Lago di Pilato: acque in calo per clima e sisma

Sabato, 30 Maggio 2020 16:08 | Letto 171 volte   Clicca per ascolare il testo Lago di Pilato: acque in calo per clima e sisma A mettere in evidenza gli effetti negativi del sisma sui meravigliosi Laghi di Pilato è uno studio dell’Ispra. Ogni anno nella stagione calda, la superficie dello specchio d’acqua si abbassa ma negli ultimi anni si è registrata una crisi idrica importante che ha determinato l’abbassamento con frequenza maggiore, del livello delle acque. Le ragioni sono diverse, ed il Parco Nazionale dei Monti Sibillini si è subito attivato per un monitoraggio costante dello specchio d’acqua nel cui habitat vive anche il piccolo Chirocefalo del Marchesoni, un crostaceo che ha scelto da tempo immemore il lago di Pilato come sua unica dimora. Per garantirne la sopravvivenza è fondamentale non avvicinarsi alle sponde e, qualora le acque risultassero assenti come successo più volte in estate, è vietato calpestarne la superficie, perché lì si annidano le uova del Chirocefalo, capaci di resistere a periodi di siccità ma non, ovviamente, ai comportamenti sbagliati di persone incaute. Un ruolo nell’implementare le conseguenze nefaste dei cambiamenti climatici anche il terremoto del 2016. Secondo l’Istituto è aumentata la velocità di infiltrazione delle acque del lago nel sottosuolo per una probabile variazione di permeabilità dovuta appunto agli effetti del sisma. “Occorre cautela ed attenzione - sottolinea Carlo Bifulco, direttore del Parco -. Temevamo questo scenario, amplificato dal sisma del 2016. Dobbiamo tutelare la specificità del lago di Pilato non solo dal punto di vista paesaggistico quanto piuttosto da quello faunistico data la presenza nelle sue acque del Chirocefalo del Marchesoni. Raccomandiamo a chi decidesse di intraprendere un’escursione verso il lago di non avvicinarsi alle sue sponde e a quel che rimane dello specchio d’acqua rispettando un areale ampio poiché sotto quel pietrisco si nascondono le uova del piccolo crostaceo, in uno stadio di diapausa. Appena le condizioni ambientali miglioreranno, il percorso di sviluppo dell’animale riprenderà continuando ad assicurarne la millenaria presenza nel lago”. In questi giorni avrebbe dovuto tenersi un sopralluogo nel sito, effettuato da tecnici del Parco, dell’ISPRA e dell’Università di Perugia. L’ISPRA si occupa degli aspetti idrogeologici, l’Università di Perugia di quelli legati all’habitat. “I sopralluoghi sono solo rimandati, per ragioni logistiche, di qualche giorno - prosegue - mentre l’altro ieri i nostri tecnici, insieme ad alcune guide del Parco e ai carabinieri forestali, sono saliti al lago per prenderne visione e documentare la situazione in cui si trova”. Accanto al fattore sismico però c’è quello climatico che ha un ruolo preponderante: “le scarse precipitazioni piovose e nevose di questi ultimi anni - continua Bifulco – hanno impedito il formarsi dei depositi di neve che alimentano il lago. In una prospettiva più ampia, una modalità efficace per affrontare l’emergenza climatica è cercare di implementare una forestazione intensiva delle aree marginali ed abbandonate per aumentare la capacità di intercettazione e ritenzione delle risorse idriche nel terreno e di assorbimento dell’anidride carbonica. È risaputo che la presenza di foreste migliora il clima poiché attenua le massime temperature e l’aridità conseguente. Il Parco, in questo senso, può giocare un ruolo come esempio virtuoso, ma è chiaro che l’azione deve riguardare aree fuori Parco. È lì che si giocherà la battaglia”. Anche perché non è solo il lago di Pilato a soffrire di carenza idrica, ma diversi corsi d’acqua, sorgenti e l’intero ecosistema acquatico presente nel Parco e fuori, “per cui tornare ad un uso consapevole dell’acqua - conclude Bifulco - sarà non più una scelta bensì una necessità”.
A mettere in evidenza gli effetti negativi del sisma sui meravigliosi Laghi di Pilato è uno studio dell’Ispra. Ogni anno nella stagione calda, la superficie dello specchio d’acqua si abbassa ma negli ultimi anni si è registrata una crisi idrica importante che ha determinato l’abbassamento con frequenza maggiore, del livello delle acque. Le ragioni sono diverse, ed il Parco Nazionale dei Monti Sibillini si è subito attivato per un monitoraggio costante dello specchio d’acqua nel cui habitat vive anche il piccolo Chirocefalo del Marchesoni, un crostaceo che ha scelto da tempo immemore il lago di Pilato come sua unica dimora. Per garantirne la sopravvivenza è fondamentale non avvicinarsi alle sponde e, qualora le acque risultassero assenti come successo più volte in estate, è vietato calpestarne la superficie, perché lì si annidano le uova del Chirocefalo, capaci di resistere a periodi di siccità ma non, ovviamente, ai comportamenti sbagliati di persone incaute.

