All'età di 87 anni ci ha lasciati la cara esistenza di don Costantino Fefè. Il decesso è avvenuto nella tarda serata di lunedì 20 agosto. Si è spento serenamente, confortato dalla vicinanza e dall'affetto dei confratelli che vivevano con lui nella casa del Clero di Pian di Pieca a seguito degli eventi sismici del 2016. Persona mite e sensibile, don Costantino ha dedicato la sua vita alla musica sacra; appena ordinato sacerdote 63 anni fa aveva frequentato il Pontificio Istituto Superiore di Musica Sacra in Roma conseguendo il diploma di Canto Gregoriano. Rientrato in diocesi, ha svolto le mansioni di Maestro di Cappella in Duomo, pur continuando a frequentare i corsi di Organo liturgico a Pesaro e a Perugia. Insegnante di Musica Sacra e Liturgia nei due seminari, è stato Cappellano delle Monache Carmelitane di Camerino e, dal 1968, Canonico della Cattedrale e Delegato diocesano presso l’Associazione Italiana S. Cecilia. Ha continuato ad insegnare Educazione musicale nel Seminario minore e nelle Scuole Medie di Camerino, Castelraimondo, Pioraco, Fiuminata, Serravalle e Muccia. Tutti i suoi allievi lo ricordano con affetto;facendo tesoro dei suoi preziosi insegnamenti, molti di essi hanno continuato come coristi o strumentisti. Grande musicista e  uomo di profonda cultura musicale, don Costantino Fefè sarà sempre ricordato come  uno dei più raffinati interpreti della cultura musicale cattolica. Uno dei pochi in grado di capire quale fosse il tipo di brano musicale da collegare  al contesto liturgico che si stava vivendo in chiesa. Dopo un infarto, nel 1987 divenne Rettore della Chiesa di S. Biagio in Capriglia e del Santuario Madonna di Caspriano, continuando a seguire una ventina di piccole scholæ cantorum della Diocesi. La liturgia funebre presieduta dall’Amm. Ap. S. E. Mons. Brugnaro, avrà luogo giovedì 23 agosto alle ore 9,30 presso la Parrocchia S. Maria Assunta in Pian di Pieca.

C.C.

E' don Francesco Massara, 53 anni, parroco di Limbadi nella diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, il nuovo arcivescovo di Camerino – San Severino Marche. A darne l'annuncio a sacerdoti e laici riuniti nella chiesa dell'ex seminario di Camerino l'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro che, dunque, lascia la guida della diocesi di cui è pastore dall'ottobre 2007. Contemporaneamente l'annuncio dell'elezione di don Francesco Massara ad arcivescovo di Camerino è stato dato nella chiesa di San Pantaleone di Limbadi, dove il presule è stato finora parroco, dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea mons. Luigi Renzo. Un commosso saluto quello rivolto ai presenti da mons. Brugnaro, che resterà a Camerino come amministratore apostolico fino all'arrivo del suo successore. Mons. Massara sarà ordinato vescovo sabato 6 ottobre e prenderà possesso della sua diocesi domenica 21 ottobre.

Calabrese originario di Drapia, provincia di Vibo Valentia, e nato a Tropea don Francesco Massara, ordinato sacerdote il 25 aprile 1993, dopo aver ricoperto alcuni incarichi a Roma presso la Santa Sede, è stato per 9 anni parroco della comunità di Vazzano e dal marzo 2017 guida la parrocchia San Pantaleone di Limbadi. Ora l'incarico di pastore della chiesa camerte – settempedana, una delle diocesi maggiormente colpite dal terremoto che ha investito il centro Italia nell'agosto – ottobre 2016.

 

LE PAROLE DELL'ARCIVESCOVO FRANCESCO GIOVANNI PRIMA DELL'ANNUNCIO

Una strana coincidenza accompagna, per me, la data di oggi. Sfogliando, casualmente, una mia vecchia agenda del 2007, ho ritrovato che proprio il 27 luglio di quell’anno, dopo un udienza con Papa emerito Benedetto XVI il 20 luglio, ricevetti la telefonata del Card. Bertone che mi chiedeva, da parte del Santo Padre, la disponibilità di diventare Pastore di questa Chiesa di Camerino – San Severino Marche.

