Irregolarità negli appalti. A giudizio due dipendenti comunali

Venerdì, 30 Luglio 2021 13:21 | Letto 1614 volte   Clicca per ascolare il testo Irregolarità negli appalti. A giudizio due dipendenti comunali Rinvio a giudizio per un dipendente ed un ex dipendente di un Comune dellentroterra maceratese. È il risultato delloperazione “HYBRIS” condotta dalla Tenenza di Camerino a contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e delle condotte che turbano la regolarità delle procedure di affidamento. Nell’ambito delle attività volte al monitoraggio della regolarità degli appalti pubblici nel più ampio contesto della ricostruzione post-sisma, le Fiamme Gialle camerti hanno condotto una capillare attività di polizia giudiziaria, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Macerata. Le indagini, scaturite da un esposto del primo cittadino di un Comune del maceratese e condotte attraverso la valorizzazione delle molteplici banche dati in uso alla Guardia di Finanza nonchè acquisizioni documentali dagli uffici dell Ente, hanno messo in luce l’operato “opaco” di due dei suoi dipendenti. Il modus operandi consisteva nell’emettere determinazioni “in bianco”, con oggetto generico, inesistente ovvero difforme dal contenuto della determinazione, procedendo poi  alla materiale scrittura in epoca successiva rispetto alla formale presa in carico e protocollazione. In questa maniera venivano dunque aggirati i normali controlli preventivi demandati allorgano politico. I disallineamenti temporali, tra l’emissione e la compilazione degli atti amministrativi, non hanno potuto essere considerati delle mere sviste; infatti, dagli accertamenti eseguiti, anche mediante l’analisi dei registri informatici del Comune, si è potuto constatare  che la predisposizione degli atti pubblici “in bianco” non era diretta allimmediata adozione di provvedimenti, bensì a realizzare preventivamente dei presupposti documentali idonei a fare da base alle successive procedure d’appalto. Uno stratagemma che in pratica faceva sì che molti lavori venissero assegnati ai soliti soggetti economici senza il rispetto della normativa di settore. Inoltre, in alcuni casi è stato rilevato che l’importo delle varianti in corso d’opera, avallate sempre attraverso questo stesso sistema, coincideva con il ribasso praticato dalla ditta aggiudicataria.Tali condotte hanno violato le norme sull’impegno di spesa disattendendo con sistematicità i principi fondamentali a cui deve attenersi la pubblica amministrazione, ovvero quelli di economicità, imparzialità, pubblicità e trasparenza. I funzionari, oltre a evitare i controlli che prendono le mosse dalla redazione dell’impegno di spesa, hanno “ostacolato” la funzione propria demandata all’organo elettivo del Comune, gestendo, attraverso le proprie condotte, le risorse pubbliche a propria totale discrezione  Infatti, venivano generati e imputati costi “fuori bilancio” derivanti da oneri documentati con pregressi fittizi impegni di spesa, nei confronti dei quali l’organo politico era costretto a modificare il proprio indirizzo economico finanziario e a reperire i fondi necessari attingendo da altri capitoli di spesa. Le attività investigative hanno permesso quindi di acclarare irregolarità nell’assegnazione di 58 appalti, per un ammontare complessivo di oltre 2 milioni di euro. Tra questi, una ventina, per un valore complessivo di circa 650mila euro, riguardano opere legate al post-sisma, quali puntellamenti, demolizioni, ripristini e delocalizzazioni di attività produttive. Nel corso delle indagini delegate, sono anche emerse condotte di peculato;  alcune somme destinate in favore di privati a seguito del sisma del 1997, pari ad oltre 6 mila euro  sono state infatti utilizzate intenzionalmente per scopi diversi, nonché condotte corruttive che hanno coinvolto uno dei dipendenti pubblici, il quale ha ricevuto la somma di 5mila euro al fine di favorire una ditta, rivelatasi poi aggiudicataria, in una procedura di gara. Al termine delle indagini, il Giudice per l’Udienza Preliminare, su richiesta della Procura di Macerata, ha disposto il rinvio a giudizio dei due indagati, i quali dovranno rispondere anche del danno erariale di oltre 300mila euro, cagionato in conseguenza degli illeciti commessi, per il quale sono stati segnalati alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Ancona.c.c.
Rinvio a giudizio per un dipendente ed un ex dipendente di un Comune dell'entroterra maceratese. È il risultato dell'operazione “HYBRIS” condotta dalla Tenenza di Camerino a contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e delle condotte che turbano la regolarità delle procedure di affidamento. 
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Nell’ambito delle attività volte al monitoraggio della regolarità degli appalti pubblici nel più ampio contesto della ricostruzione post-sisma, le Fiamme Gialle camerti hanno condotto una capillare attività di polizia giudiziaria, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Macerata.

