E' stato il programma di Canale 5 "Striscia la Notizia" a riaccendere, ieri sera, i riflettori sui territori del sisma e sui terremotati in attesa della ricostruzione.
Un servizio che è nato dall'hashtag #iorestoacasa, tanto che l'inviata si chiede, appunto, come possano vivere i terremotati, "decine di migliaia di persone sfollate - ha detto - che oggi dopo quattro anni continuano a vivere in alloggi di emergenza. Alloggi che dovevano essere per un breve periodo ma che a distanza di quasi quattro anni non sono ancora cambiati. Si va da Tolentino a Castelluccio, da Arquata a Muccia. Tutti in attesa di una casa vera".
Oltre alle soluzioni abitative di emergenza, infatti, il servizio ha portato all'attenzione dei telespettatori i tanto contestati container di Tolentino: "250 persone - ha detto l'inviata - tra cui molti anziani e famiglie numerose, vivono in stanze di 12 mq con bagni, docce e mense in comune.
Una città in container, dove si condivide tutto. Come potete immaginare, qui, mantenere la fondamentale distanza di sicurezza è praticamente impossibile".
Un problema che aveva ribadito anche il Comitato 30 ottobre e per il quale il primo cittadino, Giuseppe Pezzanesi, aveva ribadito l'assoluta attenzione.
Anche nel videomessaggio che il sindaco ha pubblicato sulla sua pagina Facebook, il 18 aprile scorso, illustrando la situazione del Covid 19 in città ha detto: "Abbiamo la situazione sotto controllo ai conteiner, che non sono un lager - ha ribadito - ma un luogo di comunità dove una grossa parte delle famiglie hanno già espresso la volontà di restare in quella struttura. Ho tutte le firme di chi ha rifiutato il contributo di autonoma sistemazione per restare lì. Decisioni dovute a motivi di lavoro, ma anche alla comodità economica, in attesa dei famosi appartamenti che dobbiamo finire di costruire o iniziare a costruire".
E proprio sulla costruzione degli appartamenti per i terremotati, Pezzanesi ha lanciato un appello al Governo: "Il Presidente Conte ha riaperto qualche attività - ha detto - ma, nonostante le richieste inviate attraverso le strutture deputate, a noi vicine, come la Protezione civile nazionale, il Commissario Giovanni Legnini e il governatore Luca Ceriscioli, l'edilizia emergenziale non è stata fatta ripartire.
Crediamo che, essendo i cantieri all'aperto, ci siano le condizioni per poter tornare a lavorare con la distanza di sicurezza ed i prsidi anitari. La ricostruzione era appena iniziata e sono trascorsi tre anni e mezzo, bisogna riaprire i cantieri per far portare un po' di serenità almeno nelle zone terremotate".


GS
Per Caldarola sono stati un esempio di speranza e rinascita dopo il sisma, oggi provano ad esserlo in piena emergenza sanitaria, nonostante le difficoltà.
Sono Sonja Pontoni e Gianluca Seghetti, proprietari dell'hotel e del ristorante Tesoro.
Proprio loro che, dopo aver visto le proprie strutture ricettive danneggiate dal sisma, hanno saputo imboccare la strada del coraggio di ricominciare, ora si trovano a vivere un altro grave dramma, ma hanno comunque deciso di dare un segnale di speranza ai concittadini.
Nonostante la chiusura imposta, infatti, hanno pensato di organizzarsi con i piatti d'asporto, con consegne gratuite a domicilio, per le festività della Pasqua, dal pranzo del venerdì santo alla cena del lunedì dell'Angelo.
"Una piccola iniziativa - dice Sonja Pontoni - per non restare fermi. Uno stop che avevamo già passato con il terremoto, ora non ci voleva proprio questa situazione".
Seppur con diverse difficoltà, la coppia aveva riaperto il ristorante lungo viale Umberto I, poco dopo le scosse, mentre per l'hotel hanno atteso tre anni e solo a giugno scorso avevano potuto ricominciare con l'attività alberghiera.
"Adesso siamo di nuovo fermi - spiega la proprietaria - . E' saltata la stagione primaverile ed estiva. Avevamo diverse prenotazioni legate anche a manifestazioni sportive che, essendo state annullate, si sono portate dietro tutte le disdette con la giusta restituzione della caparra. Fino a maggio saremo sicuramente fermi, ma abbiamo dei dubbi anche per il periodo estivo: qualora le restrizioni dovessero allentare, siamo consapevoli che ci vorrà tantissimo tempo per far ripartire il nostro settore e per tornare a lavorare con l'estero. E' una situazione devastante".
Intanto la Pasqua potrebbe essere il primo segnale che conferma la volontà di proseguire.

