Una ventata di freschezza, quasi una “nuova primavera dello Spirito”, ed una piacevole atmosfera di novità. E' questo il commento che più ricorre fra quanti hanno preso parte al convegno della diocesi di Camerino – San Severino Marche, che ha visto sacerdoti, religiosi e laici riflettere e confrontarsi sul tema “Educare alla fede. Educare alla vita”. Proprio il coinvolgimento e la partecipazione dei laici, movimenti, giovani, famiglie, catechisti, educatori, desiderosi di impegnarsi per costruire il futuro delle proprie comunità, è l'elemento fondante da cui partire nell'intraprendere il cammino del nuovo anno pastorale. Impegni concreti quelli affidati, nella concelebrazione eucaristica conclusiva, dal vescovo Brugnaro che ha anzitutto invitato le comunità della sua diocesi ad affrontare il problema dell'iniziazione cristiana “che deve essere prioritario rispetto a tutti gli altri, perché la comunità non perda la propria identità. Una responsabilità – continua l'arcivescovo – non limitata ai soli addetti ai lavori, ma che deve essere condivisa e sostenuta da tutti”. Non nasconde le difficoltà esistenti mons. Brugnaro quando affronta il problema dei mutamenti della società, del passaggio da un contesto di cristianità ad uno di post-cristianità con la consapevolezza della “necessità di annunciare il Vangelo in un mondo che cambia come elemento su cui fondare tutta l'attività pastorale”, invitando tutti ad una seria verifica nel convincimento che “non c'è trasformazione senza un paziente e rigoroso esodo”. L'appello dell'arcivescovo è che ogni comunità diventi sempre più missionaria, attenta a ciò che sta fuori di essa, evitando l'eccessiva preoccupazione a conservare l'esistente, sempre più disposta non tanto ad accogliere l'altro in casa propria, quanto piuttosto “a lasciarsi accogliere in casa sua”. In sostanza un invito a cambiare mentalità, passando da una “catechesi puerocentrica ad una adultocentrica”, nella convinzione che “non è possibile costruire il piano della fede dei piccoli senza aver messo prima le fondamenta, agli adulti”, esaurendo l'epoca della delega della catechesi soltanto ai catechisti che, invece “la comunità deve aiutare a diventare testimoni sempre più credibili”, rimettendo al centro l'esperienza della Parola di Dio, “fondamento e radice della comunità”, curando maggiormente l'esperienza della celebrazione, soprattutto quella domenicale. Non manca neppure un fraterno richiamo ai sacerdoti perchè “curino, per amore di se stessi e dei loro fedeli, la meditazione e la preparazione dell'omelia e diffondano la Bibbia nelle case, tra i ragazzi, ovunque”. Infine l'accento posto sulla fraternità e la comunione all'interno delle singole comunità cristiane: “Saper vivere la fraternità fa nascere la testimonianza nella carità e nel servizio. Vivere concretamente la fraternità per una comunità è renderla contagiosa per i tanti “battezzati della soglia”, che stanno alla porta, o per i “lontani” perché torni a realizzarsi quello di cui parlano gli Atti degli Apostoli: le comunità erano guardate con ammirazione non solo per come si amavano ma anche per come riuscivano ad amare”.
