Mezzi al lavoro a Frontignano di Ussita. È partito il cantiere della nuova cabinovia che collegherà il piazzale Selvapiana (quota 1.350 metri) con la località Cornaccione (1.909 metri), nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Un’opera da 17 milioni di euro, strategica per la rinascita economica e sociale dell’Alto Maceratese, che punta a rilanciare il turismo montano con un’infrastruttura moderna, accessibile e sostenibile. Dopo la cerimonia della posa della prima pietra dello scorso 12 luglio, ora sono le ruspe a prendersi la scena.
A dare notizia dell'avvio dei lavori è stata la sindaca di Ussita, Silvia Bernardini. La prima cittadina ha ricondiviso su Facebook il post della ditta che si occupa delle opere, la Cagnini costruzioni. «È ufficialmente iniziata la costruzione della nuova cabinovia del Canalone a Frontignano - si legge sul social blu -. Abbiamo avviato i lavori smantellando la vecchia seggiovia e ora ci stiamo concentrando sullo scavo della stazione di arrivo. Inoltre, sono già in corso i lavori per i primi plinti dei piloni della cabinovia. Siamo entusiasti di questo progetto che porterà nuove opportunità e miglioramenti all' area!».
A dare notizia dell'avvio dei lavori è stata la sindaca di Ussita, Silvia Bernardini. La prima cittadina ha ricondiviso su Facebook il post della ditta che si occupa delle opere, la Cagnini costruzioni. «È ufficialmente iniziata la costruzione della nuova cabinovia del Canalone a Frontignano - si legge sul social blu -. Abbiamo avviato i lavori smantellando la vecchia seggiovia e ora ci stiamo concentrando sullo scavo della stazione di arrivo. Inoltre, sono già in corso i lavori per i primi plinti dei piloni della cabinovia. Siamo entusiasti di questo progetto che porterà nuove opportunità e miglioramenti all' area!».
Dal 27 giugno al 29 agosto torna a Ussita “CROC – Una specie di cinema”, rassegna estiva all’aperto che da cinque anni accende schermi e pensieri nel cuore dei Sibillini.
Dodici serate, tutte a ingresso libero, per riscoprire il cinema come luogo di incontro, ascolto e immaginazione condivisa. In un’epoca segnata da fratture globali, crisi ambientali e diseguaglianze crescenti, la quinta edizione della rassegna sceglie di partire da una domanda semplice e radicale: come può una rassegna di cinema, in un piccolo paese di montagna, dialogare con i tempi bui e complessi in cui viviamo? È a partire da questo interrogativo che prende forma il programma 2025, dodici appuntamenti per vivere la cultura come spazio condiviso, immersi nella natura, nel cuore dei Sibillini.
Organizzato da C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo, il festival, come ogni anno, si svolge a 800 metri di altitudine presso l’Area Caraceni, all’ingresso del paese. «La nostra associazione è presente da nove anni nei territori colpiti dal sisma – spiega Chiara Caporicci, presidente di C.A.S.A. –. Ascoltare le persone non è una novità per noi. Ma in questi tempi bui, confusi, sempre più duri, sentiamo il bisogno di ritrovare uno sguardo collettivo, di capire e condividere. Per questo portiamo sullo schermo storie che parlano di lotta, di poesia, di comunità e di futuro».

Le serate si svolgono su un ampio prato allestito con panche e sedie, ma è consigliato portare una coperta, un cuscino o una sedia da campeggio per affrontare le temperature fresche della sera e vivere il cinema in pieno comfort. Il pubblico viene accolto a partire dalle 19:00 con il consueto ritrovo al BarCROC, a cura della Pro Loco di Ussita, dove è possibile cenare, bere qualcosa, incontrare gli ospiti della serata e condividere momenti di socialità prima della proiezione.
I film iniziano alle 21:15 e vengono proiettati su un grande schermo Airscreen di oltre 7 metri, grazie alla collaborazione con La Catasta – Eventi. In caso di maltempo, le proiezioni saranno rimandate a data da destinarsi.

IL PROGRAMMA
Il programma si muove tra memoria, attualità e immaginazione. Si parte il 27 giugno con La mia vita finché capita di Niccolò Maria Pagani, un racconto libero e quasi orale di Mauro Corona. Interverranno Fabio Duro, presidente del CAI Gruppo Regionale Marche, e Bruno Olivieri, Sezione CAI Macerata, per la presentazione del trailer di “500 anni dopo – la rinascita di un simbolo della montagna” documentario sul restauro della chiesetta della Madonna del Cona.
La settimana successiva, il racconto si sposta sul lavoro e l’equilibrio con la natura con Cose che accadono sulla terra di Michele Cinque (4 luglio), ritratto potente e delicato di una famiglia di allevatori moderni. Il viaggio continua l’11 luglio con Berlinguer: La grande ambizione di Andrea Segre, interpretato da Elio Germano: un ritratto intimo del leader comunista, inserito nella giornata di incontri e riflessioni INgenerAREE, promossa da ActionAid Italia.
Grande attenzione anche all’attualità internazionale con la serata dedicata alla Palestina, in programma venerdì 18 luglio: l’appuntamento, realizzato in collaborazione con Saturdays for Palestine, è centrato sulla proiezione di No Other Land, film vincitore al Festival di Berlino 2024 e Miglior Documentario agli Oscar 2025. Prima della visione è in programma una cena di raccolta fondi con specialità palestinesi, cucinate con cura da Marwa Marua, prenotabile entro il 15 luglio.
Il 25 luglio, la rassegna approda in Amazzonia con L’avamposto di Edoardo Morabito, che racconta la resistenza delle comunità indigene in collaborazione con Occhio Nascosto dei Sibillini. Agosto si apre con Flow – Un mondo da salvare di Gints Zilbalodis, miglior film d’animazione dell’anno, sullo schermo venerdì 1. è il turno di Fiore mio, film-diario di Paolo Cognetti, viaggio contemplativo nella natura alpina. La serata è organizzata insieme ad APE Roma. L’immaginazione prende il volo il 14 agosto con Porco Rosso di Hayao Miyazaki, poetico omaggio all’Adriatico e alla grande animazione giapponese.
