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Una stagione da incubo per via del meteo ma la perizia degli agricoltori marchigiani ha salvato la qualità. A trebbiatura finita si iniziano a tirare le somme nelle campagne delle Marche, terza regione cerealicola d’Italia per quanto riguarda il grano duro.
"La stima di qualche giorno fa - si legge in una nota della Coldiretti - , che vedeva un calo medio tra il 5 e il 10% della produzione dovrebbe essere rispettata ma la situazione in regione è totalmente disomogenea, sulla base di quanto conferito dagli agricoltori ai Consorzi agrari. Si passa da zone di pianura dove si è registrata una buona resa, a campi in collina che più hanno subito l’andamento scostante del clima con i primi mesi privi di piogge, un maggio freddo e piovoso e il torrido giugno. La tromba d’aria che la scorsa settimana ha attraversato la regione è arrivata quando il più era fatto. Nelle aree più vicine alla costa la trebbiatura era già conclusa. In quelle collinari, dove le operazioni erano agli sgoccioli, la forza degli elementi è stata meno distruttiva".
Poi la dichiarazione della presidente di Coldiretti Marche: “Il grano marchigiano continua a rappresentare un'eccellenza agricola del nostro territorio – commenta Maria Letizia Gardoni - . Nonostante i disagi e i danni subiti dalle ripetute ondate di maltempo, la trebbiatura è andata a buon fine non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi con un'ottima percentuale di proteina. La tecnica e la capacità produttiva dei nostri imprenditori, legate ai contratti di filiera e al recupero di antiche varietà, fanno del frumento un comparto economico di indiscusso rilievo per una regione come la nostra da sempre riconosciuta come culla dell'attività cerealicola”.
Le Marche dovrebbero mantenere la terza piazza d’Italia come produzione di grano duro, dietro a Puglia e Sicilia. Le province che vantano la produzione maggiore sono Ancona e Macerata. Secondo un’elaborazione di Coldiretti Marche su dati Istat rappresentano, con oltre 3,5 milioni di quintali, quasi l’80% del totale regionale. Bene l’orzo sia per produzione che per qualità: si stima una produzione in aumento tra il 5 e il 10%. Bene anche il grano tenero.
Alberi abbattuti, capannoni distrutti, serre scoperchiate, danni ingenti alla colture di mais e girasole, all'ortofrutta. L’uragano che ieri pomeriggio si è abbattuto all’improvviso sulle Marche ha attraversato la regione da nord a sud lasciando dietro di sé una scia di devastazione nelle campagne. Soprattutto sulla costa, ma danni ingenti sono stati registrati anche nelle aree collinari. Più contenuti i disagi nell’area montana.

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A lanciare l'allarme è la Coldiretti: "Dall’inizio dell’anno - scrive in una nota - , in Italia, sono stati registrati oltre 2 eventi meteorologici straordinari e distruttivi al giorno tra grandinate, trombe d’aria, nubifragi e tempeste di neve. Fenomeni in aumento del 12% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo una rielaborazione di Coldiretti Marche su dati Eswd. L’evento di ieri arriva al termine di un giugno dal caldo record che ha registrato temperature di due gradi superiore rispetto alla media degli ultimi 20 anni, a sua volta anticipato dal maggio freddo e piovoso. Una situazione disastrosa soprattutto nelle province di Ancona e Macerata".

“Siamo in piena fase emergenziale – denuncia Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche - poiché nelle campagne della nostra regione lo scenario è apocalittico. I danni riscontrati sono ingenti e hanno colpito in maniera trasversale tutte le province e ogni tipologia di realtà produttiva, dai frutteti agli oliveti, dalle aziende zootecniche a quelle a seminativi, senza risparmiare le strutture di vivai ed agriturismi. La nostra agricoltura sta vivendo delle ore di indicibile difficoltà con la compromissione non solo del raccolto di stagione ma di tutte le attività future. È necessario che venga richiesto lo stato di calamità e che ogni organo di competenza si adoperi affinché nessuno degli imprenditori e dei cittadini colpiti rimanga solo”.

