Una cerimonia sentita e di grande trasporto quella a cui ha partecipato il sindaco di Camerino Sandro Sborgia per l’Anniversario della Canonizzazione a Santa Camilla Battista con l’offerta dell’olio da parte della Città di Camerino e l’affidamento alla Santa.

Al termine della cerimonia le Sorelle Clarisse di Santa Chiara hanno formalmente richiesto all’Arcivescovo Francesco Massara, che ha celebrato la funzione, l’autorizzazione a procedere alla ricognizione delle ossa della Santa. L'Arcivescovo ha subito dato il suo consenso. Questa azione, avvenuta l’ultima volta nel 1959, consentirebbe di verificare lo stato delle ossa e, considerate le nuove tecnologie, dare nuove informazioni sul corpo della Santa, compresa la possibilità di delineare verosimilmente il suo volto.

Presenti in Chiesa due docenti di Unicam, le professoresse Isolina Marota e Stefania Luciani, che hanno garantito la massima collaborazione mettendo a disposizione anche la propria professionalità per la ricerca e gli eventuali studi che potrebbero nascere.
















“Noi siamo stati aiutati nel momento del bisogno. Ora tocca a noi”. Così l’arcivescovo Francesco Massara commenta l’accoglienza, da parte della diocesi, di tre famiglie afghane.

Come sta avvenendo per diversi Comuni che hanno dato la disponibilità alla prefettura di ospitare le famiglie bisognose che arrivano dall’Afganistan, anche la diocesi di Camerino si è mossa per alleviare il dolore e le sofferenze di coloro che stanno vivendo il dramma della guerra.

Una delle tre famiglie è già arrivata nelle Marche, mentre le altre due arriveranno nei prossimi giorni.

“L’arcivescovo ha dato la disponibilità, rispondendo alla richiesta delle prefetture, di accogliere queste famiglie - dice don Aldo Buonaiuto che si occuperà della gestione del programma di accoglienza - . Come sappiamo avevano bisogno di una risposta immediata e l’arcivescovo non si è tirato indietro, anzi ha pensato di dare una risposta attraverso alcune case dell’istituto di sostentamento del clero per cercare di dare a queste famiglie una prima accoglienza.

Saranno accolte nel nostro territorio - dice - ma continueranno a far capo alla prefettura, coordinati a livello nazionale. Seguiranno un percorso di integrazione, dove i bambini andranno a scuola e per gli adulti si cercherà un lavoro, così che possano riprendere una vita normale, serena e felice”.

Ma all’impegno della diocesi si è unita una vera e propria gara di solidarietà: “Il ringraziamento - dice Buonaiuto - va alla solidarietà del territorio e di tutti coloro che hanno voluto contribuire, anche con piccoli gesti, per far sì, in pochissimo tempo, di arredare e mettere insieme le strutture. Il nostro ringraziamento va a tutte le persone che hanno concretamente aiutato la grande rete del volontariato cattolico, dell’associazionismo, dei laici che hanno ognuno contribuito a sostenere ed aiutare anche nella preparazione dell’accoglienza. È stato un bell’attestato di un popolo solidale, che ha compreso il dramma di queste persone e si è prodigato per dare il proprio contributo”.

L’intero territorio ha così risposto all’invito dell’arcivescovo di aprire le porte del proprio cuore: “La nostra terra ha sofferto il dramma del terremoto - dice Francesco Massara - , mentre queste famiglie hanno vissuto quello della guerra. Come noi abbiamo ricevuto tanta solidarietà in quei momenti e continuiamo a riceverla ancora oggi, ora spetta a noi aprire il nostro cuore e le nostre case per accogliere chi ha bisogno di aiuto e far risplendere nei loro occhi il sorriso che la guerra ha seppellito.

La nostra terra sarà per loro un luogo di speranza, dove respirare la bellezza della libertà. A questi nostri fratelli e sorelle do il benvenuto: le nostre case sono aperte per voi e i nostri cuori lo sono ancor di più. Possa risplendere sui vostri volti la gioia che vi è stata negata nella vostra terra”.

