Un Consiglio comunale infuocato quello di giovedì a Ussita. Sul tavolo dell’assise le due petizioni lanciate in estate dai cittadini e sposate dalla minoranza guidata da Guido Rossi, l’una contraria alla realizzazione delle residenze per le maestranze della ricostruzione, l’altra per l’acquisizione da parte del Comune dell’area su cui sono state installate le soluzioni abitative di emergenza.

Quest’ultima quella che ha fatto maggiormente discutere la minoranza, che ha presentato un’interrogazione all’amministrazione di Silvia Bernardini. “Siamo perplessi – ha affermato Guido Rossi –. Da quanto sappiamo i cittadini di Ussita che avevano messo a disposizione i loro terreni all’epoca dell’immediato post sisma per la realizzazione delle SAE avevano la garanzia di vedere quei loro possedimenti riconsegnati nello stato, di fatto e di diritto, del momento della concessione. Ora sappiamo dell’acquisizione di quelle aree da parte del Comune. Qualcosa non quadra – ha spiegato Rossi –, visto che c’erano accordi e contratti siglati dai cittadini e dalla Protezione civile che garantivano la riconsegna, mentre le stesse istituzioni hanno permesso l’acquisizione al Comune di Ussita. Ci sembra che i cittadini siano stati ingannati dallo Stato”.

Ampie discussioni anche intorno al sito che dovrebbe accogliere i lavoratori della ricostruzione. “L’area ex Eca di Tempori, individuata come luogo per gli stabili abitativi delle maestranze, viola i vincoli paesaggistici deturpando l’accesso al paese – ha affermato ancora Rossi –. Come se non bastasse non sono chiari alcuni punti: stando alle parole della sindaca, non ci dovrebbero essere aggravi per i cittadini e soprattutto i lavoratori accolti in quest’area dovrebbero essere solo quelli che si occuperanno della ricostruzione di Ussita. Diverso però quanto sappiamo dalla Regione e dalla struttura commissariale: non conosciamo i costi che il Comune dovrà sostenere, e siamo certi che ce ne saranno. Per di più l’area è destinata ad accogliere i lavoratori di tutta la ricostruzione, non soltanto quelli che presteranno servizio a Ussita. Sono nodi – ha concluso Rossi – che vanno assolutamente sciolti”.

l.c.
Torna lo spot Cei sul sostegno alla missione dei preti diocesani. Al via a novembre la campagna 2021 declinata su tv, web e stampa. 
Una partecipazione, quella delle offerte deducibili, che ci rende “Uniti nel dono”: questo il messaggio al centro della nuova campagna #DONAREVALEQUANTOFARE della CEI, che intende sensibilizzare i fedeli alla corresponsabilità economica verso la missione dei sacerdoti e si sofferma sul valore della donazione, un gesto concreto nei confronti della propria comunità.

Le storie raccontate nella campagna pubblicitaria sono un giro per l’Italia delle città metropolitane, ma anche in quella dei piccoli centri. L’opera di Don Davide Milanesi in un quartiere nella periferia meridionale di Milano, ma anche quella di altri come Don Massimo Cabua, che in Sardegna, a San Gavino Monreale, è in prima linea nell’organizzazione di iniziative tra cui la “Spesa Sospesa” a sostegno di una collettività stremata dall’emergenza Coronavirus, quella Don Fabio Fasciani, guida della parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, nel quartiere Tuscolano a Roma, che dall’inizio della pandemia ha fatto un vero e proprio salto di qualità nell’assistenza alle povertà, prendendosi cura delle persone in difficoltà o anche quella di Don Luigi Lodesani, parroco, tra le altre comunità, anche di Borzano di Albinea, in provincia di Reggio Emilia, dove un paese intero collabora ad un progetto educativo per le nuove generazioni.

