Un territorio che, nel momento in cui la ricostruzione sembra partire, ha assoluto bisogno di sicurezza. Per questo il prefetto di Macerata, Iolanda Rolli, ha voluto incontrare a Camerino i vertici militari e gli amministratori dei territori del cratere. “Un territorio che ho conosciuto visitando tutti i comuni nel momento in cui sono arrivata a Macerata – così il prefetto Rolli – Ora che alcune amministrazioni sono cambiate è importante continuare questo percorso di conoscenza e vicinanza per poter affrontare tutti insieme i molti problemi che questo territorio ha, sia quelli legati al sisma sia quelli comuni a tutte le realtà italiane”. Soprattutto nel cratere sismico molte questioni sono legate, oltre che ai disagi che la popolazione continua a vivere, anche alle tematiche della ricostruzione. “Dopo la conta dei danni – continua il prefetto – ora che la ricostruzione sta partendo è necessario che tutti siamo attenti affinchè questo processo venga vissuto nella legalità. Ecco il motivo per cui abbiamo chiesto ai sindaci e alle forze dell’ordine di intercettare qualsiasi anomalia al riguardo”.
Un intervento a 360 gradi quello del sindaco di Camerino Sandro Sborgia, che ha trattato di tutte le problematiche che insistono nella sua città e non solo. “Un’occasione importante quella offerta dalla sensibilità del prefetto nei riguardi del territorio – le parole del primo cittadino di Camerino – Un territorio i cui problemi non sono solo legati al sisma, ma alcuni di essi sono endogeni. Si è parlato, infatti, di allarme stupefacenti, di ludopatia, di questioni inerenti la ricostruzione e le problematiche che potrebbero nascere sotto il profilo dell’ordine pubblico, i problemi di natura sociale provocati dal terremoto, primo fra tutti quello della solitudine. Far fronte ad una situazione di stravolgimenti non è assolutamente facile, ma siamo sicuri che, anche attraverso la vicinanza del Governo, rappresentato dal prefetto, riusciremo a farvi fronte”.

i presenti e l'intervento del sindaco Sborgia
L’importanza dell’incontro è stata sottolineata anche dal sindaco di Visso, Gian Luigi Spiganti Maurizi. “Molte le questioni sul tappeto – ha affermato – Una delle più importanti sicuramente il benessere della popolazione e la necessità di dover intervenire, nei casi in cui ce n’è bisogno, sull’assistenza sanitaria. Altresì importante aver concesso a noi sindaci di poter esprimere le nostre idee alla ricerca delle migliori soluzioni ai molti problemi che affliggono le nostre comunità”. “Fondamentale guardarsi in faccia – fa eco il sindaco di Sefro Pietro Tapanelli – La sicurezza è essenziale e per questo abbiamo chiesto aiuti per l’istallazione di telecamere, mezzo essenziale per la prevenzione dei reati. Il fatto, poi, che stia partendo la ricostruzione è motivo ulteriore per non abbassare la guardia. E’ importante lavorare in sinergia su politiche di territorio”.

Un intervento a 360 gradi quello del sindaco di Camerino Sandro Sborgia, che ha trattato di tutte le problematiche che insistono nella sua città e non solo. “Un’occasione importante quella offerta dalla sensibilità del prefetto nei riguardi del territorio – le parole del primo cittadino di Camerino – Un territorio i cui problemi non sono solo legati al sisma, ma alcuni di essi sono endogeni. Si è parlato, infatti, di allarme stupefacenti, di ludopatia, di questioni inerenti la ricostruzione e le problematiche che potrebbero nascere sotto il profilo dell’ordine pubblico, i problemi di natura sociale provocati dal terremoto, primo fra tutti quello della solitudine. Far fronte ad una situazione di stravolgimenti non è assolutamente facile, ma siamo sicuri che, anche attraverso la vicinanza del Governo, rappresentato dal prefetto, riusciremo a farvi fronte”.

i presenti e l'intervento del sindaco Sborgia
L’importanza dell’incontro è stata sottolineata anche dal sindaco di Visso, Gian Luigi Spiganti Maurizi. “Molte le questioni sul tappeto – ha affermato – Una delle più importanti sicuramente il benessere della popolazione e la necessità di dover intervenire, nei casi in cui ce n’è bisogno, sull’assistenza sanitaria. Altresì importante aver concesso a noi sindaci di poter esprimere le nostre idee alla ricerca delle migliori soluzioni ai molti problemi che affliggono le nostre comunità”. “Fondamentale guardarsi in faccia – fa eco il sindaco di Sefro Pietro Tapanelli – La sicurezza è essenziale e per questo abbiamo chiesto aiuti per l’istallazione di telecamere, mezzo essenziale per la prevenzione dei reati. Il fatto, poi, che stia partendo la ricostruzione è motivo ulteriore per non abbassare la guardia. E’ importante lavorare in sinergia su politiche di territorio”.

Nel comune di Bolognola, ultimati i lavori delle dieci abitazioni di "Villa Marconi"che fungeranno da case sostituitive delle SAE e presto saranno consegnate alle famiglie. Mancano solo gli allacci dei servizi di Telecom, Enel e gas, che arriveranno la prossima settimana.
Nel paese duramente ferito, contiinua senza sosta, nonostante la miriade di problemi legati al sisma 2016, l’opera di ricostruzione sia infrastrutturale sia economica e sociale dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Cristina Gentili. che sin da subito, grazie anche ad una forte identità territoriale, si è prodigata per porre in essere tutto quello che serviva per ridare dignità e opportunità ai cittadini del piccolo centro montano.
Le case di "Villa Marconi", la cui progettazione si deve alla società Pro System e i cui lavori sono stati eseguiti dalla ditta Rest Edil di Crucianelli Enrico, costituiscono infatti la seconda opera pubblica ultimata
E' del maggio 2018 l'inaugurazione del ricostruito edificio già sede dell'ex Caserma del Corpo Forestale dello Stato che il comune ha adibito ad abitazioni a servizio della comunità oltre che allocarvi la sede temporanea dei suoi uffici. Passi in avanti graduali ma significativi che sono stati resi possibili sia grazie all'estenuante lavoro dell’amministrazione e del personale comunale, sia grazie alla determinazione degli abitanti di Bolognola.
Ottima e concreta inoltre la collaborazione che si è potuta instaurare con tutti i soggetti coinvolti, dal Capo del Dipartimento di Protezione Civile Angelo Borrelli all' ex Commissario Straordinario alla Ricostruzione Paola De Micheli, dall’attuale Commissario Straordinario alla Ricostruzione Piero Farabollini, al Governatore Luca Cerisciolie Vice Commissario Delegato alla Ricostruzione della Regione Marche, nonchè l’ing. Cesare Spuri responsabile dell' USR Regione Marche.
Nel paese duramente ferito, contiinua senza sosta, nonostante la miriade di problemi legati al sisma 2016, l’opera di ricostruzione sia infrastrutturale sia economica e sociale dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Cristina Gentili. che sin da subito, grazie anche ad una forte identità territoriale, si è prodigata per porre in essere tutto quello che serviva per ridare dignità e opportunità ai cittadini del piccolo centro montano.
Le case di "Villa Marconi", la cui progettazione si deve alla società Pro System e i cui lavori sono stati eseguiti dalla ditta Rest Edil di Crucianelli Enrico, costituiscono infatti la seconda opera pubblica ultimata
E' del maggio 2018 l'inaugurazione del ricostruito edificio già sede dell'ex Caserma del Corpo Forestale dello Stato che il comune ha adibito ad abitazioni a servizio della comunità oltre che allocarvi la sede temporanea dei suoi uffici. Passi in avanti graduali ma significativi che sono stati resi possibili sia grazie all'estenuante lavoro dell’amministrazione e del personale comunale, sia grazie alla determinazione degli abitanti di Bolognola.
