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Vertenza Elica: il piano strategico dello scorso 31 marzo ha previsto 409 esuberi su 560 dipendenti totali del comprensorio, la chiusura dello stabilimento a Cerreto D'Esi e delocalizzazione del 70% delle produzioni effettuate oggi nelle sedi di Fabriano, Cerreto e Mergo. Una situazione drammatica, in un territorio già contraddistinto da un alto tasso di disoccupazione.

Anche l’Arcivescovo Francesco Massara ha lanciato il suo appello alle istituzioni e alla proprietà dell'azienda: “Sono giorni di dramma individuale e collettivo quelli che stiamo vivendo nella diocesi di Fabriano e Matelica. All’ ‘Elica’, una delle principali aziende di un territorio già ad elevato tasso di disoccupazione, sono stati annunciati oltre quattrocento esuberi. Una voragine sociale minaccia il futuro anche dei lavoratori dell’indotto spingendo verso il fallimento un’intera filiera. Sono le ditte del comparto delle cappe aspiranti che tradizionalmente sono un punto di forza del nostro storico distretto dell’elettrodomestico. Un patrimonio di talenti professionali e capacità organizzative che non può essere disperso.  Tutto ciò richiede un intervento deciso e tempestivo delle istituzioni – prosegue Mons. Massara –. A livello sia regionale che nazionale. Dietro i numeri angoscianti degli annunciati licenziamenti ci sono persone e famiglie che soffrono e la Chiesa non farà mancare loro vicinanza e sostegno. La gravità del momento richiede alla proprietà dell’Elica profonda riflessione su una decisione così deflagrante. I responsabili istituzionali sono tenuti a prestare la massima attenzione per programmare subito la ripresa di un’area da un decennio al centro di devastanti processi di deindustrializzazione e delocalizzazione delle attività produttive. Non c’è tempo da perdere. Il 2021 è stato consacrato da papa Francesco a San Giuseppe per mettere i lavoratori e le famiglie sotto la protezione del patrono universale della Chiesa. In un recentissimo passato – continua l’appello – i dipendenti che ora vedono in pericolo la propria occupazione hanno dato prova di senso di responsabilità e di solidarietà approvando accordi sindacali sulla riduzione dell’orario di lavoro e dello stipendio pur di evitare il licenziamento di una parte dei loro colleghi. Hanno poi ascoltato progetti di rilancio dell’impresa quando gli ammortizzatori sociali sembravano una boccata d’ossigeno in vista di una riorganizzazione aziendale che non lasciava certo presagire questa prospettata riduzione di oltre il 90% della forza lavoro. Un fulmine a ciel sereno. Un macigno sulle spalle di tanti. Nei prossimi giorni è prevista l’apertura di un tavolo di crisi alla Regione Marche e il nostro auspicio è che un’analoga iniziativa venga adottata al più presto anche al ministero per Sviluppo economico. A tutti i livelli, infatti,  vanno intraprese procedure di confronto tra le parti sociali per salvaguardare la dignità dei lavoratori e la continuità della produzione. Per scongiurare la chiusura degli stabilimenti nel nostro territorio, esorto tutti i deputati e senatori marchigiani, di ogni schieramento, a dar vita a una sinergia positiva e una costruttiva convergenza di intenti. Una significativa prova di unità sarebbe, ad esempio, quella di sollecitare a intervenire il governo attraverso un’interpellanza parlamentare trasversale. Ad essere in discussione è la tenuta del sistema economico e sociale dell’intero territorio, perciò invito le istituzioni a mobilitarsi fattualmente per accompagnare lo sviluppo di questa grave situazione verso una soluzione positiva. Diventa più povera e più debole una società che non si fa carico di lavoratori e famiglie che non chiedono assistenza né elemosina bensì un’azione concordata per superare una condizione collettiva di difficoltà.  Ho ascoltato il dolore di questi fratelli e sorelle  attraverso le loro dirette testimonianze. La Diocesi farà la sua parte – conclude l’Arcivescovo – per andare incontro alle necessità di chi non può essere lasciato andare alla deriva. L’impegno comune deve però essere quello di offrire congiuntamente un contributo concreto alla proiezione futura di un comparto nel quale al “saper fare” va riconosciuto un valore sociale e morale superiore alle miopi operazioni di tornaconto finanziario di breve respiro”.

Due anni fa, il 6 ottobre 2018, don Franco Massara, eletto alla sede arcivescovile di Camerino - San Severino Marche, fu ordinato vescovo nella chiesa cattedrale di Mileto. La successiva domenica 21 ottobre mons. Massara prese ufficialmente possesso della sua sede con una solenne concelebrazione che si tenne nei locali del Contram a Camerino.

