Donatella Rosi. Nel silenzio della Visso di oggi #primalepersone

Mercoledì, 17 Febbraio 2021 16:30 | Letto 1350 volte   Clicca per ascolare il testo Donatella Rosi. Nel silenzio della Visso di oggi #primalepersone Nella prima puntata del programma radio e della rubrica #primalepersone, nato per testimoniare, grazie alle interviste dirette e il racconto personale fatto dai cittadini, una situazione che riguarda un territorio, incontro Donatella Rosi. Donatella vive con la sua famiglia in una Sae, soluzione abitativa di emergenza, a Visso, come tanti suoi concittadini. Le chiedo come si sta e subito mi porta nel suo mondo e in quello di migliaia di persone del centro Italia terremotato, alle prese con l’attesa della ricostruzione. “Non è casa tua, dico solo questo, nel senso che comunque ti ritrovi in un ambiente dove sai che starai per un po di anni. Si sta abbastanza bene, sono abbastanza confortevoli nonostante i problemi che possono avere e che hanno avuto. Sono molto calde in inverno, però si sta un po come in un campeggio, nel senso che comunque tu sei lì, vivi insieme agli altri ma nello stesso tempo forse senti di più la solitudine. Quella a Villa Sant’Antonio dove sono io è molto grande, siamo in tanti ma non so neanche chi ci sta. In quelle più lontane da me cè un silenzio a volte, anche in piena estate, che è inquietante. Cè tanta difficoltà anche a socializzare nelle Sae, perlomeno nella mia realtà.” Stiamo parlando di un comune piccolo, perché Visso prima del sisma contava oltre 1100 abitanti, adesso non conosciamo i dati precisi ma sappiamo che sono probabilmente qualche centinaio in meno. Quindi tu che sei una vissana non sai chi hai nellultima Sae del tuo villaggio? Questo mi fa pensare che le persone si sono ancora di più ritirate. “A Visso in nessun villaggio Sae cè unarea di incontro, tra laltro non abbiamo aree di incontro proprio, quindi è difficile trovare un luogo dove vedersi. Non so per quale motivo c’è questa chiusura, ognuno è chiuso allinterno della propria casetta e cè questo silenzio. Qualche volta si sentono i bambini che giocano. Adesso ci sono anche delle piccole aree in cui hanno donato dei giochi, quindi i piccoli spazi verdi ma manca una apertura, anche da prima del covid-19.” Voi come famiglie vi siete organizzati prima del covid in una sorta di aggregazione sociale quasi autogestita. “Con alcune famiglie ci siamo visti più volte per delle cene. Per fortuna cera il container dove era la chiesa, il sacerdote ce lha messo a disposizione, quindi lì ci siamo incontrati, facendo anche delle attività che ci hanno fatto dimenticare un po la solitudine, la difficoltà di socializzare che in questo momento è quella che manca, tu esci e non incontri nessuno, quindi la difficoltà di ricreare rapporti sociali tra sempre meno persone.” In questi territori chi soffre di più la situazione sono soprattutto le persone anziane che non escono dalle casette e i giovani che non hanno luoghi di incontro. “Prima c’era il campo da calcio e il palazzetto del ghiaccio a Ussita dove si organizzavano dei corsi tutto lanno, un bel gruppetto di bambini faceva il corso con la possibilità anche di fare degli stage estivi e invece adesso nulla, è un problema per tutte le fasce detà ma soprattutto per i ragazzi, perché comunque a 14-15 anni non hanno ancora lautonomia per andare fuori e se vuoi fare attività sportiva devi andare fuori. Questo cera anche prima, noi ci siamo sempre organizzati per quello che ci mancava andando altrove. Però in questo momento non cè altra possibilità. Ci organizziamo come genitori, si fatica un po di più, ci impegniamo per far stare insieme questi ragazzi. Per gli anziani il discorso dei servizi riguarda soprattutto quelli medici. A Visso il dottore è tornato a fare servizio costante tutti i giorni, però nei paesi vicini sono tuttora senza medico di famiglia.” Questi luoghi Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera, sono stati sempre considerati un po un tuttuno, lAltonera. Tu prevedi anche nel futuro una unione che sia più che formale, sostanziale? “Io non vedo altra strada né altre possibilità che quella di unirsi, perlomeno lavorare insieme e con uno stesso tipo di progettualità. Progettare insieme per rivivere questi territori.” Tu ci credi in cuor tuo Donatella? “Ci credo e ci spero, altrimenti non sarei qua, altrimenti avrei fatto la scelta che hanno fatto in tanti di andar via. Io credo alle potenzialità di questo territorio e credo alla qualità di vita diversa e migliore che qui si può fare. Però io faccio la guida ambientale, quindi amo la montagna, amo il verde, amo anche i posti abbastanza isolati, non mi interessa il centro delle città, qualche volta sì ma insomma. Qui ci sono tante possibilità di lavorare secondo me che non vengono colte, anche nel turismo. Certo la difficoltà di vita, la mancanza di servizi, rende tutto un pochino più difficile, anche la distanza, lo spopolamento che non è un problema solo di Visso ma di tutto lAppennino italiano. Però forse la sopravvivenza di questi territori è quella di attingere a persone che abbiano capacità imprenditoriali, che possano trovare in questi luoghi una opportunità di lavoro.”Barbara Olmai Altri approfondimenti su “L’Appennino Camerte” in uscita giovedì prossimoRiascolta qui lintervista completa:
Nella prima puntata del programma radio e della rubrica #primalepersone, nato per testimoniare, grazie alle interviste dirette e il racconto personale fatto dai cittadini, una situazione che riguarda un territorio, incontro Donatella Rosi. Donatella vive con la sua famiglia in una Sae, soluzione abitativa di emergenza, a Visso, come tanti suoi concittadini. Le chiedo come si sta e subito mi porta nel suo mondo e in quello di migliaia di persone del centro Italia terremotato, alle prese con l’attesa della ricostruzione.

