Siglato a Roma un protocollo d'intesa tra il Commissario Straordinario per la Ricostruzione e l'Abi, associazione bancaria d'Italia. La firma sul documento è stata apposta per l'Abi dal direttore generale Giovanni Sabatini. L'obiettivo che viene perseguito dall'accordo, quello di stabilire modalità e condizioni in ottemperanza alle quali, le imprese edilizie e i professionisti possono ottenere dalle banche l'anticipo del pagamento dei lavori di ricostruzione ad essi affidati L'anticipazione delle somme, procederà seguendo gli stati di avanzamento dei lavori, man mano che i soggetti interessati riceveranno il relativo pagamento attraverso i contributi pubblici previsti per la ricostruzione. Il commissario straordinario, anche in collaborazione con le Regioni interessate, renderà accessibile alle banche aderenti, l'utilizzo di una piattaforma informatica.
Ricostruzione.Il comitato Concentrico, sollecita l'amministrazione ad un chiaro indirizzo politico
14 Set 2018Per iniziativa del comitato Concentrico (Comitato per la salvaguardia e la ricostruzione del centro storico di Camerino)venerdì 14 settembresi è svolto un incontro tra rappresentanti del comitato, l’amministrazione comunale e l’ufficio tecnico. Ne riferisce lo stesso comitato informando che alla riunione ha preso parte anche il direttore dell’ufficio speciale ricostruzione (Usr) della Regione Marche, ing. Cesare Spuri.
Il comitato ha ringraziato gli uffici preposti per l’enorme mole di lavoro che stanno svolgendo, invocando però da parte dell’amministrazione comunale, un chiaro indirizzo politico che faciliti le decisioni di natura tecnica.
L’incontro era stato sollecitato dal comitato per ottenere, a quattro mesi dalla presentazione delle proposte di perimetrazione tenutasi l’11 maggio scorso in pubblica assemblea, delle risposte sull’iter della ricostruzione. Tre le richieste avanzate: sapere a che punto è l'esame delle osservazioni presentate dai cittadini;conoscere le intenzioni dell'amministrazione sulle perimetrazioni e, in particolare se si intenda proseguire sulla strada delle sei perimetrazioni del centro storico con eventuale coordinamento, o si reputi più opportuno (come richiesto dal comitato) adottare un’unica perimetrazione che includa tutta la città storica. Da ultimo il comitato ha chiesto se l'amministrazione abbia in programma di dotarsi di un documento direttore per la ricostruzione (Ddr) che espliciti la linea politica del recupero della città e possa svolgere funzioni di coordinamento.
Nel corso dell'incontro, l’ing. Spuri ha ricordato gli scopi e le opportunità delle perimetrazioni e dei piani attuativi che sono quelli di ripensare e migliorare aree del territorio, adottare strategie di riqualificazione, consentire interventi urbanistici straordinari, anche su infrastrutture purché danneggiate dal sisma. È stato inoltre chiarito che il documento direttore per la ricostruzione dovrebbe contenere indicazioni dettagliate sul futuro assetto della città, con particolare riguardo alle vie di fuga e agli snodi nevralgici, nonché all’interazione tra la città storica e l’immediata periferia.
Quanto al finanziamento di tali interventi di pianificazione si è rivelato utile il parere inviato dalla struttura commissariale nazionale al comitato, in risposta a un suo quesito posto in tal senso. Il documento direttore per la ricostruzione può essere finanziato – così recita la risposta elaborata dalla struttura commissariale e dall’ufficio speciale della regione – attingendo alle risorse per la redazione dei piani attuativi, risorse che saranno immediatamente rese disponibili.
Infine il comitato ha di nuovo avanzato la proposta, riprendendo una petizione ampiamente condivisa sui social media, di dare autonomia attuativa alla zona di piazza Cavour-inizio di corso Vittorio Emanuele II, al fine permettere un rapido ripristino di alcune strutture nevralgiche, che potrebbero favorire la ripartenza della città, quali il Palazzo ducale, il Duomo, il Palazzo arcivescovile con il Museo diocesano, il Palazzo comunale, il teatro F. Marchetti, il parcheggio meccanizzato di viale E. Betti.