Ottima e concreta inoltre la collaborazione che si è potuta instaurare con tutti i soggetti coinvolti, dal Capo del Dipartimento di Protezione Civile Angelo Borrelli all' ex Commissario Straordinario alla Ricostruzione Paola De Micheli, dall’attuale Commissario Straordinario alla Ricostruzione Piero Farabollini, al Governatore Luca Cerisciolie Vice Commissario Delegato alla Ricostruzione della Regione Marche, nonchè l’ing. Cesare Spuri responsabile dell' USR Regione Marche.
Numeri del terremoto del 2016. A tre anni dalla scossa più forte del 2016, li ha ricordati a Camerino il Commissario per la Ricostruzione Piero Farabollini: Lo ha fatto intervenendo alla giornata finale del corso di perfezionamento in Emergenze territoriali, ambientali e sanitarie EmTask organizzato all'Università di Camerino in collaborazione con Università degli studi Modena e Reggio Emilia, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Unicam ed Esercito Italiano raggruppamento Umbria-Marche. Davanti ai numerosi partecipanti, il geologo Commisario Farabollini è tornato sul dato delle 4 regioni colpite, 315 comuni danneggiati di cui 138 facenti parte del primo cratere con danni maggiori del 50 per cento e altri 213 comuni con danni minori ma che comunque debbono ragionare in termini di ricostruzione. Circa 41.000 le persone sfollate che si sono dovute aiutare, due o tremila delle quali sono ancora ospitate nelle strutture ricettive della costa. Sul fronte delle macerie del numero complessivo di 2 milioni e mezzo di tonnellate, 700.000 sono quelle che attualmente debbono ancora essere portate via. Il Commissario ha ricordato poi la legge 189 che regola la ricostruzione le cui pratiche tra pubblico e privato, sono in tutto 79 mila e dopo tre anni, si è arrivati ad una quota di circa 9200 pratiche di ricostruzione presentate agli USR.
"Questo significa che oggettivamente ci sono difficoltà sia nel presentare le domande, sia nel percorso d'istruttoria che gli uffici speciali della ricostruzione sono chiamati a fare per arrivare alla valutazione del progetto e alla decretazione dell’importo relativo al danno subito dall’edificio e quindi, avviare poi la ricostruzione. In effetti – ha detto il Commissario- la maggior parte dei ritardi sono proprio legati a questo doppio percorso: presentare il progetto e fare l’istruttoria del progetto. Ci sono comunque delle norme che vanno tenute in considerazione perché la legge 189 della ricostruzione è una legge speciale ma ordinaria e dunque deve sottostare a tutte le norme nazionali (codice appalti, norme tecniche sulle costruzioni, anticorruzione) e ciò comporta che le procedure siano molto lunghe.
In sostanza, non è vero che la ricostruzione è ferma- ha detto Farabollini - E’ lenta e di questo ne siamo coscienti, però quello che balza agli occhi e che la comunità evidenzia, è che non si vedono le gru. E’ vero, ce ne sono poche ma la gru viene messa nel momento in cui l’impresa inizia a lavorare e non si può fare a meno di considerare che c’è comunque tutta la fase precedente che è quella della progettazione e dell’approvazione del progetto che comunque sta andando avanti e sta andando avanti anche in maniera veloce ed efficace.
Col nuovo decreto sisma - ha annunciato - stiamo lavorando ad emendamenti che permettano di alleggerire le procedure che vanno nella direzione di permettere ai privati di rientrare nelle loro case. Nelle situazioni in cui i privati percepiscono il Cas, il rientro comporterà la perdita del contributo di autonoma sistemazione e questo significherà un recupero di quelle spese da parte dello Stato. L’alleggerimento delle procedure- ha aggiunto- favorisce anche la ricostruzione pubblica perché parliamo di qualcosa come 2500 edifici pubblici da rimettere a posto. I numeri dunque sono impressionanti, ma c’è anche da tener conto che la sequenza sismica che ha interessato il Centro Italia a partire dalla scossa del 24 agosto 2016, è durata oltre sei mesi con circa 50 mila scosse sopra la magnitudo 3 e cinque scosse molto importanti, producendo nella storia sismica il cratere più ampio che si conosca. La cosa buffa che ho notato come terzo commissario - ha sottolineato- è che la ricostruzione non permette la pianificazione. Non tiene conto di quella che è la realtà territoriale e di come andare ad investire sul territorio per evitare che una sequenza sismica di questo tipo possa produrre danni come quelli che ci sono stati.
In effetti attualmente la norma 189 dà solo un input: il dov’era com’era che ci dice che bisogna ricostruire esattamente le case come erano nello stesso sito. Nel caso in cui in quel sito non si possa ricostruire si deve delocalizzare ferme restando le volumetrie. Quando sono arrivato nell’Ufficio Ricostruzione di Roma come terzo Commissario, non c’era neanche un geologo, cosa non da poco se consideriamo che questo terremoto ha evidenziato che gli aspetti geologici sono fondamentali per quello che è stato il danneggiamento e ovviamente per quello che sarà la ricostruzione; ci siamo messi di gran lena per cercare di vedere come ottimizzare le risorse presenti e assumere del personale adeguato, perché comunque tutto l'aspetto della Ricostruzione è passata attraverso la microzonazione sismica di terzo livello, cioè attraverso questo strumento messo in atto, l'ordinanza 3274 del 2003 ha obbligato le regioni a dotarsi della microzonazione di primo livello in tutti i comuni d’Italia e, attualmente, è quasi completata al 100%; poi c’ è il secondo livello di microzonazione che va a verificare delle situazioni particolari e infine la microzonazione di terzo livello che dà anche la modellazione per aree particolarmente sensibili e suscettibili a un terremoto. Per cui- ha rimarcato- il terzo livello è fondamentale quando si va a pianificare o programmare, allora, se noi dobbiamo utilizzare questo strumento per realizzare gli edifici sapendo che attraverso la microzonazione o si può costruire, o non si può farlo, è ovvio che un’azione di pianificazione doveva essere comunque prevista all’interno della norma e, in questo, la norma ha lasciato dei buchi”.
Il commissario ha anche evidenziato la difficoltà di applicazione della legge 189 che, rifacendosi sostanzialmente alla legge utilizzata per il sisma dell’Emilia Romagna e mantenendone identica articolazione, fa riferimento comunque ad un contesto geologico, fisiografico, socio-economico e urbanistico completamente differente. "La difficoltà della sua applicazione, soprattutto in questi territori, è legata propria a queste differenze e anche al fatto che dopo il terremoto del 24 agosto che inizialmente aveva coinvolto 4 comuni e nell’intorno un’altra cinquantina, con le scosse del 26 e 30 ottobre il cratere si è allargato a dismisura abbracciando un contesto completamente differente, tanto è vero che mentre prima nella regione Marche c’erano pochi comuni coinvolti, poi le Marche sono diventata la regione più colpita con 85 comuni inseriti nell’area del cratere, cioè oltre il 60 per cento”.
Farabollini ha poi ricordato il numero delle ordinanze arrivato a 86, 18 delle quali sono state fatte da lui, andando ad implementare tutte quellle già esistenti e cercando di ridurne i gap procedimentali e contemporaneamente di allinearle alle numerose norme e d emendamenti subentrati.“ Attualmente – ha spiegato il Commissario- l’attività prevalente è legata alla ricostruzione privata e pubblica. “ Considerate che sono state finanziate due ordinanze sulle opere pubbliche (primo piano -secondo piano) per un ammontare di circa 900 milioni di euro e, attualmente impegnato (presentato il progetto) è soltanto l’1 per cento”.