Nella nostra Diocesi abbiamo intervistato il parroco don Marco Gentilucci che ci ha raccontato la sua storia.

don Marco Gentilucci

Dove ti trovavi quando è avvenuta la scossa del 30 ottobre 2016?
Mi trovavo a casa di una famiglia di amici che mi ospitavano dopo le scosse del 26 ottobre. La mia casa era già inagibile e la loro casa da qual giorno è divenuta un “posto sicuro” dove vivere.
Quando ti sono arrivate le prime notizie? E quali sono stati i tuoi primi pensieri?
Immediatamente mi sono reso conto della gravità della situazione, non avevo mai sentito un terremoto così forte e, sapendo la situazione critica di tante case, ho iniziato a temere il peggio. Dal paese, da più punti, salivano colonne di fumo denso segno della devastazione. Il primo pensiero è stato per le persone care della mia famiglia, le urla della gente e le sirene dei soccorsi facevano crescere l’angoscia. Tutti e stavano bene, poi di corsa sono andato a vedere la chiesa, fuori si mostrava ferita ma non crollata: un piccolo conforto davanti a tanta paura.
A distanza di 5 anni com’è la situazione ora? Di cosa si sente di più la mancanza?
Oggi la situazione a Camerino è certamente differente da quei primi momenti, la ricostruzione mostra i primi visibili passi anche se moltissimo bisogna ancora fare: troppe case rimangono inagibili e purtroppo oggi la nostra città appare ancora deserta, guardandola di notte solo le luci ci ricordano la vita di un tempo.
Resta il bisogno di luoghi di incontro e di aggregazione, le distanze, accentuate dall’emergenza pandemica, rischiano di disgregare in modo permanente la comunità.
Perdere la casa e perdere la chiesa è come non avere più un riferimento. Il pensiero forte è stato per i nostri giovani che a più riprese chiedevano “Dove ci incontriamo? o “che cosa facciamo adesso?”, l’impegno di questi anni è stato quello quello di farli stare insieme, di creare occasioni per “uscire” da una quotidianità pesante, cercare ogni giorno di riprendersi un pezzettino di normalità.
In che modo Dio entra in questa esperienza?
Dare speranza significa stare accanto a chi soffre e a chi ha perso tutto. Il terremoto in questo è stato assolutamente democratico, non ha fatto distinzione tra il ricco e il povero, tra il laureato e la persona più umile, tra chi amministra e chi serve, siamo tutti sulla stessa barca: proprio questa uguaglianza ci permette di condividere la vita. Da prete ricordo a tutti continuamente che Dio non ci ha abbandonato, che Dio condivide la nostra sofferenza e che ci è accanto oggi come nei momenti belli. È accogliendo la sua presenza che possiamo trovare la forza per guardare oltre.
Chi vi ha aiutato e vi sta ancora aiutando?
Quella che non è mancata è stata la solidarietà e la vicinanza di tanti. Nei campi di accoglienza e anche nelle strutture della costa, nei primissimi momenti dell’emergenza, tantissimi volontari della Caritas, della Protezione Civile, della CRI e degli Scout ci sono stati accanto. La Chiesa con importanti donazioni ci ha permesso di realizzare opere che altrimenti non avremmo potuto fare. Tante donazioni e tanti benefattori, su tutti la Fondazione Arvedi-Buschini di Cremona che ha permesso la realizzazione della nuova scuola dell’infanzia parrocchiale e soprattutto la riapertura della basilica di San Venanzio. Abbiamo toccato con mano il gran cuore della gente del nostro paese, in questo realmente non ci siamo mai sentiti soli.

Quelli che la domenica
Uno dei protagonisti della video-maratona che recentemente Tv2000 ha dedicato alle offerte per i sacerdoti, è stato Giovanni Scifoni, attore, scrittore e regista ma soprattutto volto noto e molto amato del panorama televisivo italiano. In una breve testimonianza (https://www.unitineldono.it/le-storie/giovanni-scifoni-quel-prete-che-ha-salvato-il-mio-matrimonio/?utm_source=fisc&utm_medium=publiredazionale&utm_campaign=novembre&utm_term=&utm_content=quellicheladomenica) girata per l’occasione, Scifoni ha raccontato da par suo per quale motivo ritiene giusto sostenere in ogni modo i sacerdoti e il loro ministero.
 