Dopo ampia discussione e, a seguito di un’attenta disamina della vigente normativa, i presenti hanno convenuto sulla necessità che il comune rediga e approvi formalmente un vero e proprio documento direttore che integri gli studi preliminari compiuti dallo studio Cucinella, in modo da poter dare finalmente avvio alla prima fase della ricostruzione.
La prossima assemblea del comitato Concentrico è fissata per lunedì 17 settembre alle ore 21.15 presso il centro sociale di San Paolo; nell'occasione verranno approfondite le tematiche toccate nell'incontro.
“La fine è veramente molto lontana, ma anche l’inizio non è dei più incoraggianti - afferma Giordano Saltari, assessore all’urbanistica e alla Ricostruzione di San Ginesio - . Anche a livello normativo ci sono molte discordanze fra le deroghe concesse per il sisma e le leggi nazionali sugli appalti e i lavori pubblici. Si va avanti soltanto attraverso decreti e proroghe, ma risposte certe, immediate e veloci ancora nulla. Una normativa stabile e definitiva aiuterebbe almeno a restituire un po’ di fiducia e qualche certezza ai cittadini. Di fronte alla tragedia di Genova e al terremoto di Termoli, che ci vedono assolutamente solidali, chiediamo di non essere messi da parte e che i riflettori continuino ad essere accesi anche su di noi, che certi momenti drammatici li abbiamo già vissuti e li stiamo ancora vivendo”.
“Noi amministratori e i nostri cittadini siamo sempre più preoccupati e arrabbiati. È tutto fermo al palo, ricostruzione pubblica e privata - continua il sindaco Giuliano Ciabocco - La cosa preoccupante è che viene prorogato lo Stato di emergenza, mentre l’emergenza dovrebbe essere per definizione qualcosa di limitato nel tempo. Questa è la cosa più preoccupante. Sono già passati due anni. Anche sulla questione finanziamenti è tutto un grande punto interrogativo: tutto rimane a livello di assegnazione su carta ma di erogazioni ne abbiamo veramente poche. Le aspettative vengono disilluse perché non abbiamo gli strumenti per poter agire. Speriamo che si cambi rotta il prima possibile e che si pensi di più alle persone che hanno vissuto e vivono questo dramma piuttosto che ai vincoli e alle questioni burocratiche. L’uomo deve tornare ad essere protagonista attivo dell’interesse di chi si occupa del bene comune. Vorremmo una politica meno concentrata a fare passerelle e più impegnata sui fatti concreti.
Ricostruzione. Spuri: "Maggiore velocità, più fiducia e meno sospetto. Pochi i progetti"
29 Ago 2018Due anni dalle prime scosse di terremoto e sono ancora parole come semplificazione e velocità a farla da padrone. Accantonata quella della burocrazia che nel primo anno è stata utilizzata in ogni dove, spesso come capro espiatorio che tutto ha giustificato, quello che servirebbe veramente a questo punto è quel concreto e reale calarsi nei territori con la capacità di toglier via ostacoli che rischiano di arrugginire senza essere rimossi. Nella gestione del dopo sisma e, soprattutto dal nuovo governo, la popolazione attendeva un cambio di passo che invece, dopo il varo del decreto sisma e del ‘milleproroghe’ non ha riguardato che poche modifiche. Per il resto molti i colli di bottiglia che rallentano la ricostruzione soprattutto privata degli immobili danneggiati. E’ lo stesso direttore dell’Ufficio per la ricostruzione delle Marche, ingegnere Cesare Spuri, a parlare di un sistema che denota nel complesso sofferenze a tutti i livelli . “Non possiamo dire che la macchina non cammini – afferma il dirigente dell’Ufficio Ricostruzione Cesare Spuri-; assegnare 140 milioni di euro e far partire 1000 cantieri significa infatti che i motori sono accesi. Quello che serve, è mettersi d’accordo sulla velocità e su qual è quel compromesso verso il quale tendiamo che è poi la risposta in tempi più rapidi alle esigenze e alle aspettative di tutte le persone, con un criterio di correttezza trasparenza e bontà della ricostruzione che si fa. Oggi – continua Spuri- mi sento di dire che c'è un controllo sufficientemente accurato delle valutazioni , però constatiamo che i tempi sono un po' lunghi e magari, senza pregiudicare per trasparenza