Riapre oggi pomeriggio, alle 17, la prima chiesa danneggiata dal sisma a San Severino. Si tratta del santuario della Madonna dei Lumi, ricostruito con l’ordinanza 32 del Commissario straordinario. Oggi pomeriggio il taglio del nastro con una funzione religiosa presieduta dall’arcivescovo Francesco Massara.

L’importo finanziato per il lavori era di 250mila euro ma con i ribassi d’asta e tutte le procedure, di fatto ne sono stati spesi 185mila. A seguire le opere, l’ingegnere Carlo Morosi dell’ufficio sisma della curia. Sono stati ripristinati dei tiranti e ne sono stati installati di nuovi nel seminterrato. Sono state riparate alcune parti della muratura con la tecnica del “cuci scuci” e consolidati alcuni decori.

g.g.

”Di cos altro vogliamo parlare? Ecco cosa è accaduto questa notte alla sae difronte alla mia. Una folata di vento e l’antenna è sprofondata nel soffitto. Ora come si difenderanno quelli di Arcale? Che colpa avremo anche questa volta? Per L umidità è colpa nostra che non arieggiamo e per questo?“. Poche semplici parole per uno sfogo da parte di una cittadina come tante che non ne può della situazione talvolta insostenibile che ogni giorno si trova a fronteggiare chi vive nelle Sae, soluzioni abitataive emergenzial. Con il vento di questa notte l’antenna di una casetta si è rotta e ha spaccato il soffitto. E la foto è stata poi pubblicata anche su Facebook. Tra muffa e danni vari, si teme seriamente che le Sae, in alcuni casi appena consegnat, possano non resistere per il tempo necessario alla ricostruzione che si prospetta lungo svariati anni.

g.g.

Dalla Regione arrivano gli emendamenti da presentare al Governo per velocizzare la ricostruzione. Ma Vito Crimi ironizza: “I responsabili del disastro degli ultimi due anni dicono di avere idee per la ricostruzione. Ma chi volete prendere in giro?”.

Pare non si trovi proprio la quadra tra Vito Crimi, sottosegretario alle aree colpite dal sisma, e il presidente della Regione Luca Ceriscioli.

Quest’ultimo ieri ha presentato gli emendamenti elaborati e condivisi con il tavolo tecnico dei sindacati e delle categorie economiche per semplificare e velocizzare la ricostruzione nelle Marche. Gli ambiti di intervento riguardano l’edilizia privata e quella produttiva, le opere pubbliche e il reclutamento di personale negli uffici speciali per la ricostruzione. L’obiettivo, quello di creare una nuova governance e velocizzare il processo. 

Più nello specifico, gli emendamenti prevedono l’autocertificazione che il progettista potrà presentare per la ricostruzione leggera, la possibilità di affidare opere pubbliche fino a 5 milioni di euro con procedura negoziata e il ripristino del dialogo del Governo con i presidenti delle quattro Regioni colpite dal sisma. 

“Governance - commenta Ceriscioli - significa rispettare gli interlocutori che sono nel territorio perché portatori di una competenza importante. Servono scelte molto forti in termini di semplificazione per la ricostruzione che non può seguire regole ordinarie. Abbiamo poi cento persone che dovremmo assumere da un paio d’anni ma che non possiamo perché ci son regole assurde che ci impediscono di farlo. E poi - aggiunge - essere ascoltati rappresenta l’aspetto più importante così come il rispetto reciproco”.

La risposta di Crimi non si è fatta attendere ed esordisce con un quesito: “Come mai Ceriscioli, che da oltre 2 anni è anche Vice Commissario alla ricostruzione, presenta solo adesso queste idee? E come mai lo fa appena dopo gli incontri che ho recentemente sostenuto con la cittadinanza, le Istituzioni locali e le Forze dell'Ordine, nei quali ho già annunciato misure drastiche e coraggiose per rilanciare il processo di ricostruzione?”. 

Secondo il sottosegretario sarebbero state proprio le regioni, insieme ai commissari straordinari Vasco Errani e Paola De Micheli, ad aver compiuto le scelte che ora stanno provocando ritardi e che essi stessi stanno criticando. 