Rispetto alle crisi sismiche del passato ( 79-97-2009) in cui le norme dicevano prima si reperiscono i fondi, poi si fa l’ordinanza per poter partire, le ordinanze oggi hanno tutte copertura, nel senso che il piano degli interventi che vengono pubblicati in Gazzetta sono tutti finanziati, per cui- ha concluso- la capacità di poter avviare la ricostruzione c'è”. Per chiudere il quadro dei numeri, il Commissario ha dichiarato che nelle ordinanze attualmente ci sono circa 2 miliardi e 300 milioni di euro di finanziamenti che potrebbero essere tranquillamente avviati e che, secondo le stime della Protezione Civile, la ricostruzione verrà a costare qualcosa come 23 miliardi di euro.
cc
"Questo significa che oggettivamente ci sono difficoltà sia nel presentare le domande, sia nel percorso d'istruttoria che gli uffici speciali della ricostruzione sono chiamati a fare per arrivare alla valutazione del progetto e alla decretazione dell’importo relativo al danno subito dall’edificio e quindi, avviare poi la ricostruzione. In effetti – ha detto il Commissario- la maggior parte dei ritardi sono proprio legati a questo doppio percorso: presentare il progetto e fare l’istruttoria del progetto. Ci sono comunque delle norme che vanno tenute in considerazione perché la legge 189 della ricostruzione è una legge speciale ma ordinaria e dunque deve sottostare a tutte le norme nazionali (codice appalti, norme tecniche sulle costruzioni, anticorruzione) e ciò comporta che le procedure siano molto lunghe.
In sostanza, non è vero che la ricostruzione è ferma- ha detto Farabollini - E’ lenta e di questo ne siamo coscienti, però quello che balza agli occhi e che la comunità evidenzia, è che non si vedono le gru. E’ vero, ce ne sono poche ma la gru viene messa nel momento in cui l’impresa inizia a lavorare e non si può fare a meno di considerare che c’è comunque tutta la fase precedente che è quella della progettazione e dell’approvazione del progetto che comunque sta andando avanti e sta andando avanti anche in maniera veloce ed efficace.
Col nuovo decreto sisma - ha annunciato - stiamo lavorando ad emendamenti che permettano di alleggerire le procedure che vanno nella direzione di permettere ai privati di rientrare nelle loro case. Nelle situazioni in cui i privati percepiscono il Cas, il rientro comporterà la perdita del contributo di autonoma sistemazione e questo significherà un recupero di quelle spese da parte dello Stato. L’alleggerimento delle procedure- ha aggiunto- favorisce anche la ricostruzione pubblica perché parliamo di qualcosa come 2500 edifici pubblici da rimettere a posto. I numeri dunque sono impressionanti, ma c’è anche da tener conto che la sequenza sismica che ha interessato il Centro Italia a partire dalla scossa del 24 agosto 2016, è durata oltre sei mesi con circa 50 mila scosse sopra la magnitudo 3 e cinque scosse molto importanti, producendo nella storia sismica il cratere più ampio che si conosca. La cosa buffa che ho notato come terzo commissario - ha sottolineato- è che la ricostruzione non permette la pianificazione. Non tiene conto di quella che è la realtà territoriale e di come andare ad investire sul territorio per evitare che una sequenza sismica di questo tipo possa produrre danni come quelli che ci sono stati.
In effetti attualmente la norma 189 dà solo un input: il dov’era com’era che ci dice che bisogna ricostruire esattamente le case come erano nello stesso sito. Nel caso in cui in quel sito non si possa ricostruire si deve delocalizzare ferme restando le volumetrie. Quando sono arrivato nell’Ufficio Ricostruzione di Roma come terzo Commissario, non c’era neanche un geologo, cosa non da poco se consideriamo che questo terremoto ha evidenziato che gli aspetti geologici sono fondamentali per quello che è stato il danneggiamento e ovviamente per quello che sarà la ricostruzione; ci siamo messi di gran lena per cercare di vedere come ottimizzare le risorse presenti e assumere del personale adeguato, perché comunque tutto l'aspetto della Ricostruzione è passata attraverso la microzonazione sismica di terzo livello, cioè attraverso questo strumento messo in atto, l'ordinanza 3274 del 2003 ha obbligato le regioni a dotarsi della microzonazione di primo livello in tutti i comuni d’Italia e, attualmente, è quasi completata al 100%; poi c’ è il secondo livello di microzonazione che va a verificare delle situazioni particolari e infine la microzonazione di terzo livello che dà anche la modellazione per aree particolarmente sensibili e suscettibili a un terremoto. Per cui- ha rimarcato- il terzo livello è fondamentale quando si va a pianificare o programmare, allora, se noi dobbiamo utilizzare questo strumento per realizzare gli edifici sapendo che attraverso la microzonazione o si può costruire, o non si può farlo, è ovvio che un’azione di pianificazione doveva essere comunque prevista all’interno della norma e, in questo, la norma ha lasciato dei buchi”.
Il commissario ha anche evidenziato la difficoltà di applicazione della legge 189 che, rifacendosi sostanzialmente alla legge utilizzata per il sisma dell’Emilia Romagna e mantenendone identica articolazione, fa riferimento comunque ad un contesto geologico, fisiografico, socio-economico e urbanistico completamente differente. "La difficoltà della sua applicazione, soprattutto in questi territori, è legata propria a queste differenze e anche al fatto che dopo il terremoto del 24 agosto che inizialmente aveva coinvolto 4 comuni e nell’intorno un’altra cinquantina, con le scosse del 26 e 30 ottobre il cratere si è allargato a dismisura abbracciando un contesto completamente differente, tanto è vero che mentre prima nella regione Marche c’erano pochi comuni coinvolti, poi le Marche sono diventata la regione più colpita con 85 comuni inseriti nell’area del cratere, cioè oltre il 60 per cento”.
Farabollini ha poi ricordato il numero delle ordinanze arrivato a 86, 18 delle quali sono state fatte da lui, andando ad implementare tutte quellle già esistenti e cercando di ridurne i gap procedimentali e contemporaneamente di allinearle alle numerose norme e d emendamenti subentrati.“ Attualmente – ha spiegato il Commissario- l’attività prevalente è legata alla ricostruzione privata e pubblica. “ Considerate che sono state finanziate due ordinanze sulle opere pubbliche (primo piano -secondo piano) per un ammontare di circa 900 milioni di euro e, attualmente impegnato (presentato il progetto) è soltanto l’1 per cento”.
Rispetto alle crisi sismiche del passato ( 79-97-2009) in cui le norme dicevano prima si reperiscono i fondi, poi si fa l’ordinanza per poter partire, le ordinanze oggi hanno tutte copertura, nel senso che il piano degli interventi che vengono pubblicati in Gazzetta sono tutti finanziati, per cui- ha concluso- la capacità di poter avviare la ricostruzione c'è”. Per chiudere il quadro dei numeri, il Commissario ha dichiarato che nelle ordinanze attualmente ci sono circa 2 miliardi e 300 milioni di euro di finanziamenti che potrebbero essere tranquillamente avviati e che, secondo le stime della Protezione Civile, la ricostruzione verrà a costare qualcosa come 23 miliardi di euro.
