Blitz al mercato settimanale. Nei guai un venditore ambulante, rischia sanzioni per 26mila euro. Vendeva bigiotteria non conforme alla normativa prevista dal Codice di Consumo.
L'operazione è stata messa a segno dalla Guardia di Finanza della tenenza di Porto Recanati nel corso del mercato settimanale in città. L'obiettivo era il contrasto al commercio di prodotti contraffatti o no sicuri e all'abusivismo nonché alla tutela del Made in Italy. 
In particolare, una pattuglia in servizio ha individuato un venditore ambulante, extracomunitario, che vendeva numerosi articoli di bigiotteria. 

Dopo un accurato esame delle migliaia di articoli di prodotti, i finanzieri ne hanno individuati oltre 2.500risultati non conformi alla normativa prevista dal Codice del Consumo: non rispondevano ai requisiti di contenuto minimo delle informazioni e indicazioni previsti dalla normativa in materia di sicurezza dei prodotti.

La merce è stata sequestrata ed il venditore è stato segnalato alla Camera di Commercio per l’adozione dei provvedimenti amministrativi di competenza: rischia sanzioni fino a 26mila euro. Va ricordato che la contraffazione e l'abusivismo sono moltiplicatori di illegalità poiché alimentano il lavoro nero, favoriscono l'immigrazione clandestina e l'evasione fiscale e contributiva, il riciclaggio e così via. Peraltro, acquistare merce contraffatta o non conforme alle norme mette a repentaglio la salute visto che questi prodotti sono realizzati con materiali che non rispettano gli standarddi sicurezza richiesti dalla normativa.

g.g.

Dopo l'arresto di un 27enne accusato di spaccio, le manette sono scattate anche per un 21enne, anch'esso di Civitanova e con precedenti specifici. L'operazione, anche stavolta è stata della Guardia di Finanza della Compagnia di Civitanova a seguito di una intensa attività di intelligence.
Il giovane, alla vista dei militari, è subito apparso agitato e anche per questo, insieme ad altre circostanze, si è provveduto ad effettuare una perquisizione locale e personale con il prezioso ausilio dell'unità cinofila. All'interno dell'abitazione del ragazzo, nei pressi del Lungomare sud della città costiera, i finanzieri hanno trovato e sequestrato, abilmente nascosti in un garage all’interno di un contenitore di cellophane termosaldato, 273 grammi di marijuana. Proseguendo con il controllo, le fiamme gialle hanno anche ritrovato uno zainetto che conteneva cinque confezioni di marijuana, pronte per lo spaccio, per un totale di altri 10 grammi di droga. Sono stati sequestrati anche 320 euro in contanti che il giovane aveva in tasca e ritenuti provento dell'attività di spaccio.


L’uomo è stato arrestato per detenzione di stupefacente ai di spaccio ed ora è agli arresti domiciliari.

g.g

L'anziana madre se n'era andata all'età di 83 anni nel 2013 ma lei, la figlia, ha continuato a percepirne la pensione per 5 anni. Nei guai una donna dell'entroterra maceratese che ora dovrà restituire 107mila euro. A scoprire l'accaduto sono stati i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Macerata, a seguito di un’articolata attività investigativa, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica, Vincenzo Carusi. La signora, di mezza età residente in un Comune dell’entroterra maceratese, per ben oltre cinque anni dalla morte della madre, ha continuato a percepire mensilmente dall’INPS le somme erogate per tre distinti trattamenti pensionistici cui l’anziana aveva diritto (di vecchiaia, di reversibilità e di accompagnamento per invalidi civili).

Le indagini, hanno permesso di accertare che l’atto di morte dell’anziana donna era stato regolarmente e tempestivamente trascritto all'anagrafe del Comune, ma la relativa comunicazione era giunta al Ministero dell’Interno solamente a settembre 2018. In questo lunghissimo periodo, la donna però non ha segnalato all'Inps l’inconveniente ed ha continuato ad incassare le pensioni, accreditate sul conto corrente cointestato con la mamma, rendendosi, pertanto, responsabile del reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche a danno dello Stato.