GS
Un momento di festa, questa mattina, in Curia, per il compleanno dell’arcivescovo Francesco Massara.

Nel clima familiare che ha creato sin da subito negli uffici della diocesi di Camerino, l’arcivescovo è stato festeggiato da tutti i dipendenti ed ha spento simbolicamente la candelina della torta di compleanno.

Tante le telefonate che sono arrivate per festeggiarlo, tra cui, come racconta lui stesso, quella di Pietrone, un senzatetto di Roma che ricorda la permanenza dell’arcivescovo nella capitale.

La redazione di RadioC1…inBlu e dell’Appennino Camerte si unisce ai più sentiti auguri di buon compleanno.


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Dopo la cerimonia di riconsegna del capolavoro d’arte raffigurante la Madonna con il Bambino e i santi Rocco e Severino, la comunità settempedana si è riunita di nuovo in preghiera per salutare il ritorno a casa della preziosa tela attribuita per tantissimi anni a Cristoforo Roncalli, detto Pomarancio, e poi riassegnata alla firma di Baccio Ciarpi,  ovvero Lorenzo Bartolomeo Ciarpi, straordinario allievo di Pietro da Cortona.

La nuova cerimonia è coincisa con una santa messa officiata dall’arcivescovo di Camerino – Severino Marche, monsignor Francesco Massara, alla presenza del vicario, monsignor Aldo Romagnoli, e dei rappresentanti della Confraternita. Tra le autorità il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei, e il vice sindaco e assessore comunale alla Cultura, Vanna Bianconi.

A causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, infatti, in occasione del rientro dell’opera non si erano potute celebrare funzioni all’interno della chiesa di San Rocco, da cui la tela era stata sottratta nel lontano 1811.

Il quadro da alcune settimane è custodito in quello che è stato sempre il suo luogo d’accoglienza. Al suo rientro l’altare maggiore della chiesa è stato peraltro interessato da un laborioso intervento di restauro, eseguito dalla ditta Impertecno Srl, che ha interessato la cornice in legno dorato, questa mai trasferita altrove.

L’impresa, specializzata da molti anni nel restauro delle opere d’arte, ha come direttore tecnico per il restauro la dottoressa Cecilia Bartoli, che ha origini marchigiane. La sua bottega artigiana ha collaborato per il restauro della cornice con la bottega Mastro T di San Severino Marche occupandosi, oltre che del restauro, del progetto e della realizzazione di una struttura in legno che potesse consentire il rimontaggio del dipinto nella cornice e la ricollocazione di questa “unità artistica” sul suo altare originario che, nel corso del tempo, aveva subito importanti manomissioni.

La cornice, che fa parte integrante dell’impianto architettonico dell’altare, è realizzata in legno dorato a foglia con alcuni dettagli dipinti in verde scuro e si presentava in condizioni di grave degrado.

“Il restauro - spiega la dottoressa Bartoli - è consistito nelle operazioni di smontaggio della cornice dall’altare, la disinfestazione per liberare la cornice dai numerosi insetti xilofagi che avevano attaccato il legno, la stuccatura e la finitura della stessa a bolo rosso. Si è proceduto poi con il consolidamento e la reintegrazione di tutte le parti mancanti e la ricostruzione ex novo di alcune parti di modellato che erano andate completamente perdute. Per la presentazione estetica dell’opera si è intervenuti con la reintegrazione della foglia d’oro, e per le lacune di piccole dimensioni, con la reintegrazione pittorica sottotono. Per completare l’intervento di restauro si è infine proceduto con la verniciatura finale”.