e correttezza, qualcosa si potrebbe fare per cercare di ridurli. Io credo pertanto che vi siano i margini per poter fare una riflessione. E poi occorrono più fiducia e meno sospetto. C’è un momento in cui è molto importante il discorso della trasparenza, l'eliminazione di qualsiasi infiltrazione malavitosa all'interno di un cantiere, e parliamo di cantieri per centinaia e centinaia di milioni di euro però - spiega l’ingegnere-, oggettivamente vivere sempre con un controllo costante addosso, con il pensiero che sempre e comunque dietro ogni angolo ci sia qualcosa che non è stato fatto in modo regolare, nuoce un po' alla serenità di tutti coloro che debbono lavorare e che magari qualche volta possono dimenticare un aspetto tale comunque da non pregiudicare le regolarità complessive. Su questo dunque dovremmo a mio avviso “rischiare” forse un po' di più, fermo restando che ben vengano i controlli e nessuno se ne deve sottrarre. Eliminiamo magari quella forma preventiva di controllo su ogni cosa che, oggettivamente, di tempo ne porta via. Io credo che, proprio sulla scorta dell'esperienza che abbiamo fatto in questo anno di lavoro di ufficio ricostruzione, da quando abbiamo iniziato con le relative pratiche, gli elementi che cominciamo ad avere ormai sono abbastanza stabili e standardizzati e possiamo essere in grado di dire:' così stiamo andando bene; liquidiamo contributi, paghiamo stati d'avanzamento, apriamo cantieri'. E chiediamoci cosa sia necessario se volessimo fare più velocemente, se magari c’è bisogno di più persone, oppure, di meno controlli e più autocertificazioni. Si tratta di affrontare insomma una discussione, fornendo alla parte politica che deve prendere queste decisioni, degli elementi su cui poter valutare”.
Intanto all’Ufficio Ricostruzione Marche, ad oggi sono giunte 3500 pratiche riguardanti la ricostruzione privata, delle quali ne sono state autorizzate 1050. Il dirigente, dice che un altro 50 per cento è fermo nei comuni e che, data la vastità della devastazione, servirebbero più professionisti e imprese. Nessun problema invece per i pagamenti degli stati di avanzamento lavori ( SAL), cioè dei documenti attestanti l’avvenuta esecuzione di una certa quantità di lavori, che servono poi a poter calcolare l’importo che il committente deve pagare all’azienda commissionata per averlo svolto. “ Nella nostra regione - dice Spuri- almeno abbiamo da registrare un punto d’onore ed è che gli stati d’avanzamento vengono pagati a 30 giorni e questo posso certificarlo come Ufficio Ricostruzione; non abbiamo lamentele dal mondo degli imprenditori riferite a pagamenti che arrivino in ritardo sui Sal e, credo che nella cabina di regia del prossimo 6 settembre (che dovrebbe essere l'ultima del Commissario De Micheli), parleremo anche di un accordo con l’Abi per dare anche delle anticipazioni che oggi sono comunque possibili. Vero è che attualmente ci sono soprattutto cantieri di poca entità e ricostruzione leggera; probabilmente, a livello nazionale, le imprese si muoveranno in modo più consistente nel momento in cui aumenteranno i cantieri e magari saranno anche più sostanziosi. Quello che più mi preoccupa – conclude l’ingegnere Spuri- è l'aspetto della parte dei professionisti perché, se non si fanno progetti, non si appaltano nemmeno le opere”.
Due anni dalle prime scosse del terremoto che ha devastato il Centro Italia. Due anni difficili e durissimi per tutti, animati da tanta voglia di fare e da grande determinazione. Passi in avanti, ma piccoli, di fronte ai quali, ancora non riesce ad aprirsi una luce diversa. Sindaci e cittadini, coraggiosi e forti, lamentano comunque lentezze, ritardi insopportabili, soprattutto riguardo al passo della ricostruzione che sembra arrancare. In diverse occasioni hanno esternato di aspettarsi qualcosa di più dal nuovo governo. Il timore e il rischio è quello di non riuscire a programmare il futuro e peggio ancora di diventare completamente invisibili. Richieste pressanti quelle dei cittadini che non sanno se e quando potranno ricostruire le loro case; analoga situazione per chi non vede prospettive per la propria attività di lavoro.