Il 15 agosto, giorno di Ferragosto, omaggio a Francesco Nuti con la proiezione di Tutta colpa del Paradiso, a 40 anni dall’uscita. A introdurre la serata sarà Emiliano Cribari, autore del libro Soltanto d’estate e del podcast Zitti e Nuti. Il racconto della cultura materiale prende vita il 22 agosto con I mastri di Daniele De Michele (Don Pasta), un viaggio tra pietra, legno, vetro e tamburi. Il giorno dopo, il 23 agosto, la rassegna accoglie Non dirmi che hai paura di Yasemin Samdereli, che narra la vera storia di Samia Yusuf Omar, atleta somala simbolo di libertà e speranza.
Infine, il 29 agosto, si chiude in quota con L’ultima spedizione di Eliza Kubarska, dedicato all’alpinista Wanda Rutkiewicz, prima donna a scalare il K2, in un ultimo viaggio sull’Himalaya.
Anche quest’anno CROC esce dai confini di Ussita per alcuni appuntamenti. Dal 6 al 9 agosto torna al Montelago Celtic Festival con 4 serate legate al tema del nomadismo e del viaggio, in sinergia con il cinema PostModernissimo di Perugia.
Tra le novità 2025, un secondo appuntamento tra i Monti Sibillini che verrà presto annunciato e la partecipazione con il film Karma clima di Michele Piazza ad Appennino Foto Festival, uno degli appuntamenti più attesi per gli amanti della fotografia naturalistica.
Dodici serate, tutte a ingresso libero, per riscoprire il cinema come luogo di incontro, ascolto e immaginazione condivisa. In un’epoca segnata da fratture globali, crisi ambientali e diseguaglianze crescenti, la quinta edizione della rassegna sceglie di partire da una domanda semplice e radicale: come può una rassegna di cinema, in un piccolo paese di montagna, dialogare con i tempi bui e complessi in cui viviamo? È a partire da questo interrogativo che prende forma il programma 2025, dodici appuntamenti per vivere la cultura come spazio condiviso, immersi nella natura, nel cuore dei Sibillini.
Organizzato da C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo, il festival, come ogni anno, si svolge a 800 metri di altitudine presso l’Area Caraceni, all’ingresso del paese. «La nostra associazione è presente da nove anni nei territori colpiti dal sisma – spiega Chiara Caporicci, presidente di C.A.S.A. –. Ascoltare le persone non è una novità per noi. Ma in questi tempi bui, confusi, sempre più duri, sentiamo il bisogno di ritrovare uno sguardo collettivo, di capire e condividere. Per questo portiamo sullo schermo storie che parlano di lotta, di poesia, di comunità e di futuro».

Le serate si svolgono su un ampio prato allestito con panche e sedie, ma è consigliato portare una coperta, un cuscino o una sedia da campeggio per affrontare le temperature fresche della sera e vivere il cinema in pieno comfort. Il pubblico viene accolto a partire dalle 19:00 con il consueto ritrovo al BarCROC, a cura della Pro Loco di Ussita, dove è possibile cenare, bere qualcosa, incontrare gli ospiti della serata e condividere momenti di socialità prima della proiezione.
I film iniziano alle 21:15 e vengono proiettati su un grande schermo Airscreen di oltre 7 metri, grazie alla collaborazione con La Catasta – Eventi. In caso di maltempo, le proiezioni saranno rimandate a data da destinarsi.

IL PROGRAMMA
Il programma si muove tra memoria, attualità e immaginazione. Si parte il 27 giugno con La mia vita finché capita di Niccolò Maria Pagani, un racconto libero e quasi orale di Mauro Corona. Interverranno Fabio Duro, presidente del CAI Gruppo Regionale Marche, e Bruno Olivieri, Sezione CAI Macerata, per la presentazione del trailer di “500 anni dopo – la rinascita di un simbolo della montagna” documentario sul restauro della chiesetta della Madonna del Cona.
La settimana successiva, il racconto si sposta sul lavoro e l’equilibrio con la natura con Cose che accadono sulla terra di Michele Cinque (4 luglio), ritratto potente e delicato di una famiglia di allevatori moderni. Il viaggio continua l’11 luglio con Berlinguer: La grande ambizione di Andrea Segre, interpretato da Elio Germano: un ritratto intimo del leader comunista, inserito nella giornata di incontri e riflessioni INgenerAREE, promossa da ActionAid Italia.
Grande attenzione anche all’attualità internazionale con la serata dedicata alla Palestina, in programma venerdì 18 luglio: l’appuntamento, realizzato in collaborazione con Saturdays for Palestine, è centrato sulla proiezione di No Other Land, film vincitore al Festival di Berlino 2024 e Miglior Documentario agli Oscar 2025. Prima della visione è in programma una cena di raccolta fondi con specialità palestinesi, cucinate con cura da Marwa Marua, prenotabile entro il 15 luglio.
Il 25 luglio, la rassegna approda in Amazzonia con L’avamposto di Edoardo Morabito, che racconta la resistenza delle comunità indigene in collaborazione con Occhio Nascosto dei Sibillini. Agosto si apre con Flow – Un mondo da salvare di Gints Zilbalodis, miglior film d’animazione dell’anno, sullo schermo venerdì 1. è il turno di Fiore mio, film-diario di Paolo Cognetti, viaggio contemplativo nella natura alpina. La serata è organizzata insieme ad APE Roma. L’immaginazione prende il volo il 14 agosto con Porco Rosso di Hayao Miyazaki, poetico omaggio all’Adriatico e alla grande animazione giapponese.
