Mentre i Covid Hospital si preparano a tornare alle attività ordinarie, è scontro in consiglio regionale tra minoranza e maggioranza.
In particolare la risposta ai consiglieri della Lega in merito all'ospedale di Camerino arriva dall'assessore regionale, Angelo Sciapichetti, che in una nota replica ai rappresentanti del Carroccio: "Nell’emergenza Coronavirus la Lega e suoi rappresentanti, non avendo avuto modo, per dirla in termini calcistici di “toccare palla”, si affannano ogni giorno a fare comunicati stampa tesi a valorizzare il loro contributo in realtà inesistente o ininfluente se non per fini propagandistici ed elettorali".
Scende quindi nel particolare della mozione che chiede alla Giunta di ripristinare i servizi a Camerino e potenziare il nosocomio: "Nei giorni scorsi - precisa Sciapichetti - , la Lega si è affrettata a far sapere “urbi et orbi” che l’ospedale di Camerino verrà presto restituito alle sue importanti funzioni di presidio sanitario del territorio dell’Alto Maceratese. Peccato - commenta sarcastico Sciapichetti - che fosse già previsto al momento della conversione del locale nosocomio in ospedale Covid nella delibera di Giunta del 9 marzo scorso dove c’è scritto testualmente: al termine della fase straordinaria, l’assetto strutturale del servizio sanitario regionale sarà ripristinato come era precedentemente; eventuali tecnologie (e qui c’è il potenziamento) acquisite durante il periodo emergenziale, rimarranno patrimonio delle strutture che se ne avvalgono. Dunque, la mozione tanto sbandierata dai leghisti arriva quasi due mesi dopo e a nulla serve se non a fare propaganda elettorale".

GS
Non sono passate inosservate, ad alcuni cittadini, le dichiarazioni che il senatore Giuliano Pazzaglini ha diffuso sul suo profilo social in riferimento al 25 aprile e alle celebrazioni partigiane
Incredibile - ha scritto Pazzaglini - Pur di perpetrare la loro politica partigiana e di sinistra, consentono non solo lo svolgimento della celebrazione, ma anche la partecipazione delle associazioni alla stessa".
Come noto, dopo lo scontro fra l'Anpi (l'Associazione nazionale partigiani italiani) e il governo in merito alla circolare del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Fraccaro che, a motivo di evitare assembramenti data la situazione d’emergenza sanitaria, avrebbe di fatto impedito ai rappresentanti dell’Anpi di essere presenti alle celebrazioni, Palazzo Chigi ha chiarito che la circolare inviata dalla Presidenza del Consiglio "non esclude in alcun modo l'Anpi dalle celebrazioni del 25 aprile. E’ stato dunque spiegato che la circolare è indirizzata alle sole autorità pubbliche e, in ragione dei provvedimenti restrittivi legati al Covid-19, intende semplicemente limitare la partecipazione delle autorità ed escludere assembramenti". Le associazioni partigiane e combattentistiche potranno quindi partecipare alle celebrazioni per il 75esmimo anniversario della Liberazione, in forme compatibili con l'attuale situazione di emergenza e indicazioni verranno date in tal senso ai prefetti, “con la consapevolezza- chiude la nota di Palazzo Chigi - del valore che questo anniversario ricopre per l'Italia e dell'importanza di difendere la memoria democratica del Paese".
"Da sindaco - dichiara il senatore leghista - una delle prime cose che ho fatto è stato escludere l'Anpi dall'organizzazione di ogni evento/celebrazione. Raramente sono stato così convinto da una decisione.
Sicuramente anche in considerazione di chi fa parte di tale associazione a livello locale, ma in generale perché le feste nazionali sono di tutti. Non di una parte, non di quella parte. Ora invece, di nuovo, il Governo getta la maschera e si mostra per quello che è.
Per loro era normale imporre il proprio pensiero, etichettano gli altri ed escludendoli da diritti che dovrebbero essere di tutti se non si dichiarano antifascisti (ricordo Parma ma anche decine di comuni che per farti fare una manifestazione chiedono analoga dichiarazione).
Per loro - continua Pazzaglini - è normale che non si possa dire addio ad un genitore in punto di morte ma si possa fare propaganda politica durante un periodo di emergenza nazionale”.
Parole  che non sono andate giù all’ottantaduenne Giulio Lattanzi di Castelsantangelo sul Nera, il quale le definisce un "vergognoso attacco a partigiani e antifascismo".  
“Il senatore leghista Giuliano Pazzaglini - scrive Lattanzi - declama come suo grande merito da sindaco di Visso l’aver escluso l’ANPI dall’organizzazione di ogni evento e celebrazione. Ai tempi ero Presidente ANPI per la sezione dell’Altonera - dichiara - e non condivisi l’assurda posizione. Oggi dico al senatore Pazzaglini che non può permettersi di attaccare il riconoscimento dell’ANPI come strumento della memoria e della libertà. Si deve ricordare che può sedere nello scranno di Senatore perché la democrazia glielo permette grazie alle lotte per la libertà dei Partigiani, di tutti gli antifascisti, che il 25 aprile ricordano il sacrificio di molti per la cacciata della dittatura fascista e la vittoria della democrazia. Definendo come di una sola parte politica il movimento antifascista - caratterizzato da un larghissimo fronte popolare in cui trovarono spazio tutte le sensibilità dell’Italia occupata- conclude Lattanzi- Pazzaglini denuncia di appartenere all’unica parte politica non inclusa: quella fascista".