“Adesso i responsabili della disfatta della ricostruzione si travestono da ‘nuovo-che-avanza' e si presentano con la soluzione in tasca. Ma chi vogliono prendere in giro? È un'offesa all'intelligenza dei cittadini. Se oggi - stigmatizza - ci ritroviamo a dover fare i conti con una procedura lenta e caotica, è grazie a questi soggetti. Hanno sempre preteso un ruolo da coprotagonisti, dunque prima di fare proposte devono assumersi la responsabilità delle scelte sbagliate compiute in questi due anni. Chiedano scusa - continua - per la lentezza nell'esame delle pratiche, per gli eccessivi oneri a carico dei progettisti e dei cittadini nella presentazione delle domande, per le discutibili scelte in merito alle opere prioritarie da finanziare. E soltanto dopo vengano a presentare le loro soluzioni”.

Crimi, a due mesi dall’assunzione della delega alla ricostruzione, si dice già pronto a effettuare modifiche importanti alle normative per semplificare i processi e annuncia che verranno condivise con i sindaci, associazioni di categoria, ordini professionali e soggetti interessati, “affinché il risultato sia frutto di un processo partecipato, dal basso, spontaneo e vero. Con queste proposte condivise passeremo poi dal Parlamento e dal democratico confronto fra i rappresentanti eletti dal popolo. Cari Presidenti di Regione - conclude - ci sarà sicuramente un cambio di passo, ma non avverrà certo per merito vostro”.

Gaia Gennaretti

"Così non si va da nessuna parte". Protesta dei tecnici contro l'abbandono dei terremotati. E' in programma per martedì 5 marzo la serrata degli studi tecnici, iniziativa promossa da alcuni professionisti che chiedono una volta per tutto un vero cambiamento.

 

"Se si lavora solo ed esclusivamente sul sisma - afferma Roberto Di Girolamo, ingegnere del gruppo di tecnici di varie regioni e province che sta promuovendo questa iniziativa - purtroppo non si arriva a fine mese. Pertanto siamo costretti a stoppare il lavoro sulla ricostruzione per dedicarci anche ad altro. La questione purtroppo è evidente, la ricostruzione non parte, le regole sono assurde e sbagliate, i costi parametrici sono troppo bassi e inoltre c'è confusione totale all'ufficio speciale ricostruzione. Si interpretano le norme in maniera completamente differente. Noi professionisti ci troviamo di fronte a questa macchina che non cammina, cerchiamo di farla camminare impiegando tanta energia ma non riusciamo nell'intento". Il problema inizia ad essere importante, il tempo passa e di soluzioni neanche l'ombra. Serve urgentemente che il Governo e il nuovo Commissario Piero Farabollini mettano mano alla ricostruzione che proprio non cammina.

(Roberto Di Girolamo)

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"L'errore mostruoso - torna a dire - è il decreto 189 del novembre 2016 (il primo emesso dopo il sisma) che non funziona e va modificato in maniera molto pesante". I tecnici chiedono al Governo la semplificazione nella presentazione delle pratiche per velocizzare i lavori e il rientro a casa delle persone colpite, l'adozione di un sistema di anticipazione che garantisca la copertura delle spese da approntare, e la revisione dei costi parametrici e degli oneri dei tecnici che non garantirebbero attualmente una ricostruzione di qualità: "Nella modifica al 189 era previsto un anticipo del 50 per cento sui nostri progetti - conclude Di Girolamo - però purtroppo le ordinanze per l'attuazione di questo anticipo ancora non si vedono. Sono quasi due anni e mezzo che camminiamo a vuoto e pertanto iniziamo ad avere qualche problema. I tecnici del cratere purtroppo lavorano sempre e solo sul terremoto", ma di compensi neanche l'ombra. 

Gaia Gennaretti

 

 

 

 

 

L’hanno già firmata oltre 4.900 persone. L’obiettivo è raggiungerne 5mila. È partita dal Seminario di Architettura e Cultura Urbana di Camerino la petizione online indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per salvare Camerino dall’abbandono post sisma. 

Il centro storico è ancora deserto, chiuso, da quell’ottobre di due anni fa e ormai a farla da padrone è anche la vegetazione selvatica che ha iniziato a crescere qua e là. Un tempo era lì che tutto si concentrava: la vita delle istituzioni, dell’Università e degli studenti che popolavano la città, delle attività commerciali, dei fedeli. Camerino era il suo centro storico. 

