Si spacciava per associazione culturale senza scopo di lucro, ma operava come una vera impresa commerciale: per questo i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Macerata hanno riqualificato l’ente applicando il regime fiscale ordinario e segnalando ricavi non dichiarati per circa 170 mila euro. L’operazione, condotta nei giorni scorsi nel capoluogo, ha permesso di accertare anche un’Iva dovuta per circa 40 mila euro e violazioni in materia di lavoro sommerso.
L’attività ispettiva ha preso avvio nell’ambito dei controlli di polizia economico-finanziaria finalizzati al contrasto dell’evasione fiscale.
Sotto la veste formale di ente “non commerciale”, l’associazione svolgeva corsi di lingue straniere, lezioni di italiano per cittadini stranieri e servizi di supporto scolastico per studenti di ogni ordine e grado. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, però, l’organizzazione operava con modalità tipiche di un’impresa, intrattenendo rapporti con veri e propri clienti e, non con associati.
Determinante è stato l’approfondimento sulla gestione interna: il presidente esercitava in via esclusiva le funzioni decisionali e amministrative, di fatto conducendo l’ente come una società commerciale unipersonale. In assenza dei requisiti normativi, civilistici e fiscali previsti per beneficiare delle agevolazioni riservate agli enti non profit, i militari hanno proceduto alla riqualificazione dell’attività.
La ricostruzione del volume d’affari si è rivelata particolarmente complessa: l’associazione risultava priva di documentazione contabile, libri e registri sociali. Nonostante ciò, la verifica fiscale ha consentito di far emergere ricavi non dichiarati per circa 170 mila euro e l’omesso versamento dell’Iva per circa 40 mila euro. Inoltre è stata accertata la presenza di un lavoratore completamente “in nero”.
L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di contrasto all’evasione e all’abuso delle agevolazioni fiscali, con l’obiettivo di tutelare la leale concorrenza e gli operatori economici che rispettano le regole.
Evasione fiscale, scuola di lingue si spacciava per associazione culturale no profit
Venerdì, 13 Febbraio 2026 10:13 | Letto 349 volte Clicca per ascolare il testo Evasione fiscale, scuola di lingue si spacciava per associazione culturale no profit Si spacciava per associazione culturale senza scopo di lucro, ma operava come una vera impresa commerciale: per questo i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Macerata hanno riqualificato l’ente applicando il regime fiscale ordinario e segnalando ricavi non dichiarati per circa 170 mila euro. L’operazione, condotta nei giorni scorsi nel capoluogo, ha permesso di accertare anche un’Iva dovuta per circa 40 mila euro e violazioni in materia di lavoro sommerso. L’attività ispettiva ha preso avvio nell’ambito dei controlli di polizia economico-finanziaria finalizzati al contrasto dell’evasione fiscale. Sotto la veste formale di ente “non commerciale”, l’associazione svolgeva corsi di lingue straniere, lezioni di italiano per cittadini stranieri e servizi di supporto scolastico per studenti di ogni ordine e grado. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, però, l’organizzazione operava con modalità tipiche di un’impresa, intrattenendo rapporti con veri e propri clienti e, non con associati. Determinante è stato l’approfondimento sulla gestione interna: il presidente esercitava in via esclusiva le funzioni decisionali e amministrative, di fatto conducendo l’ente come una società commerciale unipersonale. In assenza dei requisiti normativi, civilistici e fiscali previsti per beneficiare delle agevolazioni riservate agli enti non profit, i militari hanno proceduto alla riqualificazione dell’attività. La ricostruzione del volume d’affari si è rivelata particolarmente complessa: l’associazione risultava priva di documentazione contabile, libri e registri sociali. Nonostante ciò, la verifica fiscale ha consentito di far emergere ricavi non dichiarati per circa 170 mila euro e l’omesso versamento dell’Iva per circa 40 mila euro. Inoltre è stata accertata la presenza di un lavoratore completamente “in nero”. L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di contrasto all’evasione e all’abuso delle agevolazioni fiscali, con l’obiettivo di tutelare la leale concorrenza e gli operatori economici che rispettano le regole.
Si spacciava per associazione culturale senza scopo di lucro, ma operava come una vera impresa commerciale: per questo i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Macerata hanno riqualificato l’ente applicando il regime fiscale ordinario e segnalando ricavi non dichiarati per circa 170 mila euro. L’operazione, condotta nei giorni scorsi nel capoluogo, ha permesso di accertare anche un’Iva dovuta per circa 40 mila euro e violazioni in materia di lavoro sommerso.
L’attività ispettiva ha preso avvio nell’ambito dei controlli di polizia economico-finanziaria finalizzati al contrasto dell’evasione fiscale.
Sotto la veste formale di ente “non commerciale”, l’associazione svolgeva corsi di lingue straniere, lezioni di italiano per cittadini stranieri e servizi di supporto scolastico per studenti di ogni ordine e grado. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, però, l’organizzazione operava con modalità tipiche di un’impresa, intrattenendo rapporti con veri e propri clienti e, non con associati.
Determinante è stato l’approfondimento sulla gestione interna: il presidente esercitava in via esclusiva le funzioni decisionali e amministrative, di fatto conducendo l’ente come una società commerciale unipersonale. In assenza dei requisiti normativi, civilistici e fiscali previsti per beneficiare delle agevolazioni riservate agli enti non profit, i militari hanno proceduto alla riqualificazione dell’attività.
La ricostruzione del volume d’affari si è rivelata particolarmente complessa: l’associazione risultava priva di documentazione contabile, libri e registri sociali. Nonostante ciò, la verifica fiscale ha consentito di far emergere ricavi non dichiarati per circa 170 mila euro e l’omesso versamento dell’Iva per circa 40 mila euro. Inoltre è stata accertata la presenza di un lavoratore completamente “in nero”.
L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di contrasto all’evasione e all’abuso delle agevolazioni fiscali, con l’obiettivo di tutelare la leale concorrenza e gli operatori economici che rispettano le regole.
L’attività ispettiva ha preso avvio nell’ambito dei controlli di polizia economico-finanziaria finalizzati al contrasto dell’evasione fiscale.
Sotto la veste formale di ente “non commerciale”, l’associazione svolgeva corsi di lingue straniere, lezioni di italiano per cittadini stranieri e servizi di supporto scolastico per studenti di ogni ordine e grado. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, però, l’organizzazione operava con modalità tipiche di un’impresa, intrattenendo rapporti con veri e propri clienti e, non con associati.
Determinante è stato l’approfondimento sulla gestione interna: il presidente esercitava in via esclusiva le funzioni decisionali e amministrative, di fatto conducendo l’ente come una società commerciale unipersonale. In assenza dei requisiti normativi, civilistici e fiscali previsti per beneficiare delle agevolazioni riservate agli enti non profit, i militari hanno proceduto alla riqualificazione dell’attività.
La ricostruzione del volume d’affari si è rivelata particolarmente complessa: l’associazione risultava priva di documentazione contabile, libri e registri sociali. Nonostante ciò, la verifica fiscale ha consentito di far emergere ricavi non dichiarati per circa 170 mila euro e l’omesso versamento dell’Iva per circa 40 mila euro. Inoltre è stata accertata la presenza di un lavoratore completamente “in nero”.
L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di contrasto all’evasione e all’abuso delle agevolazioni fiscali, con l’obiettivo di tutelare la leale concorrenza e gli operatori economici che rispettano le regole.
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