La limitzione degli spostamenti in entrata e in uscità dalla provincia di ancona è stata prolungata fino al 27 febbraio.
A deciderlo è stato il presidente, Francesco Acquaroli, che ha firmato questa mattina l’ordinanza di proroga.

Una scelta fatta dopo aver "sentito i servizi Sanità - scrive - dopo il confronto che si è svolto ieri con il Prefetto di Ancona ed i sindaci dei comuni maggiormente colpiti sul territorio provinciale anconetano. Il provvedimento sarà valido fino alle ore 24 di sabato 27 febbraio, per gli spostamenti in entrata e in uscita dal territorio della provincia di Ancona.
La Regione continua a svolgere un continuo e costante monitoraggio e tracciamento della situazione - prosegue il governatore - e si è detta disponibile con i singoli Comuni a valutare specifiche misure di mitigazione della diffusione del Covid19.
Dunque, con il provvedimento adottato, non sono consentiti spostamenti in entrata e in uscita dal territorio della provincia di Ancona, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita. È consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Il transito sul territorio è consentito qualora necessario a raggiungere ulteriori territori non soggetti a restrizioni negli spostamenti o nei casi in cui gli spostamenti sono consentiti dalla normativa vigente. Occorre sempre far uso della autocertificazione riguardo alle cause giustificative dello spostamento".

GS
In una nota diffusa dal suo ufficio stampa, il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha preso le distanze da quanto riportato nelle ultime ore dagli organi di informazione a proposito di una sua richiesta di “zona rossa” per il periodo delle festività natalizie. Una riunione della Conferenza Stato Regioni, quella a cui è intervenuto, indetta per parlare di vaccinazioni, ma che in coda ha registrato anche il tema delle eventuali ulteriori restrizioni per evitare assembramenti. Queste riferite però ai contesti privati e non agli esercenti, con Acquaroli preoccupato soltanto della tutela delle attività, che non ritiene responsabili, e dei piccoli centri, penalizzati rispetto alle città.

Si legge: “Apprendo dalla stampa e dai telegiornali che questa mattina avrei chiesto la “zona rossa” per le festività natalizie nella Conferenza Stato Regioni tenuta in modalità web. Mi vedrò costretto a chiedere la registrazione del mio intervento perché, a meno di sdoppiamento della personalità, le mie affermazioni sono state di altro tipo. La premessa doverosa è che la riunione era stata convocata per parlare di vaccini ma in coda è stato inserito il tema delle ulteriori eventuali altre misure da prendere per le festività natalizie, onde evitare un impatto devastante nel mese di gennaio sulle strutture ospedaliere ancora in sofferenza. Per questo ci è stato chiesto il nostro parere”.

Il Presidente ha proseguito: “Il mio intervento, tra gli ultimi di quelli in scaletta, ha evidenziato la disponibilità a discutere di una stretta per evitare assembramenti e ammucchiate soprattutto nelle case private. Ho affermato che se si dovesse ipotizzare una ulteriore chiusura non si può pensare che a pagarla siano ristoranti, bar, esercizi commerciali, piscine e palestre e che a fronte di essa ci sarebbe bisogno di ristori totali e immediati. Ho detto inoltre che non è comunque giusto paragonare i territori periferici, che già hanno pagato con l’isolamento le precedenti restrizioni, alle grande dimensioni. Ho parlato dell’inopportunità di lasciare sole persone anziane in questo periodo. Ho chiesto di dare certezze, seppure in un quadro complicato. Ho parlato di necessità di concertazione e di messaggi univoci. Ieri si diceva di aprire le scuole e oggi si pensa di chiudere tutto. È incomprensibile a me, figuriamoci ai cittadini! Quanto detto non mi sembra la richiesta di una zona rossa ma a qualcuno evidentemente fa comodo così”.

In chiusura la stoccata alla stampa: “Ora mi aspetto che tutti coloro, soprattutto chi opera nel servizio pubblico che, senza interpellarmi, mi hanno attribuito la richiesta della zona rossa, riportino il senso di quanto ho veramente detto in quel contesto. Perché l'informazione, soprattutto quella pubblica pagata con i soldi dei cittadini, non deve mai diventare disinformazione”.

Red.
“E’ vero, siamo montagna: una montagna di dignità e di capacità di reagire”.
Si può concentrare in questa sola frase dell’imprenditore camerte Carlo Matteucci la sintesi della forza e dello spirito, ma anche dell’amarezza, di chi a Camerino, come anche nei comuni di tutta l’area montana della provincia, si ritrova a fare i conti con una nuova emergenza dopo il sisma. “Piangere non fa per noi - dice il ristoratore -, anche perché le lacrime, ammesso che mai le abbiamo avute, le abbiamo finite da tempo. Siamo abituati a rilanciare e lo facciamo, questa volta, attivando il servizio di consegna a domicilio di tutte le preparazioni presenti nel nostro menù”. 

