PIEDINO Appenn a casa 2021
Alla fine il calo produttivo di grano duro nelle Marche si dovrebbe assestare sul -10%. Una resa in ribasso ma migliore rispetto alle previsioni iniziali, che è la conseguenza della drammatica siccità che si sta vivendo nella nostra regione.

Lo rende noto Coldiretti Marche su dati di Consorzi Agrari d’Italia con la trebbiatura già in atto e le aziende agricole alle prese anche con i rincari, soprattutto per quel che riguarda il gasolio. È il caro carburante il secondo aspetto che piega gli agricoltori in questo periodo con il prezzo che negli ultimi due anni è più che triplicato superando anche la soglia dell’1,50 euro al litro. Una minor produzione che fa i conti anche con l’aumento del resto delle materie prime come concimi (+170%) e sementi (+90%). Morale, secondo uno studio del Crea le aziende cerealicole hanno oltre 18mila euro di spese correnti in più in un anno. Da una parte gli effetti del conflitto in Ucraina, dall’altro i cambiamenti climatici.

Il tutto, spiegano da Coldiretti “si fa sentire anche sui consumatori con i prezzi che dal grano al pane aumentano da 6 a 12 volte tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’acqua per ottenere un chilo di prodotto finito venduto da 2,7 euro al chilo a 5,4 euro al chilo”.

La nostra regione è il terzo granaio d’Italia dopo Sicilia e Puglia. Oltre 100mila ettari sono coltivati a grano duro (4,2 milioni di quintali di produzione 2021, secondo Istat) mentre il grano tenero ne conta quasi 14mila con una produzione di 684mila quintali. “A preoccupare le imprese – spiega Alberto Frau, direttore di Coldiretti Marche  - è la riduzione delle rese ma in gravissima difficoltà ci sono girasole, mais, e gli altri cereali. Per non parlare di pascoli, alimentazione animali, ortaggi e frutta. In questo scenario di profonda emergenza  idrica è necessario agire nel breve periodo per definire le priorità di uso delle risorse idriche ad oggi disponibili, dando precedenza al settore agricolo per garantire la disponibilità di cibo, prevedere uno stanziamento di risorse finanziarie adeguate per indennizzare le imprese agricole per i danni subiti a causa della siccità e favorire interventi infrastrutturali di medio-lungo periodo volti ad aumentare la capacità di accumulo dell’acqua e della successiva ottimizzazione nella gestione”.
Una nuova emergenza per il settore dell’allevamento zootecnico marchigiano determinata dalla peste suina africana. Dopo i primi accertamenti del contagio in Italia, avvenuti in Piemonte e Liguria, la Giunta regionale delle Marche, su segnalazione di Coldiretti, ha attivato l’unità di crisi.

“Purtroppo i danni che i cinghiali causano alla collettività potrebbero avere gravi ripercussioni di carattere economico sul settore degli allevamenti – dichiara Francesco Fucili di Coldiretti Macerata – Questo animale selvatico che prolifica nelle nostre campagne, facendo danni alle colture, creando problemi alla circolazione stradale e mettendo a repentaglio anche l’incolumità delle persone, oggi sta anche diventando vettore di una malattia che colpisce i suini. Una malattia che non si trasmette all’uomo, ma che purtroppo crea problemi ai maiali e, di conseguenza, a coloro che li allevano. Per questo – conclude – abbiamo sollecitato alla regione l’attivazione di una unità di crisi per far sì che si crei il più grande abbattimento straordinario di cinghiali che si sia mai visto sul nostro territorio regionale. E’ l’unica soluzione per mettere al sicuro le persone, i nostri campi e anche gli allevamenti di maiali”.