C.C.

Riguarda i medici di base il principale appello del deputato della Lega, Tullio Patassini, in questo momento di emergenza da Covid 19: "Abbiamo la preoccupazione - dice - che chi è in linea a combattere il virus, come i medici di base, non siaadeguatamente protetto e tutelato.
E' fondamentale - spiega - mettere anche i medici di base nelle condizioni di poter lavorare in sicurezza prevenendo situazioni di contagio. Non ci dimentichiamo che sono stati loro, anche in tempi non sospetti, a muoversi per andare nelle case dei loro pazienti, soprattutto anziani e più deboli, anche in tempi non sospetti, per controllare una tosse o una febbre strana".
Co l'invito a restare a casa, l'attenzione dell'onorevole Patassini si sposta sui lavoratori della sanità e dell'agroalimentare: "Abbiamo bisogno di restare a casa - raccomanda - . E' importante, in questo momento, essere separati ma vicini per ripartire. Non possiamo permetterci di essere potenziali veicoli per il contagio.
In questo modo saremo d'aiuto ai medici, al personale sanitario, agli operatori, agli inservienti che lavorano negli ospedali.
Devo dire - conclude - che un forte ringraziamento va anche chi lavora nel settore agroalimentare e che riesce a mantenere le adeguate forniture e scorte sulle nostre tavole".

GS
Si è svolta regolarmente, ma a porte chiuse, la seduta del Consiglio regionale delle Marche, convocata ad Ancona per questa mattina.
La decisione era stata assunta dal presidente dell'Assemblea legislativa Antonio Mastrovincenzo in base a quanto disposto nell'ordinanza emanata il 25 febbraio dal presidente della Giunta regionale.
La seduta è stata aperta dalle comunicazioni del presidente, Luca Ceriscioli, sulla stessa emergenza epidemiologica.
A destare preoccupazione, le condizioni di salute di della consigliera leghista, Marzia Malaigia che questa mattina era febbricitante. Viste le misure precauzionali, le sarebbe stato consigliato di tornare a casa.
Nessun allarme, dal momento che potrebbe trattarsi di una semplice influenza, pare però che la Malaigia sarà sottoposta agli esami del tampone per escludere che si tratti di Coronavirus.
La consigliera, nelle settimane scorse, aveva avuto modo di incontrare a Milano anche il governatore della Regione Lombardia Fontana, per poi rientrare nelle Marche.

Intanto, nell'ordinanza diramata questa sera dalla Regione Marche, viene fatto il punto della situazione sui contagiati che pubblichiamo di seguito:

Provincia di Macerata:
Macerata 1
Matelica 1

Provincia di Ancona:
Ancona 3
Osimo 1

Provincia di Pesaro Urbino:
Pesaro 26
Fano 10
Vallefoglia 5
Urbino 4
Montecavallo in Foglia 2
Cartoceto 2
Gabicce 2
Colli a Metauro 1
Tavullia 1
Sassocorvaro 1
Sssofeltrio 1

GS

   
Il quesito lo pone alla giunta regionale il consigliere capogruppo dei Verdi, Sandro Bisonni, per mettere fine alla polemica che si è scatenata fra il Movimento 5 Stelle di San Severino e Tolentino, e il consigliere regionale Luigi Zura-Puntaroni con l’ingegnere Michele Cruciani. L’intervalliva è il tema sul ‘banco degli imputati’ e soprattutto il finanziamento ottenuto dal Cipe per 98 milioni. Secondo Cruciani, il finanziamento sarebbe vincolato allo studio di fattibilità realizzato da lui su impulso di Zura. Secondo i 5 Stelle invece, sarebbe stato finanziato l’asse viario tra San Severino e Tolentino e non uno specifico progetto. Secondo questo principio, sarebbe lecito e non comporterebbe alcun rischio per la realizzazione dell’opera, un progetto alternativo. Quello che hanno presentato i grillini.

