Celebrata dall'arcivescovo la Santa Messa Crismale. Mons. Blanchi, nuovo Vicario Generale

scritto Giovedì, 18 Aprile 2019

Celebrata dall'arcivescovo Francesco Massara la Santa Messa Crismale. Gremita la Chiesa della Sacra Famiglia di Cstelraimondo per la celebrazione eucaristica, alla quale ha partecipato il Card. Edoardo Menichelli, presenti i sacerdoti e i religiosi della diocesi. Un momento toccante quello che ha unito tutto il presbiterio e l’arcivescovo nel rinnovare le promesse sacerdotali e, partecipare con viva preghiera alla benedizione degli oli degli infermi, dei catecumeni e del crisma. La solenne liturgia, è stata animata nel canto dal Coro diretto dal maestro Lauro Corpacci. Per Francesco Massara è stata la prima Messa crismale celebrata da vescovo, oltretutto nella felice ricorrenza dei suoi 26 anni di sacerdozio

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"Sono molto contento di essere con voi per questo momento molto particolare- ha esordito l’arcivescovo nella sua omelia- Attraverso questa Santa liturgia noi ci introduciamo nel Triduo Santo, fonte e culmine della vita cristiana e rinnoviamo come sacerdoti il nostro sì al Signore come suoi ministri” Quindi è seguita una breve riflessione sul sacerdozio, partita dalla parole che vengono recitate .nella seconda preghiera eucaristica: 'celebrando il memoriale della morte e resurrezione del tuo Figlio, ti offriamo Padre il pane della vita e il calice della salvezza e ti rendiamo grazie per averci ammesso alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale'.  Oggi noi rendiamo grazie al Signore per averci ammesso alla sua presenza a compiere il servizio sacerdotale.

messa crismale sacerdoti religiosi

Stare alla presenza del Signore- ha detto Massara- significa riconoscere i suoi discepoli permanenti del Signore e non funzionali. Significa occuparsi di Dio, della sua persona e del nostro rapporto con lui e non semplicemente fare cose in Suo nome. Stare alla presenza del Signore, significa riconoscere che la vocazione presbiterale è una chiamata permanente da parte di Dio, esattamente come quella che Gesù ha rivolto agli apostoli. C’è il momento del primo grande sì, quello che induce a scegliere di seguire Gesù nella via del ministero ordinario, ma poi viene la necessità dei tanti sì quotidiani, a cui siamo chiamati per continuare il cammino. Il sì alla preghiera personale e alla liturgia delle ore; il sì ad una celebrazione della Santa Messa che sia curata e interiormente preparata, mai banalizzata o ridotta a mero rito. Il sì alla lettura della Parola di Dio, che è parola viva e sempre nuova; il sì al sacramento della riconciliazione da amministrare agli altri o da ricevere per sé. Ecco cari fratelli che il primo compito del sacerdote è rinnovare quotidianamente la sua fedeltà e il suo sì per vivere in unità con Lui, fissare il nostro sguardo su di Lui e, questo è un privilegio, non è un peso, né un’abitudine, per imparare da Lui che ha offerto la sua vita per noi.

Messa crismale 3

Siamo ammessi alla presenza del Signore per compiere il servizio sacerdotale: cari fratelli, il ministro dell’altare è un servo, non un padrone. Talvolta si è autoritari ma non autorevoli, perché non si è servi. Altre volte, si è protagonisti, non servi. Si è servi innanzitutto dell’altare; ciò che il sacerdote fa nel momento della celebrazione dell’Eucarestia, è servire, compiere un servizio a Dio e un servizio agli uomini. Il culto che Dio ha reso agli uomini è stato il donarsi fino alla fine per gli uomini e, in questo culto e in questo servizio, il sacerdote deve inserirsi; ciò significa che dobbiamo imparare a comprendere sempre di più la Sacra liturgia e tutta la sua essenza e sviluppare una viva familiarità con essa. Così diventi l’anima della nostra vita quotidiana, liturgia cristiana per sua natura e sempre anche annuncio. Abbiamo quindi l’obbligo di essere persone che con la Parola di Dio hanno familiarità, la amano e la vivono. Solo allora potremo spiegarla in modo adeguato. Il servizio sacerdotale, significa proprio imparare a conoscere il Signore nella sua Parola e a farlo conoscere a tutti coloro che Egli ci affida, perché servire la Parola di Dio, significa anche aver compreso che siamo chiamati, non ad annunciare noi stessi o le nostre opinioni personali, bensì il Mistero di Cristo e in Lui la misura del vero umanesimo; siamo incaricati non di dire molte parole, ma di farci eco e portatori di una sola parola che è il Verbo di Dio fatto carne per la nostra salvezza. Siamo poi servi tra di noi, parti di un unico presbiterio, siamo servi a partire dalla nostra consapevolezza di ciò che siamo nella nostra umanità.