L’area più colpita è quella del Conero dove tra Osimo, Numana, Castelfidardo e Camerano si sono registrati danni ingenti alle colture da orto come meloni e pomodori (già in ritardo per via del freddo di maggio) ma anche alberi abbattuti. In zona Coppo, a Sirolo, sono rimasti a terra olivi secolari e querce. A Filottrano la furia del vento ha scoperchiato diverse serre. In Vallesina danni negli orti, ad albicocchi e peschi. A Monte San Vito la caduta di alberi ha danneggiate le coperture di serre. Nel Maceratese, tra Recanati e Porto Recanati, interi campi di mais e girasole sono rimasti allettati dopo il passaggio della burrasca che ha anche distrutto un capannone agricolo.

GS

Lezioni" di zafferano, per dare opportunità di sviluppo economico alle aree interne terremotate e sostenere la crescita di una filiera locale. Una due giorni per imparare e  mettere in pratica tutti i segreti di una coltivazione che nelle Marche, particolarmente nella provincia di Macerata e nell’ascolano, ha fatto breccia presso molte aziende agricole. Il corso si terrà venerdì 5 e sabato 6 aprile nella sede di Coldiretti Macerata e, vista anche l’alta richiesta che arriva anche da fuori regione, le iscrizioni sono aperte fin da adesso. Una pianta ancora poco diffusa in Italia (si contano meno di 60 ettari in tutta la Penisola) la cui coltivazione è al centro di un interesse crescente, anche da parte delle aziende agricole che la vedano come una modalità per diversificare la produzione. Proprio in una di queste aziende si svolgerà la parte finale del corso con la visita allo zafferaneto e un confronto, dal vivo, con le tecnico di coltivazioneLa rusticità della pianta e la semplicità nelle tecniche di coltivazione ne fanno un prodotto adatto a diffondersi  non necessariamente solo nelle zone interne, ma anche nella media collina e con produzioni che raggiungono l'eccellenza. Nelle Marche sono una 50ina, tra aziende e hobbisti, a coltivare zafferano.

zafferano pistilli

“ Il nostro territorio – spiega il presidente di Coldiretti Macerata Francesco Fucili- storicamente è zona di produzione zafferano. Numerose ricerche dimostrano come nella Marca di Camerino e nella nostra provincia, così anche nell’ascolano, vi siano state già in passato delle importanti coltivazioni di zafferano poi destinate anche all'export e al mecenatismo.  Questa cultura è stata ripresa ai giorni nostri da qualche azienda e da molti hobbisti che – prosegue Fucili- da una parte, ne fanno anche una fonte di reddito in particolare le imprese agricole che riescono a produrre piccole superfici di zafferano. Ricordiamoci che per produrre lo zafferano non servono grandi estensioni di terreno, essendo sufficiente  per la coltivazione di questo tubero qualche fazzoletto di terra e tanta voglia di lavorare manualmente. Tutta la coltivazione infatti si svolge a mano dalla preparazione della semina al trapianto dei bulbi, fino all’estirpazione delle malerbe e alla raccolta manuale per poi lavorare questi fiori, estrarne i pistilli, essiccarli e destinarli dunque alla vendita e al consumo per prelibati piatti.  Proprio in ragione del crescente interesse, come Coldiretti da qualche anno stiamo organizzando dei corsi che si tengono sempre in primavera, con una parte teorica dove appunto agronomi e produttori spiegano le fasi di coltivazione, seguita da una parte pratica che è quella della visita allo zafferaneto, cioè un campo dove lo zafferano è già impiantato e sta crescendo. Il corso si ripropone con successo tutti gli anni e registra  sempre una richiesta crescente di adesioni. E curiosità finale, questo tipo di coltivazione riesce molto bene alle donne che, sempre più numerose non solo tra le imprenditrici agricole ma anche tra le ragazze che vi si dedicano part time, stanno ottenendo buoni risultati nella produzione della preziosa spezia".

Il corso avrà luogo nella sede della Coldiretti, in via dei Velini 14 a Macerata. 

