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Camerino, operai senza Cassa Edile. La denuncia di Cgil

Lunedì, 21 Ottobre 2019 15:28 | Letto 829 volte   Clicca per ascolare il testo Camerino, operai senza Cassa Edile. La denuncia di Cgil “Regolari in Romania ma non iscritti alla Cassa Edile italiana”.È questo il problema sollevato da Fillea Cgil in merito ad una ditta edile della Romania che sta lavorando da oltre dieci mesi in un cantiere privato a Camerino, ma che non riguarda la ricostruzione.“Stiamo facendo degli approfondimenti - dice Massimo De Luca di Fillea Cgil - rispetto a questa questione che riguarda il distacco transnazionale comunitario.Ci sono paesi - spiega - dove i lavoratori hanno gli stessi diritti, se non di più, di quelli italiani e altri che hanno diritti molto inferiori.A Camerino, in un cantiere privato, c’è una azienda italiana che si avvale di una ditta regolarmente operante in Romania che però ha lavoratori su Camerino senza essere iscritta alla Cassa Edile della nostra nazione. Secondo la legge - aggiunge - se il lasso di tempo non è superiore a 24 mesi può rimanere con tutti i doveri da espletare in Romania, in tutti i settori tranne che in quello edile.Per questo settore, infatti, bisogna stare in linea con i pagamenti Inps e Inail, ma occorrono anche la Cassa Edile ed il Durc.Se dopo tutto questo tempo la ditta continua a essere in regola per la Romania ma non per l’Italia potrebbe essere un problema.Il tutto è molto grave - denuncia De Luca - perché questi lavoratori, rispetto a quello che percepirebbero in Romania, è ovvio che a Camerino stanno molto bene.Nel loro paese percepirebbero uno stipendio di circa 400 euro al mese; in Italia vanno da 1300 euro”.Il grido di allarme, che non riguarda un cantiere della ricostruzione, vuole comunque accendere i riflettori su una questione che potrebbe ampliarsi: “Questo avviene in un cantiere che va al di fuori della ricostruzione - aggiunge Massimo De Luca - ma ci preoccupa ugualmente perché ci sono altri esempi nell’Anconetano e nel Fermano.È un fenomeno da chiarire - conclude - e che riguarda l’Europa intera a discapito delle altre nostre aziende. Noi invece vogliamo salvaguardare le imprese locali che trattano bene i nostri lavoratori”.  Nella prossima edizione de L’Appennino Camerte aprofondiremo la questione riguardante la scuola Grandi di Tolentino. GS
“Regolari in Romania ma non iscritti alla Cassa Edile italiana”.
È questo il problema sollevato da Fillea Cgil in merito ad una ditta edile della Romania che sta lavorando da oltre dieci mesi in un cantiere privato a Camerino, ma che non riguarda la ricostruzione.
“Stiamo facendo degli approfondimenti - dice Massimo De Luca di Fillea Cgil - rispetto a questa questione che riguarda il distacco transnazionale comunitario.
Ci sono paesi - spiega - dove i lavoratori hanno gli stessi diritti, se non di più, di quelli italiani e altri che hanno diritti molto inferiori.
A Camerino, in un cantiere privato, c’è una azienda italiana che si avvale di una ditta regolarmente operante in Romania che però ha lavoratori su Camerino senza essere iscritta alla Cassa Edile della nostra nazione. 
Secondo la legge - aggiunge - se il lasso di tempo non è superiore a 24 mesi può rimanere con tutti i doveri da espletare in Romania, in tutti i settori tranne che in quello edile.
Per questo settore, infatti, bisogna stare in linea con i pagamenti Inps e Inail, ma occorrono anche la Cassa Edile ed il Durc.
Se dopo tutto questo tempo la ditta continua a essere in regola per la Romania ma non per l’Italia potrebbe essere un problema.
Il tutto è molto grave - denuncia De Luca - perché questi lavoratori, rispetto a quello che percepirebbero in Romania, è ovvio che a Camerino stanno molto bene.
Nel loro paese percepirebbero uno stipendio di circa 400 euro al mese; in Italia vanno da 1300 euro”.
Il grido di allarme, che non riguarda un cantiere della ricostruzione, vuole comunque accendere i riflettori su una questione che potrebbe ampliarsi: “Questo avviene in un cantiere che va al di fuori della ricostruzione - aggiunge Massimo De Luca - ma ci preoccupa ugualmente perché ci sono altri esempi nell’Anconetano e nel Fermano.
È un fenomeno da chiarire - conclude - e che riguarda l’Europa intera a discapito delle altre nostre aziende. Noi invece vogliamo salvaguardare le imprese locali che trattano bene i nostri lavoratori”. 



Nella prossima edizione de L’Appennino Camerte aprofondiremo la questione riguardante la scuola Grandi di Tolentino.



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