Il Gip del Tribunale di Macerata ha emesso un decreto di sequestro preventivo, anche nella forma per equivalente, per oltre 107mila euro. Le Fiamme Gialle, non rinvenendo alcuna disponibilità sui conti della donna, hanno sequestrato due unità immobiliari ad essa intestate.
g.g.



Copisteristi nei guai. Beccati dalla Guardia di Finanza a riprodurre illecitamente dei testi protetti dal diritto d'autore. Una pratica ben nota a chi ha bisogno di libri a poco prezzo, come per esempio gli studenti universitari, che per risparmiare sui talvolta costosissimi testi trovano nelle copisterie una vera e propria ancora di salvezza.
La Guardia di Finanza Compagnia di Macerata, a tal proposito, ha effettuato una serie di controlli, alcuni mesi fa, in seguito ai quali ha denunciato i titolari di due copisterie ritenuti responsabili di aver riprodotto illecitamente testi protetti dal diritto d’autore. 
L'operazione ha portato al sequestro di
 dodici supporti informaticihard disk e pen drive, al cui interno erano archiviati oltre cento mila file elettronici. Da qui si è poi svolta un'attività di indagine, coordinata dal Procuratore Giovanni Giorgio e dal Sostituto Procuratore Claudio Rastrelli e condotta con l’ausilio dell’Ufficio Mercato Fono-Videografico e Antipirateria della Direzione Generale della SIAE di Roma, che ha permesso di accertare, su un campione analizzato di circa 1.200 file, la presenza di opere librarie illecitamente riprodotte. In effetti la riproduzione di opere cosiddette d'ingegno non è vietata ma è consentita per esclusivo uso personale previo pagamento di un compenso forfettario che ciascun punto di riproduzione deve corrispondere alla SIAE. Inoltre, è vietato fotocopiare più del 15 per cento dell’opera e, conseguentemente, l’intero volume. Le due copisterie contravvenivano a questa normativa fotocopiando integralmente i libri e vendendoli ad un prezzo inferiore a quello di copertina. Il danno provocato non era solo nei confronti dell'autore del testo ma anche dei librai onesti che vendevano le opere originali. I due titolari sono stati denunciati per aver fotocopiato abusivamente molteplici libri e testi didattici, in violazione alla normativa sulla protezione del diritto d’autore.
Ai medesimi, inoltre, sono state comminate sanzioni amministrative fino ad oltre 170mila euro 
Ora, la posizione delle due imprese verrà vagliata anche sotto l’aspetto fiscale.

Gaia Gennaretti


Nei guai un imprenditore. Aveva falsificato il documento di circolazione di un suo veicolo commerciale facendo risultare eseguita la revisione. A scoprire l'inganno sono stati i militari della guardia di finanza Tenenza di Camerino nel corso di un servizio di controllo economico del territorio. L'uomo è stato denunciato.


I finanzieri hanno fermato normalmente l'imprenditore alla guida del mezzo, che stava transitando a San Severino, chiedendo di esibire patente e libretto di circolazione. Ad una prima lettura, sembrerava tutto in regola, con la revisione biennale del mezzo effettuata. I militari però sono andati più a fondo grazie all'ausilio dei colleghi in Sala Operativa del Comando Provinciale di Macerata, e dall'accertamento è stato possibile evidenziare una situazione ben diversa: infatti il veicolo risultava aver superato l’ultima revisione solamente nel 2010.  

Un controllo più approfondito sul documento in questione ha consentito di appurare che si trattava di una fotocopia sulla quale, al fine di eludere i controlli, attraverso un programma software di fotocomposizione erano stati riprodotti ed apposti falsi tagliandi di revisione relativi agli anni 2012, 2014 e 2017.  

Il conducente del mezzo, titolare di un’impresa di arti grafiche della zona, è stato denunciato alla locale Procura della Repubblica per il reato di falso materiale e il documento falsificato è stato posto sotto sequestro.