messa crismale sac 1

Lo so che ognuno porta con sé il proprio fardello, l’età avanzata, le fatiche, le delusioni e, talvolta, anche le incomprensioni; dobbiamo fare poi i conti coi nostri limiti e difetti C’è chi è finisce per essere senza gioia; c’è chi si è seduto, c’è chi ha cercato vie nuove e c’è chi ha lasciato sfogo alla consuetudine e alla routine. C’è chi sente il sovraccarico pastorale e deve districarsi tra le mille richieste della gente, le riunioni, gli incontri al centro diocesi e gli incarichi oltre la parrocchia. Tutto questo cari fratelli, non ci deve far smettere di pensare che, nonostante tutto, possiamo essere un presbiterio, capace di annunciare in parole  l’animo di grazia del Signore. Carissimi presbiteri, impegniamoci a vivere come fratelli, membri di un unico corpo attento alle parti più deboli come ci tiene il Signore; Gesù si è chinato su di noi, ci ha chiamati ad essere suoi ministri; non accettiamo di vivere divisi, non cediamo alla tentazione di guardarci da lontano, giudicandoci senza misericordia. Accogliamoci e viviamo come fratelli e potremmo mostrare agli altri la gioia e la bellezza del servizio dell’altare. Infine servi di tutti, a partire dai poveri e dai bisognosi; non mi dilungo sul tempo difficile che viviamo ma vorrei solamente dirvi che soprattutto noi, abbiamo il compito di aiutare e dare speranza, ma come? Mi ha sempre colpito notare la differenza del testo del libro di Isaia che oggi abbiamo ascoltato e la citazione che di esso fa Gesù nella sinagoga di Nazareth; le parole sono quasi identiche, eppure esiste una differenza sostanziale che provoca nei presenti una reazione di meraviglia e stupore, che si trasforma presto in disaccordo e opposizione, mentre il profeta pone tra i suoi compiti la promulgazione dell’animo Grazia del Signore, le parole di Gesù si fermano alla Grazia e non parlano della vendetta. Per Gesù non esiste vendetta. Non esiste una giustizia retributiva che dà secondo quello che riceve; non esiste nessuna risposta violenta e ingiustificabile, anche se uno ha ragione; l’unica risposta giusta è Grazia, Benevolenza, Misericordia, Gratuità e Amore E’ questa la vera rivoluzione cristiana ed è questa la vera rivoluzione che ogni sacerdote deve vivere nella propria vita. E’ questo il nostro ruolo primario e fondamentale del nostro servizio sacerdotale agli altri e verso tutti; essere testimoni appassionati della Carità di Cristo, che ci ha amati fino alla fine, fino al dono di sé, pur di non sottrarsi all’unica legge che conta: quella dell’amore gratuito. Ed è questo l’augurio che faccio a tutti voi sacerdoti, che possiamo vivere la parola del Signore nella nostra vita, che la possiamo testimoniare, che possiamo essere al servizio della nostra gente, con i nostri limiti e difetti, ma con una grande certezza: che l’amore di Dio che abbiamo avuto nel grande dono della nostra donazione, possiamo veramente restituirlo al Signore attraverso il servizio alla nostra comunità, ai nostri poveri e ai nostri bisognosi”.