Per ammirare di nuovo l’imponente opera occorrerà attendere il 16 agosto, festa di San Rocco.
"Il momento dei ritorni". È stato definito così, dalla direttrice dei Musei civici e diocesani di Camerino, Barbara Mastrocola, questo periodo caratterizzato dal "ritorno a casa" delle opere d'arte appartenenti alla città ducale.
Dopo la "Giulia da Varano" del Dosso Dossi tornata nel 2019, questa mattina i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale hanno restituito alla Fondazione Ma.So.Si.Ba dell'Arcidiocesi di Camerino il dipinto di scuola veneta del XVI secolo che rafigura "Diana e Atteone", trafugato nel 1981.

Un'importante opera pittorica che era custodita nel Castello di Lanciano di Castelraimondo e che è stata recuperata non appena comparsa sul mercato antiquariale, quando stava per essere battuta in vendita da una casa d'aste lombarda.

"Quando un'opera viene rubata molti anni prima, come in questo caso - ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, Nicola Candido - è difficile risalire a tutti i passaggi che l'hanno portata alla casa d'asta, soprattutto perchè ci sono dei casi in cui le opere sono accompagnate da documentazioni che possono facilmente trarre in inganno gli acquirenti. In questo caso è stato molto importante il lavoro della sezione Antiquariato dell'Arma perchè il quadro era stato inserito nella banca dati delle opere da ricercare".

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Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano e condotte da militari della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo TPC, hanno consentito di identificare il mandatario a vendere dell'opera. È stata così ricostruita la catena dei vari passaggi di mano del bene, fino a giungere a un noto faccendiere di settore, che ha tentato di mascherare la provenienza del dipinto, dichiarando di averlo acquistato da una persona deceduta anni addietro, con l'intento di vanificare le indagini.

Il ringraziamento ai militari dell'Arma è unanime, come sottolineano il presidente della Fondazione Ma.So.Gi.Ba, Luigi Tapanelli, e l'arcivescovo Francesco Massara.
"Un segno importante di ripartenza per il nostro territorio - ha detto Tapanelli - che in questo momento sta attraversando diverse difficoltà per varie ragioni; ci dà speranza per il futuro".

"Grazie ai carabinieri - ha ribadito Massara - è stato possibile recuperare questa opera d'arte e restituirla alla sua comunità. È un bel segno di gioia e speranza per il futuro, così come lo è l'impegno dei carabinieri che sono sempre al servizio delle comunità, in particolare quelle colpite dal sisma".

L'arte come volano di una terra ferita è ciò che il sindaco Sandro Sborgia ha voluto evidenziare, soprattutto appellandosi agli enti sovracomunali affinchè i centri dell'entroterra vengano valorizzati per le loro peculiarità: "Questo nuovo ritorno - ha detto - testimonia quanto sia importante il patrimonio culturale e artistico della nostra città. È un rinnovato invito agli amanti dell'arte a riscoprire quanto questa terra ha di bello da offrire. Ma è anche un richiamo alla politica in generale, perchè finalmente ponga lo sguardo alle aree interne della regione e metta a disposizione ogni sforzo possibile per valorizzare questi territori. Credo che, se avessimo la piena consapevolezza delle risorse di questa area spesso marginalizzata e anche poco apprezzata, ne trarrebbe beneficio l'intera regione. Superiamo le ristrettezze di vedute - ha chiesto il sindaco - e pensiamo che i luoghi che oggi vivono una doppia emergenza hanno una grande opportunità di rinascita attraverso la valorizzazione delle opere d'arte. Se ci fosse un impegno condiviso e consapevole sarebbe un bene per tutta la nostra comunità".
Il messaggio del rientro dell'opera è, quindi, duplice: non solo culturale e artistico, ma anche e soprattutto sociale.