Un ruolo nell’implementare le conseguenze nefaste dei cambiamenti climatici anche il terremoto del 2016. Secondo l’Istituto è aumentata la velocità di infiltrazione delle acque del lago nel sottosuolo per una probabile variazione di permeabilità dovuta appunto agli effetti del sisma.

“Occorre cautela ed attenzione - sottolinea Carlo Bifulco, direttore del Parco -. Temevamo questo scenario, amplificato dal sisma del 2016. Dobbiamo tutelare la specificità del lago di Pilato non solo dal punto di vista paesaggistico quanto piuttosto da quello faunistico data la presenza nelle sue acque del Chirocefalo del Marchesoni. Raccomandiamo a chi decidesse di intraprendere un’escursione verso il lago di non avvicinarsi alle sue sponde e a quel che rimane dello specchio d’acqua rispettando un areale ampio poiché sotto quel pietrisco si nascondono le uova del piccolo crostaceo, in uno stadio di diapausa. Appena le condizioni ambientali miglioreranno, il percorso di sviluppo dell’animale riprenderà continuando ad assicurarne la millenaria presenza nel lago”.

In questi giorni avrebbe dovuto tenersi un sopralluogo nel sito, effettuato da tecnici del Parco, dell’ISPRA e dell’Università di Perugia. L’ISPRA si occupa degli aspetti idrogeologici, l’Università di Perugia di quelli legati all’habitat. “I sopralluoghi sono solo rimandati, per ragioni logistiche, di qualche giorno - prosegue - mentre l’altro ieri i nostri tecnici, insieme ad alcune guide del Parco e ai carabinieri forestali, sono saliti al lago per prenderne visione e documentare la situazione in cui si trova”.

Accanto al fattore sismico però c’è quello climatico che ha un ruolo preponderante: “le scarse precipitazioni piovose e nevose di questi ultimi anni - continua Bifulco – hanno impedito il formarsi dei depositi di neve che alimentano il lago. In una prospettiva più ampia, una modalità efficace per affrontare l’emergenza climatica è cercare di implementare una forestazione intensiva delle aree marginali ed abbandonate per aumentare la capacità di intercettazione e ritenzione delle risorse idriche nel terreno e di assorbimento dell’anidride carbonica. È risaputo che la presenza di foreste migliora il clima poiché attenua le massime temperature e l’aridità conseguente. Il Parco, in questo senso, può giocare un ruolo come esempio virtuoso, ma è chiaro che l’azione deve riguardare aree fuori Parco. È lì che si giocherà la battaglia”. Anche perché non è solo il lago di Pilato a soffrire di carenza idrica, ma diversi corsi d’acqua, sorgenti e l’intero ecosistema acquatico presente nel Parco e fuori, “per cui tornare ad un uso consapevole dell’acqua - conclude Bifulco - sarà non più una scelta bensì una necessità”.


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