GS


"Garantiremo la presenza dell'istituzione in un territorio martoriato": Questo il messaggio del commissario Giuseppe Fraticelli agli abitanti di Ussita ai quali ha inviato una missiva, pubblicata anche sul sito del Comune, in cui annuncia di garantire i servizi comunali senza far spostare i cittadini.
Di seguito la lettera che pubblichiamo integralmente:


Cari Ussitani,

noi tutti stiamo vivendo un’esperienza nuova, unica e difficile che ci fa preoccupare per la nostra salute, quella dei nostri affetti e per il nostro futuro.

Una nuova sfida che, di fronte ad un nemico invisibile e così pericoloso, ci ha imposto di cambiare il nostro modo di vivere.

Nonostante ciò, insieme all’intera struttura comunale – e approfitto per ringraziare il sub Commissario, il Segretario comunale, i Responsabili e, non ultimi, tutti i Dipendenti – siamo determinati a continuare a garantire la presenza dell’istituzione, pur nel rispetto delle vigenti disposizioni governative, su questo territorio già così tanto martoriato dal sisma ed ancor più dall’incomprensibile, apparente senso di indifferenza che ci fa sentire, sempre più forte, uno sgradevole senso di abbandono.

Per questo motivo, per garantire a tutti voi una qualità del servizio e, al contempo, tutelare la vostra salute, unitamente a quella di collaboratori e dipendenti comunali, abbiamo riorganizzato le nostre attività facendo in modo che evitiate di dovervi recare negli uffici comunali, se non strettamente necessario.

Certo, il percorso da compiere è ancora lungo e nessuno è in grado di poter dire quanto ed in che modo questo dramma epocale durerà ed evolverà.

Una cosa, però, è sicura; sappiamo molto bene cosa, tutti noi, dobbiamo fare e quale è l’unica difesa che, in questo momento, possiamo mettere in campo contro questo nemico così abbietto: restare a casa evitando di esporre sé stessi ed ancor più il nostro prossimo ed i nostri cari, al rischio – contagio che, insidioso, ci attende fuori di casa.

Dobbiamo resistere e dobbiamo farlo nel modo più sereno possibile, senza intemperanze e senza nervosismi ma, anzi, vivendo questi periodi nella ricerca di antichi valori, fatti di rapporti umani, anche se spesso a distanza, del calore di una voce, anche se solo al telefono.

In famiglia cerchiamo di riappropriarci di quei sani valori di cui, in gran parte, abbiamo perso il ricordo, a causa del tran tran quotidiano, dei media e dei social che incombono costantemente.

Come ha detto Papa Francesco “ … ci siamo resi conto di trovarci tutti sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati ma allo stesso tempo importanti e necessari. Tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda …”.

Perciò, riappropriamoci di quella necessaria e sana solidarietà verso tutti, soprattutto verso coloro i quali, ingiustificabilmente, non proviamo un vero e proprio senso di fratellanza.

Insieme possiamo farcela e … ce la faremo!
Non è piaciuto a tutti il Progetto 100, così chiamato dalla Regione, per realizzare 100 posti letto di terapia intensiva per l'emergenza Covid 19. con l'aiuto degli imprenditori marchigiani.
A scagliarsi contro l'idea, per un duplice motivo, è il movimento Dipende da noi, con il candidato alle prossime elezioni regionali Roberto Mancini, che dice: "Ci sembra un progetto astratto e non equo. Astratto perchè ci sembra più fattibile l'idea di potenziare i presidi sanitari esistenti e riattivare quelli che sono stati smobilitati in questi anni con una strategia molto miope, che ha spezzato il rapporto tra le comunità locali e i presidi sanitari. Il virus, invece, ci sta dimostrando che questo rapporto è vitale. Bisognerebbe ripensare radicalmente al tipo di logica con cui si è gestita la sanità in questi anni".
Poi la questione che riguarda l'entroterra e le zone del sisma, chiamate in questo caso a contribuire al progetto regionale: "Un progetto non equo  - contesta Mancini - perchè dopo anni di abbandono di tutti i cittadini delle zone terremotate, facendo di questo quasi un problema settoriale, marginale, mentre è un problema di tutti i marchigiani ed è un problema nazionale, come si può chiedere agli imprenditori del cratere di contribuire a questa impresa? Mi pare ingiusto e contraddittorio. Bisognerebbe invece risarcire le forze economiche, i cittadini, la popolazione del cratere e toglierli dall'abbandono in cui sono stati fino ad oggi. Non può essere l'emergenza del Coronavirus a cancellare completamente questo stato di abbandono che deve conoscere la sua fine quanto prima".