“ Le richieste sono pressanti– afferma il senatore e sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini- perché fino ad ora non ci sono state risposte e questo fa sì che sia anche difficile intervenire. Se ci fosse stata solo la necessità di cambiare qualche cosa, intervenire sarebbe stato semplice; i fatti hanno dimostrato che invece qui da cambiare c'è tanto e, farlo in corsa è difficile. Più volte- continua Pazzaglini- avevo sostenuto che sarebbe stato più opportuno utilizzare una strada conosciuta, come ad esempio quella tracciata dalla Legge 61 del 1998 integrata nello stesso anno dalla delibera della giunta regionale 2153. Quella scelta secondo me aveva portato ad una delle migliori ricostruzioni in Italia; il governo Renzi in carica due anni fa, ha fatto una scelta diversa, di ripartire da capo, prendendo una normativa pensata per un territorio completamente diverso dai nostri e purtroppo, di inefficienza in inefficienza, siamo arrivati ad accumulare un ritardo che oramai non sarà più possibile recuperare. L’ emergenza ancora non si è chiusa perché non tutte le casette sono state consegnate e non tutte le aree per attività commerciali (realizzate con la 408), sono concluse; mancano le più importanti, Visso, Camerino, Castelluccio di Norcia ed altre ancora. Questo significa che la ricostruzione, che avrebbe dovuto in realtà essere già ben avviata se fosse stato un intervento efficace quello effettuato dopo i terremoti, è invece ancora molto lontana dall'essere. Ho sentito in questi giorni cifre che sembrano quasi sparate a caso- sottolinea il senatore-. Chi ha governato fino ad ora si è vantato dei soldi spesi e,sinceramente, io sarei stato un po' più cauto in certe dichiarazioni, perché secondo me di soldi effettivamente ne sono stati spesi tanti, ma altrettanto male. Se pensiamo a quanto è costata una SAE, è evidente che prima di dire che si sono spesi €220.000 per una SAE da 80 metri quadrati, io anziché orgoglio, forse avrei provato anche un po' di vergogna, anche considerando poi quanto tempo c'è voluto. A mio avviso purtroppo, siamo in definitiva molto lontani da poter dare risposte concrete a tutti quelli che ce le chiedono, appunto perchè ci troviamo in mezzo a un guado e il dubbio enorme è se la scelta migliore è continuare a procedere su questa strada, o tornare indietro. Secondo me- prosegue Pazzaglini- tornare indietro comporterebbe comunque uno sforzo enorme e anche la necessità di ricominciare. La mia convinzione personale è che bisognerà adeguare la normativa esistente e renderla quanto più efficace possibile, pur sapendo che non sarà la migliore che sarebbe stato possibile ipotizzare all'inizio; possibilità che evidentemente non abbiamo più, perché appunto è passato troppo tempo".
Per la ripartenza dei territori, un ruolo fondamentale,secondo Pazzaglini sarà quello giocato dalle infrastrutture che vanno completate e anche incrementate. " Non dimentichiamo che il rischio più grosso che corriamo ora, è che la ricostruzione rimanga fine a se stessa e, per evitare questo, occorre che venga predisposto un progetto di rinascita , che porti con sé i semi della ripresa. Fondamentale sarà che queste zone vengano servite da una rete infrastrutturale che sia anche tecnologica ( non solo in senso tradizionale,)e che consenta. di poter guardare al futuro. Utilizziamo la necessità di dover ricostruire e quindi di poter impegnare delle cifre importanti per queste zone per completare o realizzare quella parte infrastrutturale o assente o inadeguata; solo in questo modo sarà possibile far riprendere queste terre, di certo non in tempi rapidi, però sicuramente con efficacia. L'impegno che ci metto in prima persona - aggiunge- è quello di una competenza acquisita in tre mandati da sindaco, in pratica tutti passati a ricostruire. I miei primi due mandati infatti sono seguiti al terremoto del 1997 e credo di aver potuto acquisire un'esperienza significativa, non solo di gestione dell'emergenza ,ma anche di ricostruzione. L'interesse mio personale è quello di una persona terremotata, figlio, fratello, parente e amico di altri terremotati, una persona che ha scelto di non andarsene mai da qui e , anche per il proprio futuro, ha pianificato la propria vita qui. Di certo- conclude Pazzaglini - ho tanto desiderio e volontà di far riprendere queste zone e mi metto a servizio anche con l'umiltà di non pretendere di sapere tutto. Apertura totale dunque nei confronti di chiunque si volesse confrontare su come poter ricostruire meglio, perché la mia vittoria non sarebbe quella di avere un ruolo personale, ma sarebbe quella di vedere ricostruite queste zone perché comunque, oltre al mio passato, il mio presente e il mio futuro saranno ancora qui".
