Unione, speranza  e concordia, i messaggi da testimoniare nell'omaggio a San Venanzio Martire, patrono di Camerino.  Alla cornice della vigilia di una piazza, riscaldata dalle tinte forti dell'Offerta dei ceri e del grande falò, si è aggiunto il raccoglimento della preghiera e i sentimenti di una devozione, cementata nella comunità. Presieduto dall’arcivescovo Francesco Massara e animato dal coro Cappella musicale del Duomo, il solenne pontificale si è tenuto all'interno dell'affollato tendone della località Le Mosse. L'eucarestia è stata concelebrata dal parroco don Marco Gentilucci e dagli altri sacerdotipresenti confraternite e chierichetti. Di fronte  all'urna delle reliquie del Santo, la celebrazione ha riunito autorità civili e militari, dame e cavalieri dei tre terzieri e un elevato numero di persone provenienti da tutto il territorio. Dominata dal forte richiamo all'unità, l'omelia dell'arcivescovo Francesco che, prendendo spunto dal Vangelo, ha invitato a cogliere l’esempio del giovane martire che ha saputo donare la propria vita per non rinunciare alla propria fede. " Il primo messaggio che San Venanzio chiede ad ognuno di noi è di non rinunciare mai alle speranze e alle cose in cui crediamo nella nostra vita; anche di fronte alle sofferenze, alle difficoltà e alle paure, San Venanzio non ha rinunciato al suo credo. E’ questo l’esempio dal quale ognuno di noi deve trarre forza per la sua vita quotidiana: non rinunciare a ciò in cui crediamo, non rinunciare alla fede e a ciò che desideriamo dentro di noi. La grandezza di San Venanzio e la sua testimonianza debbono essere un grande stimolo per andare avanti per credere fino in fondo alla carità di Dio che  può crescere dentro ognuno di noi”.

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Imparare ad amare, l'altra riflessione suggerita dal Vangelo del giorno: “L'invito – ha detto il vescovo- è a non amare troppo noi stessi e la nostra presunzione, a non amare troppo  il nostro orgoglio e, talvolta, il nostro modo di imporci agli altriL'invito è ad amare attraverso  l'intensità con cui  Dio ama ciascuno di noi e, come San Venanzio, attraverso i piccoli gesti e le sofferenze della vita. E’ dalla sofferenza e dalle prove, che nascono le cose più belle, le gioie più grandi. Il Signore ci dà delle prove ma ci dà la forza ad andare avanti”. Oltre ad essere protettore della città di Camerino, San Venanzio è anche invocato come protettore dalle cadute; la storia narra che, gettato dalla Rocca tre volte, è sempre sopravvissuto. “Al nostro Santo- ha sottolineato Mons. Massara- dobbiamo pensare non solo come protettore di fronte alle nostre cadute materiali ma, soprattutto a quelle interiori, a quelle del nostro cuore. Molte volte le nostre debolezze possono farci cadere, ma attraverso la sua intercessione e il suo esempio, possiamo trovare in lui la forza di rialzarci. Oggi siamo qui per porci di fronte al patrono, per chiedergli di darci la forza di rialzarci nella nostra vita, di dare alla città la forza di rialzarsi di fronte al dramma di questi anni”.

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Tra i richiami del Vangelo e della testimonianza del giovane martire che ha seguito il profondo desiderio di servire il Signore, anche quello che ognuno di noi possiamo fare per servirci tra di noi, nell’accogliere l’altro, nella misericordia e nell'umiltà. Comprendere a fondo il significato della parola servizio, potrà aiutare ciascuno di noi ad accoglierci, ad ascoltarci: “Non c'è valore di una eucaristia e di una festa semanca l'amore e la carità – ha proseguito l’arcivescovo- Il mio desiderio è che la festa di quest’anno possa essere non solo occasione gioiosa di ringraziamento al nostro protettore, ma che sia lo stimolo di un cambiamento dentro ognuno di noi. Noi potremmo anche cambiare la città e dobbiamo farlo perché dobbiamo renderla più bella di prima, ma questo deve avvenire con il contributo di tutti. Per ricostruire occorre che ognuno di noi sappia diventare strumento di ricostruzione, costruttore di pace, di ponti e di misericordia. Se sapremo farlo dentro al nostro cuore, sicuramente ognuno di noi nel suo piccolo riuscirà a mettere quel mattone che ricostruirà la città più bella di prima. Questo è l'augurio che faccio oggi a Camerino: camminiamo insieme con l'aiuto di San Venanzio, camminiamo a ricostruire i cuori e le menti, camminiamo per ricostruire la città”. Prima della benedizione conclusiva, prendendo spunto dal trofeo della spada come ogni anno presente vicino all’altare, Mons. Francesco Massara voluto lanciare un altro messaggio forte: “ La spada può simboleggiare la difesa ma anche il male che può fare: l’augurio che faccio a questa  festa e alla Corsa alla spada è che possa essere una corsa verso il bene e verso la bellezza. Tante volte la spada che non è tanto quella di ferro che vediamo ma quella della lingua, non aiuta alla crescita di questa comunità. Non perdiamo questa grande opportunità: che la festa e tutte le manifestazioni di questo periodo, possano essere un'occasione in cui ognuno di noi si innalzi, possa provare delle gioie sempre tenendo a mente la bellissima immagine di San Venanzio che tiene in mano la città. In quell’immagine dovremmo sostituirci ognuno di noi perché ognuno di noi dovrebbe tenere la città in mano; l'amore verso questa città l'amore per il futuro di questa città dipende da ognuno di noi e da quanto ognuno di noi saprà essere costruttore di pace, costruttore di ponti e di misericordia”.