Foto opinion leader Scifoni

“Ho conosciuto tantissimi sacerdoti – ha detto – e quello che io sono oggi lo devo sicuramente anche a loro. Un sacerdote, ad esempio, ha salvato il mio matrimonio. Un altro ha salvato mia moglie in un momento disperato della sua vita. Un altro sacerdote mi ha preso per i capelli e mi ha fatto tornare nella chiesa, in un momento in cui avevo deciso di abbandonarla e andare via. E poi ce ne sono alcuni che mi hanno reso un artista migliore, perché io copio dal loro modo di esprimersi e comunicare, anche delle cose che faccio sul palco”.
“C’è un dono, però – ha concluso l’attore – per cui mi sento particolarmente grato nei confronti dei sacerdoti, ed è quello della domenica. Posso avere una settimana orribile, ma io so sempre che la domenica c’è qualcosa per me. So che mi siederò su quella panca, su quella sedia o su quello sgabello, non importa dove, e comunque riceverò una parola, un’omelia, l’Eucarestia. Gratis. Questo è impagabile”.
“Allora... – l’appello finale lanciato da Scifoni – facciamo tutto quello che serve perché il maggior numero possibile di persone possa avere ciò che desidera e cerca più profondamente. Sosteniamo i sacerdoti. https://www.unitineldono.it/sostienici/?utm_source=fisc&utm_medium=publiredazionale&utm_campaign=novembre&utm_term=&utm_content=quellicheladomenica


“Ci sono posti che non appartengono a nessuno perché sono di tutti”: ancora i valori dell’unione e della condivisione, quelli al centro dei messaggi della campagna.
L’opera dei sacerdoti è infatti resa possibile anche grazie alle Offerte per i sacerdoti, diverse da tutte le altre forme di contributo a favore della Chiesa cattolica, perché espressamente destinate al sostentamento dei preti diocesani. Dal proprio parroco al più lontano. Ogni fedele è chiamato a parteciparvi. L’Offerta è nata come strumento per dare alle comunità più piccole gli stessi mezzi di quelle più popolose, nel quadro della ‘Chiesa-comunione’ delineata dal Concilio Vaticano II.
Le donazioni vanno ad integrare la quota destinata alla remunerazione del parroco proveniente dalla raccolta dell’obolo in chiesa. Ogni curato infatti può trattenere dalla cassa parrocchiale una piccola cifra (quota capitaria) per il suo sostentamento, pari a circa 7 centesimi al mese per abitante. In questo modo, nella maggior parte delle parrocchie italiane, che contano meno di 5 mila abitanti, ai parroci mancherebbe il necessario. Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 sacerdoti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e 3.000 sacerdoti, ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio agli altri e del Vangelo.
L’importo complessivo delle offerte nel 2020 si è attestato sopra gli 8,7 milioni di euro rispetto ai 7,8 milioni del 2019. È una cifra ancora lontana dal fabbisogno complessivo annuo necessario a garantire a tutti i sacerdoti una remunerazione pari a circa mille euro mensili per 12 mesi.


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“Salvalarte” ha fatto tappa anche a Camerino. Da Torre del Parco, si è scelto di raccontare il trasferimento dell’archivio storico della Biblioteca Valentiniana.
Un racconto dell'esperienza che i vari attori hanno vissuto e allo stesso tempo una visita dellla sede temporanea dell'archivio storico della Biblioteca Valentiniana. Una “ricognizione” per verificare lo stato dei lavori, con gli interventi del sindaco di Camerino Sandro Sborgia, del responsabile del trasferimento Francesco Aquili, del responsabile dei volontari di protezione civile della regione Marche, Mauro Perugini e del direttore di Legambiente Marche Marco Ciarulli. Con loro anche il direttore onorario della Biblioteca Valentiniana Pier Luigi Falaschi.


Tra le più importanti per tipologia e longevità delle Marche, la Valentiniana conta 150mila volumi antichi e incunaboli, dal Medioevo sino ad Ottocento inoltrato, ed è stata ospitata dal 1810 al 1997 dal palazzo Ducale del Comune di Camerino. A causa del sisma del 2016 è stato necessario spostare il tutto in una sede sicura, operazione riuscita grazie alla collaborazione tra il Comune di Camerino, la protezione civile, i volontari e Legambiente Marche, che ha coordinato la formazione dei volontari. 

“Una visita al luogo dove dove sono in corso i lavori di trasferimento della nostra Bibilioteca Valentiniana - ha detto il sindaco di Camerino Sandro Sborgia -. Abbiamo potuto toccare con mano il lavoro che tanti volontari di Legambiente e Protezione Civile hanno portato avanti per salvare un patrimonio davvero importante per la nostra città. Intanto proseguono i lavori al San Sebastiano: questo ci consentirà di poter riaprire una piccola parte della biblioteca, mentre le sezioni più importanti torneranno nel centro storico una volta terminati i lavori”.

c.c.
l.c.