Il Comune di San Severino Marche ha affidato all’impresa Doma Srl di Sant’Angelo in Vado gli interventi di riparazione dell’alloggio di Porta Romana, sito in via Salimbeni al civico numero 70, danneggiato dal terremoto del 2016.
Si tratta di uno dei primi interventi all’interno del “cratere” finanziati con l’Ordinanza 27 del Commissario straordinario per la Ricostruzione delle zone del centro Italia colpite dal sisma e riguarda la riparazione del patrimonio edilizio pubblico suscettibile di destinazione abitativa.
Le opere, per un importo complessivo di 33.131,60 euro, consisteranno nella sarcitura delle lesioni, in alcuni cuci-scuci, in cuciture armate con barre inox, nella predisposizione di un sistema antiribaltamento sui tramezzi interni, nella revisione e nell’adeguamento degli impianti, nella riparazione della copertura, nel restauro degli infissi e nel rifacimento di un bagno a piano terra. L’impresa, rispondendo alla procedura negoziata del Comune, ha praticato un ribasso del 26,642%.
g.g.

300 pacifici in marcia a San Ginesio per ricostruire L’AGRINIDO DELLA NATURA / CENTRO AGRI-INFANZIA
25 Giu 2018Sono arrivati da tutta Italia nella contrada Vallato di San Ginesio, sede dell’Agrinido della Natura /Centro Agri-Infanzia, per animare la “Carovana dei Pacifici” e fare pace con la Terra dopo i terremoti del 2016. Una intera comunità si è messa in marcia per la ricostruzione di un servizio educativo per la prima infanzia portando nel piccolo borgo dell’Appennino marchigiano oltre 300 pacifici, sagome colorate e pupazzi di legno o cartone. La simbolica “carovana” ha collegato l’area che ospita la tenda Yurta, sede provvisoria dell’Agrinido della Natura, con il terreno acquistato dall’Associazione dei genitori “Nella Terra dei Bambini” e donata al Comune di San Ginesio insieme al progetto cantierabile per la costruzione del nuovo polo scolastico integrato 0-6 anni. Dal 30 ottobre 2016 l’Agrinido della Natura / Centro Agri-Infanzia con i suoi 16 bambini di età compresa tra 1 e 5 anni è rimasto operativo all’interno di una tenda Yurta, allestita grazie alle donazioni di tanti cittadini comuni. Una soluzione innovativa nella gestione dell’emergenza che a causa della burocrazia della ricostruzione post-terremoto rischia di diventare una condizione permanente per anni. “Una situazione insostenibile e incomprensibile nella gestione della ricostruzione post-terremoto” dichiara Federica Di Luca responsabile della Società agricola “La Quercia della Memoria”, soggetto gestore dell’Agrinido della Natura / Centro AgriInfanzia. “Dopo l’acquisto del terreno e la realizzazione del progetto esecutivo servono le risorse per concretizzare la costruzione della nuova scuola non essendo possibile recuperare a norma di Legge le vecchie strutture rese inagibili dal terremoto. Un milione di euro da ricercare nel fiume di denaro che lo Stato ha stanziato per la ricostruzione ma che una assurda burocrazia rende al momento introvabili”, continua Federica Di Luca.
La storia dell’Agrinido di San Ginesio è unica nel suo genere, nato nel 2012 da un progetto di agricoltura sociale voluto dall’Assessorato Agricoltura della Regione Marche a settembre 2016 aveva avviato una sperimentazione innovativa sulla continuità dall’asilo nido alla scuola per la prima infanzia, adottando modelli educativi che attingono a figure storiche della pedagogia come Maria Montessori e Loris Malaguzzi. Il piccolo centro di Vallato a San Ginesio era diventato negli anni un riferimento a livello nazionale della cosiddetta “pedagogia della natura”, dove il contesto naturale straordinario del Parco Nazionale dei Monti Sibillini rappresenta un valore aggiunto alla normale prassi educativa. La natura è da sempre la migliore delle scuole e all’Agrinido di San Ginesio si è passati dalla teoria alla pratica.