Il 15 agosto, giorno di Ferragosto, omaggio a Francesco Nuti con la proiezione di Tutta colpa del Paradiso, a 40 anni dall’uscita. A introdurre la serata sarà Emiliano Cribari, autore del libro Soltanto d’estate e del podcast Zitti e Nuti. Il racconto della cultura materiale prende vita il 22 agosto con I mastri di Daniele De Michele (Don Pasta), un viaggio tra pietra, legno, vetro e tamburi. Il giorno dopo, il 23 agosto, la rassegna accoglie Non dirmi che hai paura di Yasemin Samdereli, che narra la vera storia di Samia Yusuf Omar, atleta somala simbolo di libertà e speranza.
Infine, il 29 agosto, si chiude in quota con L’ultima spedizione di Eliza Kubarska, dedicato all’alpinista Wanda Rutkiewicz, prima donna a scalare il K2, in un ultimo viaggio sull’Himalaya.
Anche quest’anno CROC esce dai confini di Ussita per alcuni appuntamenti. Dal 6 al 9 agosto torna al Montelago Celtic Festival con 4 serate legate al tema del nomadismo e del viaggio, in sinergia con il cinema PostModernissimo di Perugia.
Tra le novità 2025, un secondo appuntamento tra i Monti Sibillini che verrà presto annunciato e la partecipazione con il film Karma clima di Michele Piazza ad Appennino Foto Festival, uno degli appuntamenti più attesi per gli amanti della fotografia naturalistica.
Il santuario di Macereto è destinato a diventare un vero e proprio cantiere a cielo aperto. Passi da gigante nel recupero di uno dei luoghi di culto simbolo dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino. Presentato all’inizio della settimana, infatti, il progetto esecutivo per i lavori di ristrutturazione della chiesa. Un traguardo atteso da tempo, che arriva a poche settimane dall’inizio delle opere che riguardano invece gli immobili annessi al santuario, intorno all’edificio di culto vero e proprio. Importante il finanziamento concesso dalla struttura commissariale. Circa 3,5 milioni di euro l’importo complessivo per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori. Si tratta di interventi di restauro e di miglioramento sismico.
L’edificio, che risale alla prima metà del XVI secolo, nel corso dei secoli successivi ha subito una serie di interventi che hanno portato alla sua “stratificazione”. Risiede proprio in quest’ultimo punto la “sfida” che hanno dovuto affrontare i tecnici della società di ingegneria e architettura LNVG, che ha curato la progettazione. «Lavorare su edifici di questo valore storico e artistico impone una serie notevole di sfide - spiegano -. La principale è proprio quella di trovare il giusto compromesso tra gli interventi di restauro e quelli di consolidamento strutturale. Una chiesa dal così importante valore artistico presenta una serie di peculiarità pittoriche e scultoree che vanno rispettate, pur senza tralasciare il necessario miglioramento alla resistenza sismica di cui ha bisogno un edificio che sorge in quest’area».
Per quello che riguarda i tempi, il periodo da considerare è quello della primavera 2024. Sarà allora che si passerà dalla fase progettuale a quella a tutti gli effetti operativa. I lavori dovrebbero durare intorno ai due anni. «Contiamo di aprire il cantiere nella prossima primavera - spiega l’ingegner Carlo Morosi, dell’ufficio ricostruzione dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino -. Siamo di fronte a una di quelle opere che vanno “cerchiate in rosso” sulla cartina geografica delle chiese da ricostruire. Il santuario di Macereto, insieme tra le altre alla chiesa di Santa Maria in Via, al duomo di Camerino e alle collegiate di Visso e San Ginesio, rappresenta un luogo di culto di assoluta rilevanza sotto il profilo storico, artistico e soprattutto sociale. Ricostruire queste chiese significa davvero contribuire a dare una svolta nella rinascita del territorio del cratere sismico».
l.c.
L’edificio, che risale alla prima metà del XVI secolo, nel corso dei secoli successivi ha subito una serie di interventi che hanno portato alla sua “stratificazione”. Risiede proprio in quest’ultimo punto la “sfida” che hanno dovuto affrontare i tecnici della società di ingegneria e architettura LNVG, che ha curato la progettazione. «Lavorare su edifici di questo valore storico e artistico impone una serie notevole di sfide - spiegano -. La principale è proprio quella di trovare il giusto compromesso tra gli interventi di restauro e quelli di consolidamento strutturale. Una chiesa dal così importante valore artistico presenta una serie di peculiarità pittoriche e scultoree che vanno rispettate, pur senza tralasciare il necessario miglioramento alla resistenza sismica di cui ha bisogno un edificio che sorge in quest’area».
Per quello che riguarda i tempi, il periodo da considerare è quello della primavera 2024. Sarà allora che si passerà dalla fase progettuale a quella a tutti gli effetti operativa. I lavori dovrebbero durare intorno ai due anni. «Contiamo di aprire il cantiere nella prossima primavera - spiega l’ingegner Carlo Morosi, dell’ufficio ricostruzione dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino -. Siamo di fronte a una di quelle opere che vanno “cerchiate in rosso” sulla cartina geografica delle chiese da ricostruire. Il santuario di Macereto, insieme tra le altre alla chiesa di Santa Maria in Via, al duomo di Camerino e alle collegiate di Visso e San Ginesio, rappresenta un luogo di culto di assoluta rilevanza sotto il profilo storico, artistico e soprattutto sociale. Ricostruire queste chiese significa davvero contribuire a dare una svolta nella rinascita del territorio del cratere sismico».
l.c.
Macereto, via ai lavori nel complesso del santuario. Pronto il progetto esecutivo per la chiesa
29 Giu 2023
Mezzi finalmente al lavoro nel complesso del santuario di Macereto. Nei giorni scorsi è stato infatti allestito il cantiere che riguarda i quattro immobili accessori che circondano l'edificio del santuario. Si tratta di un'opera considerevole sotto il profilo economico - quasi sette milioni di euro -, che fa il paio con i lavori che molto presto riguarderanno proprio la chiesa. Il relativo progetto esecutivo sarà infatti consegnato entro le prossime settimane. Passi avanti decisi, insomma, nella ricostruzione di uno dei luoghi simbolo dell'arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche.
