Cementificio: ecco l'aut aut. La svolta arriva dalla Regione.

Mercoledì, 06 Giugno 2018 17:06 | Letto 1583 volte   Clicca per ascolare il testo Cementificio: ecco l'aut aut. La svolta arriva dalla Regione. “Finalmente dopo anni di letargo, passati a tergiversare, a riflettere, è uscito un primo documento alquanto significativo. In pratica una svolta epocale, linizio della resa dei conti, di un processo di cambiamento irreversibile”. Sono le parole del consigliere regionale Luigi Zura-Puntaroni che fanno seguito ad una comunicazione molto importante che la Regione ha inviato alla Cementir di Caltagirone. Si tratta di un vero e proprio ultimatum e, se verrà disatteso, ne conseguirà la conclusione definitiva del procedimento di riesame dell’autorizzazione impatto ambientale (Aia), per la riapertura dello stabilimento.  Secondo la Regione, avrebbe in realtà dovuto porre fine al procedimento lo sportello unico per le attività produttive di Castelraimondo. Il Comune però non ha voluto procedere in tal senso facendo ricorso al Tar nei confronti della Regione, ritenendo che fosse quest’ultima a dover mettere la parola fine su questa vicenda. Alla fine, il 1 giugno la Regione stessa ha deciso di prendere in mano la situazione come autorità competente e di inviare un’ultima comunicazione alla Cementir in seguito alla quale la ditta avrà 10 giorni per inviare tutta la documentazione richiesta e mancante. Altrimenti si chiuderà definitivamente il capitolo del cementificio di Castelraimondo.  È numerosissima la documentazione ritenuta non adeguata o totalmente assente, a partire da quella relativa ad alcune direttive europee: “La documentazione sull’adeguamento alla direttiva Ied (emissioni industriali) presentata in allegato alla domanda di riesame è carente e non omogenea in quanto è pressoché la stessa di quella già presentata nel 2010 per l’Aia come impianto esistente senza adeguarla alle nuova normativa. Le Bat Conclusions (migliori tecniche disponibili) per il relativo settore di attività - si legge - dovevano essere applicate all’installazione entro il 7 aprile 2017, risulta pertanto decorso tale termine senza che la ditta abbia adempiuto agli obblighi di applicazione o abbia chiesto deroghe”. Sono anche altre le normative europee per cui non è stata presentata pertinente documentazione e mancano addirittura il quadro programmatico, progettuale e ambientale: “In relazione ai cicli produttivi, non è stato presentato lo schema a blocchi dettagliato dell’impianto e/o di ciascuna attività né descritte tutte le fasi e le operazioni che vengono effettuate per passare dalle materie in ingresso ai prodotti in uscita. È carente - prosegue la Regione - la descrizione delle linee produttive e delle apparecchiature […]”. Anche in merito all’inquinamento delle acque e dell’aria la Regione contesta la mancanza o l’inadeguatezza della documentazione presentata per poi arrivare ad un tasto estremamente “dolente”, quello dei rifiuti utilizzati come combustibile, il Css: non sono state descritte dettagliatamente le operazioni di normale pratica industriale finalizzate all’utilizzo dei rifiuti non pericolosi nel processo produttivo”. Non è stato adeguato nemmeno il piano di monitoraggio e controllo né è stato inviato il manuale delle procedure per le emergenze ambientali del sito e né, ancora, ci sono elementi oggettivi che provano la non contaminazione di suolo e acqua.  Il 26 ottobre scorso la Regione ha trasmesso allo Sportello Unico Attività Produttive di Castelraimondo la richiesta di porre fine alla procedura come unico soggetto di riferimento per i procedimenti che abbiano ad oggetto attività produttive. Ma, visto il ricorso al Tar del Comune, la svolta arriva dalla Regione che scrive in ultimo: “I richiedenti hanno il diritto di presentare le loro osservazioni, corredate da documenti utili e pertinenti al superamento dei motivi ostativi all’accoglimento della domanda, entro il termine perentorio di 10 giorni dal ricevimento della presente comunicazione. In caso contrario - conclude - sarà emesso il provvedimento definitivo di diniego”. Soddisfatto il consigliere regionale Luigi Zura-Puntaroni, da sempre attivo per scongiurare la riapertura dell’impianto in nome della salute dei cittadini: “Finalmente gli uffici della regione Marche si sono mossi. Dopo anni di letargo, lunghissimo tempo dedicato a tergiversare, a riflettere (in realtà a pensare come venirne fuori senza farsi male) è uscito un primo documento alquanto significativo. In pratica una svolta epocale, linizio della resa dei conti, linizio di un processo di cambiamento irreversibile. Se tutti gli enti - sottolinea in conclusione - fino a oggi preposti alla salvaguardia dellambiente e della salute dei propri cittadini sapranno essere compatti si potrà ipotizzare addirittura una bonifica del sito”.