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La direttrice dei Musei civici e diocesani di Camerino Barbara Mastrocola

"L'opera - spiega Barbara Mastrocola - sembra in buono stato conservativo, anche se probabilmente avrà bisogno di qualche restauro. L'iconografia è molto vicina a quella che ha rappresentato Tiziano nello stesso soggetto quindi è probabile che sia del tardo Manierismo. Al di là del valore storico-artistico che potranno approfondire gli esperti, l'importanza per noi è appunto quella del rientro a casa. Fa parte di un nucleo di dipinti rubati negli anni '80, uno era stato già ritrovato nel 2009 e questo è il secondo delle 17 opere trafugate. È importante, in questo momento difficile, ritrovare un legame con il dipinto perduto, serve a rafforzare il nostro senso di comunità.
Per l'esposizione - conclude - stiamo sistemando il deposito 'Venanzina Pennesi' e tra circa un mese il quadro sarà esposto e quindi fruibile al pubblico".

Giulia Sancricca















A Fabriano nasce l’Emporio della Salute, che insieme all’Emporio della Carità vuole essere segno di attenzione alla cura integrale della persona, grazie all’impegno della Caritas diocesana, guidata dal direttore don Marco Strona. E’ stato l’arcivescovo Francesco Massara a inaugurare e benedire la "farmacia gratuita", aperta nel pomeriggio di lunedì e la mattina di giovedì, dove verranno distribuiti farmaci da banco, donati dal "Banco Farmaceutico", con cui la Caritas ha una collaborazione. Al progetto hanno aderito anche il Lions Club di Fabriano, che partecipa attraverso il coinvolgimento dei farmacisti volontari Maria Emilia Monzali e Sebastiano Paglialunga che provvederanno alla consegna dei farmaci e ad offrire consulenze professionali, l’Inner Wheel che ha dato un contributo di 1.000 euro per l’eventuale acquisto di altri farmaci. Una sorta di mosaico, l’ha definita l’arcivescovo Massara, con la collaborazione di varie associazioni, ognuna impegnata con la propria tessera, per mettersi in rete e per fare del bene creando la grande opera della gratuità e del servizio all'altro che dà valore alla vita. “Tra gli effetti più pesanti della pandemia – ha sottolineato l’arcivescovo - c’è la riduzione delle cure da parte dei soggetti economicamente più fragili. In tanti hanno rinunciato ad acquistare farmaci necessari a causa della drastica riduzione di reddito provocata dall’emergenza Covid. Per andare incontro alle esigenze sanitarie delle fasce più povere della popolazione la Caritas diocesana ancora una volta si impegna a soccorrere i più bisognosi attraverso l’accesso gratuito a una serie di medicinali distribuiti dall’emporio della salute presso la sede Caritas di via delle Fontanelle. La sollecitudine della nostra Diocesi per i sofferenti e gli ammalati testimonia l’adesione alla missione evangelica di seguire l’esempio del buon samaritano nel farsi carico di quanti patiscono la malattia e la privazione.  La salute non riguarda soltanto l’integrità del corpo – monsignor Massara - ma la dignità di tutta la persona da tutelare sempre e in ogni modo. Nessuno è solo quando una comunità sa dare prova di unità e solidarietà”.
Giovedì il sopralluogo e a breve l'inizio dei lavori di ricostruzione della casa vacanze di Elcito, a San Severino.
L'immobile di proprietà della diocesi di Camerino rientra tra i cantieri che simboleggiano la ripartenza.
"Abbiamo ottenuto il decreto di approvazione del progetto dall'Usr - spiega Carlo Morosi, responsabile dell'ufficio ricostruzione ed edilizia della diocesi di Camerino - e questo ci permette di iniziare i lavori. Questo immobile è stato lesionato dal terremoto del 2016 riportando un danno di categoria E-L2. L'importo relativo alla sistemazione si aggirerà intorno ai 400 mila euro, per una spesa complessiva di 550 mila euro.
I lavori - spiega - interesseranno principlamente l'efficientamento sismico della struttura, con il miglioramento del 60% dell'adeguamento: sono previsti il ripristino delle finiture, laddove servirà, e degli impianti che saranno toccati durante i lavori".

