Sono state donate nella giornata odierna 500 mascherine dall’Avis Comunale di Sarnano a tutti i bambini sarnanesi dai 2 ai 13 anni e ai soci donatori. Non potendo fare la consueta cena annuale e l’assemblea dei soci, fissata per il 29 febbraio, rinviata al 7 marzo e purtroppo annullata a causa dell’emergenza Coronavirus, l’Avis ha pensato a questo piccolo dono.
Grande sensibilità e attenzione da parte dell’associazione proprio verso i bambini che al momento non sono provvisti di mascherine in quanto quelle donate da alcune aziende sono esclusivamente per adulti e, non essendo obbligatorio indossarle al di sotto dei 6 anni, non sono facilmente reperibili in commercio. Il pensiero va anche ai donatori che hanno continuato a donare sangue nonostante l’emergenza in corso. 

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Infine le mascherine saranno consegnate nei prossimi giorni anche ai ragazzi con disabilità dell’Anffas Sibillini Onlus di San Ginesio che sono sempre nel cuore di tutti i sarnanesi e non solo. 
Che dire: un gesto di solidarietà tutto in rosso, visto che le mascherine sono state scelte esclusivamente di tale colore, proprio per ricordare il colore dell’Associazione Volontari Italiani del sangue, che ringrazia anche la Protezione Civile sarnanese per la collaborazione fornita per la distribuzione.

f.u.

(ulteriori foto saranno pubblicate nel prossimo numero dell'Appennino camerte in uscita giovedì 21 maggio)

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(ulteriori foto saranno pubblicate nel prossimo numero dell'Appennino camerte in uscita giovedì 21 maggio)


È "chiara e serena" come lui stesso la definisce, la replica del sindaco di Tolentino, Giuseppe Pezzanesi, alla critica mossa da alcuni cittadini e dal Movimento 5 Stelle per le mascherine consegnate agli over 65 della città.
"Da questa situazione di emergenza - dice il sindaco . si capisce quanto cuore e quanta organizzazione siano state messe in campo nella nostra città.
Si tratta di una iniziativa mirata agli over 65 - spiega - che molto spesso non hanno la mascherina e non hanno possibilità di uscire spesso di casa. Per questo motivo abbiamo deciso di distribuire quasi 6000 mascherine a questi cittadini.
Ci siamo impegnati a guardare le loro residenze e le abbiamo consegnate.
Sono mascherine lavabili che possono essere imbustate più volte. In Comune, con guanti sterilizzati, sono state imbustate e consegnate, ma dobbiamo ancora terminare.
Credo sia troppo pretendere di riceverle in buste sterilizzate; io credo che arrivino già alla Protezione Civile in pacchi da 50 e non in confezioni sterili.
Se questo per qualcuno e per i grillini può essere un motivo di polemica ci dispiace.
Noi facciamo quello che sappiamo fare - aggiunge - : aiutare la gente e non c'era alcuna normativa che ci obbligava a consegnarle.
Chi non si fida delle modalità con cui è stata imbustata può sempre sanificarla e poi indossarla. 
La polemica sterile non serve a nessuno - conclude - se qualcuno vuole fare il perfezionista, prima di farlo sulla stampa lo faccia rendendosi utile per la società civile".

