Oltre dodici milioni di euro sottratti al fisco da tre società del distretto calzaturiero di Civitanova Marche. Questo l’esito dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Macerata, che ha scoperto un vasto sistema di evasione fiscale nel cuore di uno dei settori produttivi più importanti della regione.
Le verifiche, svolte dai militari della Compagnia di Civitanova Marche, hanno riguardato tre società di capitali amministrate da cittadini pakistani e attive nella produzione di calzature, che avrebbero omesso di dichiarare redditi e imposte dovute per diversi anni d’imposta. Attraverso l’incrocio di dati contabili, bilanci e informazioni provenienti dalle banche dati del Corpo, le Fiamme Gialle hanno accertato numerose irregolarità: mancata istituzione e conservazione delle scritture contabili, deduzione di costi non inerenti all’attività e omissione delle dichiarazioni fiscali obbligatorie.
La ricostruzione complessiva ha permesso di quantificare in oltre 12 milioni di euro le somme sottratte tra redditi non dichiarati, IVA e IRAP non versate. Durante le indagini è emerso inoltre che, nel 2023, due delle società coinvolte avrebbero indebitamente compensato debiti tributari utilizzando falsi crediti d’imposta per attività di formazione mai svolte, per un importo complessivo di 137 mila euro, in parte finanziati con fondi del PNRR. Le violazioni sono state segnalate all’Autorità giudiziaria, con ipotesi di reato che vanno dall’omessa dichiarazione all’occultamento di documenti contabili, fino all’indebita compensazione e al mancato versamento dell’IVA. Gli indagati - specifica la nota diffusa dalle Fiamme Gialle - restano comunque presunti innocenti fino a eventuale condanna definitiva.
Le verifiche, svolte dai militari della Compagnia di Civitanova Marche, hanno riguardato tre società di capitali amministrate da cittadini pakistani e attive nella produzione di calzature, che avrebbero omesso di dichiarare redditi e imposte dovute per diversi anni d’imposta. Attraverso l’incrocio di dati contabili, bilanci e informazioni provenienti dalle banche dati del Corpo, le Fiamme Gialle hanno accertato numerose irregolarità: mancata istituzione e conservazione delle scritture contabili, deduzione di costi non inerenti all’attività e omissione delle dichiarazioni fiscali obbligatorie.
La ricostruzione complessiva ha permesso di quantificare in oltre 12 milioni di euro le somme sottratte tra redditi non dichiarati, IVA e IRAP non versate. Durante le indagini è emerso inoltre che, nel 2023, due delle società coinvolte avrebbero indebitamente compensato debiti tributari utilizzando falsi crediti d’imposta per attività di formazione mai svolte, per un importo complessivo di 137 mila euro, in parte finanziati con fondi del PNRR. Le violazioni sono state segnalate all’Autorità giudiziaria, con ipotesi di reato che vanno dall’omessa dichiarazione all’occultamento di documenti contabili, fino all’indebita compensazione e al mancato versamento dell’IVA. Gli indagati - specifica la nota diffusa dalle Fiamme Gialle - restano comunque presunti innocenti fino a eventuale condanna definitiva.
Lavoro “nero” e violazioni sulla sicurezza in un cantiere sulla strada provinciale 84. È quanto hanno scoperto i carabinieri della Stazione di Penna San Giovanni nell’ambito del controllo dei cantieri nell’area del cratere sismico. Sanzioni da quasi 20mila euro per i due responsabili dei lavori.
La consueta attività di verifica dei cantieri presenti in tutto il territorio dell’entroterra maceratese, con particolare attenzione ai profili della sicurezza, ha portato i militari di Penna San Giovanni, con il supporto del Nucleo ispettorato del lavoro di Macerata, al controllo di un cantiere attivato per l’esecuzione dei lavori di mitigazione del rischio idro-geologico lungo la SP 84. Sul luogo dei lavori sono emerse diverse violazioni penali e amministrative in materia di sicurezza. Nel dettaglio, all’amministratore dell’impresa sono state contestate l’assenza di addetti al primo soccorso tra il personale, criticità connesse alla viabilità di cantiere per l’assenza di un ingresso idoneo all’area dei lavori e, soprattutto, la presenza di un lavoratore senza regolare assunzione. L’attività imprenditoriale è stata sospesa. Ravvisate inoltre violazioni del Testo Unico sull’Edilizia, vista l’omessa esposizione del cartello di cantiere con tutte le informazioni sull’operatività dei lavori, il committente e le autorizzazioni.