Nel dettaglio, il cantiere attualmente operativo è quello che si occuperà del recupero di quattro strutture - tre nel territorio del comune di Visso, uno ad Ussita - gravemente danneggiate dal terremoto del 2016. Si parla di lavori di ristrutturazione e di miglioramento sismico. Questi edifici sorgono intorno al luogo di culto vero e proprio e prima del terremoto di sette anni fa venivano utilizzati a scopo ricreativo, come ad esempio per i campi scuola estivi. La progettazione dei lavori su questi immobili è dello studio Archliving, mentre l'esecuzione è affidata al consorzio di imprese Atlante. Le condizioni del finanziamento impongono la consegna dei lavori prima dei prossimi 24 mesi. Per quello che riguarda invece la chiesa, la progettazione esecutiva dovrebbe essere consegnata nella prima metà di luglio. Da lì in avanti si procederà con l'affidamento dei lavori. Presto prenderà il via anche questo cantiere.
Soddisfatto l’arcivescovo Francesco Massara, che ha parlato di un cantiere «che presto restituirà alla comunità uno dei luoghi simbolo del territorio diocesano – commenta – . Il santuario di Macereto è uno dei tesori dell’entroterra, uno dei posti più belli della nostra regione. Molto presto potremo riavere un bellissimo luogo di preghiera e di incontro per tutti coloro che vivono in quella zona e per i numerossissimi visitatori. Non solo: fra quindici giorni verrà infatti firmato il contratto con l'impresa che si occuperà dei lavori al complesso dell'ex chiesa di Sant' Agostino a Visso. I nostri ringraziamenti vanno al commissario Guido Castelli, per il sostegno che sta mostrando nei confronti del nostro territorio gravemente colpito dal sisma di sette anni fa».
l.c.
In foto il cantiere allestito nei giorni scorsi





Nel dettaglio, il cantiere attualmente operativo è quello che si occuperà del recupero di quattro strutture - tre nel territorio del comune di Visso, uno ad Ussita - gravemente danneggiate dal terremoto del 2016. Si parla di lavori di ristrutturazione e di miglioramento sismico. Questi edifici sorgono intorno al luogo di culto vero e proprio e prima del terremoto di sette anni fa venivano utilizzati a scopo ricreativo, come ad esempio per i campi scuola estivi. La progettazione dei lavori su questi immobili è dello studio Archliving, mentre l'esecuzione è affidata al consorzio di imprese Atlante. Le condizioni del finanziamento impongono la consegna dei lavori prima dei prossimi 24 mesi. Per quello che riguarda invece la chiesa, la progettazione esecutiva dovrebbe essere consegnata nella prima metà di luglio. Da lì in avanti si procederà con l'affidamento dei lavori. Presto prenderà il via anche questo cantiere.
Soddisfatto l’arcivescovo Francesco Massara, che ha parlato di un cantiere «che presto restituirà alla comunità uno dei luoghi simbolo del territorio diocesano – commenta – . Il santuario di Macereto è uno dei tesori dell’entroterra, uno dei posti più belli della nostra regione. Molto presto potremo riavere un bellissimo luogo di preghiera e di incontro per tutti coloro che vivono in quella zona e per i numerossissimi visitatori. Non solo: fra quindici giorni verrà infatti firmato il contratto con l'impresa che si occuperà dei lavori al complesso dell'ex chiesa di Sant' Agostino a Visso. I nostri ringraziamenti vanno al commissario Guido Castelli, per il sostegno che sta mostrando nei confronti del nostro territorio gravemente colpito dal sisma di sette anni fa».
l.c.
In foto il cantiere allestito nei giorni scorsi





Quasi sette milioni di euro per la ricostruzione del complesso del santuario di Macereto. Dall’ufficio speciale ricostruzione delle Marche arriva un decreto che l’arcidiocesi di Camerino e San Severino attendeva da tempo. Un vero e proprio spartiacque, dunque, verso la rinascita di un luogo di culto simbolo dell’entroterra. Si tratta della prima fase di una serie di opere che riguarderanno tutto il complesso edilizio del santuario. Con questo decreto, infatti, l’Usr ha dato il via libera ad un finanziamento per l’esecuzione dei lavori sui quattro stabili – uno nel comune di Ussita, gli altri tre in territorio vissano – che circondano la chiesa. Verranno ristrutturati e migliorati dal punto di vista della resistenza antisismica. Per quanto riguarda invece il santuario, edificato nel sedicesimo secolo e già danneggiato più volte dai terremoti che da allora si sono susseguiti, bisognerà attendere ancora: l’iter dei relativi lavori è infatti in fase di progettazione esecutiva.
Il cantiere, che si aprirà presumibilmente nei prossimi mesi, riguarda quindi solamente gli edifici intorno al luogo di culto vero e proprio. Le quattro costruzioni, a cavallo tra i comuni di Ussita e Visso, sono state gravemente danneggiate dalle scosse sismiche del 2016 e sono ormai inagibili da più di sei anni. Prima del terremoto venivano utilizzate a scopi ricreativi, come ad esempio per i campi scuola estivi.
Ad occuparsi della progettazione dei lavori agli stabili è stato lo studio Archliving, mentre ad eseguirli sarà il consorzio di imprese Atlante. Le condizioni del finanziamento da 6 milioni 671mila e 387,36 euro arrivato dalla struttura commissariale saranno stringenti: una volta avviato, il cantiere dovrà essere chiuso entro 24 mesi dall’inizio dei lavori.