Potete ben immaginare la mia sorpresa quando, proprio in questi giorni, ho ricevuto la lettera con la quale il Nunzio Apostolico in l’Italia (che ci aveva fatto visita lo scorso 7 marzo) mi comunicava che il Santo Padre Francesco aveva nominato l’arcivescovo mio successore e che l’annuncio sarebbe coinciso proprio con la data odierna!

Oggi, tra la grande schiera dei Santi, ricordiamo il Beato Pietro da Mogliano, sacerdote, le cui spoglie sono custodite nella Cattedrale; il Beato Ugo da Serra San Quirico, religioso; e la Beata Camilla Gentili, madre di famiglia della Parrocchia S. Giuseppe di S. Severino Marche. Ci affidiamo anche ai nostri Santi Patroni Venanzio Severino, a S. Camilla Battista da Varano, e a tanti altri.

È mio vivo desiderio manifestare la mia gratitudine a tutti: ai Sacerdoti collaboratori in curia in vari momenti, oggi Mons. Nello Tranzocchi e Mons. Luigi Verolini e vicari foranei. in particolare a quelli anziani e malati (un ricordo particolare a quelli defunti), ai Religiosi e Religiose, a tutti i Laici e Laiche, in particolare, ai giovani, alle associazioni e movimenti che ho incontrato e che continuano ad animare la vita di questa Chiesa.

Un ringraziamento particolare alle varie Autorità civili e militari, ai vari Rettori di Università Fulvio Esposito. Flavio Corradini, Claudio pettinari che si sono succeduti, ai Sindaci con i quali abbiamo condiviso tanti eventi, ultimo il dramma del terremoto, alla Commissaria Paola De Micheli, ai numerosi imprenditori, piccoli e grandi, che hanno aiutato la diocesi.

Non sembri esclusivo o preferenziale, immotivato da parte mia, rivolgere un ulteriore ringraziamento ad alcune famiglie: nell’emergenza del terremoto, sono stato invitato a condividere con loro i pasti, i pernottamenti in auto, la paura e il disagio generale che tutti abbiamo dovuto attraversare in quei difficili e dolorosi momenti: le famiglie Orsomando; Barbini; Marucci; Santacchi. Falaschi e altre.

Un grato ricordo a Tiziana, all’infaticabile ed esperto pilota Marcello, alla nostra ragioniera Antonella.

Mons. Francesco Massara, in un’intesa telefonica del 24 luglio, mi partecipava di aver programmato la sua Consacrazione Episcopale sabato 6 ottobre nella cattedrale di Mileto alle ore 17.00, mentre l’ingresso per la presa canonica di possesso dell’Arcidiocesi avverrà domenica 21 ottobre.

 