Le violazioni contestate ai due responsabili dei lavori sono state relazionate alla Procura della Repubblica di Macerata, mentre le ammende penali ammontano a circa 14mila euro (maxi-sanzione per lavoro “nero”). Le sanzioni amministrative sono invece da 4mila e 400euro.
La consueta attività di verifica dei cantieri presenti in tutto il territorio dell’entroterra maceratese, con particolare attenzione ai profili della sicurezza, ha portato i militari di Penna San Giovanni, con il supporto del Nucleo ispettorato del lavoro di Macerata, al controllo di un cantiere attivato per l’esecuzione dei lavori di mitigazione del rischio idro-geologico lungo la SP 84. Sul luogo dei lavori sono emerse diverse violazioni penali e amministrative in materia di sicurezza. Nel dettaglio, all’amministratore dell’impresa sono state contestate l’assenza di addetti al primo soccorso tra il personale, criticità connesse alla viabilità di cantiere per l’assenza di un ingresso idoneo all’area dei lavori e, soprattutto, la presenza di un lavoratore senza regolare assunzione. L’attività imprenditoriale è stata sospesa. Ravvisate inoltre violazioni del Testo Unico sull’Edilizia, vista l’omessa esposizione del cartello di cantiere con tutte le informazioni sull’operatività dei lavori, il committente e le autorizzazioni.
Le violazioni contestate ai due responsabili dei lavori sono state relazionate alla Procura della Repubblica di Macerata, mentre le ammende penali ammontano a circa 14mila euro (maxi-sanzione per lavoro “nero”). Le sanzioni amministrative sono invece da 4mila e 400euro.
Quindici lavoratori irregolari e contributi non versati per oltre 22mila euro. Lo hanno scoperto i militari della Guardia di finanza di Civitanova Marche nell’ambito di un’indagine a contrasto del lavoro sommerso. Denunciato all’ispettorato territoriale del lavoro il legale rappresentante di un’azienda impegnata nel settore delle discoteche.
L’attività delle fiamme gialle è nata grazie alla costante consultazione della banca dati del corpo. Gli indici di pericolosità fiscale hanno indotto i militari ad approfondire la posizione dell’azienda e dei suoi dipendenti. Dai controlli – supportati dalla collaborazione con Inps regionale di Ancona – è emerso che quindici lavoratori non risultavano impiegati in maniera regolare e che, di conseguenza, i contributi in loro favore non erano stati versati. L’omissione supera i 22mila euro.
Scattano dunque le sanzioni pecuniarie all’azienda e la denuncia al titolare. Il legale rappresentante della ditta, risultato essere anche amministratore di fatto, è stato segnalato all’Ispettorato territoriale del lavoro sulla base di quanto dichiarato dai dipendenti.
L’attività delle fiamme gialle è nata grazie alla costante consultazione della banca dati del corpo. Gli indici di pericolosità fiscale hanno indotto i militari ad approfondire la posizione dell’azienda e dei suoi dipendenti. Dai controlli – supportati dalla collaborazione con Inps regionale di Ancona – è emerso che quindici lavoratori non risultavano impiegati in maniera regolare e che, di conseguenza, i contributi in loro favore non erano stati versati. L’omissione supera i 22mila euro.
Scattano dunque le sanzioni pecuniarie all’azienda e la denuncia al titolare. Il legale rappresentante della ditta, risultato essere anche amministratore di fatto, è stato segnalato all’Ispettorato territoriale del lavoro sulla base di quanto dichiarato dai dipendenti.
Contrabbanda articoli per fumatori da San Marino. Fermato, ora rischia fino a cinque anni in carcere
23 Apr 2024
Oltre mezzo milione di articoli per fumatori soggetti a imposta di consumo irregolarmente importati in Italia da San Marino. Li hanno sequestrati i militari della Guardia di finanza di Macerata nell’ambito dell’attività di controllo del territorio. Il responsabile è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Macerata per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri.