“Il duplice problema che oggi si pone a Camerino - si legge nel testo della petizione - è di dare forma e sostanza alle conurbazioni esterne, soprattutto dopo gli eventi sismici che hanno comportato un aggravio di utenza delle infrastrutture esistenti e, soprattutto, di restituire alla vita il centro storico che rappresenta la vera anima e la stessa ragion d’essere della città.

Dopo oltre due anni nei cittadini comincia a venir meno l’idea del ritorno: molti, condizionati dall’esilio forzoso stanno ricostruendo la loro vita altrove, i più sono rimasti aggrappati alla speranza di ritrovare quel modo di vivere urbano di antica civiltà che contraddistingue da sempre Camerino”. È per questi ultimi che serve una risposta urgente, prima che anche loro perdano la speranza. E di certo il corpus di procedure e norme fin ora posto in essere non aiuta la città a risollevarsi e a ripartire: è tutto troppo complicato, farraginoso, e i tempi lunghi e incerti.

“È pur vero che occorre il tempo necessario per intervenire con giudizio su un territorio di grande bellezza e di altrettanto grande fragilità. Esistono, comunque, delle priorità incontestabili - prosegue il testo - per cui vale la pena di agire con urgenza: quei luoghi rappresentativi della ‘civitas’ che fungono da attrattori di interesse per la città, promotori della rinascita sociale, culturale, economica e motivo per la sua rioccupazione residenziale”. Per questo il Seminario di Architettura e Cultura Urbana promosso da Università di Camerino, Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e Archeoclub d’Italia ha individuato quattro complessi monumentali esistenti all’interno del centro storico per una petizione rivolta al Capo dello Stato affinché sia attivata una specifica modalità d’intervento urgente per il loro risanamento: il Palazzo ducale, il Teatro comunale ‘F. Marchetti’, il Polo museale e il Palazzo della Musica.

Il Palazzo ducale, ricco di storia, col suo cortile rinascimentale che si affaccia sulle mura urbiche è sede del Rettorato, della Scuola di Giurisprudenza, dell’Aula Magna, di un’importante biblioteca aperta agli studenti ventiquattro ore su ventiquattro ed è, inoltre, tradizionale meta di visita turistica e di incontro dei cittadini.

Il Teatro comunale, col suo impianto di palchi a ferro di cavallo, rappresenta il meglio del ‘Teatro ottocentesco del Melodramma’ ed è aperto tutto l’anno alle stagioni musicali e di prosa. Il Polo museale di San Domenico raccoglie importanti testimonianze della pittura camerinese del Quattrocento, il museo archeologico e il museo universitario delle scienze, unico nelle Marche. Il Palazzo della Musica, infine, è sede di scuole musicali di ogni livello, di stage, master e concerti che richiamano musicisti e pubblico dall’Italia e dall’estero”.

È per questi edifici, che hanno un livello di danno che comunque ne consente il risanamento strutturale, che si chiedono specifiche modalità di azione così da restituirli alla città e dare una speranza a chi ha scelto di non andarsene nonostante tutto.

 

Per firmare la petizione seguire il seguente link: http://chng.it/4GBWcW7Xxk

 

g.g.

Un appello su Facebook per un edificio le cui macerie, da oltre due anni, giacciono a terra, alle porte di San Severino. 

Lo hanno realizzato Gianluca Bonifazi, dell’associazione “Vivere San Severino, e Alessio Rapari, ex cittadino settempedano.

Si riferiscono all’edificio ex Conad in viale della Resistenza, crollato in seguito al terremoto, l’unico di cui non siano state rimosse le macerie e la ragione di ciò non è mai stata chiara.

Sta di fatto che la condizione di quel palazzo, all’ingresso di San Severino, stona secondo i due giovani con una città d’arte: “Non vogliamo che questo sia un attacco politico - dicono - o una polemica, ma solo la descrizione della realtà per sensibilizzare i cittadini. Sono macerie che sono lì da due anni e sui motivi ci sono state solo tante ipotesi. Non è bello pensare che un turista possa arrivare a San Severino e trovare all’ingresso della città tutto questo ammasso di macerie. Non ci sembra consono per una città d’arte”. Per vedere il video, di seguito il link oppure ci si può collegare alla pagina facebook di Vivere San Severino.

