UBI Banca ha aderito alla convenzione ABI che prevede l’anticipazione dei contributi a favore delle imprese edili e dei professionisti coinvolti nella ricostruzione degli immobili distrutti o danneggiati dal terremoto che ha colpito il centro Italia nel 2016. L’accordo prevede che UBI Banca possa anticipare le somme necessarie per la ricostruzione di quegli immobili di edilizia abitativa o ad uso produttivo per i quali sia stato già concesso il contributo pubblico. Il protocollo consente alle imprese edili la possibilità di richiedere alla banca l’anticipazione fino al 100% dei singoli SAL (stato avanzamento lavori), così come per i professionisti di chiedere l’anticipo per le spese di progettazione, le indagini e i rilievi. La partecipazione di UBI Banca al protocollo ABI, che riguarda le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, permetterà alle imprese e ai professionisti impegnati nella ricostruzione post-sisma di ottenere i finanziamenti con molti mesi d’anticipo rispetto alla tempistica del contributo pubblico.
“Fino ad aggi abbiamo finanziato interventi per la ricostruzione post-sisma per 100 milioni di euro e adesso siamo fra le prime banche ad avere aderito a questa convezione” ha dichiarato Roberto Gabrielli, responsabile della macro area Marche Abruzzo di UBI Banca. “Il nostro intervento permetterà di velocizzare gli interventi di ricostruzione, consentendo alle famiglie di tornare a vivere quanto prima nelle proprie case e alle imprese di ripartire con la produzione di beni e servizi nell’area del cratere del terremoto. Il nostro obiettivo, come istituto di credito, è quello di contribuire al ripopolamento di queste aree e di rivitalizzare l’economia locale, in modo da continuare ad essere la banca di riferimento di questi territori”.

Appuntamento al Centro Fiere di Villa Potenza di Macerata il 5-6-7 aprile per la tradizionale rassegna di Expo Edile, l'evento sui materiali e le tecnologie per l'edilizia e l'ambiente costruito, una vetrina delle novità, un'occasione di networking per la filiera delle costruzioni che vede protagoniste le aziende, un'iniziativa di riferimento per il mercato delle costruzioni del Centro Italia. Expo Edile è un evento specializzato per la presentazione di materiali, tecnologia ed impiantistica innovativa che verte principalmente sui seguenti settori: riqualificazione energetica, recupero e protezione sismica, ricostruzione. Il mercato delle costruzioni è in una fase di trasformazione, tutta la filiera sta vivendo questa fase di transizione verso nuovi modi di produzione. Gli operatori del settore oggi più che mai sono alla ricerca di prodotti per rendere il settore più sicuro ed efficiente, redditizio e sostenibile. I prodotti e le soluzioni che l’Azienda Espositrice propone sono in grado di soddisfare tutte le esigenze del mercato ed Expo edile è il luogo dove i professionisti ed i privati  verranno a scoprirlo. I vantaggi di visitare Expo edile sono molteplici fra i quali scoprire i nuovi trend del mercato, conoscere in anteprima le novità del settore, aggiornarsi con i molteplici eventi e workshop offerti. Expo Edile è lo spazio dedicato agli incontri scientifici rivolto ai tecnici di settore, imprese e privati nell'intento di divulgare contenuti assolutamente innovativi per strutture abitative sempre più green.

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I visitatori potranno esaminare i prodotti in mostra suddivisi nei seguenti settori espositivi: Nuove tecniche costruttive/ Antisismica, Risparmio energetico, Involucro/Serramenti, Energia/Impianti, Finiture/Rivestimenti, Filiera Servizi, Macchine ed attrezzature edili. La manifestazione si rivolge ai professionisti ma anche ai privati che stanno per acquistare casa o debbono ristrutturarla o debbono effettuare piccoli interventi alla propria abitazione; durante la visita in fiera potranno trovare soluzioni, idee e consigli per effettuare al meglio i lavori programmati.