Prima della benedizione finale, un ricordo dei presbiteri defunti e di quelli che celebrano quest’anno un particolare anniversario. Il pensiero di gratitudine e di suffragio dell’Arcivescovo, dei sacerdoti e dei fedeli è andato a quei presbiteri che nell’anno trascorso sono tornati alla Casa del Padre e che nella loro vita e nel loro servizio alla Chiesa hanno donato tanto: don. Egidio De Luca, Mons. Nazzareno Moneta, don Alberto Crovetti, don Costantino Fefé, don Deo Galanti, don Giuseppe Giaché, don Luigi Cristoldi, don Umberto Silla.

L'arcivescovo è passato quindi a sottolineare con gioia le speciali date dei 50 anni di sacerdozio di Don Aldo Romagnoli, dei 60 di don Giuseppe Scuppa e infine il record dei 70 anni di sacerdozio di mons.Quinto Martella.

messa crismale nomina

In chiusura, nell'evidenziare come il 2019 sia foriero di tante belle notizie, a cominciare dall’arrivo del Papa in diocesi il prossimo 16 giugno, l’arcivescovo Massara ha voluto ringraziare don Nello Tranzocchi per i servigi finora resi nell’incarico di Vicario generale della Curia Arcivescovile. Lo scorso febbraio, il sacerdote ha infatti chiesto di essere sollevato dagli impegni esercitati all'interno della Curia, per dedicarsi alle tante parrocchie che gli sono state assegnate e che insistono nelle zone di maggiore sofferenza per i danni del sisma. Ringraziandolo per il suo prezioso apporto quale Vicario generale, per l’accoglienza e i consigli offerti, oltre che per i servizi donati alla Chiesa, Mons. Massara, ha infine comunicato ufficialmente il decreto di nomina del suo successore, investendo Mons. Mariano Ascenzo Blanchi nel ruolo di Vicario generale dell’arcidiocesi di Camerino San Severino Marche.  A motivare la nomina di Mons. Blanchi, la considerazione della stima di cui gode nel presbiterio, le pregresse esperienze del suo generoso servizio nei confronti dell’ arcidiocesi, la sua lunga attività pastorale svolta come parroco, la profonda conoscenza del clero e della comunità parrocchiale. Il presule ha augurato che questo servizio possa essere svolto con il cuore, con semplicità e bontà, così come finora ha fatto don Nello  “ La migliore testimonianza che possiamo fare è volerci bene tra sacerdoti" – ha concluso l’arcivescovo- Infine l’augurio a tutti presenti di trascorrere una Santa Pasqua, di pace e di serenità

 C.C.