C.C.

zafferano purissimo in fili

Prezzo del latte. Anche nelle Marche, si registra una flessione dei ricavi che preoccupa gli allevatori. Il prezzo del latte di pecora oscilla in regione tra i 74 centesimi e 1 euro al litro; i capi ovini e caprini sono circa 158 mila di cui 60 mila in provincia di Macerata e, secondo dati riferiti al 2017, la produzione di latte di pecora sul territorio regionale è di 24 mila quintali, di cui oltre 10 mila quintali solo nella provincia maceratese. Diversa e dunque non paragonabile per gravità a quella dei pastori sardi, la situazione degli allevatori delle Marche è comunque costantemente monitorata da Coldiretti. Un settore importante quello degli allevatori di ovini, soprattutto nell’ottica di filiera corta da molti adottata e che, concentrata particolarmente nelle aree terremotate, si rivela strategica per il territorio. “ Per quel che riguarda il settore ovino e la produzione di latte di pecora - dichiara Francesco Fucili, presidente di Coldiretti Macerata -  la realtà marchigiana è indubbiamente diversa da quella sarda, vuoi per il tessuto imprenditoriale che è molto diversificato sul territorio, vuoi anche per le tipologie di aziende e per il mercato del latte stesso; nella nostra regione molte piccole e medie aziende agricole che allevano pecore, hanno scelto di diversificare le proprie produzioni, taluni trasformando il prodotto in azienda e quindi valorizzando il latte attraverso il prodotto finito quali formaggi pecorini e ricotte; altri attraverso il conferimento del latte alla trasformazione locale o a qualche piccola cooperativa che, nonostante le difficoltà di mercato, riescono comunque a valorizzare abbastanza bene il latte. È vero che i costi di produzione sono in aumento e che, soprattutto in questo periodo, il costo del foraggio per le aziende che hanno scelto il biologico è elevato- continua Fucili- c’è da considerare tuttavia che, avendo affrontato il mercato per tempo e avendo valorizzato il prodotto attraverso la trasformazione, gli allevatori riescono ancora a stare sul mercato. Quello che lamentano è più che altro il problema legato ai ritardi, alla burocrazia e anche quelli riferiti ai pagamenti di alcune misure legate alla PAC, al piano di pascolamento al benessere animale e alcune misure di aiuto e sostegno da parte della Comunità Europea, perché per chi fa questo tipo di lavoro, purtroppo ci sono ancora dei fondi bloccati dal 2016” .

Fondamentale dunque mantenere l’acquisto di filiera corta in grado di garantire redditività ai tanti allevatori e alle produzioni locali che, nonostante i tanti problemi derivati dal sisma, sono riuscite comunque ad assicurare un prodotto di qualità.

“Assolutamente sì- conclude il presidente di Coldiretti Macerata- l'appello che infatti noi ci sentiamo di fare come Coldiretti e che facciamo sempre, indipendentemente dal prodotto agricolo o agroalimentare di cui si parli, è quello di far crescere la cultura dei consumatori attraverso un acquisto consapevole, quindi il più possibile legato a un territorio, se possibile presso le aziende di produzione, altrimenti, con un'attenta lettura delle etichette e uno studio del prodotto che si va ad acquistare, in quanto l'origine è fondamentale, sia per la qualità del prodotto, sia per sostenere anche l'economia locale”.

C.C.