Buone le notizie che riguardano i tempi: "Con l'impresa faremo un soprallogo giovedì - annuncia - e i lavori inizieranno entro 20 giorni. Per quanto riguarda il termine, l'impresa si è impegnata a finire l'intervento entro sei mesi dalla data di inizio lavori". 

La struttura che prima del sisma veniva utilizzata principlamente per i campi scuola estivi, è caratterizata da una cucina comune, diversi bagni su ciascun piano, e camere da letto di diverse dimensioni.

La sua sistemazione rappresenta la rinascita di un intero territorio: una ripartenza che coinvolge soprattutto i giovani abituati a vivere quella struttura nel segno della condivisione.

GS


Le restrizioni previste dal colore arancione della regione non permetteranno l'inaugurazione della Casa della Gioventù “Ugo Betti” di Camerino che si sarebbe svolta sabato prossimo, in concomitanza con la cerimonia per l'apertura del cantiere per la ristrutturazione del Collegio Bongiovanni.

Di stefano GRU COLLEGIO


A comunicarlo è l'arcivescovo Francesco Massara che, comunque, rassicura: "Nonostante abbiamo deciso di rimandare la cerimonia a data da destinarsi - dice - , il cantiere partirà comunque il 6 marzo con la sperimentazione del badge per garantire un maggiore controllo circa l’accesso del personale e un sistema avanzato di sicurezza sul lavoro".

GS

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Due giorni di sopralluoghi a Camerino, San Severino e nei paesi dell’entroterra colpiti da sisma, da parte della dirigente del Ministero della sezione patrimonio e sicurezza dei Beni Culturali, Marica Mercalli, dell’ispettore di zona Pierluigi Moriconi, insieme alla Soprintendente Marta Mazza e Paolo Iannelli, soprintendente speciale unico per le zone colpite dal sisma.
A guidarli all’interno delle strutture danneggiate, ma anche nei depositi che ospitano le opere mobili, sono stati l’arcivescovo Francesco Massara, il sindaco di Camerino Sandro Sborgia, l’ingegnere incaricato dalla Curia Carlo Morosi e la direttrice dei Musei Diocesani e Civici, Barbara Mastrocola.
“Una ispezione fortemente voluta dal Ministero - dice la direttrice Mastrocola - per cercare di capire quali sono le emergenze, affinchè si possano avviare le campagne di restauro dei beni”.

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Le fa eco Carlo Morosi, dal punto di vista strutturale: “Un sopralluogo per valutare lo stato di avanzamento dei beni vincolati e delle chiese passate, attraverso l’ordinanza 105, da una gestione pubblica a quella privata della diocesi. Prossimamente ci incontreremo nella conferenza permanente, quando avremo presentato i progetti, come quello della chiesa del duomo, che è in avanzato stato di completamento e pensiamo di presentarlo entro il prossimo mese di ottobre. Con il Mibact - aggiunge - discuteremo anche delle altre chiese, quelle i cui progetti sono in fase di completamento da parte dei tecnici incaricati dall’ente. Hanno dato delle scadenze e l’arcivescovo ha chiesto che vengano rispettati per dare seguito agli appalti ed agli incarichi alle imprese”.

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La visita arriva dunque a seguito della messa in sicurezza dei luoghi per guardare alla fattiva ricostruzione: “Prendiamo visione dei primi lavori di ricostruzione che stanno finalmente partendo - dice Marica Mercalli - dopo che nelle aree terremotate ci sono stati ingenti lavori di messa in sicurezza. Ora finalmente si riesce a partire con le ricostruzioni anche in base alle nuove disposizioni date dall’ufficio del Commissario straordinario Giovanni Legnini”.
Azioni in cui la Soprintendenza è parte integrante: “Accogliamo il direttore Mercalli - dice Marta Mazza - con l’obiettivo del Ministero di coordinarsi a livello territoriale e centrale per poter centrare la fase di ricostruzione. In questo modo viene fatta una verifica del grande lavoro che è stato fatto e per riuscire ad entrare fattivamente nella fase di ricostruzione. Dopo aver fatto tutte le valutazioni tecniche - conclude - ciascuno di noi, nel suo ruolo, è responsabile della tempistica che tutti i procedimenti implicano e ci attiveremo di conseguenza”.