LETTERA DI SALUTO DEL NUOVO VESCOVO ALL’ARCIDIOCESI DI CAMERINO – SAN SEVERINO MARCHE
 
Cara Chiesa di Dio che sei in Camerino – San Severino Marche, alla quale Papa Francesco ha voluto
inviarmi, perché fossi prima di tutto «cristiano con voi», e poi anche «vescovo per voi»
(Sant’Agostino discorso 340).
È con fiducia e trepidazione che mi presento a voi per la prima volta. Mi presento a voi prendendo in
prestito tre parole usate dal Santo Padre all’udienza generale del 13 maggio 2015, nella quale parlando
della famiglia ebbe a dire: “La catechesi di oggi è come la porta d’ingresso di una serie di riflessioni
sulla vita della famiglia, […]. Su questa porta d’ingresso sono scritte tre parole. […]. E queste parole
sono: permesso, grazie, scusa.”
Ecco io oggi chiedo a voi il “permesso” di poter entrare nelle vostre vite, con delicatezza, in punta
di piedi, per ascoltare ed incontrare tutti, impegnandomi a costruire relazioni sincere; affinché
possiamo insieme crescere nella comunione e nella solidarietà.
Chiedo il permesso di abbracciare voi famiglie, segno tangibile di quanto e come l’amore sia sorgente
di vita capace di farsi dono.
Chiedo il permesso di versare l’olio della consolazione ed il vino della speranza su quanti vivono
situazioni di fragilità umana e spirituale. Il Signore mi conceda la forza di non “passate oltre” davanti
alle vostre ferite.
A voi cari giovani chiedo il permesso di farmi vostro compagno di viaggio, per condividere insieme
le gioie e le speranze di un mondo migliore, che ha come fine il suo regno, come condizione la libertà
dei suoi figli, e come statuto il precetto dell'amore.
Ma chiedo soprattutto il permesso di poter portare il mio conforto e la benedizione di Dio a coloro
che sono provati a causa del terremoto. A voi voglio essere vicino con particolare affetto, con la
promessa di fare della “prossimità” sostanza e non solo forma dell’annuncio evangelico.
Nel rivolgere il mio più cordiale saluto alle autorità civili e militari, chiedo il permesso di ricercare
sempre una fattiva collaborazione per il bene comune, e di condividere con tutti e con ciascuno la
responsabilità per le comunità a noi assegnate.
“Grazie” al Signore, perché nella sua infinità bontà, ha voluto riversare il tesoro della Sua Grazia nel
fragile vaso di creta della mia umanità. (2Cor.4,7)
Grazie al Santo Padre, per il coraggio avuto nell’affidarmi la responsabilità di servire nel ministero
episcopale questa Chiesa particolare.
Grazie al Vescovo Francesco Giovanni, per il dono del suo servizio di pastore buono. In attesa di
incontrarlo presto, lo saluto con affetto fraterno.
Grazie ai confratelli Vescovi della Conferenza Marchigiana; perché sicuro della loro costruttiva
azione collegiale, lavoreremo insieme per il bene delle nostre Chiese.
Grazie al Presbiterio diocesano, per la passione con la quale servite la Chiesa di Camerino – San
Severino Marche. Attraverso il vostro ministero, il vostro sostegno e la vostra amicizia, confido di
“manifestare con la mia vita e con la mia missione episcopale la bontà, la sollecitudine, la
misericordia, la dolcezza e l’autorevolezza di Cristo, che è venuto per dare la vita e fare di tutti gli
uomini una sola famiglia, riconciliata nell’amore del Padre” (DMPV, 1).
Grazie alle comunità religiose presenti nel territorio, per il vostro servizio, ma soprattutto per la vostra
preghiera, con la quale vi chiedo di accompagnarmi e nella quale confido per svolgere l’opera che
Dio mi ha affidato.
Vi domando fin d’ora “scusa” per tutte quelle volte che non saprò a motivo della mia debolezza
offrirvi una concreta testimonianza di pastore secondo il cuore di Dio, chiamato a guidarvi con scienza
e intelligenza (Ger 3,15). Sappiate essere indulgenti per le tante volte che “servendomi” e non
“servendo” il Vangelo, non saprò essere un pastore con “l’odore delle pecore”.
Nel salutarvi con benevolenza, vi chiedo un ricordo nella preghiera; perché mi possiate accogliere e
comprendere come un figlio. Mentre io pregando per voi, chiederò al Signore che mi conceda il dono
di amarvi con tenerezza paterna, per essere “collaboratore della vostra gioia” (2Cor 1,24).
In attesa di abbracciarvi tutti, affido sin d’ora il mio episcopato e la nostra Chiesa alla materna e dolce
intercessione di Maria Madre di Dio e Madre nostra e alla premurosa protezione dei Santi Patroni
Venanzio e Severino.
 
                                                                                                               don Francesco Massara
27 luglio 2018
Memoria di San Pantaleone Medico e Martire
 
 
 