L’imprenditrice agricola Alba Alessandri di Pieve Torina entra a far parte dell’esecutivo nazionale di Coldiretti Giovani Impresa. La nomina è avvenuta nel corso dell’assemblea nazionale di Roma che ha eletto Veronica Barbati a nuova leader del movimento giovanile di Coldiretti.  L'incarico alla ventottenne Alba Alessandri, alla guida di Coldiretti Giovani Impresa della provincia di Macerata e titolare dell’omonima azienda  che alleva galline bio per la produzione di uova a Pieve Torina , è è stato attribuito dall'assemblea elettiva che ha riunito "colleghi d'impresa" provenienti dalle campagne di tutte le Province e Regioni italiane, in rappresentanza di oltre 70mila giovani. "Un onore e soprattutto un onere far parte della giunta nazionale- ha commentato Alba Alessandri- Nel rappresentare tutta l'agricoltura green italiana, ognuno di noi dell'esecutivo sente la responsabilità di doversi far portavoce di un numero consistente di giovani che come noi hanno deciso di scommetere in agricoltura , non solo come fonte lavorativa e di guadagno ma sopratutto come fonte di vita". Soddisfazione è stata espressa dal presidente di Coldiretti Macerata Francesco Fucili, fiducioso che questa nomina che giunge in un momento di particolare difficoltà, possa rappresentare un ulteriore impulso per tutte le Marche, regione che sta registrando nel settore un ritorno epocale come non avveniva dalla rivoluzione industriale.  Altri componenti della giunta sono Danilo Merlo (Piemonte), Carlo Maria Recchia ( Lombardia), Alex Vantini (Veneto) Francesca Lombardi (Toscana) Francesco Panella (Umbria), Benedetta Liberace ( Puglia) e Massimo Piacentino (Sicilia). 

 C.C.

Alternanza scuola lavoro come grande occasione di formazione per un gruppo di studenti toscani,  in trasferta nelle zone terremotate della Provincia di Macerata. Il gruppo è composto da 15 ragazzi e resteranno sul territorio fino a sabato 23 giugno; dormono in tenda in un camping di Fiastra con vista lago e Sibillini e pranzano nelle aziende dove sono destinati. Apprendono lavorando ma anche dando una mano alle aziende di un territorio che cerca di rialzarsi. Un'iniziativa organizzata dall'Istituto tecnico agrario di Firenze, in collaborazione con Coldiretti Macerata, che ha segnalato cinque aziende di Valfornace e Pieve Torina (dalle Sorelle Girolami, Maccario Aureli, all'agriturismo Roccamaia, all'azienda agricola Rivelli, all'allevamento di galline ovaiole bio di Alba Alessandri) ed elaborato insieme alla scuola i progetti di cooperative learning, guidati dai loro docenti Michele Cencini e Rosa Dimilta In questi giorni stanno affrontando dal vivo sia la gestione di mucche, pecore e galline ma anche l'aspetto della ristorazione nelle aziende che hanno ampliato la loro attività con l'agriturismo. Ieri, hanno incontrato i vertici provinciali di Coldiretti. Il presidente Francesco Fucili, la delegata dei Giovani Alba Alessandri e il direttore Giordano Nasini,  hanno parlato ai ragazzi di biologico, cucina, gestione dei pascoli ma soprattutto del modello agricolo maceratese messo a confronto con quello toscano, dei mercati di Campagna Amica e di tutte le battaglie di Coldiretti sull'etichettatura obbligatoria, sulla difesa della qualità del nostro Made in Italy. L'ha definita un'esperienza di crescita reciproca il presidente di Coldiretti Macerata, Francesco  Fucili: " L’ esperienza degli studenti toscani in provincia di Macerata – spiega- è già al secondo anno. Lo stesso Istituto,  vuoi per solidarietà vuoi per vicinanza alle nostre popolazioni colpite dal sisma, l'anno scorso aveva infatti mandato nelle nostre zone alcuni studenti per un primo progetto di alternanza scuola lavoro ancora un po’ embrionale. Visto l'andamento positivo dell'iniziativa-- continua Fucili-   grazie anche a fondi Por comunitari, hanno deciso di realizzare un nuovo progetto per avvicinare gli studenti dell'Istituto a quello che è il mondo rurale vero e proprio. Dalle stesse testimonianze dei ragazzi che abbiamo incontrato, si è infatti capito che, a differenza degli istituti agrari delle Marche, essendo la loro scuola incastonata nel centro storico di Firenze e non avendo un’azienda agraria vera e propria, dotata di serre, stalle, vigneti e terreni, il loro può essere solo un apprendimento terorico.   L' Essere arrivati  a fare pratica qui da noi nell'entroterra, in mezzo alle montagne più sperdute dove hanno trovato delle aziende agricole molto ben strutturate, li ha colpiti moltissimo e hanno intuito loro stessi che  a partire dai loro studi e applicandoli con serietà anche con delle attività agricole, si può dare un contributo alla crescita di un territorio come il nostro entroterra. Per i giovani toscani- conclude il presidente -  dunque due settimane intense durante le quali  hannopotuto  toccare con mano la vera agricoltura Maceratese; di sicuro torneranno entusiasti nella loro Firenze e,  insieme  ai docenti che li hanno accompagnati e sono stati i loro tutor non mancheranno di proporre nei prossimi anni per i ragazzi  del quarto anno dell'Istituto, il ripetersi di un’esperienza che è stata molto formativa per loro e, oltretutto,  abbiamo ricevuto dei 'feeddback' di riscontro positivo anche da parte dei nostri imprenditori , rimasti stupiti dalla serietà e dalla voglia di fare di questi giovani”.