Il veicolo, invece, è stato sottoposto a fermo amministrativo in quanto, dai riscontri eseguiti, è anche emerso che a carico del proprietario risultava un gravame emesso da Equitalia Marche Riscossione Spa nell’anno 2008 per un importo a concorrenza di 11.946,99 euro.

g.g.  

Prodotti contraffatti di abbigliamento e accessori di noti marchi nazionali e internazionali. E' quanto commercializzavano 98 siti Web scoperti e oscurati dalle Fiamme Gialle di Macerata, sotto la direzione del Procuratore della Repubblica Giovanni Giorgio. Le indagini hanno accertato che i gestori dei siti, per sviare e rendere difficile l'attività di polizia giudiziaria, avevano collocato all'estero i siti: Germania, Francia, Danimarca, Stati Uniti, Panama, Cina, Gran Bretagna. Enorme l'illecito giro d'affari stroncato.
Tutto è partito da una denuncia di un cittadino italiano che, dopo aver acquistato un giubbetto spacciato come Moncler, è un paio di scarpe Golden Goose, ha avuto il sospetto che si trattasse di merce contraffatta. "Abbiamo innanzitutto chiesto alle case madri se quei due prodotti fossero originali - ha spiegato il comandante di Compagnia di Macerata, capitano Emilio Fuscellaro - e poi abbiamo inviato l'informativa alla procura della Repubblica di Macerata. Il procuratore Giovanni Giorgio ha deciso poi di estendere l'attività per tentare di ricostruire la filiera del falso. abbiamo monitorato circa 200 siti, e alle case madri di quattro principali marchi (Golden Goose, Stone Island, Pinko e Moncler) se i siti fossero legittimati a commercializzare i loro prodotti e se quelli fossero contraffatti. Prezioso è stato il contributo del perito esperto in contraffazione, Pietro Dal Ben". La guardia di finanza è riuscita ad evidenziare come i siti fossero fuori legge e come, soprattutto, il materiale fosse contraffatto. È emerso anche che in alcuni di questi siti era possibile effettuare ordini all'ingrosso, per ingenti quantità. Evidente, dunque, l'imponenza del giro d'affari. "Tra l'altro - ha sottol il capitano - tutti questi siti traevano facilmente in inganno poiché presentavano immagini originali prese dei siti delle case madri, violando anche la legge sul copyright ". A illustrare nello specifico le modalità per riconoscere quando un sito vende merce contraffatta è stato Dal Ben: "Alcuni siti avevano copiato non solo le immagini della merce ma anche anche una parte della pagina ufficiale delle case madri, e avevano un dominio molto simile all'originale. Questi siti erano particolarmente idonei a ingannare le persone". Va ricordato anche che chi acquista merce contraffatta, seppur online e inconsciamente (diverso il caso ad esempio di chi compra prodotti in spiaggia che lo fa consapevolmente), incorre comunque in una multa di non meno di 250€. "Un altro modo per capire se il sito non è affidabile - aggiunge - è di provare modalità di pagamento sicuro come PayPal o American Express che ridanno indietro i soldi. Mettono il logo ma poi quando all'atto di pagare non ti permettono di concludere se non con Visa". 
Da parte sua il procuratore Giorgio ha fatto un riepilogo di alcuni dati sull'e-commerce e la contraffazione: "I consumatori che comprano online sono 19milioni per un giro di affari smisurato e in questo contesto la contraffazione cresce del 15,6% a livello mondiale. I prodotti italiani sono fra i più contraffatti. Le indagini su questo caso sono state particolarmente complicate anche perché i titolari dei siti e i server non erano in Italia (ma in Cina, Gran Bretagna, Germania, Francia, Danimarca e Panama). 

g.g.





Scacco alla filiera del falso. Disarticolata un’organizzazione criminale specializzata nella contraffazione di noti marchi di abbigliamento. In 35 sono stati denunciati e in 9 arrestati. Una 40ina di clienti finali sono stati sanzionati. 