CLICCA PER IL VIDEO
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aia Gennaretti 

Semaforo verde dal Servizio di Protezione Civile della Regione Marche, in qualità di soggetto attuatore del sisma 2016, per la realizzazione di una struttura temporanea che sarà destinata ad ospitare gli uffici e i servizi di Protezione Civile del Comune di San Severino.

Il prefabbricato sarà posizionato in via Giacomo Brodolini, nel piazzale antistante i magazzini comunali dell’ufficio Manutenzioni, presso l’ex mattatoio.

La struttura, per una superficie complessiva di circa 120 metri quadrati, permetterà di garantire la continuità delle funzioni municipali di Protezione Civile. Per l’esecuzione delle fondazioni, le opere di urbanizzazione e l’installazione del prefabbricato, il responsabile del Dipartimento regionale di Protezione Civile, Davide Piccinini, ha autorizzato una spesa complessiva di 142.484 euro, Iva e oneri compresi. Il prefabbricato accoglierà tre uffici, una sala riunioni, un archivio oltre ai locali per i servizi. Tutta la struttura sarà connessa, tramite le tecnologie più innovative, con il sistema di Protezione Civile nazionale.
g.g.

Una visita che non è stata gradita per tutti, quella del senatore Vito Crimi che è stato a Tolentino per incontrare sindaci del cratere e cittadini. 

Non è stata apprezzata la decisione dei primi cittadini dell’Unione Montana di Camerino di disertare l’incontro per protesta contro la decisione della location.

Forte la critica, non solo di Giuseppe Pezzanesi ma anche di altri sindaci, nei confronti di chi ha scelto di non esserci: “Io ho girato indifferentemente in ogni comune, ovunque si parlasse del cratere - commenta - per portare le istanze della mia terra. Ritengo che non venire qui solo perché la riunione si è svolta a Tolentino lasci intendere quanto a volte si possa essere superficiali. Non è lesa maestà, d’altronde Tolentino è città di cerniera con l’entroterra. È in Unione Montana, è la città più grande, ha oltre 20mila abitanti, è la terza della provincia. Credo meriti rispetto, dovevano essere qui anche perché se erano interessati a portare le istanze dei loro territori lo avrebbero potuto fare anche a qualche chilometro di distanza da casa loro. Questa è serietà amministrativa”.

Per Crimi, la decisione di disertare è stata una “occasione persa per rappresentarmi le necessità del loro territorio”.Crimi in apertura del dibattito, prima di far uscire la stampa dall’aula, ha parlato delle intenzioni del governo per il cratere: “È necessario prevedere, a parità di situazione per i comuni più danneggiati, qualche accelerazione. Quindi direi un cratere accelerato per alcune situazioni. Stiamo poi provando a mettere in campo una zona franca urbana di più ampio respiro anche Se quella già prevista non è mai stata utilizzata pienamente  e le difficoltà spesso sono di applicazione. Forse servono - ha aggiunto - anche delle forme diverse di incentivi fiscali che siano più fruibili. Serve poi un testo unico, un codice sulla ricostruzione che, per il futuro, possa individuare fin dall’inizio quali sono le misure da mettere in campo e per quanto tempo”.

Crimi ha infine espresso l’intenzione di potenziare il personale impiegato nell’emergenza e di modificare le modalità e i criteri di erogazione del Cas. Inoltre, ha annunciato che tutte  le casette saranno controllate, anche quelle che non hanno problemi”. 

G.G.