I terremoti del 2016 hanno reso inagibile oltre il 70% delle strutture dell’azienda agricola ed hanno reso precaria questa esperienza educativa. La risposta immediata nel post terremoto è stata la tenda Yurta che ha garantito la continuità del servizio educativo per i 16 bambini, ma per dare un futuro a questa esperienza, unica nel suo genere, è necessario realizzare rapidamente la nuova struttura del polo scolastico il cui progetto esecutivo, cantierabile, è già pronto. Anche questo realizzato dall’Associazione dei genitori e dall’Azienda agricola “La Quercia della Memoria” e oggi donato simbolicamente al Comune di San Ginesio.
Per Edward Breda, Presidente dell’Associazione dei genitori “Nella Terra dei Bambini” “l’esperienza dell’Agrinido della Natura di San Ginesio rappresenta un caso esemplare di resistenza di una comunità nel post terremoto, 16 famiglie con caparbietà hanno voluto mantenere un servizio di welfare per la prima infanzia per dare un futuro al territorio colpito dal sisma. Perché senza bambini non c’è futuro. Tanti comuni cittadini hanno fatto la loro parte raccogliendo i fondi necessari per acquistare il terreno e per realizzare un progetto cantierabile, adesso ci aspettiamo una azione responsabile da parte di tutte le Istituzioni competenti, Parlamento, Governo e Regione, per realizzare questo centro per l’infanzia”.
I 300 pacifici che hanno animato la manifestazione di San Ginesio sono arrivati da tante scuole italiane e delle Marche, dall’Agrinido Piccoli Frutti Maghenzani di Cremona, alle scuole di Bastia Umbria, dalla scuola Sacro Cuore di Montelupone, all’Agrinido di Gagliole, dalla scuola primaria di Caldarola ai plessi Bezzi e Grandi di Tolentino, dalle scuole dell’infanzia di San Ginesio, Passo San Ginesio e Sarnano. Ha partecipato alla realizzazione dei pacifici anche tutta la rete dei nidi del Comune di Macerata nell’ambito del progetto “Quissi cresce”. Anche i ragazzi e le ragazze dell’ ANFFAS - Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale – di Pian di Pieca (San Ginesio) hanno realizzato i loro “pacifici” con un laboratorio realizzato nell’ambito di un progetto in collaborazione con ARCI Marche.
La “Carovana dei pacifici” è stata accompagnata dalla musica, canti e balli popolari, a cura dei gruppi musicali “Lu Trainanà” di Caldarola, l’Associazione musicale “Selifa” e i “Terremotus” di San Ginesio. Per tutta la giornata sono stati realizzati laboratori di acquarello con colori naturali vegetali, a cura dell’Associazione ViVo “Bimbi del Bosco” di Ascoli Piceno, allestito il punto lettura “Nati per Leggere”, svolte attività di conoscenza e primo avvicinamento ad asini e caprette e gioco libero con il Play Ground (area gioco attrezzata). Nel terreno acquistato dai genitori dei bambini dell’Agrinido sono state allestite le mostre “Con gli occhi di bambino” realizzata dai bambini dell’Agrinido della Natura di San Ginesio e “Tutti giù per terra” a cura del “Museo della Scuola” dell’Università di Macerata. All’interno dell’evento “Carovana dei Pacifici” si è svolta anche la cerimonia di consegna del libro “Guarda che Faccia” della Giunti Kids, destinato ai nuovi nati nel Comune di San Ginesio nel 2017 e 2018, nell’ambito del Progetto regionale “Nati per Leggere” per la diffusione della lettura tra i bambini da 0 a 6 anni.
Dott. Franco Ferroni
Responsabile Agricoltura
Specialista Senior Area Biodiversità
WWF Italia

La ricostruzione privata dal punto di vista giuridico. È il tema di quanto dibattuto al convegno di ieri dal titolo “Profili giuridici della ricostruzione degli immobili ad uso abitativo” tenutosi nella Sala Convegni del Rettorato dell’Università di Camerino. L’incontro è stato organizzato dallo spin off giuridico della Scuola di Giurisprudenza “Opendorse Srl”, coordinato dall’avvocato Serafina Larocca, presidente dello spin off e a cui sono intervenuti illustri professionisti quali il Direttore Generale di Unicam, Vincenzo Tedesco, l’avvocato Lorenzo Cignali del Foro di Macerata, la Professoressa Sara Spuntarelli, anch’essa docente presso Unicam e l’avvocato Paola Morlupo del Foro di Foligno.

