Le suore clarisse di Camerino, vicine a chi è in prima linea

Martedì, 24 Marzo 2020 18:05 | Letto 794 volte   Clicca per ascolare il testo Le suore clarisse di Camerino, vicine a chi è in prima linea Anche le suore clarisse del monastero di Santa Chiara a Camerino, attive nella raccolta fondi a favore di medici e infermieri del Covid Hospital di Camerino. Con una città che dall’oggi al domani si è ritrovata ad avere due ‘zone rosse’, le sorelle hanno aderito all’’appello lanciato dalla dottoressa Gabriella Winni Mazzoli per sostenere il personale sanitario impegnato in prima linea nella cura dei malati, accolti nell’ospedale di Camerino. “ Abbiamo raccolto subito questo appello – spiega suor Laura Cristiana-. Quando abbiamo ricevuto la notizia della trasformazione del nosocomio in Covid Hopital, penso che siamo rimasti tutti smarriti e credo anche arrabbiati, perché comunque il terremoto già ci ha tolto tanto; non potevamo dunque lasciare che questo nuovo terremoto del covid-19 togliesse serenità anche ai nostri amici e fratelli infermieri e medici che con dedizione, si prodigano tra le corsie dell’ospedale. Non potevamo  non ascoltare e non accogliere questo appello che sta avendo una risposta anche più generosa di quanto avremmo potuto pensare- dice ancora la religiosa- e che dimostra  che l’Italia ha un cuore davvero grande e soprattutto ha un cuore che sa riconoscere quanto fanno queste persone che in prima linea si spendono e si donano per gli ammalati. Tante persone, non necessariamente delle Marche ma anche di altre regioni, hanno risposto davvero con tanta generosità. Attraverso i canali media c’è stata anche la possibilità di diffondere maggiormente questa richiesta d’aiuto, il che ha fatto da cassa da risonanza allappello; quello che si è potuto notare, è che la fatica e il dolore quando vissuti insieme hanno un altro sapore: si sente il bisogno di collaborare e sentirsi più uniti”. Davvero il dramma dell’epidemia ha cambiato il volto di tante cose sulle quali siamo stati a chiamati a riflettere con maggiore profondità; molto stiamo riscoprendo, altro stiamo tutti imparando. “Questo invisibile e piccolo virus- - prosegue suor Laura Cristiana-- ci ha ricordato che noi siamo molto poco, siamo fragili e precari e con questa fragilità dobbiamo fare i conti. Dobbiamo farci i conti adesso che siamo in piena pandemia ma dovremo farceli anche quando sarà passata, perché avremo una fragilità  economica  ma anche una fragilità sociale e psichica che dovrà essere presa in mano, e, credo che in questo San Francesco e Santa Chiara, in fondo sono dei maestri perché loro hanno saputo abbracciare la fragilità che è propria dell’uomo, per consegnarla al Signore. Qualche giorno fa una persona mi ha chiesto se credessi allo slogan Andrà tutto bene” che viene ripetuto in questi giorni; ho risposto che lo credo, ci prego e lo spero, ma non in maniera semplicistica come fosse un bel finale di telefilm, ma perché credo che il Signore in tutto questo non ci abbandoni. Certo, ci sta insegnando a fissare lo sguardo sulle poche cose che contano e a ripartire da quelle, anche per ricostruire un’esistenza più vera, più umana e con ritmi meno frenetici. Unesistenza che abbia il gusto e il sapore delle cose che contano”.C.C,.
Anche le suore clarisse del monastero di Santa Chiara a Camerino, attive nella raccolta fondi a favore di medici e infermieri del Covid Hospital di Camerino. Con una città che dall’oggi al domani si è ritrovata ad avere due ‘zone rosse’, le sorelle hanno aderito all’’appello lanciato dalla dottoressa Gabriella Winni Mazzoli per sostenere il personale sanitario impegnato in prima linea nella cura dei malati, accolti nell’ospedale di Camerino.
“ Abbiamo raccolto subito questo appello – spiega suor Laura Cristiana-. Quando abbiamo ricevuto la notizia della trasformazione del nosocomio in Covid Hopital, penso che siamo rimasti tutti smarriti e credo anche arrabbiati, perché comunque il terremoto già ci ha tolto tanto; non potevamo dunque lasciare che questo nuovo terremoto del covid-19 togliesse serenità anche ai nostri amici e fratelli infermieri e medici che con dedizione, si prodigano tra le corsie dell’ospedale. Non potevamo  non ascoltare e non accogliere questo appello che sta avendo una risposta anche più generosa di quanto avremmo potuto pensare- dice ancora la religiosa- e che dimostra  che l’Italia ha un cuore davvero grande e soprattutto ha un cuore che sa riconoscere quanto fanno queste persone che in prima linea si spendono e si donano per gli ammalati. Tante persone, non necessariamente delle Marche ma anche di altre regioni, hanno risposto davvero con tanta generosità. Attraverso i canali media c’è stata anche la possibilità di diffondere maggiormente questa richiesta d’aiuto, il che ha fatto da cassa da risonanza all'appello; quello che si è potuto notare, è che la fatica e il dolore quando vissuti insieme hanno un altro sapore: si sente il bisogno di collaborare e sentirsi più uniti”.
Davvero il dramma dell’epidemia ha cambiato il volto di tante cose sulle quali siamo stati a chiamati a riflettere con maggiore profondità; molto stiamo riscoprendo, altro stiamo tutti imparando.
Questo invisibile e piccolo virus- - prosegue suor Laura Cristiana-- ci ha ricordato che noi siamo molto poco, siamo fragili e precari e con questa fragilità dobbiamo fare i conti. Dobbiamo farci i conti adesso che siamo in piena pandemia ma dovremo farceli anche quando sarà passata, perché avremo una fragilità  economica  ma anche una fragilità sociale e psichica che dovrà essere presa in mano, e, credo che in questo San Francesco e Santa Chiara, in fondo sono dei maestri perché loro hanno saputo abbracciare la fragilità che è propria dell’uomo, per consegnarla al Signore. Qualche giorno fa una persona mi ha chiesto se credessi allo slogan "Andrà tutto bene” che viene ripetuto in questi giorni; ho risposto che lo credo, ci prego e lo spero, ma non in maniera semplicistica come fosse un bel finale di telefilm, ma perché credo che il Signore in tutto questo non ci abbandoni. Certo, ci sta insegnando a fissare lo sguardo sulle poche cose che contano e a ripartire da quelle, anche per ricostruire un’esistenza più vera, più umana e con ritmi meno frenetici. Un'esistenza che abbia il gusto e il sapore delle cose che contano”.
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