L’operazione si è sviluppata lungo la costa, al casello autostradale di Civitanova Marche. Qui i militari hanno fermato per un controllo un’autovettura carica di merce. La successiva ispezione del veicolo ha portato alla scoperta di oltre cinquecentomila prodotti per il consumo di tabacco, come cartine e filtri, tutti soggetti a imposta di consumo. La persona firmata non era in possesso di alcun documento che potesse giustificare l’acquisto e che attestasse il versamento delle imposte. Oltre a ciò mancava anche la licenza di autorizzazione all’acquisto di beni in esenzione di imposta. Le successive indagini dei militari hanno confermato come questi articoli fossero stati acquistati a San Marino, destinati poi a essere ceduti a diverse tabaccherie del territorio, tuttora in corso di identificazione. Questo tipo di contrabbando è legalmente equiparabile alla vendita illecita di tabacchi lavorati: chiunque venga fermato con un quantità di tabacchi lavorati esteri di contrabbando è punito con una multa di cinque euro per chilo di prodotto e con un periodo di reclusione che va dai due ai cinque anni. Nella fattispecie, l’uomo fermato è stato trovato in possesso di circa 27 chilogrammi di prodotti considerati dalla legge come equivalenti al tabacco di contrabbando.
La merce rinvenuta e l’autovettura sono state poste sotto sequestro. La persona fermata, stante la presunzione di innocenza, è stata denunciata appunto per contrabbando di tabacchi lavorati esteri.
L’operazione si è sviluppata lungo la costa, al casello autostradale di Civitanova Marche. Qui i militari hanno fermato per un controllo un’autovettura carica di merce. La successiva ispezione del veicolo ha portato alla scoperta di oltre cinquecentomila prodotti per il consumo di tabacco, come cartine e filtri, tutti soggetti a imposta di consumo. La persona firmata non era in possesso di alcun documento che potesse giustificare l’acquisto e che attestasse il versamento delle imposte. Oltre a ciò mancava anche la licenza di autorizzazione all’acquisto di beni in esenzione di imposta. Le successive indagini dei militari hanno confermato come questi articoli fossero stati acquistati a San Marino, destinati poi a essere ceduti a diverse tabaccherie del territorio, tuttora in corso di identificazione. Questo tipo di contrabbando è legalmente equiparabile alla vendita illecita di tabacchi lavorati: chiunque venga fermato con un quantità di tabacchi lavorati esteri di contrabbando è punito con una multa di cinque euro per chilo di prodotto e con un periodo di reclusione che va dai due ai cinque anni. Nella fattispecie, l’uomo fermato è stato trovato in possesso di circa 27 chilogrammi di prodotti considerati dalla legge come equivalenti al tabacco di contrabbando.
La merce rinvenuta e l’autovettura sono state poste sotto sequestro. La persona fermata, stante la presunzione di innocenza, è stata denunciata appunto per contrabbando di tabacchi lavorati esteri.
Uccisi in servizio trentasei anni fa, Camerino ricorda i carabinieri Chiarelli e Liberto
29 Mar 2024
Trentasei anni fa venivano uccisi in servizio Donato Chiarelli e Giovanni Corinto Liberto. Due carabinieri della Compagnia di Camerino che la città ha voluto ricordare oggi con una cerimonia formale, a cui hanno preso parte l’arcivescovo Francesco Massara, il sindaco Roberto Lucarelli, il rettore dell’Università di Camerino, Graziano Leoni. Con loro anche il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Nicola Candido. Parole di ringraziamento e di cordoglio nei confronti dei due militari, uccisi nella notte del 29 marzo del 1988 mentre tentavano di sventare un furto a Villa Filippi, in località Portajano di Camerino.