GS
L'imposizione, da parte del Governo, del prezzo delle mascherine a 50 centesimi più IVA ha fatto discutere sia i consumatori che i rivenditori.
I primi perchè non hanno mai trovato mascherine a quel prezzo, i secondi perchè nelle settimane trascorse hanno pagato quel prodotto, all'ingrosso, a più del doppio di quanto ora viene imposto per il dettaglio.
Lo spiega Luca Maria Giuseppetti, il sindaco farmacista di Caldarola, che condanna le scelte del Governo, in tal senso, dall'inizio dell'emergenza: "Quando abbiamo cominciato a chiedere le mascherine per i nostri clienti - spiega - non era facile reperirle e, per questo motivo, molte aziende hanno chiesto la riconversione per produrle.
Questo però ha creato una situazione di incertezza sull'efficacia dei materiali utilizzati per la prevenzione e, al tempo stesso, il prezzo non è stato mai calmierato.
Alcune fatture che mi sono arrivate - precisa - dimostrano che abbiamo pagato le mascherine, ai fornitori, quasi il doppio e a volte il triplo del prezzo oggi stabilito dal Governo per il cliente.
Il rivenditore che le ha pagate 1.80 euro più IVA ora è costretto a venderle a 60 centesimi. Non mi sembra giusto - denuncia - nonostante lo Stato ci chieda di fare la domanda per il rimborso con la copia dello scontrino e la fattura. Mi sembra una presa in giro - denuncia - . Certe scelte dovevano essere fatte prima, ora preferisco non chiedere il rimborso, ma venderle comunque al prezzo imposto per essere vicino ai clienti".
Quello che cra indignazione tra i rivenditori è il pensiero che i clienti possano aver creduto che la colpa fosse dei commercianti: "Lo Stato che si trova sempre a chiudere la stalla quando i buoi sono usciti - prosegue il sindaco farmacista - .
Questa situazione esiste da mesi. Bisognava pensarci prima e bisognava imporre alle ditte che hanno chiesto la riconversione i prezzi calmierati.
Ora non è facile tornare a calmierare i prezzi, anche perchè i clienti pensano che il commerciante si sia approfittato, ma non è questa la realtà".

Giulia Sancricca

Il valore della vicinanza tra concittadini, soprattutto nei piccoli paesi, si fa più forte nei momenti di difficoltà.
Ne è l'esempio Camporotondo di Fiastrone dove è stato proprio un cittadino a donare un contributo al Comune per l'acquisto delle mascherine chirurgiche da distribuire agli abitanti.
"In questo momento così particolare - dice il sindaco, Massimiliano Micucci - di piena emergenza sanitaria, desideriamo comunicare che abbiamo ricevuto da parte di un nostro concittadino una donazione rivolta alla Protezione Civile Comunale.
Grazie al suo contributo sono state acquistate 1000 mascherine chirurgiche una parte delle quali i giorni scorsi è stata distribuita a tutta la popolazione.
Un apprezzabile gesto di solidarietà e di grande valore civico, che ci teniamo a far sì che non resti inosservato.
A lui rivolgiamo il nostro più caloroso ringraziamento per il prezioso contributo".

GS

Una città, come quella di Tolentino, votata da sempre alla pelletteria e all'artigianalità, non poteva non mettere in campo la propria professionalità in questo momento difficile.
I Mastri pellettieri di Tolentino consorzio fra imprese, infatti, in collaborazione con Federmoda CNA, hanno attivato la produzione di mascherine chirurgiche, ad uso pubblico, svolgendo attività di approvigionamento dei materiali e del loro taglio.
Il consorzio ha invitato a collaborare le aziende del territorio per effettuare la cucitura e alcune hanno risposto in maniera positiva e confidano in nuove collaborazioni.

Le mascherine dopo essere state preparate, vengono cucite dai lavoratori delle aziende pellettiere che hanno aderito, per poi tornare al Consorzio per le ultime fasi di confezionamento. 


Le mascherine vengono igienizzate prima di essere consegnate per la vendita che avviene direttamente nella sede del Consorzio in viaRossini a Tolentino sia in quantitivi importanti che per i singoli cittadini. 

GS

taglio
Annunciano una falsa consegna di mascherina, ma l'anziana non abbocca e chiama i carabinieri.
È accaduto questa mattina, a Tolentino, dove appunto una signora anziana e pensionata ha ricevuto una telefonata da un numero anonimo in cui l'interlocutore si presentava come sedicente incaricato del Comune per consegnarle le mascherine.
Peccato però che nessun Comune ha aderito a questo genere di iniziativa: né incaricati comunali né volontari della Protezione Civile stanno consegnando dispositivi di protezione.
È per questo motivo che la signora fortunatamente ha immediatamente interrotto la comunicazione e ha chiamato i Carabinieri per far luce sulla questione.
Imilitari dell'Arma sono ora impegnati per i dovuti accertamenti, ma fanno sapere che va sollecitata l'attenzione delle persone affinché nessuno cada in questo genere di truffa.
Nel territorio sotto il controllo della Compagnia di Tolentino non sono ancora avvenuti fatti del genere e questo risulta essere il primo, ma non è detto che sia l'unico.
Accertarsi, quindi, che avvisi di questo genere o consegne sospette di dispositivi di protezione non costa nulla. Anche se dovesse trattarsi di un fatto organizzato realmente dal Comune, se si hanno dei dubbi è sempre bene chiamare le forze dell'ordine per accertarsi che non si tratti di malintenzionati.