Importante il risultato dell’operazione del Nucleo di Polizia Economico - Finanziaria di Macerata e della Compagnia di Civitanova. Si è trattato di una complessa indagine ad ampio raggio coordinata dal Procuratore della Repubblica di Macerata Giovanni Giorgio, che ha consentito di sgominare un sodalizio criminoso dedito abitualmente all’attività di contraffazione dei più noti marchi di abbigliamento.

L’operazione, denominata “Tailleur”, è stata svolta dal Nucleo di Polizia Economico - Finanziaria di Macerata in sinergia con la Compagnia di Civitanova che, in collaborazione con altri Reparti del Corpo alla sede di Napoli, Torino, Sesto San Giovanni e Cles, hanno dato esecuzione ai provvedimenti emessi dal Giudice per le indagini preliminari di Macerata, Claudio Bonifazi. Sui nove soggetti accusati gravano il divieto di dimora e l’obbligo di firma, in base alle diverse posizioni dei soggetti indagati, italiani ed extracomunitari. 

L’attività investigativa, condotta anche mediante l’ausilio di indagini tecniche, ha permesso di assestare un duro colpo ad esperti “artigiani del falso”, di etnia senegalese i quali ricevevano, da loro connazionali e non, abiti e accessori “anonimi”, per poi trasformarli, grazie alla propria abilità e manualità, mediante l’utilizzo di appositi macchinari, in prodotti riproducenti note griffes di alta moda, nonché capi di abbigliamento sportivo griffati.

L’organizzazione, operativa nell’hinterland del comune di Porto Recanati e nella zona sud di Civitanova e che aveva stabilito la propria base all’interno dell’Hotel House, prevedeva una precisa ripartizione dei ruoli: approvvigionatori di etichette, sarti, venditori e persino vere e proprie sentinelle. La cessione dei prodotti finiti avveniva sia mediante la classica esposizione della merce nelle zone a più alta frequentazione, sia attraverso le piattaforme messe a disposizione dai più noti social networks. 

Dalle indagini è emersa l’esistenza quindi di una vera e propria filiera del falso: nel corso dell’operazione sono stati sottoposti a sequestro circa 5.700 articoli contraffatti nonché macchinari, attrezzature e materiali vari, utilizzati nell’attività illecita. 

Il fenomeno della contraffazione è un moltiplicatore di illegalità: parallelamente, alimenta i circuiti sommersi del lavoro nero, dell’immigrazione clandestina, dell’evasione fiscale e contributiva, del commercio abusivo, del riciclaggio e di altri gravi illeciti. Chi compra merce contraffatta, peraltro, oltre a commettere un illecito, mette a rischio la propria salute, poiché tali prodotti spesso non rispettano gli standard di sicurezza.

Gli accertamenti esperiti hanno consentito di individuare numerosi clienti “finali” (circa 40), sanzionati mediante irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie.
g.g.

Operazione dei finanzieri della Tenenza di Porto Recanati a contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti. Arrestati tre pakistani per detenzione di oltre 400 grammi di eroina, mentre altri due soggetti sono stati segnalati quali assuntori. Prosegue l’attività della Guardia di Finanza finalizzata alla prevenzione e repressione del traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope, attraverso il controllo economico del territorio, che quotidianamente viene posto in essere dal Corpo mediante il dispiego di pattuglie operative. 

Proprio nel corso di uno di tali servizi, i finanzieri hanno intercettato a Recanati un’autovettura, sottoponendo a controllo i due occupanti, un italiano ed un extracomunitario, risultati in possesso di eroina, detenuta per uso personale. Entrambi sono stati segnalati alla locale Prefettura quali assuntori di stupefacenti.

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L’attività investigativa posta in essere dai finanzieri nell’immediatezza, permetteva di individuare un casolare nelle campagne recanatesi, occupato da tre pakistani, che veniva perquisito con il supporto delle unità cinofile della Compagnia di Civitanova Marche.

