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Unione Montana Marca di Camerino, ricorso al Tar di Castelsantangelo e Montecavallo

Venerdì, 11 Marzo 2022 11:10 | Letto 735 volte   Clicca per ascolare il testo Unione Montana Marca di Camerino, ricorso al Tar di Castelsantangelo e Montecavallo Non accettano di essere esclusi dall’Unione Montana di Camerino i Comuni di Montecavallo e Castelsantangelo che hanno fatto ricorso al Tar contro due delibere del Consiglio dell’ente guidato dal sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci. I due comuni, insieme a Valfornace, nel 2015 avevano inizialmente scelto di non far parte dell’Unione Montana che si andava costituendo ma nel 2018, a seguito anche del sisma, Castelsantangelo è stato il primo a cambiare idea seguito, l’anno successivo, dagli altri due. L’Unione Montana però non ha mai dato una risposta finché nel dicembre scorso non è stata approvata in consiglio regionale la proposta di legge dei consiglieri Renzo Marinelli, Giacomo Rossi, Carlo Ciccioli e Jessica Marcozzi che impedisce fino al 2025 l’ingresso di nuovi comuni nell’Unione Montana Marca di Camerino. Da parte sua, anche l’ente comunitario, nell’ottobre scorso, ha modificato lo Statuto impedendo modifiche all’organizzazione dell’ente. Ma a tutti questi “giochi” né Falcucci né Cecoli sono disposti ad assistere senza fare nulla: “Vogliamo andare fino in fondo - commenta il sindaco di Montecavallo, Pietro Cecoli - perché abbiamo sempre cercato di aggregare il territorio sin da quando ero assessore della Comunità Montana, cercando di aiutare tutti. Ora invece hanno addirittura fatto fare una legge regionale che dice che prima di entrare nell’Unione Montana devono passare 10 anni. È una cattiveria inaudita. Per tutelare i cittadini di Montecavallo abbiamo fatto ricorso al Tar”. L’udienza di merito è stata fissata al 9 novembre. “A suo tempo - torna a spiegare - avevamo deciso di non entrare perché la dirigente costava 103mila euro all’anno. Una spesa esorbitante che non era sostenibile dal nostro ente. Noi piccoli comuni dobbiamo elemosinare anche sugli spiccioli e quindi per pagare la direttrice, nel riformare l’Unione Montana, sono stati mandati a casa tutti gli altri dipendenti. Attualmente ci sono uno o due dipendenti”. Amareggiato dalla situazione anche Mauro Falcucci, primo cittadino di Castelsantangelo e già presidente della vecchia comunità montana che lancia delle stoccate non molto sottili: “vediamo cosa dirà la magistratura. Questa storia viene strumentalizzata. Noi vantiamo un diritto di ingresso per le comunità e non certo per ragioni soggettive. Nessuno vuole nulla. Dopo il sisma credevo che servisse un’Unione Montana compatta al di là dei conflitti interni. Le nostre ragioni che ci indussero inizialmente a decidere di non entrare sono da riferirsi a costi del personale esorbitanti. Questa è la storia, non ci stiamo inventando nulla e c’è qualcuno che interpreta male. Non ci sono altre ragioni e anzi, non vedo perché rifiutarsi di far entrare tre nuovi comuni a meno che non vi sia un certo timore di perdere il posto. Se uno è bravo non deve temere l’ingresso di altri e il ricorso lo abbiamo presentato per capire se il diniego si basa sul diritto o su altri interessi. Per togliere ogni ombra di dubbio lo dico e lo ripeto, a me non interessa fare il presidente dell’Unione Montana perché l’ho già fatto, vivo della mia pensione e facendo il sindaco di un territorio a cui sono molto legato. Ci tengo a sottolineare - conclude Falcucci - che le istituzioni sono fatte per essere servite, non per servirci di esse”.Gaia Gennaretti
Non accettano di essere esclusi dall’Unione Montana di Camerino i Comuni di Montecavallo e Castelsantangelo che hanno fatto ricorso al Tar contro due delibere del Consiglio dell’ente guidato dal sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci.

I due comuni, insieme a Valfornace, nel 2015 avevano inizialmente scelto di non far parte dell’Unione Montana che si andava costituendo ma nel 2018, a seguito anche del sisma, Castelsantangelo è stato il primo a cambiare idea seguito, l’anno successivo, dagli altri due.
L’Unione Montana però non ha mai dato una risposta finché nel dicembre scorso non è stata approvata in consiglio regionale la proposta di legge dei consiglieri Renzo Marinelli, Giacomo Rossi, Carlo Ciccioli e Jessica Marcozzi che impedisce fino al 2025 l’ingresso di nuovi comuni nell’Unione Montana Marca di Camerino.
Da parte sua, anche l’ente comunitario, nell’ottobre scorso, ha modificato lo Statuto impedendo modifiche all’organizzazione dell’ente.

Ma a tutti questi “giochi” né Falcucci né Cecoli sono disposti ad assistere senza fare nulla: “Vogliamo andare fino in fondo - commenta il sindaco di Montecavallo, Pietro Cecoli - perché abbiamo sempre cercato di aggregare il territorio sin da quando ero assessore della Comunità Montana, cercando di aiutare tutti. Ora invece hanno addirittura fatto fare una legge regionale che dice che prima di entrare nell’Unione Montana devono passare 10 anni. È una cattiveria inaudita. Per tutelare i cittadini di Montecavallo abbiamo fatto ricorso al Tar”.

L’udienza di merito è stata fissata al 9 novembre. “A suo tempo - torna a spiegare - avevamo deciso di non entrare perché la dirigente costava 103mila euro all’anno. Una spesa esorbitante che non era sostenibile dal nostro ente. Noi piccoli comuni dobbiamo elemosinare anche sugli spiccioli e quindi per pagare la direttrice, nel riformare l’Unione Montana, sono stati mandati a casa tutti gli altri dipendenti. Attualmente ci sono uno o due dipendenti”.

Amareggiato dalla situazione anche Mauro Falcucci, primo cittadino di Castelsantangelo e già presidente della vecchia comunità montana che lancia delle stoccate non molto sottili: “vediamo cosa dirà la magistratura. Questa storia viene strumentalizzata. Noi vantiamo un diritto di ingresso per le comunità e non certo per ragioni soggettive. Nessuno vuole nulla. Dopo il sisma credevo che servisse un’Unione Montana compatta al di là dei conflitti interni. Le nostre ragioni che ci indussero inizialmente a decidere di non entrare sono da riferirsi a costi del personale esorbitanti. Questa è la storia, non ci stiamo inventando nulla e c’è qualcuno che interpreta male. Non ci sono altre ragioni e anzi, non vedo perché rifiutarsi di far entrare tre nuovi comuni a meno che non vi sia un certo timore di perdere il posto. Se uno è bravo non deve temere l’ingresso di altri e il ricorso lo abbiamo presentato per capire se il diniego si basa sul diritto o su altri interessi. Per togliere ogni ombra di dubbio lo dico e lo ripeto, a me non interessa fare il presidente dell’Unione Montana perché l’ho già fatto, vivo della mia pensione e facendo il sindaco di un territorio a cui sono molto legato. Ci tengo a sottolineare - conclude Falcucci - che le istituzioni sono fatte per essere servite, non per servirci di esse”.

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