All’epoca dei fatti Chiarelli, originario del pescarese, aveva 22 anni, Liberto, nativo di Bari, 23. Chiamati in servizio nella notte tra il 28 e il 29 marzo, colsero in flagranza di reato Carlo Ceresani, un uomo di Camerino già noto alle forze dell’ordine, mentre tentava di intrufolarsi all'interno della villa. Nacque una colluttazione in cui Chiarelli fu colpito a morte da una coltellata, mentre il collega - nonostante fosse stato ferito - riuscì ad esplodere un colpo che uccise Ceresani. Intorno alle quattro del mattino i militari furono raggiunti dai colleghi, preoccupati dal loro silenzio radio. Trovarono Liberto agonizzante che spirò dopo aver raccontato l'accaduto. Da allora la città ricorda ogni anno i due carabinieri, entrambi medaglia d’argento al valore civile, il cui ricordo è tenuto vivo anche da un monumento eretto proprio vicino al luogo del delitto.
All’epoca dei fatti Chiarelli, originario del pescarese, aveva 22 anni, Liberto, nativo di Bari, 23. Chiamati in servizio nella notte tra il 28 e il 29 marzo, colsero in flagranza di reato Carlo Ceresani, un uomo di Camerino già noto alle forze dell’ordine, mentre tentava di intrufolarsi all'interno della villa. Nacque una colluttazione in cui Chiarelli fu colpito a morte da una coltellata, mentre il collega - nonostante fosse stato ferito - riuscì ad esplodere un colpo che uccise Ceresani. Intorno alle quattro del mattino i militari furono raggiunti dai colleghi, preoccupati dal loro silenzio radio. Trovarono Liberto agonizzante che spirò dopo aver raccontato l'accaduto. Da allora la città ricorda ogni anno i due carabinieri, entrambi medaglia d’argento al valore civile, il cui ricordo è tenuto vivo anche da un monumento eretto proprio vicino al luogo del delitto.
Prodotti non sicuri e non conformi alla normativa, maxi-sequestro della Guardia di Finanza
26 Gen 2024
Maxi sequestro da parte della Guardia di finanza. Oltre cinquemila articoli – tra cui prodotti tessili per arredi, materiali da cancelleria e capi di abbigliamento – sono stati requisiti dai militari della tenenza di Camerino in un attività commerciale del territorio. Il titolare è stato segnalato alla Camera di Commercio per i provvedimenti amministrativi del caso.
L’operazione dei finanzieri si inserisce nell’ambito del controllo economico del territorio. L’obiettivo è quello di limitare la presenza sul mercato di prodotti contraffatti o che comunque non rispettino le prescrizioni dettate dal Codice del Consumo. Nel dettaglio, il lavoro dalla Guardia di finanza ha permesso di individuare una serie di prodotti risultati privi delle informazioni minime previste dalla normativa per la tutela e la salute del consumatore.
La legge stabilisce infatti che i prodotti messi in vendita sul territorio nazionale devono riportare quantomeno le indicazioni relative alla denominazione legale o merceologica del prodotto, all’identificazione del produttore, all’eventuale presenza di sostanze in grado di causare potenziale danno, ai materiali impiegati e ai metodi di lavorazione, alle istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla destinazione d’uso. Il tutto in lingua italiana, allo scopo di garantire all’acquirente una scelta consapevole e l’utilizzo del prodotto in sicurezza.
L’operazione dei finanzieri si inserisce nell’ambito del controllo economico del territorio. L’obiettivo è quello di limitare la presenza sul mercato di prodotti contraffatti o che comunque non rispettino le prescrizioni dettate dal Codice del Consumo. Nel dettaglio, il lavoro dalla Guardia di finanza ha permesso di individuare una serie di prodotti risultati privi delle informazioni minime previste dalla normativa per la tutela e la salute del consumatore.
La legge stabilisce infatti che i prodotti messi in vendita sul territorio nazionale devono riportare quantomeno le indicazioni relative alla denominazione legale o merceologica del prodotto, all’identificazione del produttore, all’eventuale presenza di sostanze in grado di causare potenziale danno, ai materiali impiegati e ai metodi di lavorazione, alle istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla destinazione d’uso. Il tutto in lingua italiana, allo scopo di garantire all’acquirente una scelta consapevole e l’utilizzo del prodotto in sicurezza.