cc
A Pieve Torina, nell'area attigua alla scuola materna di Via Betti, proseguono i lavori per la realizzazione del nuovo asilo nido che si avvia ad essere completato per la prossima primavera. A circa un anno di distanza dall'ottenimento del finanziamento, al quale hanno contribuito Regione Marche e Associazione Italiana Calciatori, quello che sembrava solo un sogno si appresta a diventare realtà. Con le sue pareti colorate e le sue grandi finestre aperte sulla natura,il nuovo asilo, accoglierà i bambini da 0 a 3 anni, già dal prossimo anno
" Un'altra risposta concreta in funzione del rilancio del paese e dell'intero territorio- afferma il sindaco Alessandro Gentilucci- Con l'asilo andiamo a completare un'altra parte del Polo scolastico di Pieve Torina, nel cuore storico del paese e a due passi dal campanile della nostra chiesa. Una struttura importante, antisismica ed ecosostenibile che abbiamo fortemente voluta per dare un servizio in più a coloro che vivono nel territorio e nei comuni limitrofi e che risponderà all'esigenza delle famiglie ". Una delle peculiarità dell'edificio, che si avvarrà di tutte le più innovative soluzioni green, è rappresentata dal fatto che gli alberi già presenti nel terreno saranno inglobati nella stessa costruzione. " Una volta realizzata,l'opera rappresenterà sicuramente un'eccellenza del centro Italia. Credo che in questi momenti storici occorra essere al passo con i tempi- conclude il sindaco-essere innovativi,lungimiranti e dare prospettive per il futuro. Se poi riusciamo a farlo nel rispetto della biodiversità e del nostro paesaggio, vuol dire che l'obiettivo è perfettamente centrato".
cc
nella foto sotto, l'attigua costruzione della scuola dell'infanzia
" Un'altra risposta concreta in funzione del rilancio del paese e dell'intero territorio- afferma il sindaco Alessandro Gentilucci- Con l'asilo andiamo a completare un'altra parte del Polo scolastico di Pieve Torina, nel cuore storico del paese e a due passi dal campanile della nostra chiesa. Una struttura importante, antisismica ed ecosostenibile che abbiamo fortemente voluta per dare un servizio in più a coloro che vivono nel territorio e nei comuni limitrofi e che risponderà all'esigenza delle famiglie ". Una delle peculiarità dell'edificio, che si avvarrà di tutte le più innovative soluzioni green, è rappresentata dal fatto che gli alberi già presenti nel terreno saranno inglobati nella stessa costruzione. " Una volta realizzata,l'opera rappresenterà sicuramente un'eccellenza del centro Italia. Credo che in questi momenti storici occorra essere al passo con i tempi- conclude il sindaco-essere innovativi,lungimiranti e dare prospettive per il futuro. Se poi riusciamo a farlo nel rispetto della biodiversità e del nostro paesaggio, vuol dire che l'obiettivo è perfettamente centrato".
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nella foto sotto, l'attigua costruzione della scuola dell'infanzia
Un ampio piano strategico territoriale, che guardi in avanti di un ventennio. A rivendicarlo è il dott.Valerio Valeriani, coordinatore di tre ATS che ha raccolto una serie di dati utili ad approfondire diversi aspetti della realtà post sisma riferita ai 34 comuni da lui coordinati. L’analisi dei numeri restituisce una fotografia del sociale molto problematica, dovuta forse alla mancanza di azioni incisive nelle varie fasi del post sisma, Chiusa la prima emergenza, l’attenzione dei media e della politica è andata scemando mentre è cresciuta la sofferenza delle comunità. Di qui la necessità di avere sotto mano numeri e dati su cui poter lavorare e cercare di dare risposta. Dei 30 mila sfollati delle Marche, lo studio evidenzia che circa 22 mila risiedono nei 34 comuni degli ATS 16-17 e 18 mentre l’ambito di Camerino ha il triste primato del 74 per cento delle persone fuori casa.
“Questo vuol dire che salta la comunità – dice lo psicologo e psicoterapeuta Valerio Valeriani-. Nei piccoli centri dove sono rimaste solo Sae, la vita è molto diversa da quella di altri comuni con danni minori: qui la comunità è in ginocchio. In emergenza si può stare solo per un tempo limitato, starci a lungo significa ammalarsi e i sintomi sono evidenti: aumento nell’utilizzo degli psicofarmaci e un più 70 per cento di ansiolitici nel solo distretto di Camerino. La fase di spaesamento iniziale- spiega lo psicologo- è stata sostituita dalla rabbia, ma poi, cosa più preoccupante è che si è passati alla sindrome da adattamento acuto per ridotta speranza”. Dal questionario sulle percezioni degli operatori socio sanitari nei vari ambiti, emerge che il 40 % delle persone ha perso casa, il 50 % ha ancora seri problemi legati al terremoto e nell’80 % dei casi, ha visto peggiorati i rapporti familiari e di lavoro. A fronte di un 80 % che vede peggiorata la salute fisica, per il 96 %il peggioramento è nella salute mentale e cognitiva, con inevitabile aumento di stati d’ansia, depressione, rabbia e malessere, per ridotte prospettive di futuro.
“La speranza delle persone – osserva Valeriani- non è tanto legata al fatto che non sono state portate via le macerie o non è stato messo un mattone, ma che non c’è percezione di dove andremo. La comunità è più fragile e, oltretutto, va drammaticamente calando: nei comuni del cratere in due anni si sono persi 8000 residenti. E’ cambiata la composizione media delle comunità: la popolazione è invecchiata ed è invecchiata male e, seppure non in assoluto, le persone rimaste hanno meno strumenti. Non abbiamo ricette – continua Valeriani - ma credo serva un patto con le comunità, un piano strategico territoriale di prospettiva. Non è stato fatto per le scuole, né per le residenze protette; mi sarei aspettata un'azione più incisiva che valorizzasse il ruolo degli organismi sovracomunali che avrebbe permesso una programmazione di ambito e di comunità. Più che altro si è trattato con i singoli comuni, all’interno invece di un patto strategico sovracomunale credo si possano valorizzare le diverse vocazioni di ogni singolo territorio. Serve un piano ampio che non riguardi solo il sociale ma che da qui a 20 anni, componga una filiera di interessi, valorizzi vocazioni e dia prospettive certe.
Le scelte che arrivano da fuori a me preoccupano- conclude Valeriani- Mi riferisco a quella di una società blasonata come Nomisma che ha redatto e presentato lo scorso mese di marzo un piano di ricostruzione del Centro Italia. Alla voce “interventi sociali”, troviamo scritto che gli ambiti dei territori più colpiti delle Marche sono Macerata, Fermo e Ascoli. Abbiamo fatto notare a Nomisma che il dato è sbagliato invitando a correggerlo perché su 30mila sfollati, circa 22 mila stanno qui. Ebbene, il rapporto è stato rivisto e la correzione si è sostanziata nel dire che, è vero che il sisma ha colpito soprattutto gli ambiti di Camerino, San Severino e San Ginesio ma, spendere risorse in queste zone non è conveniente e che, per un investimento costi-ricavi, a loro serve un bacino di 25 mila- 30 mila abitanti. Morale della favola, i progetti (di coabitazione e strutture per anziani, sostenuti da grossi sponsor investitori) andranno a Macerata Fermo Ascoli, nonostante il progetto si chiami “Ripartire dopo il sisma”.
Carla Campetella
“Questo vuol dire che salta la comunità – dice lo psicologo e psicoterapeuta Valerio Valeriani-. Nei piccoli centri dove sono rimaste solo Sae, la vita è molto diversa da quella di altri comuni con danni minori: qui la comunità è in ginocchio. In emergenza si può stare solo per un tempo limitato, starci a lungo significa ammalarsi e i sintomi sono evidenti: aumento nell’utilizzo degli psicofarmaci e un più 70 per cento di ansiolitici nel solo distretto di Camerino. La fase di spaesamento iniziale- spiega lo psicologo- è stata sostituita dalla rabbia, ma poi, cosa più preoccupante è che si è passati alla sindrome da adattamento acuto per ridotta speranza”. Dal questionario sulle percezioni degli operatori socio sanitari nei vari ambiti, emerge che il 40 % delle persone ha perso casa, il 50 % ha ancora seri problemi legati al terremoto e nell’80 % dei casi, ha visto peggiorati i rapporti familiari e di lavoro. A fronte di un 80 % che vede peggiorata la salute fisica, per il 96 %il peggioramento è nella salute mentale e cognitiva, con inevitabile aumento di stati d’ansia, depressione, rabbia e malessere, per ridotte prospettive di futuro.