C.C.

“Vogliamo rafforzare il concetto dell’imprenditore agricolo a presidio del territorio e collaborare con l’amministrazione per l’economia di San Severino” . Parola di Francesco Fucili, presidente di Coldiretti Macerata e presidente della sezione di San Severino, che nei giorni scorsi insieme al direttivo comunale ha incontrato il sindaco Rosa Piermattei e la giunta comunale per riallacciare il dialogo interrotto a causa del terremoto. Anzitutto da Coldiretti c’è stato il plauso per la conferma degli spazi adiacenti il chiostro di San Domenico per il mercato di  Campagna Amica (secondo sabato del mese). Inoltre si sono toccati vari temi sui quali c’era già stato l’impegno da parte dell’amministrazione comunale: dalle forniture per le mense scolastiche di prodotti a filiera corta alla possibilità per le attività agricole di poter lavorare a fianco del Comune per liberare strade in caso di neve o di smottamenti, potatura, manutenzione del verde pubblico sia in aree urbane che rurali, eccetera.

“Abbiamo condiviso la volontà – spiega Fucili – di intervenire sulla viabilità, soprattutto quella rurale. San Severino ha un territorio molto vasto e spesso i collegamenti tra il paese, le frazioni e le aziende agricole o gli agriturismo sono difficili. Le imprese chiedono che le risorse straordinarie del sisma già stanziate per il ripristino della viabilità siano utilizzate anche per le frazioni più sperdute dove ci sono imprese agricole che fanno ricettività turistica e vendita diretta”. La giunta si è inoltre impegnata a far partecipare Coldiretti alle iniziative comunali e ad appoggiare le battaglie della categoria per tutelare la qualità del cibo, l’alimentazione salutare come, ad esempio, la petizione “Stop al cibo falso” per chiedere all’Unione Europea l’indicazione di origine su tutti i prodotti alimentari in vendita.

Con l'ondata di gelo e le temperature siberiane che hanno fatto scendere il termometro abbondantemente al di sotto dei 10 gradi sotto lo zero, cresce la preoccupazione degli agricoltori marchigiani per i danni alle colture nei campi ma anche per piante da frutto e ulivi.

" Era anche prevedibile che il ritorno di temperature rigide ci sarebbe stato e avrebbe creato dei problemi- afferma il presidente di Coldiretti Macerata Francesco Fucili- e, soprattutto, all'indomani di due mesi caldi come lo sono stati la fine di dicembre e tutto il mese di gennaio, nei quali le temperature si sono mantenute al di sopra della media e si è avuta una ripresa vegetativa soprattutto delle piante da frutto. Piante da frutto- continua Fucili- che oggi potrebbero veder compromesso il futuro raccolto dei mesi estivi a venire. Il problema - segnala il presidente di Coldiretti- è più che altro nell'imminente per le colture orticole; mi riferisco a tutti quegli ortaggi che nelle nostre vallate del Potenza, del Chienti e anche della bassa valle del Musone,  vengono raccolti proprio in questo periodo come le insalate, l'ascolana, i finocchi,  il 'cardo bianco' o classico gobbo, che si trovano sotto la coltre nevosa ma che sicuramente il gelo avrà bruciato.  Ad avere problemi saranno sicuramente anche alcune varietà di radicchio, e, forse le uniche che non subiranno danni saranno le carote che stanno sottoterra. E difficile è anche la situazione degli allevamenti delle zone terremotate con tutte le problematiche connesse al maltempo che incombe su strutture comunque temporanee".

danni a ortaggi

I trattori degli agricoltori di Coldiretti si sono rivelati provvidenziali per garantire viabilità in molte zone rurali.