Volto coperto e pistola giocattolo. Così un ragazzo di 25 anni residente a San Severino Marche avrebbe rapinato domenica scorsa, l’autogrill lungo la superstrada 77 tra Tolentino Sud e Tolentino Ovest. Un colpo da 1300 euro in contanti, più diversi Gratta&vinci. Ma non è andato lontano. Giusto qualche ora dopo, infatti, i carabinieri lo hanno arrestato e portato in carcere ad Ancona. Dovrà rispondere del reato di rapina aggravata.
L’azione si è sviluppata in maniera fulminea. Intorno alle 13 il giovane è entrato nell’autogrill, ha battuto la pistola sul banco – gli inquirenti hanno poi scoperto che si tratta di un arma ad aria compressa priva del tappo rosso sulla canna – e ha minacciato la commessa del bar, facendosi consegnare l’incasso e i Gratta&vinci. Nel giro di un minuto era già fuori dal locale, allontanandosi passando sul retro.
Immediato l’arrivo dei carabinieri di Tolentino. Le immagini della videosorveglianza hanno dato le prime indicazioni sull’autore della rapina: pantaloni viola, giubbotto e scarpe nere. La direzione di fuga dell’autore della rapina ha dato ulteriori indicazioni. Gli inquirenti hanno infatti ipotizzato che il rapinatore potesse essere diretto verso San Severino Marche. I loro sospetti si sono quindi concentrati su di un ragazzo classe ’99 che dagli ultimi giorni dell’anno scorso aveva manifestato problemi familiari e connessi all’uso di droghe. Episodi per i quali erano intervenuti anche i carabinieri di San Severino Marche.
I controlli incrociati effettuati grazie alla videosorveglianza hanno confermato i movimenti sospetti dell’auto intestata al ragazzo. I militari hanno raggiunto la sua abitazione e hanno accertato come il giovane fosse rientrato a casa, si fosse cambiato i vestiti per poi ripartire ancora in direzione Tolentino. Mentre le pattuglie della Compagnia di Tolentino, del Norm e delle stazioni limitrofe continuavano la ricerca dell’auto, i militari hanno perquisito la stanza del ragazzo, dove hanno trovato i vestiti che indossava poco prima insieme alla pistola ad aria compressa, una dose di hashish, banconote di piccolo taglio e il passamontagna.
Il cerchio si è stretto intorno alle 16, quando grazie alle telecamere i militari hanno approfondito le ricerche nell’area della zona industriale di Tolentino. Una pattuglia ha rintracciato il ragazzo in un autogrill lungo la superstrada in direzione mare e lo ha arrestato. In tasca aveva Gratta&vinci e 180 euro in contanti. Con lui un altro uomo, denunciato per il porto di un coltello. L’autore del colpo è finito in carcere in attesa dell’udienza di convalida, dove potrà presentare la propria difesa.
L’azione si è sviluppata in maniera fulminea. Intorno alle 13 il giovane è entrato nell’autogrill, ha battuto la pistola sul banco – gli inquirenti hanno poi scoperto che si tratta di un arma ad aria compressa priva del tappo rosso sulla canna – e ha minacciato la commessa del bar, facendosi consegnare l’incasso e i Gratta&vinci. Nel giro di un minuto era già fuori dal locale, allontanandosi passando sul retro.
Immediato l’arrivo dei carabinieri di Tolentino. Le immagini della videosorveglianza hanno dato le prime indicazioni sull’autore della rapina: pantaloni viola, giubbotto e scarpe nere. La direzione di fuga dell’autore della rapina ha dato ulteriori indicazioni. Gli inquirenti hanno infatti ipotizzato che il rapinatore potesse essere diretto verso San Severino Marche. I loro sospetti si sono quindi concentrati su di un ragazzo classe ’99 che dagli ultimi giorni dell’anno scorso aveva manifestato problemi familiari e connessi all’uso di droghe. Episodi per i quali erano intervenuti anche i carabinieri di San Severino Marche.