“Finalmente dopo anni di letargo, passati a tergiversare, a riflettere, è uscito un primo documento alquanto significativo. In pratica una svolta epocale, l'inizio della resa dei conti, di un processo di cambiamento irreversibile”. Sono le parole del consigliere regionale Luigi Zura-Puntaroni che fanno seguito ad una comunicazione molto importante che la Regione ha inviato alla Cementir di Caltagirone. Si tratta di un vero e proprio ultimatum e, se verrà disatteso, ne conseguirà la conclusione definitiva del procedimento di riesame dell’autorizzazione impatto ambientale (Aia), per la riapertura dello stabilimento. 

Secondo la Regione, avrebbe in realtà dovuto porre fine al procedimento lo sportello unico per le attività produttive di Castelraimondo. Il Comune però non ha voluto procedere in tal senso facendo ricorso al Tar nei confronti della Regione, ritenendo che fosse quest’ultima a dover mettere la parola fine su questa vicenda. Alla fine, il 1 giugno la Regione stessa ha deciso di prendere in mano la situazione come autorità competente e di inviare un’ultima comunicazione alla Cementir in seguito alla quale la ditta avrà 10 giorni per inviare tutta la documentazione richiesta e mancante. Altrimenti si chiuderà definitivamente il capitolo del cementificio di Castelraimondo. 

cementificio ok

È numerosissima la documentazione ritenuta non adeguata o totalmente assente, a partire da quella relativa ad alcune direttive europee: “La documentazione sull’adeguamento alla direttiva Ied (emissioni industriali) presentata in allegato alla domanda di riesame è carente e non omogenea in quanto è pressoché la stessa di quella già presentata nel 2010 per l’Aia come impianto esistente senza adeguarla alle nuova normativa. Le Bat Conclusions (migliori tecniche disponibili) per il relativo settore di attività - si legge - dovevano essere applicate all’installazione entro il 7 aprile 2017, risulta pertanto decorso tale termine senza che la ditta abbia adempiuto agli obblighi di applicazione o abbia chiesto deroghe”. Sono anche altre le normative europee per cui non è stata presentata pertinente documentazione e mancano addirittura il quadro programmatico, progettuale e ambientale: “In relazione ai cicli produttivi, non è stato presentato lo schema a blocchi dettagliato dell’impianto e/o di ciascuna attività né descritte tutte le fasi e le operazioni che vengono effettuate per passare dalle materie in ingresso ai prodotti in uscita. È carente - prosegue la Regione - la descrizione delle linee produttive e delle apparecchiature […]”. Anche in merito all’inquinamento delle acque e dell’aria la Regione contesta la mancanza o l’inadeguatezza della documentazione presentata per poi arrivare ad un tasto estremamente “dolente”, quello dei rifiuti utilizzati come combustibile, il Css: "non sono state descritte dettagliatamente le operazioni di normale pratica industriale finalizzate all’utilizzo dei rifiuti non pericolosi nel processo produttivo”.

Non è stato adeguato nemmeno il piano di monitoraggio e controllo né è stato inviato il manuale delle procedure per le emergenze ambientali del sito e né, ancora, ci sono elementi oggettivi che provano la non contaminazione di suolo e acqua. 

Il 26 ottobre scorso la Regione ha trasmesso allo Sportello Unico Attività Produttive di Castelraimondo la richiesta di porre fine alla procedura come unico soggetto di riferimento per i procedimenti che abbiano ad oggetto attività produttive. Ma, visto il ricorso al Tar del Comune, la svolta arriva dalla Regione che scrive in ultimo: “I richiedenti hanno il diritto di presentare le loro osservazioni, corredate da documenti utili e pertinenti al superamento dei motivi ostativi all’accoglimento della domanda, entro il termine perentorio di 10 giorni dal ricevimento della presente comunicazione. In caso contrario - conclude - sarà emesso il provvedimento definitivo di diniego”.

luigi zura puntaroni ok

Soddisfatto il consigliere regionale Luigi Zura-Puntaroni, da sempre attivo per scongiurare la riapertura dell’impianto in nome della salute dei cittadini: “Finalmente gli uffici della regione Marche si sono mossi. Dopo anni di letargo, lunghissimo tempo dedicato a tergiversare, a riflettere (in realtà a pensare come venirne fuori senza farsi male) è uscito un primo documento alquanto significativo. In pratica una svolta epocale, l'inizio della resa dei conti, l'inizio di un processo di cambiamento irreversibile. Se tutti gli enti - sottolinea in conclusione - fino a oggi preposti alla salvaguardia dell'ambiente e della salute dei propri cittadini sapranno essere compatti si potrà ipotizzare addirittura una bonifica del sito”.

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