Per fare chiarezza, il capogruppo Bisonni ha presentato una interrogazione per avere conferma da parte della Regione “che un tracciato diverso è finanziabile senza problemi. Dopo un'analisi piuttosto dettagliata dei fatti - si legge in una nota di Bisonni - chiedo alla Giunta se le somme assegnate per la realizzazione dell'opera possano o meno essere destinate ad un tracciato alternativo a quello attualmente approvato. In questo modo avremo o meno certezza del fatto che un tracciato alternativo non solo è possibile ma anche finanziabile senza rischio alcuno e senza perdite di tempo”.

Bisonni, nell'interrogazione pone altre domande per sapere quali siano le valutazioni della Regione sulla questione.

Come ho denunciato per primo - prosegue – dobbiamo scongiurare che l'opera subisca ritardi o che peggio diventi la solita incompiuta. Per evitare questo, occorre partire con il piede giusto, evitando l'attuale tracciato che, come ho già avuto modo di dire in più occasioni, rischia di fermarsi al primo metro di tunnel. Esistono varie soluzioni tutte meno impattanti e problematiche, più funzionali ed economiche e che ci darebbero la tranquillità di una più rapida esecuzione”.

Infine Bisonni chiede alla Giunta quali opere potrebbero essere finanziate con le eventuali economie realizzate grazie ad un tracciato meno costoso.

Chi amministra soldi pubblici – conclude – deve sempre fare scelte con la massima oculatezza. Sono convinto che i 10 milioni con i quali la Regione Marche finanzia l'opera possano essere risparmiati e impiegati per altre infrastrutture parimenti importanti. Oltre al ponte dell'addolorata a Tolentino, già previsto, si potrebbe ad esempio realizzare il ponte dell'intagliata a San Severino e finanziare almeno un edificio pubblico danneggiato dal terremoto, oppure spostare queste somme investendole in sanità. Chi non vuole questo per realizzare un'opera a rischio incompiuta, impattante e costosissima, lo dovrebbe quanto meno giustificare dettagliatamente”.

Gaia Gennaretti

Intervalliva. Zura e Cruciani illustrano i passaggi che hanno portato al finanziamento di 98milioni di euro. I 5 Stelle di San Severino e Tolentino, con in testa Mauro Coltorti, rispondo: "Venerdì sera, nella riunione per discutere il progetto, sapendo che il progetto alternativo proposto dal Movimento costa molto di meno ed è tecnicamente inappuntabile, il sindaco Pezzanesi ha ribadito la necessità che i costi non lievitino, preoccupato che all’imbocco Nord della galleria c’è una frana (nel progetto presentato da Zura e Cruciani, ndr)". Per i grillini questo è un coup de téathre visto che fin ora il sindaco tolentinate si era detto assolutamente contrario al progetto alternativo. Poi una critica a quanto affermato nel corso della conferenza dall'ingegnere Cruciani: "Abbiamo appreso che se in Italia si dovesse stare attenti ai rischi idrogeologici non si costruirebbe più nulla. Capito? Il messaggio è chiaro: tanti saluti alla sicurezza, l’importante è che si costruisca dove, come e quando lo dice lui. In pieno stile centrodestra italiano. E invece no - incalza Coltorti -. Qui c’è un progetto più sicuro e meno costoso che potrebbe essere preso in considerazione, ma che per mere questioni di tifoseria politica e di chissà quali interessi economici non lo è". Secondo Coltorti il progetto attualmente finanziato non prevederebbe gli interventi di bonifica della grande frana sopracitata, che farebbe comunque lievitare i costi oltre la disponibilità finanziaria.
"Il progetto messo in campo da noi costa la metà - dice - anche prevedendo un aumento dei costi di progetto si rimarrebbe comunque all'interno del budget a disposizione. Inoltre per la procedura di Valutazione di impatto ambientale si devono individuare eventuali soluzioni alternative, che se sono già note, andrebbero certamente valutate fin da subito. Se il nuovo progetto è migliore credo il CIPE non avrà alcun problema ad approvarlo, al contrario di quanto va sostenendo Zura Puntaroni della Lega. D’altra parte, se la Corte dei Conti comprende che c'è una soluzione tecnica che costa la metà, difficilmente si girerebbe dall’altra parte. Infine, da presidente della commissione Lavori Pubblici del Senato è mio dovere guardare a qualsiasi opera infrastrutturale che riguardi l’Italia, da Ragusa salendo fino a Bolzano. L’intervalliva serve - conclude - e lavoreremo perché prevalga un progetto che è indubbiamente migliore di quello pensato in origine”.