 
Biografia 
 
Nato a Tropea (provincia di Vibo Valentia), in Calabria, il 1° luglio 1965. Dopo aver conseguito la licenza liceale classica presso il Liceo Pasquale Galluppi di Tropea (1983), ha intrapreso gli studi universitari di filosofia presso La Sapienza di Roma e quelli di biblioteconomia ed archivistica presso l’Archivio Segreto Vaticano, conseguendo, nel 1988, il relativo diploma. Essendo già presente a Roma per ragioni di studio, nel 1988 è entrato nel Pontificio Seminario Romano Maggiore come alunno della sua diocesi natia ed ha frequentato la Pontificia Università Lateranense, dove ha conseguito il baccellierato in teologia (1992) e la licenza in dogmatica (1994). È stato ordinato sacerdote il 17 aprile 1993, incardinandosi nel clero di Mileto-Nicotera-Tropea. È stato assistente del Pontificio Seminario Romano Maggiore di Roma dal 1992 al 1995; direttore del Centro diocesano vocazioni della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea dal 1995 al 1998; parroco della parrocchia di San Nicola Vescovo a Vazzano (Vv) dal 1996 al 2004; membro del Consiglio presbiterale diocesano dal 1996 al 1999; membro del Consiglio pastorale diocesano dal 1996 al 1999; collaboratore Caritas diocesana dal 1996 al 2003; fondatore e responsabile delle cooperative di lavoro diocesane dal 1997 al 2003; responsabile dell’Ufficio amministrativo diocesano dal 1999 al 2003; revisore dei conti Idsc dal 2001 al 2004; economo generale del Pontificio Seminario Romano Maggiore e segretario del Consiglio amministrazione associazione missionari imperiali dal 2006 al 2017. Dal febbraio 2017 è parroco di San Pantaleone Martire a Limbadi (Vv) e vice-direttore dell’Ufficio amministrativo diocesano; membro del CdA della Fondazione Don Mottola e membro eletto del Consiglio presbiterale e regionale.

Dopo tempo immemore, in occasione della festa solenne di Santa Maria in via, è potuta tornare in processione l’icona originale della Vergine. La ricorrenza del 14 gennaio, istituita a memoria del voto di ringraziamento fatto dal popolo camerte , a seguito del terremoto del 1703, ricorda anche eventi sismici precedenti e successivi; dopo ogni calamità naturale e umana, segnata da dolorosi epiloghi riguardanti la storia della città, il 14 gennaio la popolazione ha sempre rinnovato la tradizione di riunirsi per esprimere devozione e ringraziamento alla Vergine. Forte e sentita è la venerazione degli abitanti per la pregevole icona del XIII sec. raffigurante la Madonna col Bambino che, si narra sia stata portata dai crociati camerti in ritorno da Smirne. Nonostante le profonde e drammatiche ferite che il sisma del 2016 ha inferto al santuario che la custodiva, la preziosa icona ha potuto essere messa in salvo e, per l’occasione della solennità, l’arcivescovo Brugnaro, ha ottenuto dalla Sovrintendenza e dalle autorità, la possibilità di prelevarla dal deposito, per una“Peregrinatio Mariae” che attraversasse le parrocchie di Camerino e San Severino Marche. Grazie all’autorizzazione si è potuto dunque portare di nuovo l’icona in processione.

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 Un evento simile fu possibile soltanto dopo la seconda guerra mondiale ma, in quell’occasione, l’immagine della Madonna girò per tutte le parrocchie della diocesi. E’ così che lo scorso sabato 14 gennaio,  in una bellissima giornata di sole, l’icona della Madonna con Bambino ha potuto raggiungere la chiesa prefabbricata del Centro di Vallicelle ove, alla presenza di una moltitudine di fedeli, del sindaco Pasqui e del comandante della polizia municipale Isidori, l'arcivescovo ha celebrato la santa messa insieme ai parroci della città. 

“E’ un ringraziamento commosso che rivolgiamo al Signore perché, a differenza di altre terre duramente colpite, noi non abbiamo avuto morti e feriti - ha detto in apertura il vescovo rivolgendo la preghiera alle famiglie e alle comunità in sofferenza, affinché con coraggio riescano a riprendere la normalità della loro vita quotidiana.

Durante l’omelia l’arcivescovo ha evidenziato che l’immagine di Maria è simile a quello che dobbiamo essere noi credenti che,nel mondo e nel segno della storia, siamo quelli che rendono presente e attuale Cristo stesso. Noi nel nostro tempo – ha detto Brugnaro - dobbiamo essere quello che Maria è stata in maniera singolare per la vita stessa di Cristo e per la salvezza del mondo.