GS



Si cercava di sdrammatizzare, nelle zone terremotate, dopo il decreto Covid-19 che chiedeva di restare a casa.
Nelle zone colpite dal sisma del 2016, infatti, negli alti e bassi della resilienza, si fa fatica ad accostare il monito "Restate a casa" con un'immagine di serenità. E allora sui social giravano diverse vignette ironiche su questo accostamento, quasi ad esorcizzare la paura che tornasse una scossa mentre tutti sono necessariamente a casa.
Vignette che non sono servite, però, a non farlo accadere. Questa mattina, infatti, alle 5.49, l'entoterra Maceratese è ripiombato nella paura con la scossa di magnitudo 3.3 con epicentro Montecavallo.
Una paura che oggi si aggiunge a quella dell'emergenza sanitaria, proprio quando anche parchi e giardini restano chiusi, giustamente, per evitare uscite non necessarie, ma anche quando le scosse riportano la paura dei terremotati a ricordi più tristi.
Giselle Ferretti, psicologa e psicoterapeuta che più volte è intervenuta sul tema del sisma dice: "Dobbiamo considerare la paura come alleata, anche se non è una emozione piacevole. Ci serve per mettere in moto le risorse che abbiamo dentro di noi per poterci mettere al sicuro. Certamente, la situazione che ci troviamo a vivere è paradossale perchè per il Coronavirus dobbiamo restare in casa e per il sima dobbiamo uscire. Una situazione da cui è difficile uscire. Suggerisco, per non cadere nel panico, di vivere il momento. La possibilità delle scosse purtroppo ci è nota da diversi anni. Concentriamoci sul qui ed ora, affrontiamo le difficioltà momento per momento e, come tutte le cose, passerà ache questa".
È anche vero che accanto al problema delle due paure, ora ci si trova a vievere quello dell'isolamento. Prima, durante una scosa o subito dopo, un abbraccio o il conforto di qualcuno vicino poteva essere un palliativo. Oa si è costretti all'isolamento: "Questo è il più grande problema dell'emergenza sanitaria - dice Giselle Ferretti - Sappiamo che la prima cosa che porta a fare la paura è quella di cercare conforto e sicurezza negli altri, addirittura di sconosciuti, come le amicizie che nascono proprio prima di dare un esame universiario. L'isolamento fisico è un problema. benchè noi oggi siamo dei privilegiati: ci possiamo connettere in tanti altro modi. Non è la stessa cosa, ma non è nemmeno niente. Più saremo bravi a resistere e a mantenere questo comportamento e più velocemente questo problema si affievolirà e scomparirà".

