Alcuni mesi orsono tra la donna ed il giovane polacco è nata una semplice amicizia, che non è andata oltre a qualche ora trascorsa insieme al bar o in pizzeria. Approfittando della generosità della donna, molto sensibile per le condizioni economiche del giovane, G.M. ha iniziato a chiederle con periodicità piccole somme di denaro. Col tempo, però, evidentemente convinto che la donna potesse essere meglio “spremuta”, visto che aveva già ottenuto a più riprese la somma di circa 1500 euro, il polacco ha pensato bene di avanzare pretese economiche più sostanziose, questa volta, però, giungendo fino a minacciarla persino di morte. Infatti, il primo incontro nel quale il polacco e gli altri due complici iniziavano con le loro richieste estorsive, è avvenuto la scorsa settimana nella zona dell'Abbadia di Fiastra. In quell'occasione alla donna, sotto la minaccia di una presunta arma, veniva richiesto di procurarsi la somma di 6500 euro. Vista l'apparente sua fragilità, la vittima veniva perseguitata telefonicamente, fino ad essere costretta a denunciare i fatti ai carabinieri di S.Severino Marche, suo paese di origine. I militari, con i colleghi del Nucleo Operativo della Compagnia di Tolentino, avviavano quindi le indagini per individuare il trio di presunti estorsori, che per alcuni giorni continuavano a tenere sotto tensione la donna, benché si fosse comunque dichiarata disponibile ad esaudire le loro richieste. Ieri sera la svolta: dopo l'ennesima richiesta, la signora ha accettato di chiudere la questione. Così, seguendo le istruzioni datele dal polacco, comunque sempre osservata a distanza dai carabinieri, si recava presso i Giardini Diaz di Macerata; qui, la donna, lasciava un pacchetto di banconote dietro il cassonetto che le era stato indicato per telefono, quindi si allontanava. Dopo qualche ora i tre, con atteggiamento guardingo si avvicinavano, al cassonetto girandovi attorno alla ricerca del pacchetto. Una volta trovato, lo prelevavano e ostentando tranquillità, si allontanavano. Ma facevano pochi passi quando venivano bloccati ed arrestati dai carabinieri, che ovviamente recuperavano anche il pacchetto. In casa di G.M. i militari trovavano una pistola a piombini utilizzata, verosimilmente, per minacciare la donna in occasione del primo incontro. Venivano quindi arrestati e condotti nel carcere di Camerino a disposizione della Procura della Repubblica di Macerata.