Soddisfazione da parte dell’arcivescovo di Camerino e San Severino, Francesco Massara, che parla di «una grande gioia per la firma di un decreto che ridarà alla comunità uno dei luoghi più belli della nostra regione – il suo commento –. Con il nuovo anno partiranno i lavori che porteranno a restituire il santuario di Macereto, un bellissimo luogo di preghiera e di incontro, a tutta la comunità di Visso e ai tanti frequentatori di quelle zone».
Il cantiere, che si aprirà presumibilmente nei prossimi mesi, riguarda quindi solamente gli edifici intorno al luogo di culto vero e proprio. Le quattro costruzioni, a cavallo tra i comuni di Ussita e Visso, sono state gravemente danneggiate dalle scosse sismiche del 2016 e sono ormai inagibili da più di sei anni. Prima del terremoto venivano utilizzate a scopi ricreativi, come ad esempio per i campi scuola estivi.
Ad occuparsi della progettazione dei lavori agli stabili è stato lo studio Archliving, mentre ad eseguirli sarà il consorzio di imprese Atlante. Le condizioni del finanziamento da 6 milioni 671mila e 387,36 euro arrivato dalla struttura commissariale saranno stringenti: una volta avviato, il cantiere dovrà essere chiuso entro 24 mesi dall’inizio dei lavori.
Soddisfazione da parte dell’arcivescovo di Camerino e San Severino, Francesco Massara, che parla di «una grande gioia per la firma di un decreto che ridarà alla comunità uno dei luoghi più belli della nostra regione – il suo commento –. Con il nuovo anno partiranno i lavori che porteranno a restituire il santuario di Macereto, un bellissimo luogo di preghiera e di incontro, a tutta la comunità di Visso e ai tanti frequentatori di quelle zone».
Ussita, continua il dibattito sul camping "Il Quercione". La minoranza attacca il sindaco
09 Nov 2022
La chiusura della vicenda giudiziaria legata al camping “Il Quercione” a Ussita ha rinnovato il dibattito tra maggioranza e opposizione. Dopo la caduta in prescrizione dei reati contestati all'ex sindaco Marco Rinaldi e l'assoluzione nel merito per l'ex primo cittadino Sergio Morosi, continua la discussione della politica cittadina. La minoranza incalza l'attuale sindaco Silvia Bernardini, che all'Appennino camerte ha parlato di una sentenza accolta «con soddisfazione» e della volontà dell'amministrazione comunale di «riaprire il prima possibile il camping, non appena gli accertamenti avranno scongiurato ogni rischio». Sul tema è arrivata la risposta della minoranza che tiene il punto, sottolineando ancora come «la zona sia soggetta a rischi idrogeologici» e come «sia necessario sanare gli abusi edilizi».
L'opposizione ha infatti rimarcato le condizioni di «inedificabilità assoluta dell’area a causa del rischio idrogeologico di esondazione del Rio Valruscio. Le dichiarazioni del sindaco Bernardini ci sembrano pretestuose, soprattutto per quanto riguarda il ritorno dei turisti all’interno del campeggio. Per quanto riguarda l’inagibilità del ristorante ci auguriamo che il comune non abbia presentato un progetto per la ristrutturazione: saremmo di fronte ad un danno erariale ed a nuove fattispecie di abusivismo edilizio – sottolinea la minoranza –. Dal punto di vista delle prerogative del sindaco, inoltre, in qualità di autorità locale di pubblica sicurezza avrebbe dovuto emettere un’ordinanza di demolizione dei manufatti abusivi. Non sappiamo se questo sia stato fatto o meno. Allo stato attuale delle cose è pretestuoso parlare di una riapertura se non siamo di fronte ad una sanatoria o ad un nuovo piano regolatore. Non ci si dovrebbe illudere su una riapertura del “Quercione” a stretto giro di boa».
Approfondimenti nel numero dell'Appennino camerte in edicola questa settimana
l.c.
L'opposizione ha infatti rimarcato le condizioni di «inedificabilità assoluta dell’area a causa del rischio idrogeologico di esondazione del Rio Valruscio. Le dichiarazioni del sindaco Bernardini ci sembrano pretestuose, soprattutto per quanto riguarda il ritorno dei turisti all’interno del campeggio. Per quanto riguarda l’inagibilità del ristorante ci auguriamo che il comune non abbia presentato un progetto per la ristrutturazione: saremmo di fronte ad un danno erariale ed a nuove fattispecie di abusivismo edilizio – sottolinea la minoranza –. Dal punto di vista delle prerogative del sindaco, inoltre, in qualità di autorità locale di pubblica sicurezza avrebbe dovuto emettere un’ordinanza di demolizione dei manufatti abusivi. Non sappiamo se questo sia stato fatto o meno. Allo stato attuale delle cose è pretestuoso parlare di una riapertura se non siamo di fronte ad una sanatoria o ad un nuovo piano regolatore. Non ci si dovrebbe illudere su una riapertura del “Quercione” a stretto giro di boa».
Approfondimenti nel numero dell'Appennino camerte in edicola questa settimana
l.c.
Si è chiusa dopo oltre cinque anni la vicenda giudiziaria legata al camping “Il Quercione” a Ussita. Caduti in prescrizione i reati contestati all’ex sindaco Marco Rinaldi, assolto nel merito l’ex primo cittadino Sergio Morosi per insussistenza dei fatti. Il giudice Marika Vecchiarino ha inoltre disposto il dissequestro dell’area, sotto sigilli dal maggio del 2017. La zona tornerà ora a disposizione del comune e della società che si occupa della sua gestione.
Una sentenza «che non ci è ancora stata notificata dal tribunale di Macerata, ma che accogliamo con soddisfazione – commenta la sindaca Silvia Bernardini –. I sigilli non sono ancora stati rimossi, ma a breve il camping sarà nuovamente a disposizione della società che si occupa della sua gestione. È un’ottima notizia per Ussita, che dal maggio di cinque anni fa è rimasta sprovvista di una struttura ricettiva. Verranno effettuati tutti gli accertamenti sui rischi idrogeologici e non appena sarà possibile il campeggio verrà riaperto. La speranza è che possa essere nuovamente un punto di riferimento per il turismo durante tutte e quattro le stagioni».