messa crismale chiesa e vescovo

messa crismale vangelo

mesa crismale uscita

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Per Francesco Massara è stata la prima Messa crismale celebrata da vescovo, oltretutto nella felice ricorrenza dei suoi 26 anni di sacerdozio.  Sono molto contento di essere con voi per questo momento molto particolare- ha esordito l’arcivescovo nella sua omelia- Attraverso questa Santa liturgia noi ci introduciamo nel Triduo Santo, fonte e culmine della vita cristiana e rinnoviamo come sacerdoti il nostro sì al Signore come suoi ministri” Quindi è seguita una breve riflessione sul sacerdozio, partita dalla parole che vengono recitate .nella seconda preghiera eucaristica: celebrando il memoriale della morte e resurrezione del tuo Figlio, ti offriamo Padre il pane della vita e il calice della salvezza e ti rendiamo grazie per averci ammesso alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale.  Oggi noi rendiamo grazie al Signore per averci ammesso alla sua presenza a compiere il servizio sacerdotale. Stare alla presenza del Signore- ha detto Massara- significa riconoscere i suoi discepoli permanenti del Signore e non funzionali. Significa occuparsi di Dio, della sua persona e del nostro rapporto con lui e non semplicemente fare cose in Suo nome. Stare alla presenza del Signore, significa riconoscere che la vocazione presbiterale è una chiamata permanente da parte di Dio, esattamente come quella che Gesù ha rivolto agli apostoli. C’è il momento del primo grande sì, quello che induce a scegliere di seguire Gesù nella via del ministero ordinario, ma poi viene la necessità dei tanti sì quotidiani, a cui siamo chiamati per continuare il cammino. Il sì alla preghiera personale e alla liturgia delle ore; il sì ad una celebrazione della Santa Messa che sia curata e interiormente preparata, mai banalizzata o ridotta a mero rito. Il sì alla lettura della Parola di Dio, che è parola viva e sempre nuova; il sì al sacramento della riconciliazione da amministrare agli altri o da ricevere per sé. Ecco cari fratelli che il primo compito del sacerdote è rinnovare quotidianamente la sua fedeltà e il suo sì per vivere in unità con Lui, fissare il nostro sguardo su di Lui e, questo è un privilegio, non è un peso, né un’abitudine, per imparare da Lui che ha offerto la sua vita per noi. Siamo ammessi alla presenza del Signore per compiere il servizio sacerdotale: cari fratelli, il ministro dell’altare è un servo, non un padrone. Talvolta si è autoritari ma non autorevoli, perché non si è servi. Altre volte, si è protagonisti, non servi. Si è servi innanzitutto dell’altare; ciò che il sacerdote fa nel momento della celebrazione dell’Eucarestia, è servire, compiere un servizio a Dio e un servizio agli uomini. Il culto che Dio ha reso agli uomini è stato il donarsi fino alla fine per gli uomini e, in questo culto e in questo servizio, il sacerdote deve inserirsi; ciò significa che dobbiamo imparare a comprendere sempre di più la Sacra liturgia e tutta la sua essenza e sviluppare una viva familiarità con essa. Così diventi l’anima della nostra vita quotidiana, liturgia cristiana per sua natura e sempre anche annuncio. Abbiamo quindi l’obbligo di essere persone che con la Parola di Dio hanno familiarità, la amano e la vivono. Solo allora potremo spiegarla in modo adeguato. Il servizio sacerdotale, significa proprio imparare a conoscere il Signore nella sua Parola e a farlo conoscere a tutti coloro che Egli ci affida, perché servire la Parola di Dio, significa anche aver compreso che siamo chiamati, non ad annunciare noi stessi o le nostre opinioni personali, bensì il Mistero di Cristo e in Lui la misura del vero umanesimo; siamo incaricati non di dire molte parole, ma di farci eco e portatori di una sola parola che è il Verbo di Dio fatto carne per la nostra salvezza. Siamo poi servi tra di noi, parti di un unico presbiterio, siamo servi a partire dalla nostra consapevolezza di ciò che siamo nella nostra umanità. Lo so che ognuno porta con sé il proprio fardello, l’età avanzata, le fatiche, le delusioni e, talvolta, anche le incomprensioni; dobbiamo fare poi i conti coi nostri limiti e difetti C’è chi è finisce per essere senza gioia; c’è chi si è seduto, c’è chi ha cercato vie nuove e c’è chi ha lasciato sfogo alla consuetudine e alla routine. C’è chi sente il sovraccarico pastorale e deve districarsi tra le mille richieste della gente, le riunioni, gli incontri al centro diocesi e gli incarichi oltre la parrocchia. Tutto questo cari fratelli, non ci deve far smettere di pensare che, nonostante tutto, possiamo essere un presbiterio, capace di annunciare in parole  l’animo di grazia del