Le indagini, scaturite da un esposto del primo cittadino di un Comune del maceratese e condotte attraverso la valorizzazione delle molteplici banche dati in uso alla Guardia di Finanza nonchè acquisizioni documentali dagli uffici dell' Ente, hanno messo in luce l’operato “opaco” di due dei suoi dipendenti.

Il modus operandi consisteva nell’emettere determinazioni “in bianco”, con oggetto generico, inesistente ovvero difforme dal contenuto della determinazione, procedendo poi  alla materiale scrittura in epoca successiva rispetto alla formale presa in carico e protocollazione. In questa maniera venivano dunque aggirati i normali controlli preventivi demandati all'organo politico.

I disallineamenti temporali, tra l’emissione e la compilazione degli atti amministrativi, non hanno potuto essere considerati delle mere sviste; infatti, dagli accertamenti eseguiti, anche mediante l’analisi dei registri informatici del Comune, si è potuto constatare  che la predisposizione degli atti pubblici “in bianco” non era diretta all'immediata adozione di provvedimenti, bensì a realizzare preventivamente dei presupposti documentali idonei a fare da base alle successive procedure d’appalto. Uno stratagemma che in pratica faceva sì che molti lavori venissero assegnati ai soliti soggetti economici senza il rispetto della normativa di settore.
Inoltre, in alcuni casi è stato rilevato che l’importo delle varianti in corso d’opera, avallate sempre attraverso questo stesso sistema, coincideva con il ribasso praticato dalla ditta aggiudicataria.

Tali condotte hanno violato le norme sull’impegno di spesa disattendendo con sistematicità i principi fondamentali a cui deve attenersi la pubblica amministrazione, ovvero quelli di economicità, imparzialità, pubblicità e trasparenza.
I funzionari, oltre a evitare i controlli che prendono le mosse dalla redazione dell’impegno di spesa, hanno “ostacolato” la funzione propria demandata all’organo elettivo del Comune, gestendo, attraverso le proprie condotte, le risorse pubbliche a propria totale discrezione 
Infatti, venivano generati e imputati costi “fuori bilancio” derivanti da oneri documentati con pregressi fittizi impegni di spesa, nei confronti dei quali l’organo politico era costretto a modificare il proprio indirizzo economico finanziario e a reperire i fondi necessari attingendo da altri capitoli di spesa.

Le attività investigative hanno permesso quindi di acclarare irregolarità nell’assegnazione di 58 appalti, per un ammontare complessivo di oltre 2 milioni di euro. Tra questi, una ventina, per un valore complessivo di circa 650mila euro, riguardano opere legate al post-sisma, quali puntellamenti, demolizioni, ripristini e delocalizzazioni di attività produttive.

Nel corso delle indagini delegate, sono anche emerse condotte di peculato;  alcune somme destinate in favore di privati a seguito del sisma del 1997, pari ad oltre 6 mila euro  sono state infatti utilizzate intenzionalmente per scopi diversi, nonché condotte corruttive che hanno coinvolto uno dei dipendenti pubblici, il quale ha ricevuto la somma di 5mila euro al fine di favorire una ditta, rivelatasi poi aggiudicataria, in una procedura di gara.

Al termine delle indagini, il Giudice per l’Udienza Preliminare, su richiesta della Procura di Macerata, ha disposto il rinvio a giudizio dei due indagati, i quali dovranno rispondere anche del danno erariale di oltre 300mila euro, cagionato in conseguenza degli illeciti commessi, per il quale sono stati segnalati alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Ancona.


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