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A due anni e mezzo dal sisma del 2016, una nuova questione intricata sta interessando i gestori terremotati di B&B dell’entroterra montano delle Marche, ai quali è stata recapitata una raccomandata che richiede indietro l’una tantum di 5000 euro, concessa a chi aveva fatto domanda di contributo. La Regione Marche ne chiede la restituzione in quanto i gestori di B&B ai quali è stata recapitata la lettera, non sono iscritti ad istituti di assistenza o previdenza. In pratica per ottenere il contributo una tantum, dall’inizio si sarebbe dovuto essere iscritti ad istituti di previdenza e assistenza, ma il contributo è stato concesso a chi ne ha fatto richiesta senza attivare alcun controllo preventivo delle situazioni. Il problema nasce da qui e, entro 10 giorni dal ricevimento della raccomandata i destinatari hanno la possibilità di produrre ogni elemento utile ai fini del procedimento.

Diversi i casi di professionisti interessati ad Ussita e Visso che, pur essendo tra i più colpiti dalla crisi sismica, lamentano di non avere l’obbligo di iscrizione alla previdenza per esercitare la loro attività. Una questione spinosa che sta sollevando grande preoccupazione tra i diversi titolari di B&B le cui aspettative all’inizio sono state rispettate con la conferma dell’arrivo dei fondi a ristoro per il mancato guadagno, salvo ora vedersene richiedere la restituzione. Già nel dicembre scorso erano stati denunciati casi simili, ma evidentemente la questione ancora non è stata ben dipanata.

Del confusionario vortice normativo, si trova a fare le spese un numero ancora indefinito di gestori di strutture che rappresentano un settore strategico delle aree montane interne, ritrovatisi in un attimo senza casa e senza lavoro e che peraltro avrebbero anche grosse difficoltà a delocalizzare le proprie strutture. Scegliendo questa strada comunque complicata, per la quale dovrebbero far fronte a gravosi impegni finanziari, perderebbero infatti il diritto di accedere alle SAE e al CAS.

Una situazione definita  paradossale da Patrizia Vita, titolare di un Bed and Breakfast nella frazione di Sorbo di Ussita.

"Quando oltre un anno e mezzo fa ho fatto delle ricerche tramite il mio commercialista per capire se effettivamente presentare o meno la domanda- afferma Patrizia Vita-  chiedendo spiegazioni in Regione, a lui fu detto che avrei potuto comunque inoltrare domanda per l'una tantum.  La domanda è stata fatta e, paradossalmente, il contributo è stato erogato anche abbastanza velocemente. Ora a distanza di quasi un anno e mezzo dalla concessione del contributo,  qualche mese fa ci è stato richiesto di presentare la posizione INPS che i bed and breakfast e anche degli altri piccoli Agricoltori non sono obbligati ad avere.  Voglio precisare- aggiunge- che comunque le nostre sono delle attività commerciali a tutti gli effetti, dovendo noi emettere delle ricevute e i nostri introiti essere regolarmente inseriti all'interno del 730, sui quali ci paghiamo le tasse.Oltretutto, siamo anche penalizzati sul fatto della delocalizzazione perché dal momento in cui la delocalizzazione di un b&b viene accettata, automaticamente il proprietario si trova a perdere la SAE e il contributo di autonoma sistemazione. Ciò significherebbe che- continua Patrizia Vita-  se per consentire di  fare lavori ci vuole un anno e mezzo, per un anno e mezzo questa persona deve trovare una sistemazione che sia diversa e soprattutto pagare a sue spese;  io credo che queste piccole attività, che dovrebbero essere un po' anche il cuore delle nostre aree interne degli Appennini,  sono quelle di fatto più penalizzate e noi paradossalmente non abbiamo perso soltanto una casa  ma anche il lavoro  e ci ritroviamo a vivere , mi passi il termine, la beffa di questa operazione. Adesso, - prosegue -  io insieme ad altri colleghi di Visso e Ussita  che si trovano nella mia stessa situazione, stiamo cercando di capire quanti altri gestori abbiano ricevuto questo tipo di comunicazione, per chiarire  se dobbiamo muoverci ognuno per proprio conto,  se dobbiamo mettere degli avvocati. Di certo dobbiamo andare fino in fondo  perché quell'una tantum,  di fatto è l'unico contributo a copertura di una perdita effettivadi una casa e di un lavoro.  L' attività di b&b è legiferata a livello regionale dal bollettino per le attività ricettive; si tratta dunque di attività  registrate a livello regionale, non esistendo in Italia una legge quadro nazionale alla quale poter fare riferimento. 