Oltre alle piazzole di sosta per le roulotte, il campeggio contiene anche venti bungalow e un ristorante «che però è inagibile – continua la sindaca –. Al tempo la gestione fu costretta a delocalizzare l’attività e al momento della riapertura non sarà possibile riattivare immediatamente quel locale. Tra i requisiti per l’apertura non c’è però obbligo di avere un ristorante all’interno della struttura. Nonostante questo, quindi, il campeggio potrà comunque essere fruibile. La priorità rimane quella di permettere ai turisti di tornare a visitare Ussita e di poter essere ospitati in maniera adeguata. I primi lavori saranno quelli di pulizia generale, necessari dopo oltre cinque anni di chiusura forzata. L’obiettivo è di riaprire quanto prima e di dare una spinta al turismo».
l.c.
In foto il camping a maggio 2016
Una sentenza «che non ci è ancora stata notificata dal tribunale di Macerata, ma che accogliamo con soddisfazione – commenta la sindaca Silvia Bernardini –. I sigilli non sono ancora stati rimossi, ma a breve il camping sarà nuovamente a disposizione della società che si occupa della sua gestione. È un’ottima notizia per Ussita, che dal maggio di cinque anni fa è rimasta sprovvista di una struttura ricettiva. Verranno effettuati tutti gli accertamenti sui rischi idrogeologici e non appena sarà possibile il campeggio verrà riaperto. La speranza è che possa essere nuovamente un punto di riferimento per il turismo durante tutte e quattro le stagioni».
Oltre alle piazzole di sosta per le roulotte, il campeggio contiene anche venti bungalow e un ristorante «che però è inagibile – continua la sindaca –. Al tempo la gestione fu costretta a delocalizzare l’attività e al momento della riapertura non sarà possibile riattivare immediatamente quel locale. Tra i requisiti per l’apertura non c’è però obbligo di avere un ristorante all’interno della struttura. Nonostante questo, quindi, il campeggio potrà comunque essere fruibile. La priorità rimane quella di permettere ai turisti di tornare a visitare Ussita e di poter essere ospitati in maniera adeguata. I primi lavori saranno quelli di pulizia generale, necessari dopo oltre cinque anni di chiusura forzata. L’obiettivo è di riaprire quanto prima e di dare una spinta al turismo».
l.c.
In foto il camping a maggio 2016
“La finestra sui monti” riapre. A sei anni dal sisma del 2016 si può tornare a dormire ad Ussita nel bed and breakfast della località Tempori, il cui nome prende spunto proprio dal suggestivo affaccio sul monte Bove e sugli impianti da sci di Frontignano che si apre dalle sue finestre,
Sebbene al momento la disponibilità sia di una sola bellissima camera, prossimamente ce ne sarà anche un'altra.
Una riapertura che porta con sé il segno di una rinascita per un lavoro che la proprietaria della struttura ricettiva ha dovuto a malincuore accantonare; una rinascita per il turista che può contare anche su questa maggiore scelta nell'offerta dell'ospitalità.

Sebbene al momento la disponibilità sia di una sola bellissima camera, prossimamente ce ne sarà anche un'altra.
Una riapertura che porta con sé il segno di una rinascita per un lavoro che la proprietaria della struttura ricettiva ha dovuto a malincuore accantonare; una rinascita per il turista che può contare anche su questa maggiore scelta nell'offerta dell'ospitalità.

Non nasconde la sua gioia la titolare Mirella Grattarola: “Dopo 6 anni pieni delle sofferenze che tutti bene noi conosciamo, sono felicissima di riaprire la mia piccola attività. Qui sta rinascendo un po' tutto il territorio e attendo con trepidazione ospiti: non solo turisti ma anche persone che nel mio bed and breakfast spero possano trovare un appoggio nel venire a seguire i lavori di ristrutturazione delle proprie abitazioni».
Un arredo e una presentazione curatissima per i locali dii un immobile, completamente ristrutturato e reso antisismico con l’utilizzo di tutte le più moderne tecniche dell’edilizia.
Una cura nei particolari che oltre al raffinato gusto della proprietaria, rispecchia l’amore per questi luoghi dell’entroterra montano e la determinazione a restare.
«È assolutamente vero – commenta - Mi sono trasferita da Roma nel lontano 1995. Dapprima a Visso e successivamente ad Ussita. E mi sono sempre trovata bene; non tornerei mai nella grande città. È un passo che mi sento di consigliare a tutti coloro che lo possono fare».
Attraversare questi sei lunghi anni prima di tornare a intravedere finalmente una luce e una prospettiva, non è stato così facile. Alla data del disastroso sisma del 2016, l’attività del bed and breakfast di Ussita “ La finestra sui monti”, aveva solo un anno di vita.
«Fino al 2013, ho gestito un negozio di articoli per la casa a Visso – ricorda Mirella-. Dopo la chiusura, sono stata un paio d'anni in sospeso per poi dedicarmi appieno al b&b, attività che tuttavia è durata pochissimo; ho lavorato solo un anno e qualche mese perché poi ci ha travolto questa catastrofe che ha cambiato ogni cosa. Come tutti, anche io mi sono ritrovata sballottata in varie abitazioni, quindi, riprendere è per me una grossa carica».
Continuare a crederci, non perdere mai la speranza, le motivazioni che hanno inciso su questa positiva riconquista. «Dentro di me ho sempre sentito che dovevo farlo – dichiara -; questi sono posti magnifici che vanno valorizzati assolutamente».
E mentre si riapre una porta a lungo rimasta chiusa, tornano in mente tutti gli altri passaggi che hanno contribuito a spalancare forti emozioni e ricordi, facendole decidere che il posto giusto era proprio tra le montagne del vissano.
