Massara esorta all’ascolto del Papa che racconta “Il mondo che vorrei”

Lunedì, 11 Gennaio 2021 15:29 | Letto 237 volte   Clicca per ascolare il testo Massara esorta all’ascolto del Papa che racconta “Il mondo che vorrei” Quanto spesso, fermandoci a riflettere, chiediamo a noi stessi o agli altri di immaginare il mondo che vorremmo. Un desiderio umano che tocca le ferite più profonde della Terra e che spesso le fa sembrare inguaribili. Nessuno o forse pochi ragionano sul fatto che se l’impegno fosse comune qualche passo in avanti verso la guarigione sarebbe possibile. È questo ciò che emerge dal mondo che vorrebbe Papa Francesco.  Intervistato in esclusiva mondiale da Fabio Marchese Ragona per il TG5, il Santo Padre, seduto difronte al giornalista e chiacchierando come a ricordare la sua umanità, parla di vicinanza e dell’importanza del noi davanti all’io. Un’intervista che nasce dagli spunti della pandemia e delle difficoltà che il mondo intero si trova ad affrontare e che l’arcivescovo Francesco Massara evidenzia nelle sue diocesi affinché i consigli e le parole di conforto di Papa Francesco riecheggino anche in queste terre ferite non solo dal Covid ma anche dal sisma e dalla crisi economica. Parla della ripartenza Papa Francesco e del bivio difronte al quale ognuno di noi si troverà passata la tempesta: un bivio che chiede ad ognuno di noi di scegliere se uscire migliore o peggiori da questa pandemia.  “Il futuro dipende dalla nostra decisione - ricorda il Santo Padre - , dalla strada che vogliamo intraprendere in questo bivio. Non uscirne migliori sarebbe una sconfitta in più, oltre a quella della pandemia. Usciamo da questa situazione con la concretezza, senza alcuna fantasia”. E in momento in cui viene richiesta la distanza, Papa Francesco ricorda l’importanza della vicinanza che non deve necessariamente essere dimostrata fisicamente: “Essere vicini agli altri aiuta a portare avanti la crisi. Pensiamo a noi, cancelliamo l’io. O ci salviamo noi o non si salva nessuno.  Questa è la sfida: contro la vicinanza non c’è solo l’allontanamento, ma la cultura dell’indifferenza. Quello che viene definito un ‘sano menefreghismo dei problemi’, ma il menefreghismo non può essere sano”. L’importanza della comunità viene ribadita da Bergoglio anche alla politica: “La classe dirigenziale ha il diritto di avere punti di vista diversi, anche la lotta politica è un diritto, ma in questo tempo si deve giocare per l’unità, sempre. Questo tempo non ci annovera il diritto di non essere uniti. La lotta politica è una cosa nobile, perché lo è la politica, ma solo se serve a far crescere la società. Se i politici sottolineano l’interesse personale e non quello comune, sbagliano. In questo momento i politici devono dire ‘noi, non ‘io’. Un politico, un pastore, qualsiasi guida che in questo momento non ha la capacità di dire ‘noi’, non è all’altezza della situazione”.  Poi la domanda del giornalista riguardo i suicidi e le persone che, disperate, decidono di farla finita. Un dramma che non colpisce solo a seguito della pandemia ma con cui le terre colpite dal sisma fanno i conti da tempo: “Questa gente non ha bisogno di una risposta - dice il Papa - ma di una domanda: di cosa hai bisogno? Bisogna domandare quali sono i bisogni e lavorare per risolverli, la vicinanza ti porta a risolvere i problemi. Nessuno si salva da solo”. Condanna, senza mezzi termini, la cultura dello scarto che, difronte alle difficoltà, alle crisi e alla pandemia vede mettere da parte i più deboli: “Bambini, anziani, malati, migranti - dice Bergoglio - vengono messi da parte perché non producono. Questa cultura pesa sulla nostra coscienza”. Infine la fede: “È un dono gratuito - dice - . Non si può comprare. In situazioni difficili, tante volte c’è gente che si apre e riceve il dono, l’unico atteggiamento giusto è di tenere il cuore aperto a questo”. Giulia SancriccaDi seguito il link dellintervista integrale: https://www.tgcom24.mediaset.it/2021/video/papa-francesco-al-tg5-il-mondo-che-vorrei-_27455703.shtml?fbclid=IwAR2ytX-Gl6ShJoRXfdqAJylYJeGrGS-ktsMIDBJLlGyT8yUL5FpE-4CnK90 
Quanto spesso, fermandoci a riflettere, chiediamo a noi stessi o agli altri di immaginare il mondo che vorremmo.