"Ancora ritardi nella consegna degli appartamenti e mancanza di regole e risposte su assegnazione e contratti d'affitto".
Torna a denunciare la questione che ruota attorno alle case al posto delle Sae, la presidente del Comitato 30 ottobre Tolentino, Flavia Giombetti.
Un fiume in piena che parte dai ritardi della seconda parte di appartamenti di Borgo Rancia che avrebbero dovuto consegnare tra marzo ed aprile, per poi arrivare alla gestione delle assegnazioni: "Purtroppo la consegna degli appartamenti è stata rimandata per l'ennesima volta - dice - . Dovevano essere consegnati ad agosto 2019, poi a fine 2019, infine a primavera 2020 ed ultimamente a fine marzo. Ora l'ultimo termine pare sia il 15 maggio.
Una grossa ed ulteriore presa in giro verso i cittadini - denuncia - che riceveranno una sistemazione a 5 anni dal sisma".

Ma al di là dei tempi, la critica è rivolta anche alla gestione del condominio di Borgo Rancia: "Le problematiche sono tante - dice - soprattutto per quanto riguarda il condominio: alle famiglie assegnatarie viene richiesto di pagare spese condominiali pesanti che comprendono addirittura la manutenzione del verde che ad oggi non è stato installato".

La presidente del Comitato 30 ottobre vuole vederci chiaro anche sulle indicazioni che il Comune dovrebbe dare agli assegnatari degli appartamenti, a seguito dell'ordinanza 614: "Molte delle famiglie di Borgo Rancia, per via di questa ordinanza, non hanno più i requisiti per richiedere il Cas o l'appartamento e dovranno pagare un affitto pari al canone delle case popolari decurtato del 30%, ma questo non gli è stato detto".

Flavia Giombetti punta poi il dito sui criteri di assegnazione delle case: "È stato assegnato un appartamento di 47 mq ad una famiglia con cinque persone - denuncia - . Solo successivamente il Comune li ha tranquillizzati spiegando che glielo avrebbero cambiato, ma allora significa che nemmeno questa graduatoria è definitiva e vede al suo interno appartamenti in avanzo. Vuol dire che con i soldi del terremoto, Tolentino ha guadagnato milioni di euro in patrimonio Erap".

Le fa eco la consigliera del Movimento 5 Stelle, Martina Cicconetti, che interviene anche sui tempi di consegna degli altri appartamenti, dislocati in altre zone della città: "Gli unici che stanno per essere completati - spiega - sono quelli della nuova costruzione a Paterno, con 8 appartamenti.
Il 15 maggio saranno consegnati quelli di Borgo Rancia, ma per il resto non ci sono date precise di consegna. Per Ospedaletto bisognerà attendere fine maggio; per quelli di piazzale Battaglia forse luglio per il primo lotto e la fine dell'anno per il secondo lotto; hanno chiesto una proroga anche per quelli di via 8 marzo; infine i lotti di contrada Pace tra settembre ed ottobre.
Siamo stati accusati di essere dei millantatori - dice Martina Cicconetti - quando preannunciavamo al sindaco che gli appartamenti sarebbero stati consegnati dopo cinque anni da sisma. questi tempi, invece, ci dicono che purtroppo avevamo ragione".

GS
Il comune di San Severino Marche ha ricevuto in dono tremila mascherine chirurgiche monouso. La società Edilbiangi, attiva nel settore dell'edilizia dai primi anni '60, ha consegnato i dispositivi di protezione individuali al coordinatore del gruppo comunale della Protezione Civile, Dino Marinelli.
Una donazione, quella di cui ha beneficiato il comune settempedano, in vista di eventuali necessità che potranno essere legate a questa seconda ondata di contagi da Coronavirus che sta imperversando in tutta Italia.

