Calzaturiero, la GdF scopre frode fiscale di circa 8mln di euro

Mercoledì, 17 Febbraio 2021 12:04 | Letto 316 volte   Clicca per ascolare il testo Calzaturiero, la GdF scopre frode fiscale di circa 8mln di euro Scoperta, dai finanzieri della Compagnia di Macerata, una maxi frode fiscale nel settore della lavorazione delle calzature. Disposto il sequestro di beni per oltre due milioni e seicentomila euro, mentre 7 sono le persone denunciate. E il risultato di una articolata indagine di polizia  economico-finanziaria e giudiziaria, svolta dalla Compagnia di Macerata e coordinata dal Procuratore della Repubblica – Dott. Giovanni Giorgio e dal Sostituto Procuratore – Dott.ssa Margherita Brunelli, nei confronti di un gruppo di imprese operanti nella provincia maceratese nel settore della lavorazione delle calzature. Le indagini, in particolare, hanno permesso di smascherare un consolidato sistema fraudolento ideato, organizzato e finalizzato all’evasione fiscale, posto in essere da 7 soggetti, ognuno con diverso incarico e “peso specifico” all’interno del sodalizio criminoso. L’articolata frode fiscale ha visto il coinvolgimento di 9 società di capitale, operanti nella provincia maceratese, di cui 5 con sede fittiziamente dichiarata a Torino, comunque riconducibili agli stessi soggetti, organizzate per consentire ad alcune di esse (terziste) di svolgere prestazioni di servizio, connesse alla lavorazione delle tomaie, in evasione d’imposta – sottraendosi agli obblighi dichiarativi ovvero attraverso la contabilizzazione di fatture false ed omessi versamenti fiscali e contributivi – e, ad altre (committenti), la possibilità di sgravarsi dei relativi obblighi fiscali e contributivi. Con questo sistema fraudolento, le imprese committenti hanno aggirato i vincoli imposti dalla vigente normativa sul lavoro e, sgravandosi dei costi del personale, hanno generato consistenti economie in materia contributiva e previdenziale. Le stesse hanno altresì ottenuto indebiti risparmi di imposta, in quanto hanno beneficiato di costi completamente deducibili e della totale detraibilità dell’IVA addebitata per rivalsa, sebbene poi non versata, traslando il debito sulle imprese esecutrici della lavorazione. Ciò, ha inoltre  consentito ad esse di porsi sul mercato in regime di “concorrenza sleale”, ovvero in una posizione di vantaggio rispetto alle altre aziende che operano nellosservanza delle regole, potendo praticare prezzi altamente competitivi. I particolari del complesso meccanismo di frode, mostrano la presenza di aziende amministrate da soggetti - in gran parte gravati da rilevanti precedenti penali - e da cd. teste di legno, cioè soggetti compiacenti senza alcuna esperienza né capacità imprenditoriale che, con il proprio personale dipendente, hanno provveduto alla materiale lavorazione delle tomaie, omettendo la presentazione delle dichiarazioni d’imposta ed il versamento delle ritenute fiscali e contributive. Tali aziende, tuttavia, non hanno operato direttamente sul mercato ma hanno avuto, quale unico cliente, altro soggetto, formalmente in regola con gli obblighi contributivi e previdenziali (certificazione DURC) che, all’interno del sodalizio delineato, ha goduto del vantaggio economico derivante dalla sottrazione “a monte” agli obblighi fiscali e previdenziali. I veri clienti, estranei al sodalizio, sono risultati essere aziende di rilevanza internazionale le quali, in considerazione della normativa vigente, che prevede lobbligo solidale delle aziende appaltanti relativamente alla regolarità contributiva delle aziende fornitrici, non avrebbero intrattenuto rapporti direttamente con aziende non in regola. In una seconda fase, tra le due aziende, di produzione (terziste) e di vendita (committenti), è stata interposta una società cosiddetta “filtro” (buffer), avente quale unico scopo quello di creare uno schermo giuridico ed interrompere formalmente il filo diretto che legava la società che ha eseguito le lavorazioni e quella che ha provveduto ai rapporti con i clienti esterni al sodalizio. Complessivamente, sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria 7 persone , tra cui un professionista, tre residenti a Torino e quattro nella provincia di Macerata. Nell’ambito dell’inchiesta, il G.I.P. presso il Tribunale di Macerata Dott. Giovanni Maria Manzoni, su richiesta del Procuratore della Repubblica, ha disposto il sequestro per equivalente di beni fino a concorrenza delle imposte evase per oltre 2.600.000 euro. Le Fiamme Gialle maceratesi hanno quindi dato esecuzione al provvedimento del Giudice, procedendo al sequestro di circa 300.000 euro di denaro detenuto su conti bancari, circa 75.000 euro di quote societarie, parti di 41 appezzamenti di terreni, un appartamento con annesso garage, porzione di un locale commerciale sito a Roma ed un’automobile Porsche Cayenne, tutti beni riconducibili ai soggetti implicati nella frode fiscale.c.c.
Scoperta, dai finanzieri della Compagnia di Macerata, una maxi frode fiscale nel settore della lavorazione delle calzature. Disposto il sequestro di beni per oltre due milioni e seicentomila euro, mentre 7 sono le persone denunciate. E' il risultato di una articolata indagine di polizia  economico-finanziaria e giudiziaria, svolta dalla Compagnia di Macerata e coordinata dal Procuratore della Repubblica – Dott. Giovanni Giorgio e dal Sostituto Procuratore – Dott.ssa Margherita Brunelli, nei confronti di un gruppo di imprese operanti nella provincia maceratese nel settore della lavorazione delle calzature.