Nel giorno dell'anniversario dell'ordinazione episcopale l'arcivescovo Massara traccia un bilancio di questi due anni alla guida della chiesa camerte - settempedana.
"Ringrazio il Signore e la Madonna che mi hanno accompagnato in questi due anni di ministero - le sue parole - Vorrei anche ringraziare i sacerdoti e le persone che ho incontrato lungo le strade di questa comunità, che sicuramente mi accompagnano con la loro preghiera perchè io possa servire questa diocesi, ora anche quella di Fabriano - Matelica, con uno spirito evangelico, soprattutto stando vicino ai più poveri e bisognosi". 

Le conseguenze provocate dal terremoto, sia strutturali che economiche, al centro dell'impegno di mons. Massara.
"Aggiungerei anche il terremoto dell'anima - conclude l'arcivescovo - perchè la gente ha bisogno di essere accompagnata nella fede e sentire vicino la presenza di Dio anche attraverso i segni concreti della ricostruzione di case, attività, chiese. Come vescovo e come diocesi ritengo che dovremo continuare ad essere vicini alle persone anche attraverso il sostegno economico nei casi in cui ce ne sia bisogno".

Un cammino certamente non semplice per mons. Francesco Massara, con i suoi 55 anni il più giovane vescovo delle Marche e che, come scherzosamente gli hanno augurato ad Assisi i suoi confratelli, sarà con tutta probabilità l'unico vescovo ad essere di nuovo presente all'accensione della lampada votiva di San Francesco tra 20 anni, quando di nuovo saranno nuovamente le Marche ad offrire l'olio.

f.u.
Al termine della Recita dell'Angelus in piazza San Pietro, affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre ha voluto oggi dedicare un pensiero  a tutte le popolazioni del Centro Italia, ancora in sofferenza a causa del sisma.
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Nell’approssimarsi della data che segna i 4 anni dalle prime scosse devastanti della notte del 24 agosto 2016, Papa Francesco ha rinnovato la preghiera per le famiglie e le comunità che hanno subito maggiori danni, rivolgendo a loro il suo pensiero, affinchè possano andare avanti con solidarietà e speranza. Nelle parole del Papa anche l'augurio che si acceleri la ricostruzione affinchè la gente possa tornare a vivere serenamente nei bellissimi territori dell’appennino.

Parole subito accolte con affetto dall'Arcivescovo Francesco Massara, a sua volta sempre in prima linea per alleviare e risolvere ogni difficoltà delle comunità terremotate
“ Dal profondo del cuore - ha detto Mons. Massara- sento di ringraziare il Santo Padre per l’attenzione che ha sempre avuto per i territori feriti dal sisma e per questo pensiero che ha voluto dedicare loro, durante l’Angelus in piazza San Pietro, Lo interpretiamo come  ulteriore segno di una costante vicinanza e da stimolo ad andare avanti con fiducia". 
c.c.


In una intervista all'Osservatore Romano, Mons. Francesco Massara, Arcivescovo di Camerino San Severino Marche ha inteso sottolineare con gioia la notizia del conferimento dell'attestato d'onore di Alfiere della Repubblica a Maria Gabriella Lucarini. Parole ricolme di emozione quelle dell''arcivescovo nel ripercorrere tutti i piccoli grandi gesti di rara sensibilità, altruismo e solidarietà, partiti  dalla bambina oggi undicenne e che l'hanno condotta a distinguersi come modello di buon cittadino tanto da essere insignita del premio dal Presidente della Repubblica. 
Riportiamo integralmente l'articolo dell'Osservatore Romano nel quale Mons. Massara esprime i suoi sentimenti di letizia e di elogio nei confronti di Maria Gabriella.