f.u.
Cambi climatici e sbalzi di temperatura sempre più frequenti,mettono a repentaglio il raccolto delle piante che avevano già vegetato e le infiorescenze di questo periodo. A darci il quadro di una primavera un po' anomala e di una situazione che impensierisce gli imprenditori agricoli del territorio,  è il presidente di Coldiretti Macerata Francesco Fucili 
"Ormai purtroppo ci stiamo sempre più abituando a un cambiamento degli scenari - spiega Francesco Fucili- non ci sono più le classiche stagioni caratterizzate da clima mite ma si assiste a volte ad un passaggio repentino troppo repentino dall'inverno all'estate o piuttosto ai ritorni di freddo nei mesi primaverili che possono mettere a repentaglio alcuni raccolti e  soprattutto determinate coltivazioni frutticole e orticole. Quest'anno in particolare- prosegue Fucili- abbiamo assistito nei mesi di gennaio e febbraio a delle temperature elevate che avevano fatto sì che alcune specie cominciassero una  ripresa vegetativa e mi riferisco nella fattispecie ai frutteti e innanzitutto agli albicocchi che sono i primi a fiorire e anche ai ciliegi e alle  visciole che sono molto presenti sul  nostro territorio.  I ritorni di freddo che ci sono stati nel mese di marzo prima, e successivamente anche nel mese di aprile fino ad una settimana fa, hanno in parte bruciato le gemme che già si erano schiuse e fatto perdere una buona parte di quei frutti che queste piante avrebbero poi dato.  In parallelo - continua Fucili-  ci sono stati dei danni anche per gli ortaggi, in quanto le piantine  messe a terra e pronte da raccogliere, hanno subito i danni del gelo presentando delle  bruciature, dunque si è perso parte del raccolto.  Quello che un po' ci risolleva è che in questi giorni stiamo assistendo a delle piogge, seppure non eccessivamente copiose e che le temperature si sono riscaldate. Queste piogge stanno consendendo di tirare un sospiro di sollievo  e in modo particolare a molti nostri produttori di colture estensive;  penso a tutte le colture primaverili che sono state seminate,  dal girasole al mais, dalla barbabietola da zucchero che è tornata sui nostri territori fino a tutti i cereali autunno/vernini che hanno bisogno d'acqua. Ricordiamo infatti che in questo periodo  l'orzo e il grano duro di cui siamo grandissimi produttori hanno un fabbisogno idrico importante- conclude il presidente di Coldiretti Macerata-. Ne deriva che le piogge in questo periodo sono una cosiddetta manna dal cielo.  Se non altro questo ci rincuora e ci fa guardare avanti con fiducia".

c.c.
Cibo di altissima qualità, donato dagli agricoltori di Coldiretti, per gli anziani della Casa di Riposo “Lazzarelli” di San Severino Marche.

La consegna è avvenuta per mano del presidente della Coldiretti maceratese, Francesco Fucili, che è stato accolto dal sindaco, Rosa Piermattei, e dal direttivo della Lazzarelli all’ingresso della struttura.

Un gesto molto apprezzato, in vista della Pasqua, e che va a sostenere materialmente le sempre ingenti spese alimentari della Azienda per i servizi alla persona.

I pacchi della solidarietà contengono oltre 50 chili di prodotti come pasta e riso, Parmigiano Reggiano e Grana Padano, biscotti, sughi, salsa di pomodoro, tonno sott’olio, dolci e colombe pasquali, stinchi, cotechini e prosciutti, carne, latte, panna da cucina, zucchero, olio extra vergine di oliva, legumi e formaggi fra caciotte e pecorino.

Altri due pacchi sono stati consegnati ad altrettante famiglie in difficoltà segnalate dai servizi sociali del Comune.

L’iniziativa, avviata da Coldiretti, Campagna Amica, Filiera Italia e tante aziende dell'agroalimentare Made in Italy, ha raggiunto anche altre due famiglie bisognose di Ripe San Ginesio. In vista della Pasqua sono 75 i pacchi consegnati nella provincia di Macerata.

Una solidarietà, quella degli agricoltori, che non si è mai fermata dall’inizio della pandemia. Coldiretti Macerata, tra Spesa sospesa e i Pacchi della solidarietà, ha donato circa 8mila chili di prodotti tipici Made in Italy, a chilometro zero e di altissima qualità alle fasce più deboli della popolazione, colpite dalle difficoltà economiche.

Operazione solidarietà condotta da Coldiretti Macerata in vista della Pasqua con la consegna dei pacchi alimentari alle famiglie bisognose. Il segretario di zona Federico Francioni è stato a Penna San Giovanni dove, accompagnato dalla vicesindaco Stefania Cardinali e dalla polizia municipale, ha consegnato i pacchi a un paio di famiglie. Una terza famiglia è stata raggiunta a Sarnano

Ogni pacco contiene oltre 50 chili con prodotti 100% Made in Italy come pasta e riso, Parmigiano Reggiano e Grana Padano, biscotti, sughi, salsa di pomodoro, tonno sott’olio, dolci e colombe pasquali, stinchi, cotechini e prosciutti, carne, latte, panna da cucina, zucchero, olio extra vergine di oliva, legumi e formaggi fra caciotte e pecorino.

L’iniziativa di Pasqua è stata resa possibile dalla partecipazione di numerose aziende che hanno voluto fornire il loro contributo a sostegno dei più bisognosi.
“Abbiamo, come Marche, tutte le carte in regola per essere la prima regione Italiana per il biologico, giusto quindi andare avanti uniti e più competitivi sui mercati”.

Sono queste le parole con le quali il presidente di Coldiretti Macerata, Francesco Fucili, ha commentato l'annuncio del vicepresidente regionale Mirco Carloni che ha presentato i nuovi criteri per il riconoscimento dei Distretti del cibo annunciando un sistema unico per il biologico, chiamato a valorizzare al massimo questo comparto che caratterizza la nostra regione, ai vertici italiani per incidenza sulle superfici agricole.

