e lo sviluppo” che delinea sostanzialmente una strategia d’insieme entro cui far convergere diverse idee progettuali, oltre 90, per circa 1,7 miliardi d’investimenti e una stima occupazionale di 10.000 unità nelle zone colpite dal sisma. L’iniziativa, promossa dalla regione Marche con il contributo dell’ISTAO e dei quattro atenei marchigiani, segna la prima tappa di un lavoro capillare di raccolta e sollecitazione di quelle che sono le istanze di un territorio che vuole ripartire dopo il terremoto.

“Era opportuno che il Parco ci fosse, visto il suo ruolo strategico nella conoscenza e gestione di territori importanti dal punto di vista naturale, turistico, sociale. Non può esservi ripartenza senza un coinvolgimento autentico di chi queste terre le vive quotidianamente, sotto diversi punti di vista: controllo e tutela, ma anche valorizzazione e opportunità” sottolinea Oliviero Olivieri, presidente dell’Ente, presente in regione alla firma del protocollo.

Nel protocollo si parla di «valorizzazione delle risorse enogastronomiche, storiche, culturali, e ambientali» da considerare come driver principali di uno sviluppo «che veda nella rivitalizzazione e innovazione delle produzioni tipiche del made in Italy e nel turismo i principali ambiti di esplicitazione». Anche il Parco adotta una analoga linea di condotta “perfettamente ricompresa” prosegue Olivieri “nell’adesione alla Carta Europea del Turismo Sostenibile che ci vede coinvolti in prima persona, con l’idea che si debbano favorire proposte che ripristino l’attrattività dei territori e consentano alle comunità di rimanere e coltivare la concreta speranza di un futuro salvaguardando ed anzi valorizzando lo straordinario ecosistema del Parco. Non mi stancherò mai di ripetere” conclude Olivieri “quanto sia forte, almeno in potenza, l’attrattività dei Sibillini sul piano non solo del turismo ma più in generale di una qualità complessiva di vita ed ambiente che può far la differenza anche per tipologie specifiche di produzioni manifatturiere legate al made in Italy”.

Prossimi step l’avvio della seconda fase, ossia la stesura vera e propria del «Patto per lo sviluppo» secondo le linee suggerite dalle università marchigiane con indicazione degli obiettivi, individuazione del cronoprogramma e del piano finanziario da condividere poi con il Governo nazionale e l’Unione Europea.

Girato a Ussita tra gennaio e agosto dello scorso anno, in pieno post sisma, “La primavera tarda ad arrivare” è il film documentario realizzato dal regista valdostano Alessandro Stevanon con la collaborazione e il montaggio del maceratese Fabio Bianchini. Il documentario verrà proiettato a Ussita sabato prossimo alle 21, all’Ussita center, la nuova area commerciale della cittadina all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

“La primavera tarda ad arrivare” è una storia di coraggio e terre lontane: uomini e donne allontanati dai propri paesi in seguito alle scosse sismiche di ottobre 2016 o che sono rimasti in un Appennino quasi disabitato e in un territorio militarizzato accessibile solo con specifiche autorizzazioni, in un panorama di transenne e macerie che è rimasto immutato, cristallizzato, dal giorno delle scosse. Tutte queste persone vivono uno stato di sospensione dall'usuale, consumate dal timore di non poter tornare mai più a vivere questi territori, o di non ritrovare la propria comunità e il proprio paese. Il Monte Bove, continuamente scrutato da chi è rimasto ed evocato da chi è lontano, è la loro montagna sacra, il simbolo concreto e identitario a cui tutti cercano di restare attaccati.

È la storia di uomini e donne dei Sibillini che si oppongono alla narrazione nociva dei giovani che abbandonano queste terre. È la storia, reale e possibile, di giovani che, invece, vogliono raccogliere il testimone degli anziani e continuare a vivere nel proprio territorio, ingrandire la propria attività, sposarsi, crescere qui i loro figli, in modo compatibile con la grande ricchezza naturalistica e ambientale. E anche, inevitabilmente, con i terremoti dell'Appennino Centrale. 

“La primavera tarda ad arrivare”racconta le storie di Patrizia VitaMichela ParisSabatino e Francesca RiccioniGiovanni ParisMauroPennacchiettilo chef  Enrico Mazzaroni e Claudia Ercoli, la ragazza che, pur di sposarsi a Ussita, ha celebrato il suo matrimonio con Gianluca Gentili in un prato a Frontignano.

Un altro importante segnale di ritorno alla normalità per i cittadini di Castelraimondo:  oggi riapre infatti nei nuovi locali di via Europa 20/22, l’ufficio postale cittadino, collocato provvisoriamente in un container a seguito del terremoto.

La nuova sede realizzata con nuovi arredi, eliminazione delle barriere tra personale e clienti, e sistemi di sicurezza all’avanguardia, risponde pienamente alle esigenze della clientela per tutti i servizi postali e finanziari.

L’ufficio di Castelraimondo dispone di 3 sportelli, una sala consulenza e un Atm Postamat di ultima generazione h24 e osserverà i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 8.20 alle 13.35 e il sabato dalle ore 8.20 alle 12.35.

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La comunità rinasce tra le casette a Caldarola. Se prima l’aggregazione e l’incontro si cercavano in piazza Vittorio Emanuele II con una passeggiata sotto il loggiato, ora che manca quel punto di riferimento non si rinuncia però allo stare insieme.

La nuova agorà è nel mezzo delle sae, dove i caldarolesi sono tornati a vivere dopo mesi di “esilio” dalla propria terra.

A dimostrare questa voglia di rinascita, la cena conviviale che ieri sera ha animato il nuovo centro abitato e ha visto tornare il sorriso e l’amicizia sui volti dei caldarolesi.

Una lunga tavolata ha ospitato la cena, a cui ha partecipato anche il sindaco, Luca Maria Giuseppetti, poi è seguito il concerto della band Salvadei Brass Ensemble.

La prima parte dello spettacolo è stato dedicato all’opera con le musiche di Verdi, Mascagni, Puccini e Donizetti; poi spazio alle musiche popolari italiane da Ennio Morricone a Modugno, Fontana e De Andrè.

Una occasione per ritrovare il senso di appartenenza ad una comunità che il sisma aveva disgregato come i muri delle case.

 

Foto di Ilio Montanari

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