Un desiderio umano che tocca le ferite più profonde della Terra e che spesso le fa sembrare inguaribili. Nessuno o forse pochi ragionano sul fatto che se l’impegno fosse comune qualche passo in avanti verso la guarigione sarebbe possibile.

È questo ciò che emerge dal mondo che vorrebbe Papa Francesco. 

Intervistato in esclusiva mondiale da Fabio Marchese Ragona per il TG5, il Santo Padre, seduto difronte al giornalista e chiacchierando come a ricordare la sua umanità, parla di vicinanza e dell’importanza del noi davanti all’io.

Un’intervista che nasce dagli spunti della pandemia e delle difficoltà che il mondo intero si trova ad affrontare e che l’arcivescovo Francesco Massara evidenzia nelle sue diocesi affinché i consigli e le parole di conforto di Papa Francesco riecheggino anche in queste terre ferite non solo dal Covid ma anche dal sisma e dalla crisi economica.

Parla della ripartenza Papa Francesco e del bivio difronte al quale ognuno di noi si troverà passata la tempesta: un bivio che chiede ad ognuno di noi di scegliere se uscire migliore o peggiori da questa pandemia. 

“Il futuro dipende dalla nostra decisione - ricorda il Santo Padre - , dalla strada che vogliamo intraprendere in questo bivio. Non uscirne migliori sarebbe una sconfitta in più, oltre a quella della pandemia.

Usciamo da questa situazione con la concretezza, senza alcuna fantasia”.

E in momento in cui viene richiesta la distanza, Papa Francesco ricorda l’importanza della vicinanza che non deve necessariamente essere dimostrata fisicamente: “Essere vicini agli altri aiuta a portare avanti la crisi. Pensiamo a noi, cancelliamo l’io. O ci salviamo noi o non si salva nessuno. 

Questa è la sfida: contro la vicinanza non c’è solo l’allontanamento, ma la cultura dell’indifferenza. Quello che viene definito un ‘sano menefreghismo dei problemi’, ma il menefreghismo non può essere sano”.

L’importanza della comunità viene ribadita da Bergoglio anche alla politica: “La classe dirigenziale ha il diritto di avere punti di vista diversi, anche la lotta politica è un diritto, ma in questo tempo si deve giocare per l’unità, sempre. Questo tempo non ci annovera il diritto di non essere uniti. La lotta politica è una cosa nobile, perché lo è la politica, ma solo se serve a far crescere la società. Se i politici sottolineano l’interesse personale e non quello comune, sbagliano. In questo momento i politici devono dire ‘noi', non ‘io’. Un politico, un pastore, qualsiasi guida che in questo momento non ha la capacità di dire ‘noi’, non è all’altezza della situazione”. 

Poi la domanda del giornalista riguardo i suicidi e le persone che, disperate, decidono di farla finita. Un dramma che non colpisce solo a seguito della pandemia ma con cui le terre colpite dal sisma fanno i conti da tempo: “Questa gente non ha bisogno di una risposta - dice il Papa - ma di una domanda: di cosa hai bisogno? Bisogna domandare quali sono i bisogni e lavorare per risolverli, la vicinanza ti porta a risolvere i problemi. Nessuno si salva da solo”.


Condanna, senza mezzi termini, la cultura dello scarto che, difronte alle difficoltà, alle crisi e alla pandemia vede mettere da parte i più deboli: “Bambini, anziani, malati, migranti - dice Bergoglio - vengono messi da parte perché non producono. Questa cultura pesa sulla nostra coscienza”.

Infine la fede: “È un dono gratuito - dice - . Non si può comprare. In situazioni difficili, tante volte c’è gente che si apre e riceve il dono, l’unico atteggiamento giusto è di tenere il cuore aperto a questo”.


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Di seguito il link dell'intervista integrale: https://www.tgcom24.mediaset.it/2021/video/papa-francesco-al-tg5-il-mondo-che-vorrei-_27455703.shtml?fbclid=IwAR2ytX-Gl6ShJoRXfdqAJylYJeGrGS-ktsMIDBJLlGyT8yUL5FpE-4CnK90 

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