Giulia Sancricca
La Protezione Civile emanerà a breve l’ordinanza che accoglie la richiesta della regione Marche di proroga del Contributo di autonoma sistemazione di 60 giorni. Il termine attualmente in vigore sarebbe il 18 marzo. "Un grazie per l’impegno preso va al capo della Protezione Civile Borrelli - afferma il presidente Luca Ceriscioli - ed è importante la rapida formalizzazione. Siamo in una situazione di doppia emergenza: quella sanitaria nazionale del Coronavirus e quella che viviamo da oltre tre anni, nata con il sisma del 2016 che ha distrutto un terzo della nostra regione. Per quanto riguarda il Cas ci siamo mossi, fin da subito per ottenere la proroga dei termini per la presentazione della modulistica necessaria per verificare la permanenza o meno del diritto a ricevere il contributo. Quando a novembre 2019, con l’ordinanza 614 è emersa la scelta di rimodulazione del Cas, ho chiesto formalmente a Borrelli di posticipare i termini per la presentazione della documentazione, ma la richiesta non è stata accolta. Due giorni fa ho scritto nuovamente al Capo della Protezione civile Borrelli perché il Cas è una misura fondamentale di sostegno alle famiglie che vivono nei territori colpiti dal terremoto e va garantita, soprattutto alla luce dell’emergenza COVID-19 che rende ancor più complicati gli spostamenti delle persone verso gli uffici e il lavoro del personale che si dedica a verificare i requisiti dei beneficiari del contributo. Per le popolazioni terremotate presentare le dichiarazioni in questa situazione è impossibile. L’impegno della Regione Marche è sempre stato quello di facilitare i comuni e i cittadini affinché non perdano il sostegno che deve accompagnare le persone fino al rientro nelle proprie abitazioni. Ancor di più nella situazione drammatica che stiamo vivendo è fondamentale continuare a sentirsi una comunità e sentire che le esigenze dei cittadini delle Marche, già così duramente colpiti, vengono ascoltate dal governo che può cambiare, con le sue scelte, il corso della ricostruzione”.
Mentre il premier Conte, in diretta televisiva e social, annunciava che i servizi postali e bancari sarebbero stati garantiti, a San Ginesio il primo cittadino pubblicava l'annuncio con cui Poste Italiane ha deciso di chiudere gli uffici in centro storico.
"Ci siamo arrabiati - ha detto Giuliano Ciabocco - perchè la comunicazione è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri e non avremmo potuto vederla se non stamattina.
Io credo che uan decisione come questa, in una situazione di emergenza, debbano essere concertate almeno con l'amministrazione comunale.
Se dobbiamo evitare spostamenti - aggiunge - io credo che una turnazione anche al centro storico dove ci sono ancora cittadini, doveva e poteva essere mantenuta. Capisco il disagio all'interno di un container come quello degli uffici in centro, ma avrebbero potuto trovare soluzioni alternative e pagare l'affitto in altri locali.
Sono liberi di scegliere dove poter lavorare, ma credo che non debbano essere penalizzati i cittadini".

Il sindaco analizza la situazione anche sulla base degli accordi presi nel corso della riunione di qualche mese fa a Roma con i vertici di Poste Italiane e i sindaci del territorio: "Dissero che non solo gli uffici dei piccoli centri non sarebbero stati chiusi, ma che anzi sarebbero stati potenziati.
Ho trovato fuori luogo, ora, questa scelta, soprattutto perchè non concertata, e che costringe chi vive a San Ginesio a spostarsi con l'auto e creare disagio in un altro ufficio".

Il primo cittadino ha già mobilitato il legale dell'ente per valutare gli estremi di "Interruzione di pubblico servizio".

GS
Ferma la risposta del sindaco di Tolentino, Giuseppe Pezzanesi, sulla richiesta del Comitato 30 ottobre che "vengano presi dei provvedimenti per il villaggio container di via Colombo in questo momento di emergenza sanitaria".

Attacca il Comitato, il primo cittadino, ribadendo come "Un Comitato spontaneo, non eletto da nessunoo ci dica che ai container ci possano essere problemi. Lo ringraziamo, ma lo sappiamo già. Non abbiamo bisogno di chi lancia l'allarme e poi non fa nulla per darci una mano. Fare sciacallaggio sulle situazioni di pericolo lo facciamo fare a chi è specilizzato".

Poi la risposta sui provvedimenti presi per le strutture dove si trovano le famiglie terremotate con mensa e spazi in comune: "Da ieri abbiamo disposoto l'aumento di turni di sicurezza e sopralluoghi con carabinieri e vigili urbani - dice Pezzanesi - . Abbiamo sanificato come le norme sanitarie prevedono e predisposto la turnazione nei momenti della consumazione dei pasti e della fruizione degli spazi, per evitare assembramenti. Ci sono ferrei controlli per chi esce per andare a lavorare e abbiamo per questo disposto anche una recizione diversa per fare un solo ingresso e controllare le persone in entrata".