“La speranza delle persone – osserva Valeriani- non è tanto legata al fatto che non sono state portate via le macerie o non è stato messo un mattone, ma che non c’è percezione di dove andremo. La comunità è più fragile e, oltretutto, va drammaticamente calando: nei comuni del cratere in due anni si sono persi 8000 residenti. E’ cambiata la composizione media delle comunità: la popolazione è invecchiata ed è invecchiata male e, seppure non in assoluto, le persone rimaste hanno meno strumenti. Non abbiamo ricette – continua Valeriani - ma credo serva un patto con le comunità, un piano strategico territoriale di prospettiva. Non è stato fatto per le scuole, né per le residenze protette; mi sarei aspettata un'azione più incisiva che valorizzasse il ruolo degli organismi sovracomunali che avrebbe permesso una programmazione di ambito e di comunità. Più che altro si è trattato con i singoli comuni, all’interno invece di un patto strategico sovracomunale credo si possano valorizzare le diverse vocazioni di ogni singolo territorio. Serve un piano ampio che non riguardi solo il sociale ma che da qui a 20 anni, componga una filiera di interessi, valorizzi vocazioni e dia prospettive certe.
Le scelte che arrivano da fuori a me preoccupano- conclude Valeriani- Mi riferisco a quella di una società blasonata come Nomisma che ha redatto e presentato lo scorso mese di marzo un piano di ricostruzione del Centro Italia. Alla voce “interventi sociali”, troviamo scritto che gli ambiti dei territori più colpiti delle Marche sono Macerata, Fermo e Ascoli. Abbiamo fatto notare a Nomisma che il dato è sbagliato invitando a correggerlo perché su 30mila sfollati, circa 22 mila stanno qui. Ebbene, il rapporto è stato rivisto e la correzione si è sostanziata nel dire che, è vero che il sisma ha colpito soprattutto gli ambiti di Camerino, San Severino e San Ginesio ma, spendere risorse in queste zone non è conveniente e che, per un investimento costi-ricavi, a loro serve un bacino di 25 mila- 30 mila abitanti. Morale della favola, i progetti (di coabitazione e strutture per anziani, sostenuti da grossi sponsor investitori) andranno a Macerata Fermo Ascoli, nonostante il progetto si chiami “Ripartire dopo il sisma”.
Carla Campetella
Piccoli passi verso la normalità a Pioraco dove tornano agibili altre abitazioni che erano state danneggiate dal sisma del 2016.
Il sindaco Matteo Cicconi ha, infatti, firmato la revoca delle ordinanze di inagibilità che erano state emesse il 24 novembre 2016 per le abitazioni di via IV novembre al civico 4 ed in via Perito civico 101.
I due edifici sono stati ristrutturati e rafforzati localmente sotto la direzione del geometra Andrea Radichetti.
Una notizia che scalda il cuore dei piorachesi che si uniscono alla felicità di coloro che presto potranno rientrare nelle proprie abitazioni, cominciando a vivere la normalità di un tempo, e sono Ernesto, Barbara, Luisa e Samantha Vincenzetti, Kamaljit Singh, Mariella Vissani e Gian Franco Bottaccio.
Lisa Grelloni
Il sindaco Matteo Cicconi ha, infatti, firmato la revoca delle ordinanze di inagibilità che erano state emesse il 24 novembre 2016 per le abitazioni di via IV novembre al civico 4 ed in via Perito civico 101.
I due edifici sono stati ristrutturati e rafforzati localmente sotto la direzione del geometra Andrea Radichetti.
Una notizia che scalda il cuore dei piorachesi che si uniscono alla felicità di coloro che presto potranno rientrare nelle proprie abitazioni, cominciando a vivere la normalità di un tempo, e sono Ernesto, Barbara, Luisa e Samantha Vincenzetti, Kamaljit Singh, Mariella Vissani e Gian Franco Bottaccio.
Lisa Grelloni
Per il secondo anno l’università Tojo di Tokio ha organizzato un summer camp con l’Università di Camerino. Vi hanno partecipato 34 studenti giapponesi selezionati tra i migliori di tutte le facoltà insieme a 5 docenti, esperti in tecniche di ricostruzione post-sisma ed economia del turismo.
Il progetto, coordinato dalla professoressa Lucia Ruggeri, coinvolge architetti, geologi, giuristi, economisti ed è diretto ad un monitoraggio e studio delle opportunità di rivitalizzazione delle zone colpite dal terremoto, con particolare riguardo alle zone montane del camerinese.
A spiegarci i dettagli del programma estivo, è la stessa prof.ssa Ruggeri.
“ Gli studenti di Tokyo hanno effettuato interviste alla popolazione presente nelle SAE, visitato i negozi delocalizzati nel Vallicenter e Sottocorte village, incontrato e raccolto materiale di informazione direttamente dai sindaci di Camerino, Visso, Bolognola e Fiastra. Questo ha permesso loro di elaborare una mappatura della nostra situazione e, nel workshop finale, gli studenti hanno proposto sei idee di rilancio economico, turistico e organizzativo per queste zone colpite da sisma. Idee molto interessanti, proposte con metodologie e contenuti altamente innovativi, accompagnate anche dai commenti dei professori dell'università di Tokyo. Il materiale verrà organizzato e raccolto in un volume curato dal loro ateneo e, pubblicato in giapponese e in inglese. L’ateneo Tojo è in stretto rapporto con l'ONU e i professori di questa università effettuano monitoraggi nelle zone colpite dal sisma di tutto il mondo, collaborando attivamente con tutti i governi nazionali. Credo quindi che questa presenza ci possa aiutare a mantenere accesa l'attenzione sulle problematiche lasciate dal sisma, ma darà agli studenti Camerino anche l’ opportunità di entrare in programmi di collaborazione con l'università di Tokyo”.

Tra ricercatori Unicam e studenti e ricercatori giapponesi si è potuto instaurare un rapporto molto positivo e stimolante.
E’ quanto sostiene Roberto Garetto, assegnista di ricerca di Unicam e tra i collaboratori del progetto.
“Noi siamo stati dei mediatori linguistici e culturali. Nella comunicazione utilizzavamo l'inglese e abbiamo tradotto anche le interviste realizzate nelle SAE, in più, si è anche cercato di far cogliere le specificità e le particolarità storiche del territorio. Nella ricognizione sul territorio e sulla cultura legata a Camerino, docenti e studenti sono rimasti profondamente colpiti dal fatto che, nonostante il sisma, la Corsa alla Spada non abbia avuto interruzioni e, da parte nostra, non solo ci siamo sforzati di ricostruire la storia della manifestazione, ma sentiti quasi in obbligo di dover fare di più. Un intervento fuori programma, ci ha portati a ricostruire per loro un momento legato alla rievocazione: l'ultima domenica del loro soggiorno, grazie al gruppo di musici rinascimentali del prof. Cavallaro,abbiamo creato una situazione di musica e danze, indossando e facendo indossare i costumi della Corsa. Un’ idea estemporanea condivisa che ha riscosso l’apprezzamento di tutti”.

Tra i risultati dello scambio, anche l'avvio di una mobilità per gli studenti in tesi.