g.g.

"Nel futuro che la Lega immaginava per l'Italia non c'erano spazi per tentennamenti".
Così il senatore del Carroccio, Giuliano Pazzaglini, commenta le evoluzioni della crisi di Governo culminata ieri pomeriggio con il lungo dibattito nell'Aula del Senato.
"Negli ultimi tempi  commenta - è stato dimostrato che far crescere il consenso per la Lega e Matteo Salvini corrispondeva maggior ritrosia da parte dei nostri contraenti sulle cose da fare, che si trattasse delle opere pubbliche o di altri provvedimenti.
A mio avviso, è indicativo il fatto che il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture non ha speso il 60% della disponibilità assegnata per il 2018. La storia ci insegna che il modo migliore per uscire da una crisi economica è investirte nelle opere pubbliche che sono fondamentali per il sostegno dell'economia e se il Ministero non lo fa dimostra che quando Conte accusa Salvini di utilizzare pretesti per la sfiducia è lui che nasconde la verità e questo atteggiamento di chiusura lo riscontriamo nel sisma.
Noi - dice in merito alle zone terremotate - come Parlamenrto abbiamo fatto molto, abbiamo rimosso ostacoli che rendevano impossibile ricostruire, approvato oltre 60 provvedimenti a favore dei terremotati ma non me ne sono mai dichiarato soiddisfatto perchè ci abbiamo messo un anno ad approvare quello che avremmo potuto approvare in un mese e per il sisma non abbiamo nemmeno finito.
Serviva una svolta, Salvini l'aveva individuata con una manovra finanziaria da 50 miliardi: metà dei quali per scongiurare le clausole salvaguardia e l'altra metà per ridurre le tasse e realizzare opere pubbliche. L'altra parte del Governo riteneva prioritario assecondare i dictat dell'Europa e contenere il deficit. Qui si è aperto uno scontro che non è stato più possibile sanare.
Salvini ha detto ieri che se la volontà fosse stataancora quella di adottare una manovra coraggiosa, noi la fiducia l'avremmo data, ma se non è questa la volontà allora noi non ci siamo. il Paese che vorremmo - conclude - richiede che le cose vadano fatte subito".

GS

"Questo è un nuovo modo di fare politica, col tramonto delle ideologie è più facile discutere di valori condivisi". Commenta così, soddisfatto, il vicepresidente del comitato per la difesa dell'ospedale di San Severino, Marco Massei, dopo l'incontro conviviale di ieri sera sul tema sanità. L'argomento non era circoscritto al solo ospedale settempedano ma ben più ampio: l'obiettivo infatti era trovare un modo condiviso per discutere di una sanità che possa rispondere alle esigenze del territorio maceratese. Presenti diversi parlamentari, come Giuliano Pazzaglini, Tullio Pattasini e Francesco Acquaroli, i consiglieri regionali Elena Leonardi, Luigi Zura-Puntaroni e Romina Pergolesi, il sindaco di Cingoli Filippo Saltamartini e quello di San Severino Rosa Piermattei, alcuni consiglieri provinciali e comunali di città limitrofe e diversi comitati maceratesi.

L'idea comune emersa è che l'ospedale unico provinciale non sia la soluzione adatta se non viene affiancato da ospedali di rete funzionanti. Per qualcuno addirittura, l'ospedale unico sarebbe da escludere.

Il sindaco Saltamartini ha invitato i consiglieri regionali di minoranza (il Pd non pervenuto all'incontro) ad una attività più puntuale affinché la giunta regionale sia sempre messa di fronte alle proprie responsabilità. Inoltre, ha criticato l'assenza dei sindaci del territorio non solo all'incontro di ieri ma anche alle manifestazioni fatte negli ultimi anni. 