Le indagini, in particolare, hanno permesso di smascherare un consolidato sistema fraudolento ideato, organizzato e finalizzato all’evasione fiscale, posto in essere da 7 soggetti, ognuno con diverso incarico e “peso specifico” all’interno del sodalizio criminoso.

L’articolata frode fiscale ha visto il coinvolgimento di 9 società di capitale, operanti nella provincia maceratese, di cui 5 con sede fittiziamente dichiarata a Torino, comunque riconducibili agli stessi soggetti, organizzate per consentire ad alcune di esse (terziste) di svolgere prestazioni di servizio, connesse alla lavorazione delle tomaie, in evasione d’imposta – sottraendosi agli obblighi dichiarativi ovvero attraverso la contabilizzazione di fatture false ed omessi versamenti fiscali e contributivi – e, ad altre (committenti), la possibilità di sgravarsi dei relativi obblighi fiscali e contributivi.

Con questo sistema fraudolento, le imprese committenti hanno aggirato i vincoli imposti dalla vigente normativa sul lavoro e, sgravandosi dei costi del personale, hanno generato consistenti economie in materia contributiva e previdenziale.
Le stesse hanno altresì ottenuto indebiti risparmi di imposta, in quanto hanno beneficiato di costi completamente deducibili e della totale detraibilità dell’IVA addebitata per rivalsa, sebbene poi non versata, traslando il debito sulle imprese esecutrici della lavorazione.

Ciò, ha inoltre  consentito ad esse di porsi sul mercato in regime di “concorrenza sleale”, ovvero in una posizione di vantaggio rispetto alle altre aziende che operano nell'osservanza delle regole, potendo praticare prezzi altamente competitivi.

I particolari del complesso meccanismo di frode, mostrano la presenza di aziende amministrate da soggetti - in gran parte gravati da rilevanti precedenti penali - e da cd. teste di legno, cioè soggetti compiacenti senza alcuna esperienza né capacità imprenditoriale che, con il proprio personale dipendente, hanno provveduto alla materiale lavorazione delle tomaie, omettendo la presentazione delle dichiarazioni d’imposta ed il versamento delle ritenute fiscali e contributive.

Tali aziende, tuttavia, non hanno operato direttamente sul mercato ma hanno avuto, quale unico cliente, altro soggetto, formalmente in regola con gli obblighi contributivi e previdenziali (certificazione DURC) che, all’interno del sodalizio delineato, ha goduto del vantaggio economico derivante dalla sottrazione “a monte” agli obblighi fiscali e previdenziali.

I veri clienti, estranei al sodalizio, sono risultati essere aziende di rilevanza internazionale le quali, in considerazione della normativa vigente, che prevede l'obbligo solidale delle aziende appaltanti relativamente alla regolarità contributiva delle aziende fornitrici, non avrebbero intrattenuto rapporti direttamente con aziende non in regola.

In una seconda fase, tra le due aziende, di produzione (terziste) e di vendita (committenti), è stata interposta una società cosiddetta “filtro” (buffer), avente quale unico scopo quello di creare uno schermo giuridico ed interrompere formalmente il filo diretto che legava la società che ha eseguito le lavorazioni e quella che ha provveduto ai rapporti con i clienti esterni al sodalizio.

Complessivamente, sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria 7 persone , tra cui un professionista, tre residenti a Torino e quattro nella provincia di Macerata.

Nell’ambito dell’inchiesta, il G.I.P. presso il Tribunale di Macerata Dott. Giovanni Maria Manzoni, su richiesta del Procuratore della Repubblica, ha disposto il sequestro per equivalente di beni fino a concorrenza delle imposte evase per oltre 2.600.000 euro.

Le Fiamme Gialle maceratesi hanno quindi dato esecuzione al provvedimento del Giudice, procedendo al sequestro di circa 300.000 euro di denaro detenuto su conti bancari, circa 75.000 euro di quote societarie, parti di 41 appezzamenti di terreni, un appartamento con annesso garage, porzione di un locale commerciale sito a Roma ed un’automobile Porsche Cayenne, tutti beni riconducibili ai soggetti implicati nella frode fiscale.
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