“La voce di questa bambina è tra le più belle di quel desiderio dei più piccoli di voler ricostruire ciò che è stato tolto dal terremoto - case, giochi, strade e chiese, soprattutto queste ultime a loro mancano tanto - , e che parla a tutti di generosità e apertura evangelica”. Con queste parole colme di gratitudine e speranza l'arcivescovo di Camerino – San Severino Marche, Francesco Massara, commenta a “L'Osservatore Romano” il conferimento a Maria Gabriella Lucarini, 11 anni, dell'attestato di onore “alfiere della Repubblica italiana” da parte del presidente Sergio Mattarella, insieme ad altri 25 giovani distintisi per azioni coraggiose e solidali. “Per l’attaccamento dimostrato a Camerino, città nella quale è cresciuta e di cui è diventata, dopo il terremoto, testimone della volontà di ricostruzione”, recita la motivazione. La lieta notizia è stata comunicata proprio dal presule alla mamma della piccola, Liliana, che ha subito reso partecipe la figlia, impegnata con le lezioni on line a causa della chiusura scolastica imposta dal coronavirus. “Una gioia enorme che ci ha emozionato enormemente – ci spiega la signora Liliana – in quanto assolutamente inaspettata e che riconosce la grande e contagiosa forza d'animo di Maria Gabriella”. Che di fronte alle macerie, non solo quelle lasciate dal sisma del 2016 ma anche quelle presenti nello spirito di molti suoi concittadini, non è mai arretrata di un passo non volendo mai abbandonare la città, i suoi compagni, la sua maestra anche dopo il trasferimento sulla costa in seguito all'inagibilità della sua casa. E così il forte legame con la sua Camerino si è tradotto in una lettera, scritta all'età di sette anni, in cui esprimeva la ferma volontà di ricostruire la città “con le mie mani e ci saranno anche quelle dei miei amici che non ti lasceranno sola. Per me sei importantissima e non lascerò che il terremoto ti distrugga un'altra volta. Ti ringrazio per le belle risate che abbiamo fatto insieme, ti ringrazio per avermi fatto camminare sulle tue strade e continuerò a camminarci fino alla fine dei miei giorni”. Un atto d'amore, di giovane ma edificante sensibilità, che è diventato un simbolo e ha avuto un'eco anche fuori dal territorio italiano. Ma soprattutto ha avuto un lettore speciale, Papa Francesco, al quale è stata consegnata in occasione della sua visita al comune nel giugno del 2019. “Maria Gabriella – rivela mamma Liliana – sapendo del suo arrivo mi ha chiesto di partire alle tre di notte da Castelraimondo, il paese nel quale ora viviamo, per giungere a Camerino, ospiti di amici e indisturbati visti i divieti di inagibilità, in modo da consegnare personalmente e senza problemi la missiva al Pontefice”. Questa la caparbietà spirituale, la tenacia e grandezza d'animo di un'undicenne capace di “un'apertura evangelica che manifesta una profonda testimonianza di fede”sottolinea monsignor Massara. “Maria Gabriella ha una forza interiore che non la fa fermare davanti a niente. Ha mille interessi e attività, è chierichetto insieme al fratello gemello Pietro Paolo, impegnata con gli scout e nello sport, ama la danza. Il suo – prosegue Massara – è un continuo esprimere positività portando sempre avanti le cose in cui crede. Ciò pero non le impedisce di vivere appieno al sua fanciullezza, arricchita da un'attenzione e una cura per ogni tipo di bisogno espresso dagli altri: è questa la sua missione più pura”. Ad esempio, rivela la signora Liliana, “partecipa ad ogni manifestazione nazionale in cui si chiede un maggiore intervento delle autorità per accelerare la ricostruzione che a Camerino è ancora sostanzialmente ferma; si fa in quattro per aiutare i compagni in difficoltà con lo studio delle materie o quando il collegamento internet presenta qualche problema. Da grande Maria Gabriella vuole diventare magistrato per combattere le tante ingiustizie e realizzare un mondo migliore”. Con il suo entusiasmo, con il suo rispetto per tutte le persone Maria Gabriella ci invita implicitamente anche a riflettere sul nostro percorso attuale di umanità, sulle nostre carenze” e a “indagare” su come un cuore di fanciullo possa far suscitare sentimenti così forti e insegnamenti così grandi. Operare per colmare piccole o grandi difficoltà, piccoli o grandi dolori è un comandamento che lei ha posto davanti alla sua sofferenza più grande, rappresentata dalla morte del papà pochi mesi prima del terremoto. Anzi è lui, è sicura, a guidarla “da lassù” incoraggiandola nella sua dedizione al prossimo. “Quando osserva il cielo stellato – spiega la mamma – indica sempre una stella precisando che quella è il suo papà che, insieme a me, le ha insegnato i valori cristiani fin da piccola. Ma lo fa senza tristezza, con occhi che brillano di amore puro verso il Signore”. Un papà che svolgeva la professione di medico e che rivive nella figlia in quella scelta di avere cura degli altri osserva l'arcivescovo di Camerino - San Severino Marche. “La bambina mi ha confidato che se lui fosse ancora vivo starebbe accanto ai malati di coronavirus per farli guarire tutti. Tutte le sere lei rivolge una preghiera all'immagine della Madonna della fiducia che le ho regalato io e che si venera da quasi due secoli nel Pontificio seminario romano maggiore. La famiglia ha contribuito molto alla formazione cattolica di Maria Gabriella creando le basi di un'energia spirituale straordinaria che trascina i più grandi affascinati dal suo esempio. Il tutto – prosegue il presule – permeato di gioia e di speranza per il futuro anche se i giovani come lei sono il presente”.
C.C.

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