Sono inoltre intervenuti gli avvocati Antonio Flamini, ordinario di diritto privato ad Unicam, e Leonardi Archimi del Foro di Macerata e il professore Massimo Sargolini, membro del “comitato tecnico scientifico per la ricostruzione”.
Ai lavori hanno partecipato molti professionisti e tecnici della ricostruzione, tra avvocati, architetti, ingegneri e geometri, che si trovano a vivere le difficoltà derivanti dalle eccessive lungaggini burocratiche della ricostruzione.
Focus dell’incontro, infatti, è stato proprio quello di approfondire alcuni fondamentali quanto delicati passaggi, (processuali e no), al fine di aiutare il privato sia a muoversi nel mare magnum legislativo, spesso fin troppo farraginoso, sia a guidarlo nella fase di richiesta prima e di utilizzo poi, dei contributi statali rivolti alla ricostruzione.
“Sono emersi - spiega l’avvocato Archimi - aspetti critici nel momento in cui il committente dei lavori va a confrontarsi con l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione e poi quando affronta la successiva fase dei lavori, con l’appaltatore. In queste situazioni, se non si presta attenzione al contenuto contrattuale tra privato e costruttore, si possono venire a creare dei conflitti”. L’obiettivo del convegno era stimolare ad intervenire nei contratti innanzitutto per anticipare controversie, e poi anche per fornire quegli strumenti per risolverle senza ricorrere al giudice, cosa che allungherebbe ancora di più il lungo iter di ricostruzione.
“ È stato un ottimo momento di confronto fra i vari attori della ricostruzione - conclude l’avvocato - e sono anche emerse delle linee guida per evitare il ricorso a vie legali”.
Hanno collaborato all’evento diversi enti tra i quali Confindustria e Confartigianato Macerata, Sisma Consulting, Contram Spa, Ordine degli Ingegneri e degli Avvocati.
Ricostruzione, Spuri scrive ai sindaci e agli ordini professionali: "Troppo pochi i progetti presentati".
16 Mar 2018“Il 30 aprile scadono i termini per presentare i progetti di ricostruzione lieve. Le istanze fin ora presentate sono troppo poche e potrebbero esserci importanti ripercussioni nella ricostruzione”. Cesare Spuri, direttore dell’Ufficio speciale ricostruzione delle Marche ha in questi giorni inviato una mail a tutti i sindaci del cratere e agli ordini professionali, e per conoscenza al Commissario straordinario Paola De Micheli e al vice commissario Luca Ceriscioli. La problematica sollevata dall’ingegner Spuri non è da prendere alla leggera. Il prossimo 30 aprile infatti, come ricorda nella missiva, scadranno i termini per la presentazione dei progetti per la ricostruzione leggera (edifici con scheda Aedes B) ma sono troppo pochi quelli ad oggi presentati. Non solo, ad oltre un anno e mezzo di distanza dal terremoto, mancano all’appello ancora 14.235 schede Aedes. Per la loro presentazione, c’è tempo fino al 31 marzo.
“Pur nell'approssimarsi delle scadenze previste per la presentazione delle domande di contributo per la ricostruzione privata dei danni lievi (30 aprile) - si legge nella lettera di Spuri - le istanze pervenute non risultano adeguate in termini numerici al danno riscontrato nella regione Marche. Si rammenta anche che il 31 marzo è la data di scadenza per la compilazione e la presentazione delle schede Aedes da parte dei professionisti”. Spuri illustra come i dati aggiornati al 13 marzo siano ancora attese 14.235 perizie giurate mentre sono stimati in circa 5 o 6mila i progetti di ricostruzione per danni lievi ancora da presentare entro il 30 aprile. "È inutile sottolineare - dice - l’importanza dell'imminenza delle scadenze citate che, se disattese, non potrebbero non arrecare importanti ripercussioni al processo di ricostruzione e comportare assunzioni di specifiche responsabilità. L’ufficio ricostruzione resta a disposizione - conclude - per qualunque forma collaborativa che si ritenga opportuna, finalizzata a dare la massima diffusione alla problematica rappresentata, nonché a fornire il necessario supporto alla cittadinanza”.
g.g.