Siamo chiamati con la forza della nostra fede a rendere vivo Cristo in mezzo a noi, non solo nella sua parola, non solo nei sacramenti, ma vivendo come testimonianza del suo nome. E la parola testimonianza – ha ricordato l’arcivescovo riferendosi a quanto recentemente detto dal Papa -non è tanto legata ad un eroismo fatto di valori importanti della vita umana ma si riferisce alla nostra vita quotidiana, testimonianza dunque come vocazione di ciascuno di noi. La testimonianza di fede ci porta a vivere la vocazione di Maria in maniera concreta. Noi oggi siamo quelli che rendono attuale Cristo nel mondo e dunque l’esperienza del terremoto deve spingerci oltre i disastri, oltre le paure, oltre le ferite, oltre le lacrime, oltre quello che abbiamo perso, perché quando il cuore è dominato dalla fede, possiamo andare oltre” Preghiere di affidamento particolari sono state rivolte da Mons. Giancarlo Pesciotti a ai vigili del fuoco, forze dell’ordine edell’esercito, volontari e protezione civile impegnate a vario titolo nell’aiuto alle popolazioni terremotate.

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 “Ringrazio la Sovrintendenza e le Pubbliche autorità per aver aderito benevolmente alla richiesta di poter utilizzare la vera icona -ha detto Brugnaro- . Credo che questa autenticità è un ricordo che dobbiamo avere nei riguardi della fedeltà  Il terremoto ha distrutto le nostre case e le nostre chiese ma l’autentica immagine della Vergine è un invito ad essere autenticamente solidali, a riprendere la speranza e ad essere autenticamente vicini gli uni agli altri, non con invenzioni di buone parole anche devote, ma con la solidità della vita e la condivisione”. A conclusione della celebrazione l’arcivescovo ha invocato una benedizione speciale della Vergine sull’arcidiocesi e su tutta la popolazione e, in particolare, su coloro che sono ancora lontani dalla loro terra e hanno speranza di far ritorno. Una protezione anche nei confronti delle Pubbliche Autorità, affinché prendano con coraggio le decisioni a favore del bene comune, nell’interesse e secondo le esigenze della popolazione: “ Mi pare che sia necessario- ha detto Brugnaro – che il popolo condivida fino in fondo il bene della nazione e che coloro che ne interpretano le esigenze, onestamente e nella trasparenza, agiscano coerentemente con ciò, perché la realtà del popolo porta dentro l’anima e il futuro di una nazione. Interpretare necessità ed esigenze, illuminati dal dono della fede, vuol dire essere sicuri di essere proiettati verso un futuro più umano, più sicuro e più protetto di quello di oggi”.

Riprendendo un’espressione di Papa Francesco, l’arcivescovo ha poi posto l’accento sulla ricostruzione, non solo di case ed edifici, ma di vita sociale “ Il Papa ha detto non basta ricostruire ma occorre che voi rifacciate le vostre relazioni che alle volte si inquinano, o si deteriorano, o diventano opache. Occorre dunque ritornare alla trasparenza per riprendere con fiducia il cammino”.  Da parte sua Mons. Mariano Blanchi, parroco di Santa Maria in via, nel ringraziare i presenti, ha espresso il grande desiderio che la Madonna non sia profuga e sfollata per tutta la vita.

Al termine della celebrazione, preghiere di affidamento alla Madonna sono state recitate nel corso della processione con l’icona che ha percorso via Conti di San Maroto, Varano e Conti di Statte.

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Nel pomeriggio, dopo il rosario e la Santa messa l’immagine della Madonna è stata trasferita presso la chiesa del Seminario per la celebrazione festiva. L’icona originale di Santa Maria in Via ha toccato successivamente tutti i luoghi in cui la comunità si riunisce per pregare; nella mattinata domenicale santa messa presso la chiesa del centro di San Paolo, dopodiché, fedeli e confraternite hanno  rinnovato la loro preghiera alla Vergine, in occasione della celebrazione eucaristica tenutasi nella tensostruttura della località Le Mosse. L’icona è poi partita alla volta di San Severino Marche per la messa solenne dell’arcivescovo e dei sacerdoti nella tensostruttura del Don Orione. A inizio e conclusione della “Pregrinatio” due preghiere particolari di affidamento alla Vergine sono state rivolte da Brugnaro, a nome della popolazione della chiesa camerte –settempedana.

Carla Campetella

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