 La nostra - spiega Patrizia Vita- è un'attività che si può svolgere con il codice fiscale e che non ha una sua dichiarazione dei redditi specifica.  Costi e ricavi che riguardano l'attività del b&b vanno infatti inseriti in una parte del 730 che sono crediti e debiti diversi, per cui comunque noi paghiamo regolarmente le tasse su quello che guadagniamo e non è colpa nostra  se la regione Marche prevede che non ci sia la copertura di una posizione INPS per il b&b. Il documento per accedere al contributo io l'ho madato, controllo preventivo non c'è stato, i fondi sono arrivati  e allora, se io non avessi avuto le caratteristiche tali da potervi accedere non avrebbero dovuto erogarmi i 5000 euro. Richiederli indietro dopo un anno e mezzo che noi non stiamo ancora lavorando-conclude-  è una spada di Damocle, ma forse il termine giusto è beffa"

C.C.

 

 

Riapre oggi pomeriggio, alle 17, la prima chiesa danneggiata dal sisma a San Severino. Si tratta del santuario della Madonna dei Lumi, ricostruito con l’ordinanza 32 del Commissario straordinario. Oggi pomeriggio il taglio del nastro con una funzione religiosa presieduta dall’arcivescovo Francesco Massara.

L’importo finanziato per il lavori era di 250mila euro ma con i ribassi d’asta e tutte le procedure, di fatto ne sono stati spesi 185mila. A seguire le opere, l’ingegnere Carlo Morosi dell’ufficio sisma della curia. Sono stati ripristinati dei tiranti e ne sono stati installati di nuovi nel seminterrato. Sono state riparate alcune parti della muratura con la tecnica del “cuci scuci” e consolidati alcuni decori.

g.g.

”Di cos altro vogliamo parlare? Ecco cosa è accaduto questa notte alla sae difronte alla mia. Una folata di vento e l’antenna è sprofondata nel soffitto. Ora come si difenderanno quelli di Arcale? Che colpa avremo anche questa volta? Per L umidità è colpa nostra che non arieggiamo e per questo?“. Poche semplici parole per uno sfogo da parte di una cittadina come tante che non ne può della situazione talvolta insostenibile che ogni giorno si trova a fronteggiare chi vive nelle Sae, soluzioni abitataive emergenzial. Con il vento di questa notte l’antenna di una casetta si è rotta e ha spaccato il soffitto. E la foto è stata poi pubblicata anche su Facebook. Tra muffa e danni vari, si teme seriamente che le Sae, in alcuni casi appena consegnat, possano non resistere per il tempo necessario alla ricostruzione che si prospetta lungo svariati anni.

g.g.

Dalla Regione arrivano gli emendamenti da presentare al Governo per velocizzare la ricostruzione. Ma Vito Crimi ironizza: “I responsabili del disastro degli ultimi due anni dicono di avere idee per la ricostruzione. Ma chi volete prendere in giro?”.

Pare non si trovi proprio la quadra tra Vito Crimi, sottosegretario alle aree colpite dal sisma, e il presidente della Regione Luca Ceriscioli.