C.C.

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E’ carica di significati profondi e, nello scenario che il terremoto ha lasciato, forse ancora più sentita di sempre la festa dedicata al patrono di Camerino San Venanzio Martire. E’ un sostegno ancora più forte quello che ogni camerinese chiede al giovane protettore che tiene in mano la città

“ Certamente , come già avvenuto per l’anno passato- dichiara il parroco don Marco Gentilucci- l'affidamento al santo è sentito ancora in modo più grande, soprattutto perché l'immagine di questo giovinetto che regge le sorti della città, diventa occasione di affidamento per tutti noi e di richiesta. Un sentimento più forte e, in particolare, in questi giorni di festa  nei quali ci viene chiesto di poter avere delle occasioni di preghiera, di incontro, di conoscenza dellla figura di San Venanzio. Tante persone hanno chiesto anche la possibilità di poter avere un piccolo momento di preghiera davanti alla statua del Santo, per una ricorrenza e una devozione forte che  non riguarda la sola nostra città, ma tutto il circondario”.

don Marco San Venanzio

Il parroco ha avuto modo di parlare del coraggio della fede del giovane Venanzio ai bambini: “L’occasione di un'attività organizzata dal terziere di sossanta- ricorda il parroco- ha aperto la possibilità di raccontare la storia di San Venanzio a questi piccoli che conoscevano alcune cose ma non tutto di lui; ho voluto  soprattutto mostrare come questo giovane abbia avuto anche il coraggio di rimanere fedele a questa grande amicizia che ha sperimentato con il Signore;  in fondo, è quello che cerchiamo tutti nella vita:  aggrapparsi a qualcosa di buono che ci spinga ad andare avanti, a cercare un bene che è più grande di noi. Tra l'altro- ha aggiunto don Marco-  vivere questo momento sulla scalinata appena riconsegnata a tutta la città e proprio davanti al portale della chiesa, è stato ancora più simbolico, perché quel luogo ci ricorda anche la morte,  il martirio di S. Venanzio e, parlare di lui dove la memoria è ancora più forte,  ha permesso anche ai bambini di avere un’immagine ancora più viva di una chiesa che va ricostruita, come del resto lo è sempre stato nella storia della nostra città . Uno fra i più piccoli, con l’innocenza che contraddistingue i bambini , mi ha detto : “ ma allora questa chiesa bisogna ricostruirla ancora più grande” . Gli ho risposto "cerchiamo di riaverla come era ma soprattutto di viverla con il cuore proiettato verso il Signore, come era quello di San Venanzio.

La pioggia della vigilia aveva fatto temere per  l'esposizione della statua argentea del patrono che invece,  dato il migliorameto delle condizioni  don Marco per san Venanzio

è stato possibile predisporre.  Accanto al tendone  che ha accolto tutte le cerimonie  religiose del giorno di festa, l'imponente statua è già stata mèta di visita e di raccolgimento.  La statua - ha detto don Marco-  sarà visibile; per tutto il giorno. Per  tutti sarà possibile avere un momento di preghiera davanti a questa carissima statua del santo protettore della città ”. 

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Sotto, le foto della vigilia di festa. "Offerta dei ceri" e accensione del falò di nuovo in piazza. Omaggio al patrono e desiderio di rinascita 

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falo

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La Statua del santo esposta a Le Mosse

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