Il primo cittadino di Tolentino attacca anche sulla gestione nazionale dell'emergenza: "Noi abbiamo attivato subito il COC come facciamo nelle situazioni più difficili. Non abbiamo mai avuto bisogno di essere pungolati sotto questo aspetto perchè siamo sempre pronti a intervenire. Abbiamo messo in atto tutto quello che necessita. Lo stesso Governo ha avuto delle smagliature, al di là dell'opportunismo di chi è sempre pronto a dire cosa avrebbe fatto. Siamo consapevoli che è difficile gestire una emergenza come questa, ma dobbiamo ammettre che noi sindaci, generalmente, siamo l'ultima ruota del carro, non veniamo coinvolti abbastanza. Siamo abituati a fare da soli, ma non possiamo fare da soli quando c'è bisogno di fondi. Bisognerebbe sentire chi vive il territorio prima di prendere provvedimenti". 

GS




Coronavirus e terremoto.
Ad accendere i riflettori sulle condizioni dei terremotati che vivono nel villaggio container di via Colombo a Tolentino, in questo periodo di emergenza sanitaria, è il Comitato 30 Ottobre che, attraverso una nota vuole richiamare l'attenzione di autorità comunali e regionali.

"Le prescrizioni previste dalle autorità sanitarie - scrivono - , dal distanziamento sociale all'isolamento, lì rischiano di non essere rispettate per oggettivi motivi fisici.

Ricordiamo che gli ospiti dei container condividono sia i bagni che la mensa con spazi comuni promiscui anche dai tanti bambini lì presenti. 

Nonostante i continui appelli - concludono - , è opportuno che si intervenga affinché venga garantita l'incolumità dei cittadini ospitati nella struttura".

GS
“E’ vero, siamo montagna: una montagna di dignità e di capacità di reagire”.
Si può concentrare in questa sola frase dell’imprenditore camerte Carlo Matteucci la sintesi della forza e dello spirito, ma anche dell’amarezza, di chi a Camerino, come anche nei comuni di tutta l’area montana della provincia, si ritrova a fare i conti con una nuova emergenza dopo il sisma. “Piangere non fa per noi - dice il ristoratore -, anche perché le lacrime, ammesso che mai le abbiamo avute, le abbiamo finite da tempo. Siamo abituati a rilanciare e lo facciamo, questa volta, attivando il servizio di consegna a domicilio di tutte le preparazioni presenti nel nostro menù”. 

Ancora una volta, quindi, l’esempio arriva da chi ha scelto di non arrendersi e, anzi, di mettersi in gioco alzando la posta. “Siamo abituati – dice Carlo Matteucci, che gestisce il ristorante pizzeria Etoile di Camerino insieme al socio Luca Sabbatini – a vivere, mi si conceda la terminologia, con una bomba sotto al sedere. Il terremoto ce lo ha fatto capire per ben tre volte in venti anni, ci ha fiaccati, ma non ci ha sconfitti. Ora apprendiamo che l’ospedale della nostra città è stato smantellato per accogliere i malati di Covid19. Non entro nel merito della decisione. Se serviva è giusto che sia stato fatto, anche se aspettiamo, noi come tante partite iva o semplici cittadini del territorio e non solo, di capire se e quali saranno le garanzie per il futuro delle nostre comunità. Ieri sera anche l’ordinanza, a livello nazionale, che impone la chiusura alle 18. Anche questa, evidentemente, ha una sua utilità - dice - e una altrettanto certa importanza. Ci adeguiamo a tutto, ma la passività non è l’atteggiamento dei camerti e della gente di montagna. Ognuno deve fare il suo, con il massimo della collaborazione. E’ per questo che sin da ieri sera ci siamo attivati per predisporre un servizio di consegna a domicilio da affiancare al normale servizio di asporto. Il ristorante sarà normalmente aperto a pranzo, nel pieno rispetto di tutte le normative e i dettami a cui sono sottoposte le attività di ristorazione, poi, dalle 18 e fino alle 22 continueremo garantendo il solo servizio a domicilio. Servizio che, comunque, sarà attivo anche durante il giorno per chiunque vorrà usufruirne”. 

È questo l'esempio di chi dal sisma ha imparato a rimboccarsi le maniche e ad attendere che spunti il sole dopo la tempesta. Certamente, queste terre attendono da tanto una boccata d'aria che di certo non arriverà in questo periodo, ma non si possono permettere di chiudere la saracinesca. Non lo hanno fatto tre anni e mezzo fa e non lo vogliono fare oggi, anzi, accettando di diventare "zona rossa" nella zona rossa vogliono dimostrare che è giusto tendere la mano a chi ne ha bisogno, ma è giusto anche che quella mano venga tesa per loro.

GS





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