Nel corso della perquisizione del casolare venivano rinvenuti, occultati all’interno della cucina, un involucro, risultato contenere eroina, un flacone contenente metadone nonché sostanze da taglio e materiale utile al confezionamento dello stupefacente a fini di spaccio.

Le attività di servizio sono state poi estese terreno della corte antistante il casolare, ove sono stati rinvenuti, profondamente interrati, ulteriori tre involucri di cellophane, risultati anch’essi contenere eroina.  

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Complessivamente, sono stati sequestrati oltre 400 grammi di eroina pura e 20 ml di metadone, oltre a 440 euro in contanti, verosimilmente provento dello spaccio.

I tre pakistani sono stati tratti in arresto ed associati alla Casa Circondariale di Montacuto, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

L’operazione di servizio, che ha visto anche il controllo di 7 automezzi e l’identificazione di 11 persone, si inserisce nel più ampio dispositivo di contrasto al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, costante impegno della Guardia di Finanza a difesa della salute pubblica.

Gaia Gennaretti 

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Proseguono incessanti le attività della Guardia di Finanza per il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti.In questo senso prisegue il costante presidio all’interno e nelle aree prospicenti  l'Hotel House.

Proprio nel corso di un dispositivo di osservazione e controllo, all’interno del palazzone, attuato dai militari del Nucleo Mobile della Tenenza di Porto Recanati, è stato individuato un soggetto che, nervosamente e con fare sospetto, si aggirava nei corridoi.

I finanzieri hanno bloccato l’uomo, rivelatosi un cittadino afgano domiciliato all’interno dell’Hotel House. Dalla perquisizione personale, emergeva il possesso di un involucro contenente sostanza stupefacente ed in particolare eroina, per un totale di 150 grammi.

L’afgano, di 33 anni, con regolare permesso di soggiorno per “protezione sussidiaria”, è stato tratto in arresto ed associato presso la Casa Circondariale di Montacuto, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
g.g.

I finanzieri della Compagnia di Civitanova Marche hanno scoperto un professionista responsabile di aver evaso redditi per oltre 700mila euro.

Si è conclusa con la constatazione di una maxi evasione fiscale una attività di polizia economico-finanziaria svolta dalla Compagnia di Civitanova Marche nei confronti di un professionista.

L’attività ispettiva ha preso le mosse da una pregnante e preliminare attività info-investigativa sul soggetto, attuata sia attraverso il controllo economico del territorio che la valorizzazione delle numerose banche dati in possesso dell’Amministrazione finanziaria. Infatti, non è passato inosservato l’elevato tenore di vita manifestato e la sproporzione tra il valore dei numerosi immobili (terreni e fabbricati) e mobili (cavalli con relativo maneggio all’interno della propria lussuosa abitazione), dei quali è risultato essere intestatario, con quanto dichiarato al fisco dallo stesso.

Particolare rilevanza, ha assunto l’acquisizione di documentazione extra-contabile, rinvenuta all’interno di una valigetta in pelle che il professionista deteneva in una pertinenza dell’abitazione principale e che lo stesso ha tentato di sottrarre al controllo.

Infatti, il professionista, mentre i finanzieri procedevano alle iniziali attività di controllo, credendo di averne distolto l’attenzione dalla sua persona, si allontanava repentinamente dall’abitazione ed entrava nella dependance al fine di recuperare la valigetta e lanciarla all'interno di un cespuglio. 

Tentativo maldestro non riuscito, in quanto non è passato inosservato ai finanzieri che, una volta recuperata la valigetta, ne hanno constatato il contenuto, consistente in agende e fogli mobili riportanti annotazioni riconducibili all’attività esercitata dal professionista.

Il successivo esame, effettuato in contraddittorio con lo stesso, per l’occasione assistito dal proprio consulente, ha permesso di ricostruire l’effettiva entità dei compensi percepiti negli ultimi cinque anni d’imposta, portando a constatare, alla fine, un’evasione complessiva di oltre 700mila euro.
g.g.

 

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