“A Camerino ha lavorato alla sua tesi la prima studentessa giapponese di Tokyo che concluderà gli studi nel suo Paese presentando un elaborato su Camerino e su Visso. La tesi mette a confronto il vissuto della popolazione prima e dopo il terremoto, con particolare attenzione sull'impatto urbanistico del post-sisma. L’analisi riguarda l’organizzazione dell’assistenza subito dopo le scosse e quella attuale, la realizzazione delle SAE e come sono state distribuite. Nell’avvio di questo scambio stimolante- continua la prof.ssa Ruggeri- avremo anche noi una prima dottoranda che andrà a Tokyo per la sua tesi. E’ la camerte Silvia Montecchiari il cui studio si basa su come migliorare la regolamentazione dedicata al sisma. Aggiungo che essendo il programma di durata quadriennale, non solo l’idea di prosecuzione è ben precisa ma, grazie all’assegnista di ricerca Federico Pascucci coinvolto nel team organizzativo del programma con Tokyo, si è riscoperto un pezzo finora sconosciuto della nostra storia e cioè che nel 1582 una delegazione giapponese fu ospite del delegato Pontificio della città di Camerino. Una ricerca incrociata con quella che i nostri colleghi giapponesi hanno fatta nei loro archivi, ha rivelata l’ipotesi che la delegazione si muovesse probabilmente lungo la via Lauretana e che nel percorso tra Roma e Loreto fece tappa da noi. Nei futuri incontri che svolgeremo a Tokyo il prossimo anno, c’è dunque l’idea di presentare quello che, sia in Italia che in Giappone, potremmo aver scoperto su questi visitatori del XVI secolo”.
Insomma, da un evento triste qual è stato il terremoto, un passato che torna e uno studio per migliorare il futuro “Ce lo siamo detti anche nei vari incontri istituzionali: quello che ci sta davvero appassionando è che stiamo facendo un programma di grande utilità per il territorio e di grande impegno anche scientifico e, lo stiamo facendo sulla scorta di uno degli eventi più tristi delle nostre vite. Da un dramma devastante, nasce un’ attività che coinvolge giovani italiani e giapponesi e soprattutto, nella progettazione di un futuro migliore per queste terre.
cc

Il progetto, coordinato dalla professoressa Lucia Ruggeri, coinvolge architetti, geologi, giuristi, economisti ed è diretto ad un monitoraggio e studio delle opportunità di rivitalizzazione delle zone colpite dal terremoto, con particolare riguardo alle zone montane del camerinese.
A spiegarci i dettagli del programma estivo, è la stessa prof.ssa Ruggeri.
“ Gli studenti di Tokyo hanno effettuato interviste alla popolazione presente nelle SAE, visitato i negozi delocalizzati nel Vallicenter e Sottocorte village, incontrato e raccolto materiale di informazione direttamente dai sindaci di Camerino, Visso, Bolognola e Fiastra. Questo ha permesso loro di elaborare una mappatura della nostra situazione e, nel workshop finale, gli studenti hanno proposto sei idee di rilancio economico, turistico e organizzativo per queste zone colpite da sisma. Idee molto interessanti, proposte con metodologie e contenuti altamente innovativi, accompagnate anche dai commenti dei professori dell'università di Tokyo. Il materiale verrà organizzato e raccolto in un volume curato dal loro ateneo e, pubblicato in giapponese e in inglese. L’ateneo Tojo è in stretto rapporto con l'ONU e i professori di questa università effettuano monitoraggi nelle zone colpite dal sisma di tutto il mondo, collaborando attivamente con tutti i governi nazionali. Credo quindi che questa presenza ci possa aiutare a mantenere accesa l'attenzione sulle problematiche lasciate dal sisma, ma darà agli studenti Camerino anche l’ opportunità di entrare in programmi di collaborazione con l'università di Tokyo”.

Tra ricercatori Unicam e studenti e ricercatori giapponesi si è potuto instaurare un rapporto molto positivo e stimolante.
E’ quanto sostiene Roberto Garetto, assegnista di ricerca di Unicam e tra i collaboratori del progetto.
“Noi siamo stati dei mediatori linguistici e culturali. Nella comunicazione utilizzavamo l'inglese e abbiamo tradotto anche le interviste realizzate nelle SAE, in più, si è anche cercato di far cogliere le specificità e le particolarità storiche del territorio. Nella ricognizione sul territorio e sulla cultura legata a Camerino, docenti e studenti sono rimasti profondamente colpiti dal fatto che, nonostante il sisma, la Corsa alla Spada non abbia avuto interruzioni e, da parte nostra, non solo ci siamo sforzati di ricostruire la storia della manifestazione, ma sentiti quasi in obbligo di dover fare di più. Un intervento fuori programma, ci ha portati a ricostruire per loro un momento legato alla rievocazione: l'ultima domenica del loro soggiorno, grazie al gruppo di musici rinascimentali del prof. Cavallaro,abbiamo creato una situazione di musica e danze, indossando e facendo indossare i costumi della Corsa. Un’ idea estemporanea condivisa che ha riscosso l’apprezzamento di tutti”.

Tra i risultati dello scambio, anche l'avvio di una mobilità per gli studenti in tesi.
“A Camerino ha lavorato alla sua tesi la prima studentessa giapponese di Tokyo che concluderà gli studi nel suo Paese presentando un elaborato su Camerino e su Visso. La tesi mette a confronto il vissuto della popolazione prima e dopo il terremoto, con particolare attenzione sull'impatto urbanistico del post-sisma. L’analisi riguarda l’organizzazione dell’assistenza subito dopo le scosse e quella attuale, la realizzazione delle SAE e come sono state distribuite. Nell’avvio di questo scambio stimolante- continua la prof.ssa Ruggeri- avremo anche noi una prima dottoranda che andrà a Tokyo per la sua tesi. E’ la camerte Silvia Montecchiari il cui studio si basa su come migliorare la regolamentazione dedicata al sisma. Aggiungo che essendo il programma di durata quadriennale, non solo l’idea di prosecuzione è ben precisa ma, grazie all’assegnista di ricerca Federico Pascucci coinvolto nel team organizzativo del programma con Tokyo, si è riscoperto un pezzo finora sconosciuto della nostra storia e cioè che nel 1582 una delegazione giapponese fu ospite del delegato Pontificio della città di Camerino. Una ricerca incrociata con quella che i nostri colleghi giapponesi hanno fatta nei loro archivi, ha rivelata l’ipotesi che la delegazione si muovesse probabilmente lungo la via Lauretana e che nel percorso tra Roma e Loreto fece tappa da noi. Nei futuri incontri che svolgeremo a Tokyo il prossimo anno, c’è dunque l’idea di presentare quello che, sia in Italia che in Giappone, potremmo aver scoperto su questi visitatori del XVI secolo”.
Insomma, da un evento triste qual è stato il terremoto, un passato che torna e uno studio per migliorare il futuro “Ce lo siamo detti anche nei vari incontri istituzionali: quello che ci sta davvero appassionando è che stiamo facendo un programma di grande utilità per il territorio e di grande impegno anche scientifico e, lo stiamo facendo sulla scorta di uno degli eventi più tristi delle nostre vite. Da un dramma devastante, nasce un’ attività che coinvolge giovani italiani e giapponesi e soprattutto, nella progettazione di un futuro migliore per queste terre.
cc

Bloccati dalla burocrazia. L’accusa è quella dei sindaci del cratere che da tempo sollecitano interventi più rapidi su una ricostruzione che non riesce a muovere passi. Sull’argomento è tornato a battere, il primo cittadino di Castelsantangelo sul Nera Mauro Falcucci nel suo intervento davanti alle telecamere del tg 1 nazionale Rai.