red.
'Innamorati' del paese che hanno conosciuto dopo il sisma del 2016, due volontari della Protezione Civile hanno scelto San Ginesio per celebrare il loro matrimonio.
Il 10 ottobre, in una splendida giornata autunnale, si sono uniti in matrimonio, col rito civile, Lorella Guadagni e Renzo Guaita, indossando la divisa della Protezione Civile, nella cornice dell’Auditorium di Sant’Agostino che, dopo la messa in sicurezza per i danni del terremoto, è adibito a sede provvisoria della sezione antica della Pinacoteca Civica. La particolare cerimonia si è svolta nel segno della solidarietà e della gratitudine. Lorella e Renzo, persone generose,  di San Giorgio Bigarello (Mantova),  sono parte attiva del Club Virgiliano Protezione Civile di Mantova e sono venuti a San Ginesio, la prima volta, a fine settembre 2016, dopo la grande scossa del terremoto del 24 agosto, su invito e segnalazione di Luigi Marcone vice comandante della Polizia Locale di Mantova in servizio di vigilanza a San Ginesio, portando una discreta quantità di generi alimentari, di lunga conservazione, che furono depositati nelle sede municipale in attesa di essere consegnati agli aventi bisogno. In seguito alla grave situazione di zona rossa procurata dal terremoto il 30 ottobre 2016, il paese fu evacuato e i cittadini ospitati tutti all’Ostello. Il pranzo, ai tanti sfollati, fu servito con i generi alimentari donati dalla Protezione Civile di Mantova. Da allora Lorella e Renzo, insieme agli altri componenti della Protezione Civile di Mantova, tutte persone splendide che meritano gratitudine, hanno continuato i loro viaggi a San Ginesio e mai a mani vuote, consolidando e arricchendo la reciproca amicizia trasformatasi poi in amore per San Ginesio, i suoi cittadini, le sue istituzioni.

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Un’affezione particolare Lorella e Renzo, gli amici di Mantova, Luigi Marcone vice comandante Polizia Locale di Mantova l’hanno mantenuta, nel tempo, per la sua accoglienza e gratuita disponibilità, verso la dr.ssa Marisa Fagiani, allora vigilessa, oggi Comandante Ispettore Capo della Polizia Municipale di San Ginesio. Lorella e Renzo,  innamorati di San Ginesio, lo hanno scelto come  luogo del loro matrimonio e che fosse Marisa Fagiani l’ufficiale di stato civile a sposarli. Il loro desiderio si è avverato. Sono stati presenti alla cerimonia i parenti, gli amici e il sindaco di San Ginesio Giuliano Ciabocco, gli amici di Mantova. Al termine della cerimonia il sindaco ha salutato e ringraziato gli sposi e gli amici della Protezione Civile di Mantova per la solidarietà e l’aiuto offerti ai cittadini di San Ginesio e Marisa, felice e commossa, ha rivolto a Lorella e Renzo, come gioioso augurio, le parole della benedizione che gli Apache dedicano agli sposi: "Adesso non sentirete la pioggia,/poiché sarete riparo l’uno per l’altra./Adesso non sentirete più freddo,/poiché vi riscalderete l’un l’altra./Adesso non ci sarà più solitudine,/poiché sarete compagni l’un per l’altra./Adesso siete due persone,/ma c’è una sola vita davanti a voi./Che la bellezza vi circondi nel viaggio davanti e attraverso gli anni,/che la felicità diventi il vostro compagno fino al posto dove il fiume incontra il sole./E che i vostri giorni insieme siano buoni e lunghi su questa terra”. 


bacs
Una visita in Friuli, quella del sindaco Mauro Falcucci, per ringraziare la Regione e i Comuni che hanno donato una sala polifunzionale al Comune di Castelsantangelo sul Nera.
Ammonta a 90mila euro la cifra donata dalla Protezione Civile della Regione al Comune che, sommati agli oltre 50mila raccolti dai Comuni del bacino del Cormor, hanno consentito la costruzione del centro polifunzionale in una delle zone SAE.
"Dal lontano 2017 - dice Mauro Falcucci - si sono messi in contatto con noi per aiutarci. Successivamente è intervenuta a sopporto anche la Protezione Civile della Regione e mercoledì siamo andati a ringraziarli".
Un lavoro che sta per volgere al termine: "Siamo in fase finale - spiega il sindaco - e se tutto va bene immaginiamo di avere la struttura finita prima del'inverno. E' il centro che mancava in questo quartiere SAE che permetterà agli abitanti di socializzare; una pratica che altrimenti sarebbe difficile nelle Soluzioni Abitative di Emergenza".

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La struttura acquisisce quindi un valore aggiunto in un momento in cui la mancanza di socializzazione avviata dal sisma si somma a quella causata dalla pandemia: "Già la solitudine comporta pensare troppo - dice Falcucci - . Dal 2016 i nostri pensieri vanno sempre lì, al sisma e a quello che non abbiamo più. Metterci insieme è un momento di dolore, ma soprattutto di socialità. Farsi le domande da soli è più triste".