I controlli incrociati effettuati grazie alla videosorveglianza hanno confermato i movimenti sospetti dell’auto intestata al ragazzo. I militari hanno raggiunto la sua abitazione e hanno accertato come il giovane fosse rientrato a casa, si fosse cambiato i vestiti per poi ripartire ancora in direzione Tolentino. Mentre le pattuglie della Compagnia di Tolentino, del Norm e delle stazioni limitrofe continuavano la ricerca dell’auto, i militari hanno perquisito la stanza del ragazzo, dove hanno trovato i vestiti che indossava poco prima insieme alla pistola ad aria compressa, una dose di hashish, banconote di piccolo taglio e il passamontagna.
Il cerchio si è stretto intorno alle 16, quando grazie alle telecamere i militari hanno approfondito le ricerche nell’area della zona industriale di Tolentino. Una pattuglia ha rintracciato il ragazzo in un autogrill lungo la superstrada in direzione mare e lo ha arrestato. In tasca aveva Gratta&vinci e 180 euro in contanti. Con lui un altro uomo, denunciato per il porto di un coltello. L’autore del colpo è finito in carcere in attesa dell’udienza di convalida, dove potrà presentare la propria difesa.
Pugno di ferro contro la violenza nel mondo del calcio. È la linea dura adottata dalla Questura di Macerata dopo gli scontri tra ultras in occasione di Maceratese-Osimana. Diciassette Daspo emessi nei confronti dei responsabili dei tafferugli nel capoluogo. Un numero che potrebbe anche aumentare, visto che la Questura ha fatto sapere come le indagini siano ancora in corso.
Il pomeriggio dello scorso 10 dicembre la partita si era guadagnata i titoli di giornale non soltanto per quanto successo in campo (zero a zero il risultato finale, ndr), ma anche e soprattutto per il contorno. Gli scontri tra le falangi più agguerrite dei sostenitori – a dire il vero previsti dalle forze dell’ordine, visti i rapporti di tensione tra le due tifoserie –, avevano infatti causato seri danni ad auto di servizio, ai cancelli dello stadio, alle strutture divisorie e alla segnaletica stradale. Non solo: addirittura due agenti della Questura erano rimasti feriti nel corso del loro servizio d’ordine.
Le indagini sono partite immediatamente. Se ne è occupata la Digos della Questura, supportata dalla Polizia Scientifica e dal Commissariato di Osimo, oltre che dai Carabinieri di Tolentino. Le forze dell’ordine sono così riuscite a identificare 17 soggetti di entrambe le fazioni, ritenuti responsabili a vario titolo degli eventi. A loro sono contestati i reati di lesioni, violenza, resistenza a pubblico ufficiale, lancio di oggetti e danneggiamento.
Con la segnalazione all’autorità giudiziaria è partito anche l’iter amministrativo: la divisione anticrimine della Questura ha emesso 17 provvedimenti di Daspo, nove nei confronti di tifosi osimani, sei a carico di maceratesi e due rivolti a tifosi residenti a Tolentino, legati all’Osimana in virtù di un gemellaggio tra le due tifoserie. I provvedimenti prevedono il divieto di accesso alle manifestazioni sportive e ai luoghi limitrofi a dove vengono ospitate. Diversa la gravità della sanzione, che dipende dai reati contestati a ciascun soggetto. Si parla di divieti che variano dai tre anni ai dieci con l’obbligo di firma. Per i tifosi colpiti dal Daspo con obbligo di firma, gli atti sono al momento in Tribunale per la convalida e riguardano i sei tifosi maceratesi e due della fazione osimana.
Il pomeriggio dello scorso 10 dicembre la partita si era guadagnata i titoli di giornale non soltanto per quanto successo in campo (zero a zero il risultato finale, ndr), ma anche e soprattutto per il contorno. Gli scontri tra le falangi più agguerrite dei sostenitori – a dire il vero previsti dalle forze dell’ordine, visti i rapporti di tensione tra le due tifoserie –, avevano infatti causato seri danni ad auto di servizio, ai cancelli dello stadio, alle strutture divisorie e alla segnaletica stradale. Non solo: addirittura due agenti della Questura erano rimasti feriti nel corso del loro servizio d’ordine.