" Attraverso la Legge Orientamento- spiega Fucili- le imprese agricole negli anni, si sono dotate di strumenti idonei anzitutto per l'uso proprio aziendale e per non compromettere il lavoro soprattutto se la sede si trovi in punti difficilmente raggiungibili. D'altra parte gli Enti territoriali, comuni e province, si sono resi conto che, stipulare degli accordi, programmare e mettere in allerta le imprese agricole che stanno sul territorio e dunque vivono capillarmente in ogni angolo della provincia e della Regione, rappresenti un presidio sicuramente migliore, rispetto all'ipotesi di far partire dei mezzi 'centralizzati' o stipulare convenzioni con grandi aziende. Il che ha contribuito a rendere più fruibile la viabilità. Si sono avute delle piccole criticità ma anche grazie al supporto degli agricoltori, non si sono avuti problemi di frazioni isolate   o alungo non raggiungibili. il problema più grande oggi- conclude Fucili- sono le basse temperature e la formazione di lastre di ghiaccio che interesserà soprattuto le aree più interne, dove questa notte si sono toccati i -12 gradi centigradi e forti risch,i oltre che per le colture, anche per la viabilità". 

C.C. 

gelo e olivi

Un appello a tutti i sindaci da parte di Coldiretti Macerata, in armonia con Coldiretti Italia, per tutelare l'agro alimentare made in Italy da attacchi provenienti dalle multinazionali attraverso il recepimento da parte del Parlamento europeo del Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), un accordo economico e commerciale globale tra l'Unione europea e il Canada, che prevede l'abolizione della maggior parte dei dazi doganali tra le Parti. Obiettivo del CETA procedere alla progressiva liberalizzazione degli scambi assicurando alle merci dell’altra Parte il trattamento disposto a livello nazionale. “Si tratta, però, di un vero e proprio cavallo di Troia – avvertono il direttore di Coldiretti Macerata Giordano Nasini e il segretario dell'ufficio di zona di San Ginesio Federico Francioni– attraverso il quale le multinazionali intendono imporre i propri prodotti attraverso la liberalizzazione di import – export.

Nessun controllo, dunque, sull'origine e la qualità dei prodotti che comporterebbe un salto all'indietro di molti anni sul controllo della genuinità dei prodotti”. Da qui la forte presa di posizione di Coldiretti, che invoca addirittura il rispetto della Carta Costituzionale in materia di sovranità dei singoli stati i cui parlamenti, espressione del popolo, hanno legiferato in ordine al rispetto della qualità dei prodotti agro alimentari attraverso apposita certificazione. “Accordi del genere - continuano i responsabili dell'Associazione degli agricoltori - producono anche ripercussioni sull'occupazione, particolarmente in questo periodo dedicato alla raccolta del grano il cui prezzo subirà un sensibile azzeramento, causando la perdita di migliaia di posti di lavoro”.

Per sensibilizzare le istituzioni, e di conseguenza i cittadini, sulla questione Coldiretti ha inviato una lettera a tutti i sindaci d'Italia invitandoli ad inserire nell’ordine del giorno del primo Consiglio/Giunta Comunale utile un punto relativo alla discussione ed alla condivisione dell’azione di Coldiretti per un commercio libero e giusto e per un’Europa libera dal CETA.

L'invito alle istituzioni comunali è così quello di impegnarsi per scongiurare l'immissione selvaggia sul mercato interno di prodotti sicuramente meno sicuri rispetto a quelli provenienti dalla nostra filiera.

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