Quest’ultimo ieri ha presentato gli emendamenti elaborati e condivisi con il tavolo tecnico dei sindacati e delle categorie economiche per semplificare e velocizzare la ricostruzione nelle Marche. Gli ambiti di intervento riguardano l’edilizia privata e quella produttiva, le opere pubbliche e il reclutamento di personale negli uffici speciali per la ricostruzione. L’obiettivo, quello di creare una nuova governance e velocizzare il processo. 

Più nello specifico, gli emendamenti prevedono l’autocertificazione che il progettista potrà presentare per la ricostruzione leggera, la possibilità di affidare opere pubbliche fino a 5 milioni di euro con procedura negoziata e il ripristino del dialogo del Governo con i presidenti delle quattro Regioni colpite dal sisma. 

“Governance - commenta Ceriscioli - significa rispettare gli interlocutori che sono nel territorio perché portatori di una competenza importante. Servono scelte molto forti in termini di semplificazione per la ricostruzione che non può seguire regole ordinarie. Abbiamo poi cento persone che dovremmo assumere da un paio d’anni ma che non possiamo perché ci son regole assurde che ci impediscono di farlo. E poi - aggiunge - essere ascoltati rappresenta l’aspetto più importante così come il rispetto reciproco”.

La risposta di Crimi non si è fatta attendere ed esordisce con un quesito: “Come mai Ceriscioli, che da oltre 2 anni è anche Vice Commissario alla ricostruzione, presenta solo adesso queste idee? E come mai lo fa appena dopo gli incontri che ho recentemente sostenuto con la cittadinanza, le Istituzioni locali e le Forze dell'Ordine, nei quali ho già annunciato misure drastiche e coraggiose per rilanciare il processo di ricostruzione?”. 

Secondo il sottosegretario sarebbero state proprio le regioni, insieme ai commissari straordinari Vasco Errani e Paola De Micheli, ad aver compiuto le scelte che ora stanno provocando ritardi e che essi stessi stanno criticando. 

“Adesso i responsabili della disfatta della ricostruzione si travestono da ‘nuovo-che-avanza' e si presentano con la soluzione in tasca. Ma chi vogliono prendere in giro? È un'offesa all'intelligenza dei cittadini. Se oggi - stigmatizza - ci ritroviamo a dover fare i conti con una procedura lenta e caotica, è grazie a questi soggetti. Hanno sempre preteso un ruolo da coprotagonisti, dunque prima di fare proposte devono assumersi la responsabilità delle scelte sbagliate compiute in questi due anni. Chiedano scusa - continua - per la lentezza nell'esame delle pratiche, per gli eccessivi oneri a carico dei progettisti e dei cittadini nella presentazione delle domande, per le discutibili scelte in merito alle opere prioritarie da finanziare. E soltanto dopo vengano a presentare le loro soluzioni”.

Crimi, a due mesi dall’assunzione della delega alla ricostruzione, si dice già pronto a effettuare modifiche importanti alle normative per semplificare i processi e annuncia che verranno condivise con i sindaci, associazioni di categoria, ordini professionali e soggetti interessati, “affinché il risultato sia frutto di un processo partecipato, dal basso, spontaneo e vero. Con queste proposte condivise passeremo poi dal Parlamento e dal democratico confronto fra i rappresentanti eletti dal popolo. Cari Presidenti di Regione - conclude - ci sarà sicuramente un cambio di passo, ma non avverrà certo per merito vostro”.

Gaia Gennaretti

"Così non si va da nessuna parte". Protesta dei tecnici contro l'abbandono dei terremotati. E' in programma per martedì 5 marzo la serrata degli studi tecnici, iniziativa promossa da alcuni professionisti che chiedono una volta per tutto un vero cambiamento.