Le indagini sono partite immediatamente. Se ne è occupata la Digos della Questura, supportata dalla Polizia Scientifica e dal Commissariato di Osimo, oltre che dai Carabinieri di Tolentino. Le forze dell’ordine sono così riuscite a identificare 17 soggetti di entrambe le fazioni, ritenuti responsabili a vario titolo degli eventi. A loro sono contestati i reati di lesioni, violenza, resistenza a pubblico ufficiale, lancio di oggetti e danneggiamento.
Con la segnalazione all’autorità giudiziaria è partito anche l’iter amministrativo: la divisione anticrimine della Questura ha emesso 17 provvedimenti di Daspo, nove nei confronti di tifosi osimani, sei a carico di maceratesi e due rivolti a tifosi residenti a Tolentino, legati all’Osimana in virtù di un gemellaggio tra le due tifoserie. I provvedimenti prevedono il divieto di accesso alle manifestazioni sportive e ai luoghi limitrofi a dove vengono ospitate. Diversa la gravità della sanzione, che dipende dai reati contestati a ciascun soggetto. Si parla di divieti che variano dai tre anni ai dieci con l’obbligo di firma. Per i tifosi colpiti dal Daspo con obbligo di firma, gli atti sono al momento in Tribunale per la convalida e riguardano i sei tifosi maceratesi e due della fazione osimana.
Due feriti e un’attività costretta a chiudere temporaneamente i battenti. Sono questi i danni che un incendio, divampato nella scorsa notte, ha procurato ad un’azienda attiva nel settore caseario a Civitella, frazione di Serravalle del Chienti.
Nel corso della scorsa notte, quando era da poco passata la mezzanotte, i vigili del fuoco hanno ricevuto una richiesta di soccorso. Uno stabile, che ospitava l’attività produttiva, era stato avvolto dalle fiamme. Immediato l’intervento dei pompieri e dei sanitari. Nel giro di poco i vigili del fuoco sono riusciti a sedare le fiamme. I due feriti sono stati trasportati all’ospedale di Camerino per gli accertamenti. A causa dei danni causati dalle fiamme e dal fumo, l’attività produttiva e i locali al primo piano sono stati resi inagibili. Sul posto, per i rilievi, sono intervenuti anche i carabinieri.
Nel corso della scorsa notte, quando era da poco passata la mezzanotte, i vigili del fuoco hanno ricevuto una richiesta di soccorso. Uno stabile, che ospitava l’attività produttiva, era stato avvolto dalle fiamme. Immediato l’intervento dei pompieri e dei sanitari. Nel giro di poco i vigili del fuoco sono riusciti a sedare le fiamme. I due feriti sono stati trasportati all’ospedale di Camerino per gli accertamenti. A causa dei danni causati dalle fiamme e dal fumo, l’attività produttiva e i locali al primo piano sono stati resi inagibili. Sul posto, per i rilievi, sono intervenuti anche i carabinieri.
Maltratta la madre – rea a suo modo di vedere – di non acconsentire alle sue richieste di soldi e passaggi in auto. A finire in manette, arrestato in flagranza di reato per maltrattamenti in famiglia, un ventenne di San Severino Marche. L’arresto è avvenuto la sera di Santo Stefano, intorno alle 22.30. L’uomo è ora detenuto nel carcere di Montacuto.
L’uomo era già noto ai militari perché sottoposto alla misura dell’allontanamento con divieto di avvicinamento e apposizione del dispositivo di controllo del braccialetto elettronico per analogo reato commesso nei confronti dei nonni, con i quali un tempo conviveva; il ventenne si è mostrato sempre refrattario ai controlli da parte delle forze dell’ordine, omettendo in più occasioni di mantenere in efficienza il dispositivo, con la conseguente necessità di intervento dei carabinieri per verificare che non vi fossero violazioni della misura cautelare in atto.
Dopo l’applicazione della misura era andato a vivere a casa della mamma che, il giorno di Natale, dinnanzi all’ennesimo comportamento vessatorio posto in essere dal figlio, ha deciso di sporgere denuncia ai carabinieri. È emerso così che, da oltre un anno, ella era vittima di violenze fisiche e verbali, dovute a richieste non esaudite di passaggi con l’auto e soprattutto di soldi per giocare online. Il figlio dava in escandescenze frequentemente a fronte dei dinieghi della madre, a cui era solito anche sottrarre il telefono per effettuare i bonifici a suo vantaggio, così che la sera di Natale egli se ne era andato con il cellulare della mamma al seguito.