«Non sono originaria delle Marche. Venivo comunque in vacanza a Visso da quando avevo 12- 13 anni. Poi, nel ‘95 mi sono trasferita. Da Roma me ne sono andata. Ho lasciato il lavoro e la vita frenetica della città. Ho deciso di fare una vita più consona all'essere umano e, diciamo che in parte ci sono riuscita. Anche quando avevo il negozio a Visso, l'attività era pesante ma niente a che vedere con la vita di città. Di questi posti mi ero innamorata fin da bambina - continua Mirella-: Visso e il Laghetto, sono storia per tutti noi di una certa età e ho sempre desiderato trasferirmi qua finché non ho colto l’opportunità e sono riuscita a farlo». Amore e tenacia le parole che più si addicono a questa storia che, passaggi dopo passaggi, spesso anche tortuosi, ritrova una luce e una forza del tutto nuova.
Intanto, a “ La finestra sui monti” lunedì prossimo arriveranno i primi clienti del bed and breakfast. Saranno proprio loro ad inaugurare questo nuovo capitolo della struttura ricettiva e della storia di Mirella.
Carla Campetella

Un arredo e una presentazione curatissima per i locali dii un immobile, completamente ristrutturato e reso antisismico con l’utilizzo di tutte le più moderne tecniche dell’edilizia.
Una cura nei particolari che oltre al raffinato gusto della proprietaria, rispecchia l’amore per questi luoghi dell’entroterra montano e la determinazione a restare.
«È assolutamente vero – commenta - Mi sono trasferita da Roma nel lontano 1995. Dapprima a Visso e successivamente ad Ussita. E mi sono sempre trovata bene; non tornerei mai nella grande città. È un passo che mi sento di consigliare a tutti coloro che lo possono fare».
Attraversare questi sei lunghi anni prima di tornare a intravedere finalmente una luce e una prospettiva, non è stato così facile. Alla data del disastroso sisma del 2016, l’attività del bed and breakfast di Ussita “ La finestra sui monti”, aveva solo un anno di vita.
«Fino al 2013, ho gestito un negozio di articoli per la casa a Visso – ricorda Mirella-. Dopo la chiusura, sono stata un paio d'anni in sospeso per poi dedicarmi appieno al b&b, attività che tuttavia è durata pochissimo; ho lavorato solo un anno e qualche mese perché poi ci ha travolto questa catastrofe che ha cambiato ogni cosa. Come tutti, anche io mi sono ritrovata sballottata in varie abitazioni, quindi, riprendere è per me una grossa carica».
Continuare a crederci, non perdere mai la speranza, le motivazioni che hanno inciso su questa positiva riconquista. «Dentro di me ho sempre sentito che dovevo farlo – dichiara -; questi sono posti magnifici che vanno valorizzati assolutamente».
E mentre si riapre una porta a lungo rimasta chiusa, tornano in mente tutti gli altri passaggi che hanno contribuito a spalancare forti emozioni e ricordi, facendole decidere che il posto giusto era proprio tra le montagne del vissano.
«Non sono originaria delle Marche. Venivo comunque in vacanza a Visso da quando avevo 12- 13 anni. Poi, nel ‘95 mi sono trasferita. Da Roma me ne sono andata. Ho lasciato il lavoro e la vita frenetica della città. Ho deciso di fare una vita più consona all'essere umano e, diciamo che in parte ci sono riuscita. Anche quando avevo il negozio a Visso, l'attività era pesante ma niente a che vedere con la vita di città. Di questi posti mi ero innamorata fin da bambina - continua Mirella-: Visso e il Laghetto, sono storia per tutti noi di una certa età e ho sempre desiderato trasferirmi qua finché non ho colto l’opportunità e sono riuscita a farlo». Amore e tenacia le parole che più si addicono a questa storia che, passaggi dopo passaggi, spesso anche tortuosi, ritrova una luce e una forza del tutto nuova.
Intanto, a “ La finestra sui monti” lunedì prossimo arriveranno i primi clienti del bed and breakfast. Saranno proprio loro ad inaugurare questo nuovo capitolo della struttura ricettiva e della storia di Mirella.
Carla Campetella

Manca l’acqua nei pascoli di Ussita e Visso, ma stavolta la siccità e il caldo estivo non c’entrano. La denuncia arriva a gran voce dagli allevatori di bestiame ussitani, alle prese con il problema della mancanza di rifornimento idrico per gli abbeveratoi. A quota mille metri, nel Comune di Ussita, l’acqua non arriva da giorni per un problema alle condutture di prelievo dalle sorgenti in quota e gli allevatori sono costretti al trasporto dell’acqua con le autobotti. Una manovra complicata, dispendiosa economicamente e che porta via molto tempo. Per questo l’appello arriva accorato.
«Non sappiamo più come fare – denuncia Giovanni Paris, che ha in concessione alcuni terreni per il pascolo della sua mandria –. Non abbiamo acqua a sufficienza e siamo costretti ad organizzarci da soli per trasportarla fino alle cisterne. Ad oggi la soluzione offerta da parte del Comune di Ussita in collaborazione con quello di Visso è assolutamente inadeguata. L’unica certezza è che non possiamo andare avanti così».
Fino a due anni fa era la Protezione civile, in collaborazione con i due Comuni e la Regione a provvedere al trasporto dell’acqua: a partire dal 2016 sono stati loro a risolvere il problema dell’approvvigionamento. Un servizio che da quest’anno non viene più fornito. I Comuni hanno affrontato la questione creando un allaccio da alcune delle sorgenti più a monte dei pascoli. Un’opera entrata in funzione da circa venti giorni, ma che non sta dando i risultati che gli allevatori si aspettavano.