Ancora una volta, quindi, l’esempio arriva da chi ha scelto di non arrendersi e, anzi, di mettersi in gioco alzando la posta. “Siamo abituati – dice Carlo Matteucci, che gestisce il ristorante pizzeria Etoile di Camerino insieme al socio Luca Sabbatini – a vivere, mi si conceda la terminologia, con una bomba sotto al sedere. Il terremoto ce lo ha fatto capire per ben tre volte in venti anni, ci ha fiaccati, ma non ci ha sconfitti. Ora apprendiamo che l’ospedale della nostra città è stato smantellato per accogliere i malati di Covid19. Non entro nel merito della decisione. Se serviva è giusto che sia stato fatto, anche se aspettiamo, noi come tante partite iva o semplici cittadini del territorio e non solo, di capire se e quali saranno le garanzie per il futuro delle nostre comunità. Ieri sera anche l’ordinanza, a livello nazionale, che impone la chiusura alle 18. Anche questa, evidentemente, ha una sua utilità - dice - e una altrettanto certa importanza. Ci adeguiamo a tutto, ma la passività non è l’atteggiamento dei camerti e della gente di montagna. Ognuno deve fare il suo, con il massimo della collaborazione. E’ per questo che sin da ieri sera ci siamo attivati per predisporre un servizio di consegna a domicilio da affiancare al normale servizio di asporto. Il ristorante sarà normalmente aperto a pranzo, nel pieno rispetto di tutte le normative e i dettami a cui sono sottoposte le attività di ristorazione, poi, dalle 18 e fino alle 22 continueremo garantendo il solo servizio a domicilio. Servizio che, comunque, sarà attivo anche durante il giorno per chiunque vorrà usufruirne”. 

È questo l'esempio di chi dal sisma ha imparato a rimboccarsi le maniche e ad attendere che spunti il sole dopo la tempesta. Certamente, queste terre attendono da tanto una boccata d'aria che di certo non arriverà in questo periodo, ma non si possono permettere di chiudere la saracinesca. Non lo hanno fatto tre anni e mezzo fa e non lo vogliono fare oggi, anzi, accettando di diventare "zona rossa" nella zona rossa vogliono dimostrare che è giusto tendere la mano a chi ne ha bisogno, ma è giusto anche che quella mano venga tesa per loro.

GS





Dopo tre anni per Vincenzo e la sua famiglia si torna alla normalità.
È la storia dei primi caldarolesi che nel fine settimana scorso sono tornati a vivere nel centro storico, fino a qualche mese fa zona rossa. Si tratta di Vincenzo, della moglie Maria e del figlio che hanno potuto riabilitare la loro casa non danneggiata dal sisma ma comunque chiusa per tre anni in attesa della messa in sicurezza delle abitazioni vicine. 

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Vincenzo attendeva da tempo il rientro a casa dopo aver vissuto in appartamenti in affitto prima a Civitanova e poi a Tolentino e dopo essersi visto assegnare una SAE. 

"Resta l'amaro in bocca per il tempo perso e per i soldi pubblici spes - si legge in una nota del Comune - i. Tre anni durante i quali sono state fatte poche cose a causa delle lungaggini burocratiche, i muri pericolanti sono stati messi in sicurezza ma le pietre e calcinacci caduti quel terribile 30 ottobre 2016 sono ancora lì. Il comune di Caldarola sta atttendendo la risposta da parte della Protezione civile in merito all’apertura di un capitolo di spesa che riguarda personalmente il caso di Vincenzo perché a sue spese ha dovuto sostenere alcuni lavori interni per danni causati da infiltrazioni provenienti dell'abitazione a fianco".

Certo, la gioia di essere tornati a casa propria non ha prezzo, ma resta l’amarezza per la sensazione che si sarebbe potuto fare di più e la comprensibile insicurezza nell’essere circondati da case gravemente compromesse dal terremoto.

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In ogni modo soddisfatto il sindaco Luca Maria Guseppetti dice: “Sono dei primi, importantissimi, passi verso il centro storico, molti altri ancora da fare ma se si fossero scelte altre procedure con meno paletti e meno “carte” forse saremmo più avanti. Noi malgrado questo stiamo lavorando sodo per la zona perimetrata, piani attuativi e aggregati volontari”.

GS
Il comune di Caldarola riconquista un altro pezzo del centro storico.

Dopo i lavori di messa in sicurezza e bonifica delle macerie causate delle terribili scosse dell’agosto e dell’ottobre 2016, anche le vie a ridosso del Castello Pallotta sono state riaperte e le case non gravemente danneggiate sono nuovamente accessibili dai proprietari.

Secondo una ordinanza saranno riaperte via Mazzini e l’intera zona compresa tra via del Cassero e Colcù, sotto le facciate del Monstero e della chiesa di Santa Caterina, della Torre del Cassero e il tratto nord ovest delle mura del Castello Pallotta.

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Riaperture che avverranno dopo l’ultimazione degli interventi di bonifica delle coperture e di messa in sicurezza dei fabbricati.
Lavori che si aggiungono alla volontà di ridurre la Zona Rossa "rimasta relegata solo a pochissime vie - come si legge nella nota del Comune - , nuove opere di bonifica nelle prossime settimane saranno dirette all’ulteriore riduzione delle aree interdette in attesa della fine dell’emergenza e all’emissione di ulteriori provvedimenti di riperimetrazione o revoca".

GS

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