La fiducia nella Misericordia. Messaggio pasquale dell'arcivescovo Brugnaro

Sabato, 26 Marzo 2016 09:38 | Letto 1601 volte   Clicca per ascolare il testo La fiducia nella Misericordia. Messaggio pasquale dell'arcivescovo Brugnaro La Pasqua di quest’anno giubilare ci trova inseriti da tempo e con impegno pubblico e personale nel comprendere la misericordia e nel viverne il rinnovamento esistenziale che essa comporta. Il Papa Francesco richiama continuamente i frutti spirituali e corporali che si attende dai fedeli e dalla Chiesa come occasione felice di grazia e di conversione sia per l’annuncio del Vangelo, sia perché i cristiani siano nel mondo testimoni dell’amore di Cristo e rispondano ai mali contemporanei con una carità coraggiosa e fedele fino al martirio. Che cosa mette in evidenza la Pasqua? Essa è il compimento della Promessa di Dio fatta fin dall’inizio della storia d’Israele. Nella morte e risurrezione di Gesù ogni uomo trova la salvezza. ( nella foto sotto, Il vescovo Brugnaro e don Marco Gentilucci in occasione dellincontro con i detenuti di Camerino ) Questa fedeltà alla promessa si realizza in un racconto umile ma ricco di speranza per l’umanità. Uno dei due ladroni che è in croce con Gesù, riconoscendone l’innocenza – Egli «non ha fatto nulla di male…» (Lc 22,41-43) – compie un passo inaudito e decisivo per lui e per tutti: egli si fida dell’uomo in croce dicendogli: «Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Ottiene così la risposta di Gesù, del Figlio della Misericordia: «In verità ti dico: oggi con me sarai in paradiso» Appena il Paradiso è riaperto, il primo ad entrare per quella porta è un ladro! Per accedere alla salvezza, egli non ha fatto altro che fidarsi di Gesù! Questa fiducia è sorretta e motivata innanzitutto dalla fedeltà di Dio che qualifica Sé stesso come Colui che è degno di fede, «l’Amen, il testimone fedele e verace» (Ap 3,14), Colui cioè che è credibile perché mantiene la parola data e, allo stesso tempo, perché suscita la fiducia negli altri. Infatti, la carità, cioè l’Amore che è il nome stesso di Dio «tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,7). L’amore tutto copre non nel senso di ignorare o di non vedere il male, ma di scusare il peccatore, di offrirgli una nuova possibilità di futuro. Quando Gesù sulla croce pronuncia le parole: «Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34) non intende giustificare la gravità dell’azione che i suoi crocifissori hanno compiuto, ma afferma la loro incapacità a comprenderne la portata e ne attenua la responsabilità morale e storica. L’amore tutto crede non perché il credente debba essere un credulone, ma perché sa fidarsi della fedeltà di Dio, consapevole di essere da Lui infinitamente amato. Questa fiducia nella misericordia infinita del Signore può indurre guarigioni e conversioni che altrimenti non avverrebbero. Dare fiducia è lo strumento più efficace per guarire le ferite, sebbene si corra il rischio che l’altro possa approfittarne. Ma è meglio sbagliare nel dare fiducia, come il padre buono della parabola del figlio prodigo (Lc 15) che sbagliare trattenendola o negandola. L’amore tutto spera; il suo contrario è la disperazione. Il cristiano non dispera mai, perché oggetto della sua speranza non sono le cose passeggere o le relazioni interpersonali transitorie, bensì la fedeltà di Dio che fonda ogni altra relazione e che volge al bene ogni cosa, anche il male. La speranza del cristiano è rocciosa, sa gioire delle cose che vanno bene e non si scoraggia per quelle che vanno male. ( nella foto un momento della messa Crismale di giovedì 24 marzo  ) Infine, l’amore tutto sopporta non solo perché sa attendere con pazienza e fede indefettibile, ma perché è capacità di condivisione, di convivialità, di partecipazione coinvolta alla vicenda dell’altro. Sopportare significa accettare di farsi carico del fardello altrui, di prenderne parte condividendone le gioie, le attese, le sofferenze, i fallimenti. È un verbo straordinario, perché richiama fortemente la vita del Cristo, la Sua compassione capace di farsi peccato per noi e di soffrire per sottrarci al potere della morte. Con la rinnovata consapevolezza di poter accedere, attraverso la Porta santa, a questo Amore fedele e credibile, desidero raggiungere ogni Famiglia, giovane, anziano, bambino, adolescente con l’augurio festoso di fare esperienza della vera Pasqua, di questo passaggio nella Misericordia del Signore, nostra salvezza. Con sentimenti di viva cordialità, auguro a tutti una Buona Pasqua! + Francesco Giovanni, Arcivescovo

La Pasqua di quest’anno giubilare ci trova inseriti da tempo e con impegno pubblico e personale nel comprendere la misericordia e nel viverne il rinnovamento esistenziale che essa comporta. Il Papa Francesco richiama continuamente i frutti spirituali e corporali che si attende dai fedeli e dalla Chiesa come occasione felice di grazia e di conversione sia per l’annuncio del Vangelo, sia perché i cristiani siano nel mondo testimoni dell’amore di Cristo e rispondano ai mali contemporanei con una carità coraggiosa e fedele fino al martirio.