Di fronte alla richiesta della donna di andare via dall’abitazione, il ragazzo ha inizialmente acconsentito, ma il 26 sera è tornato improvvisamente a casa, entrando con una chiave di riserva e, in stato di forte alterazione, ha iniziato a discutere animatamente con la madre; un’amica della mamma, ospite presso l’abitazione per i giorni di festa, a cui erano noti i comportamenti violenti anche degli ultimi giorni, spaventata, si è chiusa in bagno e ha chiamato il 112, scatenando l’ira del ventenne che, sfondata la porta, ha iniziato a picchiarla. La signora è riuscita poi a raggiungere la camera da letto adiacente e a scappare dalla finestra.
A questo punto l’uomo ha distrutto a calci e pugni gli arredi dell’appartamento e con un coltello ha minacciato di togliersi la vita; ha poi versato della candeggina sul pavimento dicendo che avrebbe dato fuoco alla casa.
L’arrivo di Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di San Severino Marche ha consentito di fermare e trarre in arresto il giovane, mentre il 118, giunto sul posto, ha trasportato la signora aggredita presso l’ospedale per le cure del caso. La donna presentava infatti ecchimosi al volto e all’avambraccio.
L’uomo è stato poi tradotto al carcere di Ancona. Questa mattina si è svolta l’udienza di convalida dell’arresto e si è in attesa delle determinazioni dell’Autorità Giudiziaria.
L’uomo era già noto ai militari perché sottoposto alla misura dell’allontanamento con divieto di avvicinamento e apposizione del dispositivo di controllo del braccialetto elettronico per analogo reato commesso nei confronti dei nonni, con i quali un tempo conviveva; il ventenne si è mostrato sempre refrattario ai controlli da parte delle forze dell’ordine, omettendo in più occasioni di mantenere in efficienza il dispositivo, con la conseguente necessità di intervento dei carabinieri per verificare che non vi fossero violazioni della misura cautelare in atto.
Dopo l’applicazione della misura era andato a vivere a casa della mamma che, il giorno di Natale, dinnanzi all’ennesimo comportamento vessatorio posto in essere dal figlio, ha deciso di sporgere denuncia ai carabinieri. È emerso così che, da oltre un anno, ella era vittima di violenze fisiche e verbali, dovute a richieste non esaudite di passaggi con l’auto e soprattutto di soldi per giocare online. Il figlio dava in escandescenze frequentemente a fronte dei dinieghi della madre, a cui era solito anche sottrarre il telefono per effettuare i bonifici a suo vantaggio, così che la sera di Natale egli se ne era andato con il cellulare della mamma al seguito.
Di fronte alla richiesta della donna di andare via dall’abitazione, il ragazzo ha inizialmente acconsentito, ma il 26 sera è tornato improvvisamente a casa, entrando con una chiave di riserva e, in stato di forte alterazione, ha iniziato a discutere animatamente con la madre; un’amica della mamma, ospite presso l’abitazione per i giorni di festa, a cui erano noti i comportamenti violenti anche degli ultimi giorni, spaventata, si è chiusa in bagno e ha chiamato il 112, scatenando l’ira del ventenne che, sfondata la porta, ha iniziato a picchiarla. La signora è riuscita poi a raggiungere la camera da letto adiacente e a scappare dalla finestra.
A questo punto l’uomo ha distrutto a calci e pugni gli arredi dell’appartamento e con un coltello ha minacciato di togliersi la vita; ha poi versato della candeggina sul pavimento dicendo che avrebbe dato fuoco alla casa.
L’arrivo di Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di San Severino Marche ha consentito di fermare e trarre in arresto il giovane, mentre il 118, giunto sul posto, ha trasportato la signora aggredita presso l’ospedale per le cure del caso. La donna presentava infatti ecchimosi al volto e all’avambraccio.
L’uomo è stato poi tradotto al carcere di Ancona. Questa mattina si è svolta l’udienza di convalida dell’arresto e si è in attesa delle determinazioni dell’Autorità Giudiziaria.