In tutti i nostri territori – prosegue Fucili - dalla costa all'entroterra ci sono molte imprese che già da decenni operano in regime bio, dalla coltivazione di cereali e foraggi, alla gestione dei pascoli. Nella zona di Matelica abbiamo molte aziende vitivinicole e anche lungo le aste fluviali del Potenza e del Chienti anche diverse aziende orticole fanno vendita diretta di prodotti biologici. La stessa zootecnia, compresa la filiera avicola sia da carne che da uova, che può già contare su una larga diffusione di produzioni dedicate di cereali e leguminose per mangimi, potrebbe trarne giovamento distinguendosi dal convenzionale, valorizzandosi così sul mercato. Il Distretto unico potrebbe avere anche questa finalità”.






















Tra la seconda ondata di Covid che sta investendo il Paese e soprattutto il lockdown che ha contraddistinto la primavera scorsa, non è stato un 2020 particolarmente semplice per le aziende vitivinicole. Il territorio maceratese, contraddistinto da diverse denominazioni di origine, ha comunque reagito bene e i numeri sulla vendemmia appena conclusa lo testimoniano.
Il presidente di Coldiretti Macerata, Francesco Fucili, ne ha parlato a Radio C1 inBlu: “La vendemmia nel nostro territorio è quasi una festa, ma quest’anno non è stato semplice mandare avanti i lavori. Le difficoltà sono state su due piani: anzitutto il blocco che abbiamo vissuto in primavera ha fiaccato di molto il mercato, con molti produttori che hanno faticato non poco a collocare i loro vini di qualità. In seconda battuta, la vendemmia appena conclusa ha visto i lavori procedere molto più lentamente del solito: molta manodopera stagionale proviene dall’est Europa e quest’anno la situazione sanitaria ha portato via molte risorse umane alle operazioni. C’è stato in compenso maggiore impiego di manodopera nostrana. Come Coldiretti abbiamo insistito e stiamo insistendo sulla reintroduzione, in questo campo, dei voucher: uno strumento flessibile, perfetto per un lavoro temporaneo come la vendemmia, purtroppo non ci siamo ancora riusciti. Per quello che riguarda la qualità e la quantità siamo su ottimi livelli e almeno questa è un’ottima notizia per noi e per i nostri produttori. Siamo ormai alla fine della fermentazione, continuiamo a lavorare per portare i nostri prodotti prima in bottiglia e poi sulle nostre tavole”.

Red.
La pioggia tanto attesa è arrivata, insieme alla grandine, con potenza distruttiva. Campi bombardati e danni ingenti nella notte a causa dell’ondata di maltempo che ha investito anche la provincia di Macerata. Una perturbazione che, in alcuni casi, ha praticamente azzerato il lavoro di un anno. Danni ingenti tra Corridonia, Mogliano e Monte San Giusto dove alcuni campi di grano sono stati rasi al suolo.

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"Purtroppo le tanto attese piogge si sono in alucne zone della provincia trasformate in eventi estremi - segnala il presidente di Coldiretti Macerata Francesco Fucili - La grandine, caduta copiosamente, ha causato numerosi danni alle colture in atto, principalmente cereali, grano duro, orzo, foraggi, ma anche alle colture orticole. Un danno ancora da quantificare in una zona particolarmente estesa, ma purtroppo in alcuni casi è stato completamente vanificato il lavoro di un intero anno".  

f.u.

grandine macerata 1
Tra i settori maggiormente colpiti dalla chiusura imposta dall'emergenza Covid 19 c'è sicuramente quello della ristorazione e che comprende anche il mondo degli agriturismi. Un settore che, nelle zone del cratere sismico, puntava fortemente al rilancio attraverso il flusso del turismo e che oggi vede soltanto riconosciuta la possibilità, come come per i ristoranti, di poter effettuare consegne a domicilio. Una misura che, però, non viene ritenuta sufficiente dagli operatori del settore, come testimonia l'allarme lanciato da Coldiretti Marche. "Purtroppo nel settore degli agriturismi il danno che si registra è immenso - le parole del presidente di Coldiretti Macerata Francesco Fucili - perchè la chiusura è avvenuta in primavera, il periodo di maggiore attività con le festività di Pasqua, del 25 aprile e del 1 maggio. Addirittura alcune attività avevano bloccato le prenotazioni per questo periodo già dal mese di dicembre". Così sono state chieste alla Regione misure urgenti per aiutare un settore che vive e lavora nell'entroterra maceratese già martoriato dal sisma. "Imprese che hanno il problema della liquidità - prosegue Fucili - per garantire lavoro e  occupazione anche nell'indotto. Per questo abbiamo chesto un sostegno straordinario anche con la possibilità di indennizzi a fondo perduto. Tutti hanno voglia di ripartire e di rilanciare, ma senza adeguata liquidità non si riesce a rimettere in moto una macchina che è stata ferma ormai per oltre due mesi".

f.u.

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