“ Per una pratica viaggiano 22 passaggi. Il tempo stimato è di sei-sette mesi ma si arriva anche all’ anno”. Così il sindaco del comune dell’entroterra montano che sconta il 98 per cento di distruzione. Intoppi burocratici e passaggi farraginosi si riverberano sul dato minimo riferito alla ricostruzione che dopo 3 anni conta solo il 4 per cento degli edifici rimessi in piedi. Di fronte agli 88 mila edifici distrutti e danneggiati dal sisma nelle zone del cratere le domande presentate sono solo l’11 per cento. E giorno dopo giorno questi dati negativi si scontrano con i timori sempre maggiori dello spopolamento. Solo nelle Marche si contano 30 mila sfollati, ottomila dei quali vivono nelle SAE in attesa di mettere a posto le loro abitazioni. Ma se le norme non cambiano la ricostruzione non partirà mai. Questo dicono a gran voce tutti i sindaci, finora inascoltati. “ Occorre una norma sull’emergenza che sani quello che non funziona – ha rimarcato Falcucci- Occorrono norme certe per un futuro e una rivisitazione della legge sulla montagna, totalmente disattesa da 25 anni “.
c.c.
“ Per una pratica viaggiano 22 passaggi. Il tempo stimato è di sei-sette mesi ma si arriva anche all’ anno”. Così il sindaco del comune dell’entroterra montano che sconta il 98 per cento di distruzione. Intoppi burocratici e passaggi farraginosi si riverberano sul dato minimo riferito alla ricostruzione che dopo 3 anni conta solo il 4 per cento degli edifici rimessi in piedi. Di fronte agli 88 mila edifici distrutti e danneggiati dal sisma nelle zone del cratere le domande presentate sono solo l’11 per cento. E giorno dopo giorno questi dati negativi si scontrano con i timori sempre maggiori dello spopolamento. Solo nelle Marche si contano 30 mila sfollati, ottomila dei quali vivono nelle SAE in attesa di mettere a posto le loro abitazioni. Ma se le norme non cambiano la ricostruzione non partirà mai. Questo dicono a gran voce tutti i sindaci, finora inascoltati. “ Occorre una norma sull’emergenza che sani quello che non funziona – ha rimarcato Falcucci- Occorrono norme certe per un futuro e una rivisitazione della legge sulla montagna, totalmente disattesa da 25 anni “.
c.c.
Aggiornare la cittadinanza sui numeri del post sisma e informare su pianificazione e strategia del percorso di ricostruzione da portare avanti con i cittadini. E' lo scopo della prima affollatissima assemblea pubblica tenutasi nell'aula magna del Polo d'Informatica. L'amministrazione comunale di Camerino guidata da Sandro Sborgia, ha voluto organizzare l'incontro soprattutto per spiegare la metodologia dei consorzi e degli aggregati che servirà a portare avanti percorsi più organizzati e condivisi nella ricostruzione degli edifici del centro storico Il sindaco Sandro Sborgia ha anticipato che, per la gestione della fase della ricostruzione, all'ufficio tecnico del comune di Camerino sono state assegnate 5 unità in più di personale da assumere a tempo determinato. Si aggiungono altre 2 unità, sempre assegnate al comune ma destinate all'Università.
L'assessore Marco Fanelli ha snocciolato i numeri del sisma, aggiornati allo scadere dei tre mesi del mandato dell'amministrazione. Ad oggi il Contributo di autonoma sistemazione raggiunge 2242 persone delle quali circa 500 sono studenti universitari. All'appello mancano 1170 abitanti non più domiciliati a Camerino, mentre negli ultimi due mesi, hanno fatto rientro in città 23 persone. Contano 634 abitanti le 304 soluzioni abitative di emergenza a fronte di 47 persone tuttora ospitate nelle strutture alberghiere; altri 20 cittadini abitano nei 9 appartamenti dell'ERAP.
Illustrato dall'ing. Marco Orioli il Piano generale delle messe in sicurezza. Quelle censite in centro storico sono in totale 316 di cui ultimate134; attualmente sono in corso 24 interventi. All'interno della zona rossa del centro storico, sono censiti 136 interventi dei quali 52 eseguiti e 82 ancora da appaltare. Tre gli interventi che sono in esecuzione mentre sono scaduti ieri i termini per la presentazione delle offerte del maxi lotto di appalto relativo a tutto il blocco di via Massei fino al Circolo cittadino, intervento al quale si conta di dare avvio nel giro di 15 giorni.
L'intesa raggiunta due mesi fa con i funzionari della Sovrintendenza e in accordo con la protezione civile, ha portato ad instradare una metodologia finalizzata alla possibilità di interventi anche di tipo definitivo per certe situazioni e per edifici non vincolati; per essi vi sarà la possibilità di valutare degli interventi di smontaggio controllato di demolizione,procedura che consente di selezionare, recuperare, censire e accatastare tutto il materiale di pregio di un edificio. In questo senso, quattro sono gli interventi che hanno già ottenuto l'autorizzazione e, sono stati identificati anche altri edifici da attenzionare in quest'ottica per verificare se sia possibile attuare tali procedure. Ulteriore novità, la disponibilità dell'Esercito ad intervenire per determinati interventi censiti di demolizione radicale e per edifici isolati. Sei edifici della parte alta di Borgo san Giorgio saranno demoliti dal Genio dell'Esercito che si occuperà anche di altri due edifici fuori dal centro storico e isolati.
Ultimati l'intervento di messa in sicurezza del palazzo delle Segreterie studenti e la bonifica dell'intera Piazza di Santa Maria in via, per cui, a metà della prossima settimana si prevede la nuova delimitazione della zona rossa e la riapertura di tutta la zona di Piazza Umberto I e del tratto iniziale di via Pieragostini. Sul versante opposto, prossimo appalto con procedura in corso, sarà l'affidamento di un altro maxi lotto comprendente palazzo Macchiati ed edifici adiacenti e si andrà avanti anche lungo il corso. Su via Lili già in corso la prima tranche di messe in sicurezza che procederanno in seguito in direzione della piazza e in via XX settembre, corso Vittorio Emanuele. Proocede in maniera puntuale il lavoro di messa in sicurezza anche nelle frazioni: 79 gli interventi eseguiti su un totale di 176.

Argomento clou della serata quello dei consorzi e degli aggregati, illustrato nelle linee generali dal consigliere Luca Marassi e, di seguito, più nel dettaglio dalla referente del sindaco per la ricostruzione, consigliere Anna Ortenzi.
In primo luogo l'accenno alle aree perimetrate che riguardano 5 frazioni, parte del centro storico e il quartiere di Vallicelle. Alla scelta dell'amministrazione di togliere le perimetrazioni in alcune zone, è seguito l'invito al comune da parte dell' USR, a procedere per una ricostruzione che favorisca il più possibile degli interventi unitari di ricostruzione, in luogo di interventi singoli. Il motivo è che molti degli edifici sono interconnessi tra di loro e, l'azione del sisma su un immobile, crea o potrebbe creare interazioni con l'edificio a fianco. Intervento unitario e progettazione unica dell'intero aggregato, realizzano una ricostruzione più sicura e, la garanzia che quell'aggregato risponda nella stessa maniera ad un eventuale sisma futuro, evitando che si verifichino risposte separate. Altro motivo è che l'azione unitaria permette di ottimizzare i costi e la logistica della cantierizzazione degli interventi, potendosi condividere gru e strutture necessarie per la ricostruzione, come anche la progettazione dei cantieri degli aggregati, invece che avere singoli cantieri sparsi. Altro vantaggio di una ricostruzione che procede con aggregati, la maggiorazione negli incentivi da parte dello Stato sia nei riguardi del progettista che del privato cittadino che avrà a disposizione maggiori fondi per ricostruire meglio. La perimetrazione degli aggregati obbligatori verrà al più presto portata all'esame del Consiglio comunale. Si tratta pertanto di aggregati che per forza di cose dovranno procedere con intervento unitario. Al fine di accelerare il tutto, l'invito ai cittadini che, o in forma volontaria o comunque obbligata, abbiano intenzione di formare dei consorzi e degli aggregati, è a presentare al comune la loro proposta di aggregato, in modo tale da poterla poi confrontare con quella che sarà poi la perimetrazione degli aggregati definitivi. Aggregati sono dunque più edifici connessi; consorzi sono i gruppi di persone che si uniscono allo scopo di attuare una ricostruzione unitaria. All' architetto Barbara Mattei, responsabile del servizio urbanistica, il compito di spiegare infine i particolari della modulistica, disponibile già da oggi sul sito del comune di Camerino.