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Un risultato che ha colmato il cuore dei donatori: "Auspicando di poter vedere ultimata la struttura in tempi stretti – ha spiegato il vicegovernatore del Friuli Riccardo Riccardi – la giunta si è sentita in dovere di sostenere lo sforzo compiuto dai Comuni per la popolazione di Castelsantangelo perché i sindaci sono il primo anello della catena che unisce cittadini e istituzioni. Conosciamo la tragedia di chi viene colpito dal sisma perché l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle e da quell’esperienza, oltre a ricostruire quanto era stato distrutto ha saputo investire sullo sviluppo di un sistema di Protezione civile strutturato e altamente preparato". 

GS

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Tre avvocati in prima linea per sostenere i terremotati percettori del Cas a far valere i loro diritti contro le norme che sono state modificate in corso d’opera. Molti perderanno il diritto a godere di questo contributo ma l’associazione La Terra Trema Noi No non ci sta. Sono già oltre una 30ina i soggetti che faranno ricorso e sabato mattina, alle 10:30 nella sala consiliare di Camerino (locali Contram), si terrà un’assemblea informativa.

“Faremo ricorso al Tar Lazio perché si tratta di una cosa che travalica i confini regionali - spiegato l’avvocato Federico Valori -. Siamo stati contattati dall’associazione per far valere le buone ragioni dei cittadini che hanno subito un duplice discrimine, di natura geografica e temporale, che non trova alcuna giustificazione logica. Con l’assemblea di sabato chiameremo i cittadini a sostenere questa azione che naturalmente, per far da pungolo alla politica, deve avere un seguito importante”.

Insieme a Valori sono stati coinvolti anche gli avvocati Marco Massei, Pietro Chiucchiuini e Iacopo Bartolomei.

Questa azione - precisa Massei - riguarderà tanti soggetti. Abbiamo notato che ci sono profonde ingiustizie, c’è un'illegittimità del provvedimento e anche un’ingiustizia sia dal punto di vista geografico che, ancor più grave, anche dal punto di vista di retroattività della norma. Ci sono persone che vengono danneggiate, persone che si vedono calpestati i diritti su cui potevano fare affidamento. Nella loro autonomia hanno fatto delle scelte confidando nella percezione di questo contributo importante nel bilancio familiare, che ad un certo punto viene negato quando prima, in base ad una normativa, era stato concesso. Bisogna fare in modo che i diritti acquisiti in precedenza vengano salvati”.

Insomma un errore ritenuto grave quello commesso dal dipartimento della Protezione Civile che ha emanato l’ordinanza “incriminata”, la 670 che, anche secondo Chiucchiuini, a distanza di 4 anni, va a creare due tipi di discriminazione: temporale e territoriale: “Dopo 4 anni dal sisma, chi ha comprato casa prima del novembre 2019 non percepirà più il CAS, e questo è il discrimine temporale; quello territoriale è dato dal fatto che questa ordinanza va a stabilire che chi ha acquistato la casa nel territorio comunale dove aveva la residenza o in uno limitrofo o in altro comune dove ha percepito il CAS, perderà il contributo. Tutto questo non trova logica né ragione”.

A chiudere, il presidente dell’associazione La Terra Trema Noi No, Camillozzi, più volte al centro di azioni volte alla tutela dei diritti dei terremotati: “Siamo ancora qui, in piena doppia emergenza per difendere i nostri diritti che vengono di nuovo calpestati. Faremo battaglia, ricorreremo al Tar e invitiamo tutte le persone interessate di intervenire all’assemblea di sabato”.