«L’acqua sgorga spontaneamente sia a quota 800 metri che a quota 1.700. Noi siamo nel mezzo – continua Paris –. Per portare l’acqua negli abbeveratoi dei nostri pascoli i Comuni di Ussita e Visso hanno creato un allaccio con un tubo da un pollice e mezzo, che in linea teorica dovrebbe portare a valle circa dieci litri di acqua al minuto. Se tutto funzionasse a dovere il problema sarebbe risolto, visto che il nostro fabbisogno è inferiore, ma non è così. Il lavoro è stato fatto in maniera sbrigativa, approssimativa: la tubatura scende da quota 1.700 metri percorrendo due chilometri, non è stata interrata, non è stata dotata di uno sfiato e al momento porta a valle poco più di due litri di acqua al minuto. Nei giorni scorsi non ne arrivava una goccia. Ci è stato detto che il problema è dovuto a una bolla d’aria, ma è inevitabile, visto che la conduttura non ha sfiati. Inoltre tubo è al sole per tutto il giorno e la poca acqua che sgorga è calda, quasi imbevibile. Il problema è tutt’altro che risolto. La situazione sta diventando un salasso economico – conclude Paris –: in questi pascoli ci sono circa quattrocento capi, tra vacche, pecore, capre e cavalli. Abbiamo bisogno di 200 quintali di acqua al giorno: significa fare almeno tre trasporti al giorno con l'autobotte. Spendo ogni giorno circa 700 euro solo per far bere il bestiame. È impossibile andare avanti così».
«Non sappiamo più come fare – denuncia Giovanni Paris, che ha in concessione alcuni terreni per il pascolo della sua mandria –. Non abbiamo acqua a sufficienza e siamo costretti ad organizzarci da soli per trasportarla fino alle cisterne. Ad oggi la soluzione offerta da parte del Comune di Ussita in collaborazione con quello di Visso è assolutamente inadeguata. L’unica certezza è che non possiamo andare avanti così».
Fino a due anni fa era la Protezione civile, in collaborazione con i due Comuni e la Regione a provvedere al trasporto dell’acqua: a partire dal 2016 sono stati loro a risolvere il problema dell’approvvigionamento. Un servizio che da quest’anno non viene più fornito. I Comuni hanno affrontato la questione creando un allaccio da alcune delle sorgenti più a monte dei pascoli. Un’opera entrata in funzione da circa venti giorni, ma che non sta dando i risultati che gli allevatori si aspettavano.
«L’acqua sgorga spontaneamente sia a quota 800 metri che a quota 1.700. Noi siamo nel mezzo – continua Paris –. Per portare l’acqua negli abbeveratoi dei nostri pascoli i Comuni di Ussita e Visso hanno creato un allaccio con un tubo da un pollice e mezzo, che in linea teorica dovrebbe portare a valle circa dieci litri di acqua al minuto. Se tutto funzionasse a dovere il problema sarebbe risolto, visto che il nostro fabbisogno è inferiore, ma non è così. Il lavoro è stato fatto in maniera sbrigativa, approssimativa: la tubatura scende da quota 1.700 metri percorrendo due chilometri, non è stata interrata, non è stata dotata di uno sfiato e al momento porta a valle poco più di due litri di acqua al minuto. Nei giorni scorsi non ne arrivava una goccia. Ci è stato detto che il problema è dovuto a una bolla d’aria, ma è inevitabile, visto che la conduttura non ha sfiati. Inoltre tubo è al sole per tutto il giorno e la poca acqua che sgorga è calda, quasi imbevibile. Il problema è tutt’altro che risolto. La situazione sta diventando un salasso economico – conclude Paris –: in questi pascoli ci sono circa quattrocento capi, tra vacche, pecore, capre e cavalli. Abbiamo bisogno di 200 quintali di acqua al giorno: significa fare almeno tre trasporti al giorno con l'autobotte. Spendo ogni giorno circa 700 euro solo per far bere il bestiame. È impossibile andare avanti così».
Hanno chiesto una assemblea pubblica con una lettera indirizzata al sindaco e all’amministrazione comunale i consiglieri Monica Pierdomenico e Guido Rossi. L’obiettivo sarebbe discutere con la cittadinanza e gli imprenditori locali della situazione di incertezza relativa alla ricostruzione.
«Da oltre 5 anni - scrivono - il nostro territorio è stato devastato dal terremoto, viviamo ormai nell’incertezza, affrontando enormi difficoltà e preoccupazioni che hanno generato stati di sconforto e demoralizzazione. Le persone sono sconcertate di tutto questo tempo passato senza vedere alcun risultato, non solo inerente alla ricostruzione, ma anche ad un programma di sviluppo legato alle generazioni future. Come già ricordato più volte e nel tempo, la comunicazione e il confronto con la popolazione è fondamentale».
Rossi e Pierdomenico affermano di ascoltare troppe voci sul futuro di Ussita ma chiedono che il sindaco, Silvia Bernardini, si confronti con la popolazione sul programma di interventi di demolizione e ricostruzione di Ussita, in particolare relativo ai lotti Sorbo e Castelfantellino, sul progetto “Laghetto azzurro” e altre proposte, le stalle comunali, fontanili e abbeveratoi.
Gaia Gennaretti
«Da oltre 5 anni - scrivono - il nostro territorio è stato devastato dal terremoto, viviamo ormai nell’incertezza, affrontando enormi difficoltà e preoccupazioni che hanno generato stati di sconforto e demoralizzazione. Le persone sono sconcertate di tutto questo tempo passato senza vedere alcun risultato, non solo inerente alla ricostruzione, ma anche ad un programma di sviluppo legato alle generazioni future. Come già ricordato più volte e nel tempo, la comunicazione e il confronto con la popolazione è fondamentale».
Rossi e Pierdomenico affermano di ascoltare troppe voci sul futuro di Ussita ma chiedono che il sindaco, Silvia Bernardini, si confronti con la popolazione sul programma di interventi di demolizione e ricostruzione di Ussita, in particolare relativo ai lotti Sorbo e Castelfantellino, sul progetto “Laghetto azzurro” e altre proposte, le stalle comunali, fontanili e abbeveratoi.
Gaia Gennaretti