Anche il sindaco Piermattei, da parte sua, si è detta convinta della necessità di farsi sentire e di farlo in tanti.

"Con stasera - ha concluso Massei - abbiamo capito che si può fare molto e che i comitati hanno un ruolo importante: dobbiamo salvaguardare le strutture del territorio opponendoci strenuamente all’ospedale unico; abbiamo già tante eccellenze e non sono le strutture a mancare bensì il personale. Serve un turnover serio del personale che va in pensione. Il diritto alla salute è qualcosa che va condiviso in maniera politicamente trasversale. Questo è un nuovo modo di fare politica, col tramonto delle ideologie è più facile discutere di valori condivisi".

Potrete leggere l'articolo completo degli interventi nel prossimo numero de L'Appennino Camerte, in edicola giovedì prossimo.

g.g.

 

“È in atto una guerra tra fazioni politiche a livello nazionale che contagia ovviamente regioni e comuni. In nome di questa guerra ed in nome della tanto sbandierata responsabilità nei confronti dei cittadini in difficoltà si sta semplicemente perdendo tempo!”.

Inizia così la nota di Terremoto Centro Italia in riferimento alla lotta politica a cui si sta assistendo ormai da settimane. Il Pd accusa l’attuale governo senza ricordare che nei due anni successivi al sisma a governare era proprio il Pd stesso, e il governo giallo-verde accusa il Pd delle malefatte che impedirebbero il tanto agognato cambiamento anche nella gestione post sisma.

“Fazioni opposte - scrive il comitato - tirano per la giacchetta i terremotati accusando chi c’è ora di non far nulla, mentre quando erano al governo hanno fatto, eccome, ma molto male! Chi c’è ora sembra imbalsamato e non si comprende perché, visto che quando era all’opposizione aveva idee chiarissime e proposte non soltanto condivisibili, ma anche necessarie ad evitare la desertificazione delle nostre terre. Eppure ad oggi il nulla. Di concreto non c’è nulla se non 12mila posti di lavoro perduti, il 50 per cento di macerie ancora da portar via, solo il 10 per cento di pratiche di ricostruzione approvate, contributi delocalizzazione non pervenuti,ricostruzione pubblica mai avviata,tasso di povertà in forte crescita, aumento della percentuale di ansiolitici utilizzati, Sae inadeguate, inadatte, con muffa e funghi, urbanizzazioni fatte non a regola d’arte e pericolose in molti, troppi casi, viabilità non ripristinate e bandi di gara che durano dai 3 ai 5 anni, ennesima finanziaria scivolata con qualche proroga e nessuna novità di rilievo”.

Come definirlo se non lo specchio del nulla cosmico a firma prima del Pd e ora, se non si decidono a dare un’inversione decisa, anche della Lega e del Movimento 5 Stelle. 

“In questo desolante quadro - afferma il comitato - si stanno facendo le pulci sul giorno in più e giorno in meno necessari per il rinnovo di contratti di un carrozzone che impiega almeno 5 mesi per aprire, per la prima volta, una pratica ed un anno (in media) per decisionarla. A tal proposito, visto che i politici che governavano fino a ieri si lamentano per i tempi del rinnovo del personale degli Uffici ricostruzione, ci permettiamo di consigliare vivamente di dividere in modo opportuno quel numero di risorse, incrementando il numero dei tecnici istruttori(delle pratiche) a scapito dell’incomprensibile esercito di amministrativi”. 

Il comitato si dice pronto a scendere di nuovo in piazza qualora non vi sia quell’auspicato cambiamento: “Non siamo stupidi e con la coerenza di chi protesta, se le cose vanno male, a prescindere da chi sia al governo, se continueranno a prenderci in giro ed a perdere tempo, faremo le nostre mosse contro tutti - concludono - quelli di prima e quelli di adesso“

GG.

 “In un solo mese al governo abbiamo dovuto cercare il rimedio a due anni di non risposte e di errori sostanziali”. È Tullio Patassini, relatore di maggioranza, ieri alla Camera, nella discussione del Decreto Terremoto. Lo ha descritto come un intervento “forzatamente parziale per i tempi e le attuali disponibilità di bilancio. Un primo atto concreto dopo due anni di niente, di politiche dei governi di Renzi e Gentiloni fatte di ordinanze commissariali anche contraddittorie. Siamo ancora in emergenza e con la ricostruzione al palo”.