Gaia Gennaretti
Ha suscitato sdegno nei cittadini terremotati, la notizia del possibile accollo delle spese di manutenzione delle messe in sicurezza in capoi ai proprietari di immobili danneggiati dal sisma. Una possibilità che ha preso campo nel giro di pochi giorni, in relazione ad uno scambio di missive tra il Capo Dipartimento della Protezione civile regionale David Piccinini e il Capo nazionale di Protezione Civile Angelo Borrelli. Epilogo finale una lettera inviata ai sindaci nella quale viene ventilata questa ipotesi che dunque comporterebbe per i comuni di esigere direttamente dai terremotati e non dalla protezione civile i corrispettivi per le manutenzioni. Sulla quesione si è subito attivato anche il sindaco di Camerino Sandro Sborgia, chiedendo di scongiurare una simile eventualità in danno di cittadini, già ampiamente provati.
Sembrerebbe  che il clamore e l'indignazione prodotta abbia già sortito l'effetto di un ripensamento, anche se va detto che si è trattato di una mera indicazione o proposta che, al momento, non ha trovato alcuna concretezza in ordinanze decisorie.
Ma tant'è che seppure soluzione ipotetica, tra i proprietari di immobili lesionati, in attesa da 4 anni di un minimo segnale di ricostruzione e sicuramente non in condizione di poter pagare anche questi lavori, ha prodotto l'effetto di un ulteriore sonoro schiaffone.
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E' il caso di Andrea Pazzaglia, la cui famiglia  è proprietaria di una casa in pieno centro storico a Caldarola  i cui danni riportati dal sisma 2016 sono tali che dovrà essere demolita.
"Premetto che la casa è di proprietà di mia moglie ma la sento come mia in quanto a livello familiare l'ho frequentata per circa 50 anni- dice Pazzaglia-. In realtà appena la scossa di fine ottobre, l'immobile ha riportato appunto delle lesioni tali da dover  essere abbattuta, tuttavia, per scelte che non sono state nostre, la casa è stata tenuta in piedi, imbrigliata e imbracata con funi d'acciaio e vari puntellamenti, tanto da farla rimanere in piedi, anche se andrà demolita comunque. Sono passati 4 anni, si sono avvicendati 3 Commissari- continua Andrea Pazzaglia-; il Comune di Caldarola ha optato per la perimetrazione del centro e dunque, anche quell'immobile vi è ricompreso; avremmo potuto presentare un progetto  ma abbiamo dovuto fermarci per attendere  la conclusione di un iter amministrativo che sappiamo non essere facile. Una serie di vicende ha cristallizzato pertanto tutta la situazione e ora, nel giro di qualche giorno, su segnalazione della Protezione Civile marchigiana a quella nazionale viene fuori questa indicazione che siano i proprietari a dover pagare per il mantenimento delle messe in sicurezza. Che dire? A me sembra veramente che, o non vivo nell'Italia che conosco, o questo è davvero un altro mondo. Abbiamo sotto i nostri occhi situazioni come il ponte Morandi che nel giro di due anni, grazie a Dio per quelle popolazioni, ci hanno dimostrato che l'Italia è riuscita a riavere un'opera funzionale  mentre noi a 4 anni abbiamo ancora in molti casi le macerie ferme, a voler testimoniare l'assoluta immobilità del sistema amministrativo. Aggiungasi che per fatti che non sono nostri ci siamo trovati costretti a subire ulteriori rallentamenti accentuati dal Covid-19 e adesso, mi auguro di no, ma quello che è trapelato è una chiamata a metter mano al portafoglio- conclude Pazzaglia-  Francamante non saprei quali altri termini utilizzare per descrivere quello che proviamo in molti, se non che hanno voluto darci un ulteriore 'schiaffo' in aggiunta a quello che abbiamo subito. Oltre il danno anche la beffa. Un paese davvero molto strano il nostro."
C.C.

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Sono state donate nella giornata odierna 500 mascherine dall’Avis Comunale di Sarnano a tutti i bambini sarnanesi dai 2 ai 13 anni e ai soci donatori. Non potendo fare la consueta cena annuale e l’assemblea dei soci, fissata per il 29 febbraio, rinviata al 7 marzo e purtroppo annullata a causa dell’emergenza Coronavirus, l’Avis ha pensato a questo piccolo dono.
Grande sensibilità e attenzione da parte dell’associazione proprio verso i bambini che al momento non sono provvisti di mascherine in quanto quelle donate da alcune aziende sono esclusivamente per adulti e, non essendo obbligatorio indossarle al di sotto dei 6 anni, non sono facilmente reperibili in commercio. Il pensiero va anche ai donatori che hanno continuato a donare sangue nonostante l’emergenza in corso. 

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Infine le mascherine saranno consegnate nei prossimi giorni anche ai ragazzi con disabilità dell’Anffas Sibillini Onlus di San Ginesio che sono sempre nel cuore di tutti i sarnanesi e non solo. 
Che dire: un gesto di solidarietà tutto in rosso, visto che le mascherine sono state scelte esclusivamente di tale colore, proprio per ricordare il colore dell’Associazione Volontari Italiani del sangue, che ringrazia anche la Protezione Civile sarnanese per la collaborazione fornita per la distribuzione.

f.u.

(ulteriori foto saranno pubblicate nel prossimo numero dell'Appennino camerte in uscita giovedì 21 maggio)

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(ulteriori foto saranno pubblicate nel prossimo numero dell'Appennino camerte in uscita giovedì 21 maggio)


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