GS

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Si celebra oggi, 7 febbraio, la 43esima Giornata della Vita.

La proposta e la successiva istituzione di questa giornata annuale da dedicare alla difesa della vita, nacque dal consiglio permanente della CEI nel 1978 con l’obiettivo di promuovere l’accoglienza della vita, in particolare della vita nascente.

La celebrazione avviene ogni anno, la prima domenica di febbraio, e le numerose associazioni locali aderenti al Movimento per la Vita nazionale, accogliendo l’invito dei vescovi, si uniscono ad essi per organizzare momenti di preghiera ed eventi di sensibilizzazione su temi di bioetica.

La CEI propone, per oggi, il tema: “Libertà e vita”, sostenendo che “La correlazione é veramente molto stretta, ma si interrompe quando, in nome della libertà, si toglie la vita al più debole”.

Per la giornata è intervenuto anche l’arcivescovo Francesco Massara con il seguente messaggio che pubblichiamo per intero:

"C’è una linea sottile che unisce “tutte le persone di buona volontà” ed è la difesa della sacralità che in ogni tempo e luogo va riconosciuta alla vita. Nei documenti del Magistero, come nei testi di spiritualità, viene costantemente ribadito quanto l’esistenza umana sia un dono, dal concepimento fin al suo termine naturale. La vita è bella, titolava una celebre pellicola.

In questo momento così difficile per l’umanità, avvertiamo ancora più forte l’esigenza di tutela e di salvaguardia verso i più fragili e i più indifesi. Madre Teresa di Calcutta diceva che non c’è nessuno al mondo più povero del bambino non nato. Papa Francesco ha richiamato più volte il significato e la testimonianza di coloro che resistono alla malattia, pur nella consapevolezza che tutti i mali tutto i mali vanno curati, ma non tutti possono essere guariti.




È esperienza quotidiana quella di un santo e commovente attaccamento alla vita da parte di quanti, pur nella sofferenza, non vedono eclissarsi la speranza e la luce che ci illumina anche quando non ce ne rendiamo conto. La vita va tutelata ancora di più quando le condizioni di vulnerabilità la espongono maggiormente alle inevitabili intemperie. In tutte le fasi la presa in carico della persona dovrebbe sempre prevalere: il sacro rispetto per la dignità non può mai abbandonarci in alcuna situazione di difficoltà.

Siamo figli di Dio e tra noi fratelli nella buona come nella cattiva sorte. Quanti operano nei diversi ruoli ( sanitari assistenziali, educativi, caritativi) si trovano investiti dell’alta missione di accompagnare i fratelli e le sorelle, mettendosi nei loro panni, condividendone apprensioni e attese. Un famoso romanziere, Ernest Hemingway, esortava a non chiedersi mai “per chi suona la campana”: suona per ciascuno di noi. Nessuno può chiamarsi fuori dall’impegno individuale e collettivo a protezione della vita.

Le Encicliche dei Pontefici, dal dopoguerra ad oggi, richiamano continuamente la necessità interiore e sociale di mettere l’esistenza umana al riparo dalle contingenze legislative e dalle “mode” disumanizzanti. Dal calvario fino ai piedi della croce, Maria sostiene Gesù nella sua agonia e lo sorregge durante il trapasso. È l’immagine della Pietà scolpita da Michelangelo che deve guidare la sollecitudine (personale, familiare e sociale) a difesa della vita in tutti i suoi momenti. Senza mai arrogarsi il falso diritto di decidere chi nasce e chi muore. Se la vita è un dono di Dio, come noi credenti siamo chiamati a testimoniare, in nome di quale “umanità” o di quale “libertà” si possono stabilire tempi e modi di permanenza su questa terra?".

GS


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