Dura la critica dell’onorevole treiese al modello ricostruzione Emilia-Romagna scelto immediatamente dopo il sisma del 2016, che ha definito “inadeguato” per le caratteristiche geomorfologiche e di antropizzazione estremamente diverse. 

Quello che è stato portato all’attenzione dell’Aula è un primo tassello, urgente, che si comporrà col tempo, progressivamente e nella disponibilità di risorse.

“È stato raggiunto il miglior risultato possibile - ha aggiunto - nella circostanza attuale, e lo si è fatto in misura condivisa. Lo impongono il rispetto per le popolazioni terremotate nei confronti delle quali le risposte vanno date e subito, quand'anche non completamente esaustive. L’opposizione si ostina a presentare emendamenti che, sanno bene, non è possibile accogliere in questo momento. Peraltro, hanno avuto ben altri tempi per introdurre quelle misure che oggi ritengono indispensabili”.

Dai documenti presi in esame in commissione speciale per elaborare il Decreto Terremoto, sarebbe emerso il problema di una ricostruzione non ancora partita a cui si sta tentando di rispondere con soluzioni suggerite da enti e soggetti pubblici e privati dei territori del cratere, quindi in linea con le richieste delle comunità locali.

Queste le disposizioni all’esame dell’Aula elencate dall’onorevole Patassini: “Proroga dello stato d’emergenza al 31 dicembre prossimo e stanziamento di risorse per 300milioni di euro; proroga al 2019 della restituzione dei mutui dei comuni, con la possibilità di adeguare l’indennità dei sindaci di Comuni con meno di 5mila abitanti. Esonero dall’obbligo di raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata durante il periodo dell’emergenza”. C’è poi la proroga fino al 2020 dei mutui per attività economiche e per le prime case, e al 2021 per chi è in zona rossa. È previsto anche il riconoscimento ai privati delle spese per l’occupazione del suolo pubblico per il cantiere di ricostruzione e, fino al 2020, l’esenzione delle bollette fornite in zona rossa. 

“Introdotta - ha continuato Patassini - la possibilità di avvalersi del datore di lavoro per la restituzione a rate dei versamenti della busta paga pesante. Ciò sgraverà i contribuenti da ulteriori adempimenti burocratici con l’F24. Aumentata la soglia dell’importo dei lavori pubblici per l’obbligatorietà della SOA di cui molte imprese edili locali sono provviste. Introdotto il rimborso delle spese per l’adeguamento antincendio e per l’eliminazione delle barriere architettoniche di immobili distrutti o danneggiati”. Ampliato anche il numero delle centrali uniche di committenza, e in un prossimo intervento verranno inserite anche le università. A fine dicembre è prorogata anche la presentazione delle schede Aedes ed è prevista la realizzazione di aree turistiche attrezzate per roulotte e camper per proprietari di seconde case distrutte dal terremoto, “fondamentali per il rilancio del turismo e per far rivivere le comunità”.

Fra le novità più attese, una norma per sanare le casette temporanee costruite senza permesso, in emergenza, da chi non ha voluto abbandonare i propri luoghi e, per sbloccare la ricostruzione privata, sono state definite le procedure sia per condoni pendenti connessi a fabbricati danneggiati dal sisma, sia per sanare piccole difformità.

Per la tregua fiscale, oltre allo slittamento di un paio d’anni di mutui, bollette e imposte varie, sono stati prorogati i termini relativi alla restituzione degli sconti fiscali e contributivi del 60% concessi alle imprese dell'area colpita dal terremoto 2009 e considerati da Bruxelles aiuti di stato illegittimi, permettendo al governo di avviare urgentemente in Europa una negoziazione sulla procedura di infrazione. Per quanto riguarda le diocesi, “è stata introdotta la possibilità di intervenire direttamente su molte delle 3mila chiese danneggiate ricorrendo a procedure previste per la ricostruzione privata, in luogo delle procedure pubbliche, per lavori di importo fino a 500mila euro”.

Infine, col Decreto Terremoto p prevista la pubblicazione e l’aggiornamento periodico di un vademecum del Commissario della Ricostruzione, per permettere a tutti di accedere alle norme e alle ordinanze emesse. 

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