GS
Sono ben 500 le mascherine che un donatore anonimo, che attraverso la sezione ADMO Monti Azzurri di San Ginesio, ha voluto offrire alla comunità ginesina.

A comunicarlo al sindaco di San Ginesio, Giuliano Ciabocco, è stata la Presidente dell’Associazione Alessandra Spurio che, in questo difficile momento, non poteva non accogliere con entusiasmo un gesto di tale magnanimità e soprattutto necessità.

Le mascherine sono in tessuto trilaminato, interamente lavabili a 60° in lavatrice e quindi riutilizzabili.

L’Associazione, grazie alla preziosa collaborazione del Comune di San Ginesio e dei volontari della Protezione civile, ha già iniziato la distribuzione. Per espressa richiesta del donatore, le mascherine, consegnate in bustina trasparente sigillata, saranno recapitate a ciascuna famiglia residente dentro e fuori le mura.

GS

Una mascherina a famiglia, per permettere ad un componente di ognuna di uscire protetto.
Sarà possibile a Ripe San Ginesio dove tutte le associazioni del paese hanno deciso, visto che è quasi impossibile reperirle, di acquistare una mascherina per ogni famiglia così da permettere ad almeno un componente di poter uscire in relativa sicurezza.
Avis, Pro Loco, Confraternità, Carabinieri in congedo, Gruppo dialettale Leonina e Polisportiva le hanno acquistate dalla Pelletteria Corona Rita che ne ave agià donate 50 al Comune.
"I presidi in questione - si legge in una nota comunale - possono essere sanificati e riutilizzati: spruzzando direttamente su entrambe le superfici del semplice alcol etilico denaturato a 90 gradi (spirito); immergendola per almeno 10 secondi in acqua a 30 gradi più Napisan o disinfettante similare, tenendo però fuori dall’acqua l’asticella che si accosta al naso, dopo di che si deve mettere ad asciugare su una superficie piana.
Di fatto - spiegano - ipotizzando un utilizzo giornaliero di 8 ore la mascherina può essere riutilizzata fino ad un massimo di 10 volte (naturalmente ad un utilizzo ridotto nell’orario corrisponderebbe un aumento delle volte da poterla riutilizzare)".

GS

*Immagine di repertorio
L’emergenza Coronavirus e il diffondersi della pandemia ha fatto sì che la richiesta di mascherine protettive contro il Covid 19 aumentasse in maniera considerevole. Ogni giorno si allunga la lista delle aziende che hanno deciso di riconvertire le loro produzioni per rispondere alla crescente domanda.
Venti le aziende marchigiane associate alla Cna che hanno già intrapreso questo percorso mentre altre venti sono pronte ad attivarsi per i prossimi giorni.

“La riconversione della produzione delle aziende- spiega Federica Carosi di Cna provinciale Macerata- ha riguardato le diverse tipologie di dispositivi protettivi che possono essere prodotti in questo particolare momento. Mi riferisco pertanto alle mascherine di tipo chirurgico e dunque professionale del personale sanitario, per produrre le quali le imprese hanno dovuto seguire un iter piuttosto complesso con l’Istituto Superiore di Sanità in quanto i materiali debbono essere necessariamente marchiati CE ma  c'è poi un altro filone molto interessante e se vogliamo più semplice che è quello della produzione di mascherine ad uso comune. In questo caso la particolarità è che si tratta di mascherina protettiva destinata ad un pubblico esclusivamente “civile” come la persona che si reca al supermercato per fare la spesa ed ha esigenza di senrirsi protetta.  In tal caso- specifica Federica Carosi- l’iter per poter convertire  l'azienda è molto più semplice e il materiale utilizzato per confezionamento è a discrezione dell’imprenditore che si mette a disposizione per questa attività. Unica accortezza è che il prodotto finale venga destinato esclusivamente come dispositivo di protezione per le famiglie”.