Signore. Carissimi presbiteri, impegniamoci a vivere come fratelli, membri di un unico corpo attento alle parti più deboli come ci tiene il Signore; Gesù si è chinato su di noi, ci ha chiamati ad essere suoi ministri; non accettiamo di vivere divisi, non cediamo alla tentazione di guardarci da lontano, giudicandoci senza misericordia. Accogliamoci e viviamo come fratelli e potremmo mostrare agli altri la gioia e la bellezza del servizio dell’altare. Infine servi di tutti, a partire dai poveri e dai bisognosi; non mi dilungo sul tempo difficile che viviamo ma vorrei solamente dirvi che soprattutto noi, abbiamo il compito di aiutare e dare speranza, ma come? Mi ha sempre colpito notare la differenza del testo del libro di Isaia che oggi abbiamo ascoltato e la citazione che di esso fa Gesù nella sinagoga di Nazareth; le parole sono quasi identiche, eppure esiste una differenza sostanziale che provoca nei presenti una reazione di meraviglia e stupore, che si trasforma presto in disaccordo e opposizione, mentre il profeta pone tra i suoi compiti la promulgazione dell’animo Grazia del Signore, le parole di Gesù si fermano alla Grazia e non parlano della vendetta. Per Gesù non esiste vendetta. Non esiste una giustizia retributiva che dà secondo quello che riceve; non esiste nessuna risposta violenta e ingiustificabile, anche se uno ha ragione; l’unica risposta giusta è Grazia, Benevolenza, Misericordia, Gratuità e Amore E’ questa la vera rivoluzione cristiana ed è questa la vera rivoluzione che ogni sacerdote deve vivere nella propria vita. E’ questo il nostro ruolo primario e fondamentale del nostro servizio sacerdotale agli altri e verso tutti; essere testimoni appassionati della Carità di Cristo, che ci ha amati fino alla fine, fino al dono di sé, pur di non sottrarsi all’unica legge che conta: quella dell’amore gratuito. Ed è questo l’augurio che faccio a tutti voi sacerdoti, che possiamo vivere la parola del Signore nella nostra vita, che la possiamo testimoniare, che possiamo essere al servizio della nostra gente, con i nostri limiti e difetti, ma con una grande certezza: che l’amore di Dio che abbiamo avuto nel grande dono della nostra donazione, possiamo veramente restituirlo al Signore attraverso il servizio alla nostra comunità, ai nostri poveri e ai nostri bisognosi”. Prima della benedizione finale, un ricordo dei presbiteri defunti e di quelli che celebrano quest’anno un particolare anniversario. Il pensiero di gratitudine e di suffragio dell’Arcivescovo, dei sacerdoti e dei fedeli è andato a quei presbiteri che nell’anno trascorso sono tornati alla Casa del Padre e che nella loro vita e nel loro servizio alla Chiesa hanno donato tanto: don. Egidio De Luca, Mons. Nazzareno Moneta, don Alberto Crovetti, don Costantino Fefé, don Deo Galanti, don Giuseppe Giaché, don Luigi Cristoldi, don Umberto Silla. Larcivescovo è passato quindi a sottolineare con gioia le speciali date dei 50 anni di sacerdozio di Don Aldo Romagnoli, dei 60 di don Giuseppe Scuppa e infine il record dei 70 anni di sacerdozio di mons.Quinto Martella. In chiusura, nellevidenziare come il 2019 sia foriero di tante belle notizie, a cominciare dall’arrivo del Papa in diocesi il prossimo 16 giugno, l’arcivescovo Massara ha voluto ringraziare don Nello Tranzocchi per i servigi finora resi nell’incarico di Vicario generale della Curia Arcivescovile. Lo scorso febbraio, il sacerdote ha infatti chiesto di essere sollevato dagli impegni esercitati allinterno della Curia, per dedicarsi alle tante parrocchie che gli sono state assegnate e che insistono nelle zone di maggiore sofferenza per i danni del sisma. Ringraziandolo per il suo prezioso apporto quale Vicario generale, per l’accoglienza e i consigli offerti, oltre che per i servizi donati alla Chiesa, Mons. Massara, ha infine comunicato ufficialmente il decreto di nomina del suo successore, investendo Mons. Mariano Ascenzo Blanchi nel ruolo di Vicario generale dell’arcidiocesi di Camerino San Severino Marche.  A motivare la nomina di Mons. Blanchi, la considerazione della stima di cui gode nel presbiterio, le pregresse esperienze del suo generoso servizio nei confronti dell’ arcidiocesi, la sua lunga attività pastorale svolta come parroco, la profonda conoscenza del clero e della comunità parrocchiale. Il presule ha augurato che questo servizio possa essere svolto con il cuore, con semplicità e bontà, così come finora ha fatto don Nello  “ La migliore testimonianza che possiamo fare è volerci bene tra sacerdoti – ha concluso l’arcivescovo- Infine l’augurio a tutti presenti di trascorrere una Santa Pasqua, di pace e di serenità  C.C.

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