Incontro ieri a palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e il sottosegretario Vito Crimi con i presidenti delle quattro regioni colpite dal terremoto del 2016, Marche Umbria Lazio Abruzzo. I governatori hanno esposto al tavolo tutte le difficoltà che stanno impedendo una ricostruzione veloce e il ritorno dei cittadini nelle loro case. In primo piano nelle richieste dei presidenti di regione la necessità che i meccanismi decisionali tornino in capo ai governatori delle regioni e dei sindaci, invitando a fare un passo indietro sul decreto Genova. Conte e Crimi si sono detti propensi a valutare la richiesta di una modifica alla norma che esclude appunto l’intesa con i presidenti di Regione nella realizzazione delle opere, lasciando loro solo ‘funzioni consultive’. Lo ha definito un grande risultato il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli.” Sono state accolte le nostre istanze, a dimostrazione che quello che chiediamo è legittimo, necessario e imprescindibile”. Commenti positivi anche sull’apertura del Governo a favore di un Testo Unico che riorganizzi le norme ordinamentali e attuative per la ricostruzione nelle quattro regioni del Centro Italia. Attenzione e disponibilità di Conte e Crimi anche per la questione dell’aumento del personale incaricato alla gestione delle pratiche, sia negli uffici regionali che comunali, per velocizzare l’apertura dei cantieri. “Accelereremo la ricostruzione post sisma superando le criticità delle gestioni passate- ha dichiarato il premier Conte-. Al lavoro fianco a fianco con le istituzioni locali per raggiungere obiettivi condivisi nell’interesse delle popolazioni colpite”. “Siamo fiduciosi che il presidente del Consiglio dia seguito a questa disponibilità”- ha detto il presidente della Regione Lazio Zingaretti; “ La norma generale quadro è da tempo auspicata – ha detto il governatore d’Abruzzo Giovanni Lolli- altrimenti ad ogni terremoto si dovrà ricominciare daccapo”. Incontro definito importante anche dalla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini:“ Per la prima volta abbiamo potuto rappresentare al premier i problemi dei nostri territori e dei cittadini che sono stati colpiti dal sisma”.

“È in atto una guerra tra fazioni politiche a livello nazionale che contagia ovviamente regioni e comuni. In nome di questa guerra ed in nome della tanto sbandierata responsabilità nei confronti dei cittadini in difficoltà si sta semplicemente perdendo tempo!”.

Inizia così la nota di Terremoto Centro Italia in riferimento alla lotta politica a cui si sta assistendo ormai da settimane. Il Pd accusa l’attuale governo senza ricordare che nei due anni successivi al sisma a governare era proprio il Pd stesso, e il governo giallo-verde accusa il Pd delle malefatte che impedirebbero il tanto agognato cambiamento anche nella gestione post sisma.

“Fazioni opposte - scrive il comitato - tirano per la giacchetta i terremotati accusando chi c’è ora di non far nulla, mentre quando erano al governo hanno fatto, eccome, ma molto male! Chi c’è ora sembra imbalsamato e non si comprende perché, visto che quando era all’opposizione aveva idee chiarissime e proposte non soltanto condivisibili, ma anche necessarie ad evitare la desertificazione delle nostre terre. Eppure ad oggi il nulla. Di concreto non c’è nulla se non 12mila posti di lavoro perduti, il 50 per cento di macerie ancora da portar via, solo il 10 per cento di pratiche di ricostruzione approvate, contributi delocalizzazione non pervenuti,ricostruzione pubblica mai avviata,tasso di povertà in forte crescita, aumento della percentuale di ansiolitici utilizzati, Sae inadeguate, inadatte, con muffa e funghi, urbanizzazioni fatte non a regola d’arte e pericolose in molti, troppi casi, viabilità non ripristinate e bandi di gara che durano dai 3 ai 5 anni, ennesima finanziaria scivolata con qualche proroga e nessuna novità di rilievo”.

Come definirlo se non lo specchio del nulla cosmico a firma prima del Pd e ora, se non si decidono a dare un’inversione decisa, anche della Lega e del Movimento 5 Stelle. 

“In questo desolante quadro - afferma il comitato - si stanno facendo le pulci sul giorno in più e giorno in meno necessari per il rinnovo di contratti di un carrozzone che impiega almeno 5 mesi per aprire, per la prima volta, una pratica ed un anno (in media) per decisionarla. A tal proposito, visto che i politici che governavano fino a ieri si lamentano per i tempi del rinnovo del personale degli Uffici ricostruzione, ci permettiamo di consigliare vivamente di dividere in modo opportuno quel numero di risorse, incrementando il numero dei tecnici istruttori(delle pratiche) a scapito dell’incomprensibile esercito di amministrativi”. 

Il comitato si dice pronto a scendere di nuovo in piazza qualora non vi sia quell’auspicato cambiamento: “Non siamo stupidi e con la coerenza di chi protesta, se le cose vanno male, a prescindere da chi sia al governo, se continueranno a prenderci in giro ed a perdere tempo, faremo le nostre mosse contro tutti - concludono - quelli di prima e quelli di adesso“

GG.

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