 

"Se si lavora solo ed esclusivamente sul sisma - afferma Roberto Di Girolamo, ingegnere del gruppo di tecnici di varie regioni e province che sta promuovendo questa iniziativa - purtroppo non si arriva a fine mese. Pertanto siamo costretti a stoppare il lavoro sulla ricostruzione per dedicarci anche ad altro. La questione purtroppo è evidente, la ricostruzione non parte, le regole sono assurde e sbagliate, i costi parametrici sono troppo bassi e inoltre c'è confusione totale all'ufficio speciale ricostruzione. Si interpretano le norme in maniera completamente differente. Noi professionisti ci troviamo di fronte a questa macchina che non cammina, cerchiamo di farla camminare impiegando tanta energia ma non riusciamo nell'intento". Il problema inizia ad essere importante, il tempo passa e di soluzioni neanche l'ombra. Serve urgentemente che il Governo e il nuovo Commissario Piero Farabollini mettano mano alla ricostruzione che proprio non cammina.

(Roberto Di Girolamo)

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"L'errore mostruoso - torna a dire - è il decreto 189 del novembre 2016 (il primo emesso dopo il sisma) che non funziona e va modificato in maniera molto pesante". I tecnici chiedono al Governo la semplificazione nella presentazione delle pratiche per velocizzare i lavori e il rientro a casa delle persone colpite, l'adozione di un sistema di anticipazione che garantisca la copertura delle spese da approntare, e la revisione dei costi parametrici e degli oneri dei tecnici che non garantirebbero attualmente una ricostruzione di qualità: "Nella modifica al 189 era previsto un anticipo del 50 per cento sui nostri progetti - conclude Di Girolamo - però purtroppo le ordinanze per l'attuazione di questo anticipo ancora non si vedono. Sono quasi due anni e mezzo che camminiamo a vuoto e pertanto iniziamo ad avere qualche problema. I tecnici del cratere purtroppo lavorano sempre e solo sul terremoto", ma di compensi neanche l'ombra. 

Gaia Gennaretti

 

 

 

 

 

L’hanno già firmata oltre 4.900 persone. L’obiettivo è raggiungerne 5mila. È partita dal Seminario di Architettura e Cultura Urbana di Camerino la petizione online indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per salvare Camerino dall’abbandono post sisma. 

Il centro storico è ancora deserto, chiuso, da quell’ottobre di due anni fa e ormai a farla da padrone è anche la vegetazione selvatica che ha iniziato a crescere qua e là. Un tempo era lì che tutto si concentrava: la vita delle istituzioni, dell’Università e degli studenti che popolavano la città, delle attività commerciali, dei fedeli. Camerino era il suo centro storico. 

“Il duplice problema che oggi si pone a Camerino - si legge nel testo della petizione - è di dare forma e sostanza alle conurbazioni esterne, soprattutto dopo gli eventi sismici che hanno comportato un aggravio di utenza delle infrastrutture esistenti e, soprattutto, di restituire alla vita il centro storico che rappresenta la vera anima e la stessa ragion d’essere della città.

Dopo oltre due anni nei cittadini comincia a venir meno l’idea del ritorno: molti, condizionati dall’esilio forzoso stanno ricostruendo la loro vita altrove, i più sono rimasti aggrappati alla speranza di ritrovare quel modo di vivere urbano di antica civiltà che contraddistingue da sempre Camerino”. È per questi ultimi che serve una risposta urgente, prima che anche loro perdano la speranza. E di certo il corpus di procedure e norme fin ora posto in essere non aiuta la città a risollevarsi e a ripartire: è tutto troppo complicato, farraginoso, e i tempi lunghi e incerti.

“È pur vero che occorre il tempo necessario per intervenire con giudizio su un territorio di grande bellezza e di altrettanto grande fragilità. Esistono, comunque, delle priorità incontestabili - prosegue il testo - per cui vale la pena di agire con urgenza: quei luoghi rappresentativi della ‘civitas’ che fungono da attrattori di interesse per la città, promotori della rinascita sociale, culturale, economica e motivo per la sua rioccupazione residenziale”. Per questo il Seminario di Architettura e Cultura Urbana promosso da Università di Camerino, Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e Archeoclub d’Italia ha individuato quattro complessi monumentali esistenti all’interno del centro storico per una petizione rivolta al Capo dello Stato affinché sia attivata una specifica modalità d’intervento urgente per il loro risanamento: il Palazzo ducale, il Teatro comunale ‘F. Marchetti’, il Polo museale e il Palazzo della Musica.

