I 25 anni di episcopato del cardinale Edoardo Menichelli

scritto Mercoledì, 10 Luglio 2019
“Mi commossi quando mi dissero che sarei diventato vescovo. In 25 anni la mia preoccupazione sono state le vocazioni e imparare ad essere padre”. Queste le parole del cardinale Edoardo Menichelli che ieri, nella chiesa della Madonna dei Lumi, ha celebrato la messa per i suoi 25 anni di episcopato. 

A nominare vescovo Sua Eminenza Menichelli è stato, 25 anni fa, san Giovanni Paolo II il 14 giugno 1994. La sua ordinazione avvenne nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma e il suo primo incarico fu quello di arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto. L’8 gennaio del 2004 quello stesso pontefice lo trasferì alla diocesi di Ancona-Osimo e nel 2015, precisamente il 4 gennaio, papa Francesco lo ha nominato cardinale.

Presenti alla celebrazione il sindaco Rosa Piermattei e il vicesindaco Vanna Bianconi insieme all’assessore Tarcisio Antognozzi.

“In questo giorno - ha detto Menichelli nel corso della sua omelia - rivivo quanto successo il giorno della mia ordinazione, e medito anche su quanto successo in questi 25 anni. Prego perché il Signore dia a tanti altri, secondo la sua volontà, questa grazia particolare che è così piena di responsabilità. Mi commossi quando il cardinale Silvestrini mi disse che sarei diventato vescovo”. 

La crisi delle vocazioni, la cura spirituale delle persone, imparare ad essere un padre per i fedeli. Questi sono gli impegni e le preoccupazioni dell’episcopato di Menichelli. 

“Ciò che più impegna un Pastore - ha detto - è vivere in comunione con la Chiesa, sapere di dover parlare non di cose tue ma di cose di Gesù Cristo. Io non ho fatto miracoli per i malati e gli infermi ma c’è una guarigione spirituale per cui serve fede e pazienza di ascoltare chi ha dentro di sé delle ferite. Non ho mai comandato - ha aggiunto - ma sempre servito. Il vescovo deve imparare ad essere padre con l’aggravante che lui deve custodire tutto dentro di sé. Una delle preoccupazioni sono state le vocazioni. Perché una Chiesa che non è feconda non è una Chiesa”. Un ringraziamento anche e soprattutto alla famiglia che si è preso cura di lui in tutti questi anni: “Un vescovo ha bisogno di essere custodito e la salvaguardia più grande viene dalla mia famiglia. Se gli ho dato fastidio, se gli ho dato poco, gli chiedo perdono ma li ringrazio per avermi dato questa custodia”. 


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