Che cosa mette in evidenza la Pasqua? Essa è il compimento della Promessa di Dio fatta fin dall’inizio della storia d’Israele. Nella morte e risurrezione di Gesù ogni uomo trova la salvezza.

( nella foto sotto, Il vescovo Brugnaro e don Marco Gentilucci in occasione dell'incontro con i detenuti di Camerino )

vescovocarcere

Questa fedeltà alla promessa si realizza in un racconto umile ma ricco di speranza per l’umanità. Uno dei due ladroni che è in croce con Gesù, riconoscendone l’innocenza – Egli «non ha fatto nulla di male…» (Lc 22,41-43) – compie un passo inaudito e decisivo per lui e per tutti: egli si fida dell’uomo in croce dicendogli: «Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Ottiene così la risposta di Gesù, del Figlio della Misericordia: «In verità ti dico: oggi con me sarai in paradiso» Appena il Paradiso è riaperto, il primo ad entrare per quella porta è un ladro! Per accedere alla salvezza, egli non ha fatto altro che fidarsi di Gesù!

Questa fiducia è sorretta e motivata innanzitutto dalla fedeltà di Dio che qualifica Sé stesso come Colui che è degno di fede, «l’Amen, il testimone fedele e verace» (Ap 3,14), Colui cioè che è credibile perché mantiene la parola data e, allo stesso tempo, perché suscita la fiducia negli altri. Infatti, la carità, cioè l’Amore che è il nome stesso di Dio «tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,7).

L’amore tutto copre non nel senso di ignorare o di non vedere il male, ma di scusare il peccatore, di offrirgli una nuova possibilità di futuro. Quando Gesù sulla croce pronuncia le parole: «Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34) non intende giustificare la gravità dell’azione che i suoi crocifissori hanno compiuto, ma afferma la loro incapacità a comprenderne la portata e ne attenua la responsabilità morale e storica.

L’amore tutto crede non perché il credente debba essere un credulone, ma perché sa fidarsi della fedeltà di Dio, consapevole di essere da Lui infinitamente amato. Questa fiducia nella misericordia infinita del Signore può indurre guarigioni e conversioni che altrimenti non avverrebbero. Dare fiducia è lo strumento più efficace per guarire le ferite, sebbene si corra il rischio che l’altro possa approfittarne. Ma è meglio sbagliare nel dare fiducia, come il padre buono della parabola del figlio prodigo (Lc 15) che sbagliare trattenendola o negandola.

L’amore tutto spera; il suo contrario è la disperazione. Il cristiano non dispera mai, perché oggetto della sua speranza non sono le cose passeggere o le relazioni interpersonali transitorie, bensì la fedeltà di Dio che fonda ogni altra relazione e che volge al bene ogni cosa, anche il male. La speranza del cristiano è rocciosa, sa gioire delle cose che vanno bene e non si scoraggia per quelle che vanno male.

( nella foto un momento della messa Crismale di giovedì 24 marzo  )

benedizione oli

Infine, l’amore tutto sopporta non solo perché sa attendere con pazienza e fede indefettibile, ma perché è capacità di condivisione, di convivialità, di partecipazione coinvolta alla vicenda dell’altro. Sopportare significa accettare di farsi carico del fardello altrui, di prenderne parte condividendone le gioie, le attese, le sofferenze, i fallimenti. È un verbo straordinario, perché richiama fortemente la vita del Cristo, la Sua compassione capace di farsi peccato per noi e di soffrire per sottrarci al potere della morte.

Con la rinnovata consapevolezza di poter accedere, attraverso la Porta santa, a questo Amore fedele e credibile, desidero raggiungere ogni Famiglia, giovane, anziano, bambino, adolescente con l’augurio festoso di fare esperienza della vera Pasqua, di questo passaggio nella Misericordia del Signore, nostra salvezza.

Con sentimenti di viva cordialità, auguro a tutti una Buona Pasqua!

+ Francesco Giovanni,

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