“Vorrei simbolicamente consegnare a ciascun settempedano le chiavi del Duomo perché ne sia custode per gli anni a venire e perché sappia fare buona promozione di un luogo che affascina veramente tutti”. Con queste parole il sindaco di San Severino Marche, Cesare Martini, ha salutato i tantissimi fedeli che hanno preso parte alla cerimonia per la riapertura, dopo oltre un ventennio, dell'antico Duomo di Castello al Monte. Rivolgendo un caloroso abbraccio a monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, l'arcivescovo di Camerino – San Severino Marche, che ha presieduto l'Eucaristia, concelebrata da monsignor Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona - Osimo, e da padre Luigi Rottini, abate presidente della Congregazione di San Bernardo in Italia, oltre che da tutti i sacerdoti dell'intera vicaria, il primo cittadino ha poi ringraziato il Prefetto di Macerata, Vittorio Piscitelli, per la sua presenza, la Regione Marche, che è stata rappresentata dall'architetto Paolo Mazzotti, dirigente del Centro operativo Programmi di Recupero e Beni Culturali, e la Provincia di Macerata, rappresentata dal Presidente del Consiglio, Umberto Marcucci, e dal consigliere provinciale, Pietro Cruciani. Un cordiale saluto è stato poi rivolgo dal sindaco Martini ai colleghi sindaci di Treia, Luigi Santalucia, ed Apiro, Settimio Novelli, intervenuti in rappresentanza dei Comuni della vecchia diocesi settempedana.
La cerimonia dell'inaugurazione del Duomo si è aperta con il solenne suono delle settecento canne d'organo, un Caterinozzi del Seicento, restaurate dal maestro organaro Michel Formentelli di Camerino. La musica sacra è stata accompagnata dalle corali di S. Agostino, Santa Maria della Pieve e Stigliano, magistralmente dirette dai maestri Morena Rinaldi e Riccardo Lorenzetti. Fra i primi a fare ingresso in chiesa il gonfalone del Comune scortato dai Vigili Urbani ed i figuranti del Palio dei Castelli che al termine della funzione religiosa hanno dato vita anche alla suggestiva benedizione degli stendardi ed all'offerta dei ceri ospitata nella cappella laterale dove sono conservati i resti mortali di San Severino, patrono della Città. E nel Duomo è stata ospitata anche una nutrita delegazione proveniente da Comiziano, gemellata da tempo con San Severino.
“E' un avvenimento grande non solo per la città di San Severino ma anche per tutta l'arcidiocesi perché torna a vivere una realtà che è simbolica – ha sottolineato monsignor Brugnaro nella sua omelia – Adesso abbiamo un'eredità. Ora non si tratta solo di conservare le mura, gli oggetti pregiati della pittura e della scultura, il coro, l'organo e quanto di bello c'è in questa chiesa. Essa rappresenta anzitutto una continuità tra l'allora e l'oggi. Il nostro pensiero oggi deve andare anche a tutte quelle maestranze che hanno lavorato perché venisse completato questo tempio e perché potessimo godere di questo momento. Grazie anche a voi cittadini che siete giunti così numerosi a ricontemplare, dopo tanto tempo, questa chiesa che vi appartiene” – ha concluso l'arcivescovo.