“Non è casa tua, dico solo questo, nel senso che comunque ti ritrovi in un ambiente dove sai che starai per un po' di anni. Si sta abbastanza bene, sono abbastanza confortevoli nonostante i problemi che possono avere e che hanno avuto. Sono molto calde in inverno, però si sta un po' come in un campeggio, nel senso che comunque tu sei lì, vivi insieme agli altri ma nello stesso tempo forse senti di più la solitudine. Quella a Villa Sant’Antonio dove sono io è molto grande, siamo in tanti ma non so neanche chi ci sta. In quelle più lontane da me c'è un silenzio a volte, anche in piena estate, che è inquietante. C'è tanta difficoltà anche a socializzare nelle Sae, perlomeno nella mia realtà.”

Stiamo parlando di un comune piccolo, perché Visso prima del sisma contava oltre 1100 abitanti, adesso non conosciamo i dati precisi ma sappiamo che sono probabilmente qualche centinaio in meno. Quindi tu che sei una vissana non sai chi hai nell'ultima Sae del tuo villaggio? Questo mi fa pensare che le persone si sono ancora di più ritirate. “A Visso in nessun villaggio Sae c'è un'area di incontro, tra l'altro non abbiamo aree di incontro proprio, quindi è difficile trovare un luogo dove vedersi. Non so per quale motivo c’è questa chiusura, ognuno è chiuso all'interno della propria casetta e c'è questo silenzio. Qualche volta si sentono i bambini che giocano. Adesso ci sono anche delle piccole aree in cui hanno donato dei giochi, quindi i piccoli spazi verdi ma manca una apertura, anche da prima del covid-19.”

Voi come famiglie vi siete organizzati prima del covid in una sorta di aggregazione sociale quasi autogestita. “Con alcune famiglie ci siamo visti più volte per delle cene. Per fortuna c'era il container dove era la chiesa, il sacerdote ce l'ha messo a disposizione, quindi lì ci siamo incontrati, facendo anche delle attività che ci hanno fatto dimenticare un po' la solitudine, la difficoltà di socializzare che in questo momento è quella che manca, tu esci e non incontri nessuno, quindi la difficoltà di ricreare rapporti sociali tra sempre meno persone.” In questi territori chi soffre di più la situazione sono soprattutto le persone anziane che non escono dalle casette e i giovani che non hanno luoghi di incontro. “Prima c’era il campo da calcio e il palazzetto del ghiaccio a Ussita dove si organizzavano dei corsi tutto l'anno, un bel gruppetto di bambini faceva il corso con la possibilità anche di fare degli stage estivi e invece adesso nulla, è un problema per tutte le fasce d'età ma soprattutto per i ragazzi, perché comunque a 14-15 anni non hanno ancora l'autonomia per andare fuori e se vuoi fare attività sportiva devi andare fuori. Questo c'era anche prima, noi ci siamo sempre organizzati per quello che ci mancava andando altrove. Però in questo momento non c'è altra possibilità.

Ci organizziamo come genitori, si fatica un po' di più, ci impegniamo per far stare insieme questi ragazzi. Per gli anziani il discorso dei servizi riguarda soprattutto quelli medici. A Visso il dottore è tornato a fare servizio costante tutti i giorni, però nei paesi vicini sono tutt'ora senza medico di famiglia.”

Questi luoghi Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera, sono stati sempre considerati un po' un tutt'uno, l'Altonera. Tu prevedi anche nel futuro una unione che sia più che formale, sostanziale? “Io non vedo altra strada né altre possibilità che quella di unirsi, perlomeno lavorare insieme e con uno stesso tipo di progettualità. Progettare insieme per rivivere questi territori.” Tu ci credi in cuor tuo Donatella? “Ci credo e ci spero, altrimenti non sarei qua, altrimenti avrei fatto la scelta che hanno fatto in tanti di andar via. Io credo alle potenzialità di questo territorio e credo alla qualità di vita diversa e migliore che qui si può fare. Però io faccio la guida ambientale, quindi amo la montagna, amo il verde, amo anche i posti abbastanza isolati, non mi interessa il centro delle città, qualche volta sì ma insomma.

Qui ci sono tante possibilità di lavorare secondo me che non vengono colte, anche nel turismo. Certo la difficoltà di vita, la mancanza di servizi, rende tutto un pochino più difficile, anche la distanza, lo spopolamento che non è un problema solo di Visso ma di tutto l'Appennino italiano. Però forse la sopravvivenza di questi territori è quella di attingere a persone che abbiano capacità imprenditoriali, che possano trovare in questi luoghi una opportunità di lavoro.”

Barbara Olmai

Altri approfondimenti su “L’Appennino Camerte” in uscita giovedì prossimo

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