cc
L'assessore Marco Fanelli ha snocciolato i numeri del sisma, aggiornati allo scadere dei tre mesi del mandato dell'amministrazione. Ad oggi il Contributo di autonoma sistemazione raggiunge 2242 persone delle quali circa 500 sono studenti universitari. All'appello mancano 1170 abitanti non più domiciliati a Camerino, mentre negli ultimi due mesi, hanno fatto rientro in città 23 persone. Contano 634 abitanti le 304 soluzioni abitative di emergenza a fronte di 47 persone tuttora ospitate nelle strutture alberghiere; altri 20 cittadini abitano nei 9 appartamenti dell'ERAP.
Illustrato dall'ing. Marco Orioli il Piano generale delle messe in sicurezza. Quelle censite in centro storico sono in totale 316 di cui ultimate134; attualmente sono in corso 24 interventi. All'interno della zona rossa del centro storico, sono censiti 136 interventi dei quali 52 eseguiti e 82 ancora da appaltare. Tre gli interventi che sono in esecuzione mentre sono scaduti ieri i termini per la presentazione delle offerte del maxi lotto di appalto relativo a tutto il blocco di via Massei fino al Circolo cittadino, intervento al quale si conta di dare avvio nel giro di 15 giorni.
L'intesa raggiunta due mesi fa con i funzionari della Sovrintendenza e in accordo con la protezione civile, ha portato ad instradare una metodologia finalizzata alla possibilità di interventi anche di tipo definitivo per certe situazioni e per edifici non vincolati; per essi vi sarà la possibilità di valutare degli interventi di smontaggio controllato di demolizione,procedura che consente di selezionare, recuperare, censire e accatastare tutto il materiale di pregio di un edificio. In questo senso, quattro sono gli interventi che hanno già ottenuto l'autorizzazione e, sono stati identificati anche altri edifici da attenzionare in quest'ottica per verificare se sia possibile attuare tali procedure. Ulteriore novità, la disponibilità dell'Esercito ad intervenire per determinati interventi censiti di demolizione radicale e per edifici isolati. Sei edifici della parte alta di Borgo san Giorgio saranno demoliti dal Genio dell'Esercito che si occuperà anche di altri due edifici fuori dal centro storico e isolati.
Ultimati l'intervento di messa in sicurezza del palazzo delle Segreterie studenti e la bonifica dell'intera Piazza di Santa Maria in via, per cui, a metà della prossima settimana si prevede la nuova delimitazione della zona rossa e la riapertura di tutta la zona di Piazza Umberto I e del tratto iniziale di via Pieragostini. Sul versante opposto, prossimo appalto con procedura in corso, sarà l'affidamento di un altro maxi lotto comprendente palazzo Macchiati ed edifici adiacenti e si andrà avanti anche lungo il corso. Su via Lili già in corso la prima tranche di messe in sicurezza che procederanno in seguito in direzione della piazza e in via XX settembre, corso Vittorio Emanuele. Proocede in maniera puntuale il lavoro di messa in sicurezza anche nelle frazioni: 79 gli interventi eseguiti su un totale di 176.

Argomento clou della serata quello dei consorzi e degli aggregati, illustrato nelle linee generali dal consigliere Luca Marassi e, di seguito, più nel dettaglio dalla referente del sindaco per la ricostruzione, consigliere Anna Ortenzi.
In primo luogo l'accenno alle aree perimetrate che riguardano 5 frazioni, parte del centro storico e il quartiere di Vallicelle. Alla scelta dell'amministrazione di togliere le perimetrazioni in alcune zone, è seguito l'invito al comune da parte dell' USR, a procedere per una ricostruzione che favorisca il più possibile degli interventi unitari di ricostruzione, in luogo di interventi singoli. Il motivo è che molti degli edifici sono interconnessi tra di loro e, l'azione del sisma su un immobile, crea o potrebbe creare interazioni con l'edificio a fianco. Intervento unitario e progettazione unica dell'intero aggregato, realizzano una ricostruzione più sicura e, la garanzia che quell'aggregato risponda nella stessa maniera ad un eventuale sisma futuro, evitando che si verifichino risposte separate. Altro motivo è che l'azione unitaria permette di ottimizzare i costi e la logistica della cantierizzazione degli interventi, potendosi condividere gru e strutture necessarie per la ricostruzione, come anche la progettazione dei cantieri degli aggregati, invece che avere singoli cantieri sparsi. Altro vantaggio di una ricostruzione che procede con aggregati, la maggiorazione negli incentivi da parte dello Stato sia nei riguardi del progettista che del privato cittadino che avrà a disposizione maggiori fondi per ricostruire meglio. La perimetrazione degli aggregati obbligatori verrà al più presto portata all'esame del Consiglio comunale. Si tratta pertanto di aggregati che per forza di cose dovranno procedere con intervento unitario. Al fine di accelerare il tutto, l'invito ai cittadini che, o in forma volontaria o comunque obbligata, abbiano intenzione di formare dei consorzi e degli aggregati, è a presentare al comune la loro proposta di aggregato, in modo tale da poterla poi confrontare con quella che sarà poi la perimetrazione degli aggregati definitivi. Aggregati sono dunque più edifici connessi; consorzi sono i gruppi di persone che si uniscono allo scopo di attuare una ricostruzione unitaria. All' architetto Barbara Mattei, responsabile del servizio urbanistica, il compito di spiegare infine i particolari della modulistica, disponibile già da oggi sul sito del comune di Camerino.
cc
L'ammnistrazione comunale di Camerino incontra la cittadinanza per parlare di ricostruzione. Un'assemblea pubblica è in programma per mercoledì prossimo 25 settembre con inzio alle ore 18.00 presso l'Aula Magna del nuovo Polo d'Informatica in via Madonna delle Carceri.
Voluto dal sindaco Sandro Sborgia per confrontarsi direttamente con la cittadinanza, l'incontro rappresenterà anche un'utile occasione per esporre alla popolazione la situazione della città, a tre anni di distanza dal sisma.
Tema centrale dell'assemblea sarà quello degli aggregati e consorzi con la presentazione della modulistica per la manifestazione d’interesse e per la formazione di “aggregati edilizi” tra più proprietà immobiliari, in modo da sottoporle ad intervento unitario nella fase di ricostruzione.
cc
Voluto dal sindaco Sandro Sborgia per confrontarsi direttamente con la cittadinanza, l'incontro rappresenterà anche un'utile occasione per esporre alla popolazione la situazione della città, a tre anni di distanza dal sisma.
Tema centrale dell'assemblea sarà quello degli aggregati e consorzi con la presentazione della modulistica per la manifestazione d’interesse e per la formazione di “aggregati edilizi” tra più proprietà immobiliari, in modo da sottoporle ad intervento unitario nella fase di ricostruzione.
cc