Il Palazzo ducale, ricco di storia, col suo cortile rinascimentale che si affaccia sulle mura urbiche è sede del Rettorato, della Scuola di Giurisprudenza, dell’Aula Magna, di un’importante biblioteca aperta agli studenti ventiquattro ore su ventiquattro ed è, inoltre, tradizionale meta di visita turistica e di incontro dei cittadini.

Il Teatro comunale, col suo impianto di palchi a ferro di cavallo, rappresenta il meglio del ‘Teatro ottocentesco del Melodramma’ ed è aperto tutto l’anno alle stagioni musicali e di prosa. Il Polo museale di San Domenico raccoglie importanti testimonianze della pittura camerinese del Quattrocento, il museo archeologico e il museo universitario delle scienze, unico nelle Marche. Il Palazzo della Musica, infine, è sede di scuole musicali di ogni livello, di stage, master e concerti che richiamano musicisti e pubblico dall’Italia e dall’estero”.

È per questi edifici, che hanno un livello di danno che comunque ne consente il risanamento strutturale, che si chiedono specifiche modalità di azione così da restituirli alla città e dare una speranza a chi ha scelto di non andarsene nonostante tutto.

 

Per firmare la petizione seguire il seguente link: http://chng.it/4GBWcW7Xxk

 

g.g.

Un appello su Facebook per un edificio le cui macerie, da oltre due anni, giacciono a terra, alle porte di San Severino. 

Lo hanno realizzato Gianluca Bonifazi, dell’associazione “Vivere San Severino, e Alessio Rapari, ex cittadino settempedano.

Si riferiscono all’edificio ex Conad in viale della Resistenza, crollato in seguito al terremoto, l’unico di cui non siano state rimosse le macerie e la ragione di ciò non è mai stata chiara.

Sta di fatto che la condizione di quel palazzo, all’ingresso di San Severino, stona secondo i due giovani con una città d’arte: “Non vogliamo che questo sia un attacco politico - dicono - o una polemica, ma solo la descrizione della realtà per sensibilizzare i cittadini. Sono macerie che sono lì da due anni e sui motivi ci sono state solo tante ipotesi. Non è bello pensare che un turista possa arrivare a San Severino e trovare all’ingresso della città tutto questo ammasso di macerie. Non ci sembra consono per una città d’arte”. Per vedere il video, di seguito il link oppure ci si può collegare alla pagina facebook di Vivere San Severino.

CLICCA PER IL VIDEO
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aia Gennaretti 

Semaforo verde dal Servizio di Protezione Civile della Regione Marche, in qualità di soggetto attuatore del sisma 2016, per la realizzazione di una struttura temporanea che sarà destinata ad ospitare gli uffici e i servizi di Protezione Civile del Comune di San Severino.

Il prefabbricato sarà posizionato in via Giacomo Brodolini, nel piazzale antistante i magazzini comunali dell’ufficio Manutenzioni, presso l’ex mattatoio.

La struttura, per una superficie complessiva di circa 120 metri quadrati, permetterà di garantire la continuità delle funzioni municipali di Protezione Civile. Per l’esecuzione delle fondazioni, le opere di urbanizzazione e l’installazione del prefabbricato, il responsabile del Dipartimento regionale di Protezione Civile, Davide Piccinini, ha autorizzato una spesa complessiva di 142.484 euro, Iva e oneri compresi. Il prefabbricato accoglierà tre uffici, una sala riunioni, un archivio oltre ai locali per i servizi. Tutta la struttura sarà connessa, tramite le tecnologie più innovative, con il sistema di Protezione Civile nazionale.
g.g.

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