Nove sono poi le aziende marchigiane che hanno colto al volo l’invito della Cna a consorziarsi per partecipare ad un progetto nazionale partito circa tre settimane fa, producendo mascherine conto terzi.  La proposta, coordinata a livello nazionale da CNA Federmoda e Confindustria Moda, è stata lanciata pochi giorni fa ai soci di tutta Italia, e le adesioni sono arrivate velocemente. ottenendo il plauso del Ministero e il ringraziamento dello stesso Commissario Straordinario per emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri.
Aziende  del tessile di tutta Italia, riconvertitesi in tempi record per rispondere all’appello della task-force di Governo e Protezione Civile in lotta contro l’epidemia Coronavirus. L’obiettivo è arrivare a coprire un fabbisogno stimato di circa 90 milioni di mascherine al mese, ma secondo il commissario straordinario Domenico Arcuri lo sforzo unanime consentirà di arrivare già al 50% del risultato in pochi giorni.
A tal fine il Commissario Straordinario per emergenza Coronavirus, ha ottenuto dall’Unione Europea l’autorizzazione a lanciare l’incentivo, con una dotazione finanziaria di 50 milioni di Euro, per le imprese che vogliono riconvertire a tale scopo i loro impianti. Le domande si possono presentare da ieri sul sito di Invitalia. Il finanziamento agevolato a tasso zero copre i due terzi dell’investimento, cui può essere accompagnato un contributo a fondo perduto variabile. Dal 100 per cento del finanziamento se l’avvio avverrà entro 15 giorni, al 50 per cento entro 30 giorni e al 25 per cento entro 60 giorni.

Un contributo importante, quello delle aziende marchigiane, perché sono loro a fornire le schede tecniche e i prototipi per la realizzazione delle mascherine. Per coordinare la ricerca delle aziende tessili disposte a riconvertirsi alla produzione di mascherine e per supportarle nella loro attività, la Cna Marche ha costituito un gruppo di lavoro, formato dall’imprenditrice Doriana Marini, presidente di Cna Federmoda Marche, come presidente, e dai funzionari Alessandro Migliore, Lucia Trenta e Irene Cicchiello.


C.C.
Una fornitura di 1000 mascherine FFP3, sigla che sottolinea la massima protezione possibile, destinata all’ospedale Carlo Urbani.
Dono della Cat Impianti, aziende jesina attiva (anche in questi giorni) nel settore dell’impiantistica tecnologica di riscaldamento condizionamento, specializzata in ambito bancario ed ospedaliero. Il carico è arrivato nell’ospedale jesino, in trincea come tanti per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, per merito di Mirko Panzarea, titolare della Cat. “Fin dai primi giorni dell’emergenza – spiega – avevamo pensato di dare una mano con una donazione. Così ci siamo messi in contatto con un medico della struttura  chiedendogli come potevamo essere utili”. Mascherine. Dispositivi per la protezione di medici e infermieri per preservare la salute di chi opera in prima linea. “Abbiamo contattato diversi fornitori finché, con il supporto di Confindustria che ringraziamo per averci aiutati nella ricerca, non le abbiamo trovate in Cina e le abbiamo acquistate – prosegue Panzarea –. Con le difficoltà dei collegamenti abbiamo impiegato quasi una settimana a farle arrivare ma finalmente siamo riusciti a consegnarle”. Un gesto di grande generosità mentre il lavoro va avanti. La Cat Impianti non rientra, infatti, tra le aziende chiuse dalla stretta dell’ultimo decreto del Governo, continuando a fornire assistenza per le manutenzione degli impianti elettrici. “Per noi – conclude Panzarea – lavorano 35 persone e circa la metà sono state dirottata al servizio assistenza. In azienda abbiamo adottato tutte le misure di sicurezza. Mi auguro che la nostra donazione riesca a sensibilizzare più imprenditori possibile nonostante già si siano attivati in molti con iniziative varie. Questa emergenza riguarda tutti indistintamente e tutti dobbiamo, insieme, fare qualcosa per uscirne il prima possibile. La grande sensibilità di tanti imprenditori locali dimostra volontà e spirito di appartenenza del mondo imprenditoriale verso i propri territori”.

GS
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